Evoluzione storica del CONI
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Evoluzione storica del CONI

Alla fine dell'estate del 1928 ebbe luogo un avvicendamento al vertice del CONI, il quale dette ancor di più evidenza del totale asservimento del Comitato Olimpico al PNF. Il nuovo statuto del CONI dava esplicita prova dell'asservimento dello sport alla p

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Evoluzione storica del CONI

Già a partire dal 1894, con la nascita del Comitato Internazionale Olimpico, l'Italia assunse un ruolo fondamentale, accanto alla Grecia, nella strategia decoubertiniana che aveva l'intento di rintracciare, almeno da un punto di vista formale, un legame con la classicità. Di conseguenza, in Italia si avvertì la necessità di costruire un organo sportivo centrale che coordinasse la preparazione della rappresentanza italiana ai Giochi Olimpici dell'età moderna, anche motivato, dalla presenza in seno al CIO, di un numero non irrilevante di membri italiani. Un primordiale comitato nazionale olimpico venne per la prima volta istituito nel 1896, in previsione delle Olimpiadi di Atene. Tale organo non ebbe grande capacità operativa, come dimostra il fatto che nessun atleta italiano partecipò ai giochi di Atene 1. La partecipazione ufficiale italiana si fece attendere anche per le due edizioni successive dei giochi, Parigi e St. Louis, ad ulteriore conferma del ritardo nello sport rispetto allo slancio internazionale che, invece, sembrava riguardare l'attività fisica per gli altri paesi europei 2. Accanto a tale ritardo di sviluppo, tuttavia, giocò un non ruolo trascurabile anche una certa ritrosia da parte della federazione nazionale di ginnastica che era ben poco disposta a cedere la propria primazia in tema di sport nazionale ad un istituendo comitato olimpico. La situazione mutò nel 1906, quando si iniziò ad accettare la possibilità, offerta da De Coubertin alla città, di organizzare la IV edizione dei giochi in Italia, nel 1908. Tale avvenimento, tuttavia, non sortì l'effetto sperato di imprimere un nuovo impulso al sonnacchioso movimento olimpico italiano. La proposta, dapprima accarezzata con favore dalla federazione italiana di ginnastica e dal sindaco di Roma, dovette soccombere di fronte alle difficoltà finanziarie, dietro alle quali si celava la mancanza di collaborazione da parte del governo liberale. La prima partecipazione ufficiale di una rappresentativa italiana alle Olimpiadi si ebbe durante i discussi giochi di Atene del 1906. In previsione di tale missione venne creata la Commissione italiana per i Giochi Olimpici, con il compito fondamentale di scegliere gli atleti e di patrocinare la della rappresentativa ad Atene. La Commissione non era stata, però, nominata dal governo italiano, bensì dal comitato organizzatore dei giochi greci, pertanto, difficilmente si può ravvisare in tale organo l'antesignano del comitato olimpico nazionale. Il movimento olimpico italiano ebbe un momento di svolta in concomitanza con i giochi di Atene, che culminò con la fondazione, nella sede del Touring club d'Italia di Milano, del provvisorio Comitato Olimpico Italiano.

