Storia dello Sport: uomini di Chiesa e Sport
NonSoloFitness: divulgazione, formazione, consulenza
Corsi di formazione Corsi di formazione per Personal Trainer, Istruttori Fitness
06 40403925

Storia dello Sport: uomini di Chiesa e Sport

È dalla sciagure e dalla disperazione prodotte dalla Grande Guerra che nacque un sodalizio che giovò non poco ad una delle regioni più arretrate e povere d'Italia: Padre Giovanni Semeria

Autore:
Ultimo aggiornamento:

Storia dello Sport: uomini di Chiesa e Sport

Il movimento sportivo cattolico fu tra i primi a cogliere l'importanza del fenomeno sportivo per la formazione dei futuri cittadini che sarebbero dovuti essere anche dei buoni cittadini cristiani. In Italia, con i cattolici, lo sport abbandonò il suo primigenio carattere elitario e mostrò le sue valenze sociali, come sostegno per tutti, espressione pragmatica della dottrina sociale della Chiesa (1).

I precursori del connubio tra sport e cattolicesimo, furono certamente Don Giovanni Bosco, i salesiani e gli altri grandi educatori dell'Ottocento. (2) L'ideologo ufficiale del movimento sportivo cattolico fu, senza ombra di dubbio, Padre Semeria (3): l'intellettuale cattolico aperto alle novità e al mondo moderno, al quale non poteva sfuggire l'importanza di questo nuovo strumento di formazione per i giovani.

È dalla sciagure e dalla disperazione prodotte dalla Grande Guerra che nacque un sodalizio che giovò non poco ad una delle regioni più arretrate e povere d'Italia: Padre Giovanni Semeria strinse, infatti, una lega con un padre secolare, Don Giovanni Minozzi (4), che ebbe nella sua tenace resistenza ed in una fecondità buona, la sua giustificazione. Le ansie e i sacrifici di Padre Semeria e Padre Minozzi, ancora oggi, sono di sprono alle nuove generazioni per l'elevazione morale, civile e materiale della gente di Basilicata.

Padre Minozzi era nato a Preta, il 19 ottobre del 1884 da una famiglia di modeste condizioni economiche e sociali. Già in giovane età sentì il dovere occuparsi dei bisogni degli umili dell'Italia povera, degli ultimi degli ultimi nei tempi più dolorosi e miseri del secolo scorso che fecero seguito agli eventi della Prima e della Seconda Guerra Mondiale. Seppe spendersi interamente per gli orfani e i poveri curando, non solo di non far mancare loro il necessario per vivere ma ancor più prendendosi cura dei bisogni delle loro anime, promuovendone l'arricchimento culturale e la crescita spirituale. Curò la nascita e lo sviluppo nell'Italia meridionale di numerose scuole materne ponendo alla base degli insegnamenti i principi che costituiscono il metodo educativo minozziano, ancora oggi attuale. Istituì ovunque scuole, fondò istituti maschili e femminili, nonché oratori e strutture per l'accoglienza della gioventù.

L'esempio, forse, più significativo, di tali opere, in Basilicata fu l'Istituto maschile Principe di Piemonte di Potenza. Padre Minozzi apparve per la prima volta, sulla scena della città capoluogo di Regione, nel 1919, quando Potenza era alle prese con una crisi economica e sociale devastante frutto delle conseguenze della Guerra del 1915-18. Dalle memorie di Padre Semeria e Padre Minozzi, custodite dal direttore dell'Istituto Don Fortunato Ciccarelli, si legge:

Nessuna casa ebbe vita facile, ma nessuna ci tormentò quanto Potenza. Impossibile rimanere dove eravamo e svilupparvi un'azione educativa seria; impossibilissimo aumentare il numero dei ricoverati, nonostante i casi estremamente penosi che ci affollano ogni giorno […]. Dove andare? Studiammo tutte le soluzioni immaginabili senza venire a capo di nulla. Puntammo infine l'occhio su qualche padiglione delle costruzioni manicomiali di Rione Santa Maria, ma trovammo bloccato nettamente il passaggio. Dove andare con tanti orfani? A forzare un po' la mano e per aprire uno spiraglio, mi venne fatto di convincere il Prefetto Reale a far scendere dalle catapecchie in cui ammuffivano le scuole industriali, di cui i nostri orfani erano, in maggioranza, ottimi alunni, al margine del Rione Santa Maria per sistemarvele in modo conveniente. Mossa a lungo meditata, insinuata abilmente alla signora del Prefetto, Donna Grazietta, che, lì per lì, passò quasi inosservata, non dette all'occhio a nessuno, per fortuna, ma che doveva inevitabilmente portare i suoi frutti. Presa di posizione strategica. Quando il 30 agosto S. M. il Re Vittorio Emanuele III ed il Principe ereditario Umberto di Savoia, Pricipe di Piemonte, da cui il nome dell'Istituto, onorarono Potenza di una loro visita ufficiale, il Prefetto Reale non trovò cosa più bella ed importante di far loro vedere com'era l'Istituto potentino (5).

L'Orfanotrofio del Principe di Piemonte assumeva, dunque, contorni precisi: in esso i ragazzi affluivano dalla prima infanzia e nello stesso progredivano man mano nell'acquisizione delle varie competenze e delle diverse specializzazioni. Grande importanza veniva riservata all'attività fisica e ciò è testimoniato dal fatto che il primo campo sportivo di Potenza nacque proprio al Principe di Piemonte, addirittura prima dello stadio Viviani sorto dopo gli anni Venti grazie ad uno stratagemma del venosino Alfredo Viviani che riuscì a comprare dalla Provincia il terreno di Viale Marconi per un milione di lire. L'Istituto costituiva una vera e propria "città dei ragazzi" da cui uscivano uomini formati per il lavoro e per la vita, educati secondo i principi del Vangelo. Alcuni di essi, ancora oggi, rimangono i testimoni più entusiasti e spontanei della santità manifestata in vita da Padre Giovanni Minozzi, nella sua opera tutta incentrata sulla carità, sostenuta dalla relazione profonda con Dio, con l'amore, con la provvidenza e la misericordia.

Padre Minozzi terminò la sua vita terrena l'11 novembre 1959, continuando a vivere nei cuori di coloro che hanno riconosciuto in lui e nella sua opera la speranza data da ogni suo gesto di carità.