Una più razionale e continua presenza di tale Comitato, sia in rapporto allo sport nazionale sei nei contatti con il CIO, si raggiunse solo con la costituzione, tra il 9 il 10 giugno del 1914, del Comitato Olimpico Nazionale Italiano. I delegati delle allora esistenti federazioni sportive nazionali, riuniti alla Camera dei Deputati, redassero ed approvarono lo statuto, sulla falsariga di quello della British Olimpic Association, in questa occasione furono eletti anche i primi dirigenti. Oltre a curare la preparazione degli atleti e a reperire i mezzi necessari per la partecipazione ai giochi olimpici e ad altre manifestazioni di rilievo internazionale, il CONI assunse anche la denominazione di "Federazione delle Federazioni Sportive", dal momento che si gravò della mansione di assolvere autonomamente a compiti e funzioni riguardanti l'intero movimento sportivo italiano. Con lo scoppio della guerra, l'attività del neonato Comitato Olimpico subì un congelamento e , solo a conflitto terminato, in occasione dei giochi di Anversa, si potè iniziare ad assistere al ripristino di un'attività olimpica italiana, che inviò una delegazione di 165 atleti tra cui una donna, la prima italiana prendere parte ad un'Olimpiade. Complessivamente, il CONI vantò una certa disorganizzazione per tutto il primo dopoguerra e una prima ristrutturazione del Comitato avvenne con il fascismo. Nel 1923 divenne presidente Aldo Finzi 3, in occasione dell'ultima elezione veramente democratica degli organi del CONI. Durante le elezioni di rinnovo degli organi del 1925 si assistette ad una nomina formale votata ma, di fatto, sulla base di una lista di candidati proposta dal partito che portò alla nomina di un presidente di fiducia del regime, Lando Ferretti (4). A partire dall'anno seguente ebbe inizio una vera e propria "fascistizzazione del Comitato Olimpico che, con l'approvazione del nuovo statuto, dette chiara evidenza della strumentalizzazione in atto.

L'articolo 1 del nuovo statuto recitava quanto segue:

Allo scopo di coordinare e promuovere le libere attività nazionali nelcampo dell'educazione fisica e sportiva e inquadrare nel complesso di istitutiantichi e nuovi del regime fascista, è istituito il Comitato Olimpico Italiano,federazione delle federazioni sportive nazionali (5).

Alla fine dell'estate del 1928, constatato l'insuccesso della partecipazione italiana alle Olimpiadi di Amsterdam, ebbe luogo un avvicendamento al vertice del CONI, il quale dette ancor di più evidenza del totale asservimento del Comitato Olimpico al PNF. Al vertice del CONI venne infatti nominato Augusto Turati 6 che, divenuto segretario del partito nel 1926, aveva immediatamente annunciato un particolare interesse per rivitalizzare lo sport nazionale. Turati fece in modo di riordinare immediatamente la disciplina sportiva nazionale facendosi promotore della Carta dello Sport, approvata nel dicembre del 1928.

Con il passare degli anni la pratica sportiva andò ad occupare spazi sempre più ampi, tanto che nella riforma statuaria del 1942, il CONI ravvisò l'esigenza di rendere la propria presenza capillare sul territorio tramite l'istituzione dei comitati Provinciali e Regionali. Il nuovo statuto del 1942 riflettè chiaramente l'impostazione rigidamente totalitaria della politica sportiva del regime come esprime con chiarezza illuminante l'articolo 2 dello statuto:

Compiti del Comitato Olimpico Nazionale Italiano (CONI) sono l'organizzazione e il potenziamento dello sport nazionale e l'indirizzo di esso verso il perfezionamento atletico, con particolare riguardo al miglioramento fisico e morale della razza (7).

Il nuovo statuto del CONI, inoltre, dava esplicita prova dell'asservimento dello sport alla politica del partito, di cui lo stesso Comitato Olimpico era diventato una costola, come si desume dall'articolo 7 dello statuto stesso:

Il presidente è nominato dal Duce su proposta del segretario del Partito Nazionale Fascista e rappresenta il Comitato Olimpico Nazionale Italiano (CONI) a tutti gli effetti. Il segretario generale è nominato dal segretario del Partito Nazionale Fascista, su proposta del presidente del CONI. Egli coadiuva il presidente nell'esercizio dei suoi poteri istituzionali e nella sua attività 8.

L'istituzione di una sede del Comitato Olimpico Nazionale Italiano in Basilicata arrivò molto tardi: infatti risale al secondo dopoguerra. Scarse sono le notizie, le informazioni e i documenti relativi all'ubicazione delle prime sedi; è molto probabile che esse avessero funzioni abbastanza limitate a causa della penuria di associazioni sportive e di strutture atte a tale fine. Il CONI lucano diede i primi segni di vita negli anni Sessanta del secolo scorso quando la sede provinciale, poi regionale, fu trasferita al terzo piano di un edificio di nuova costruzione sito in via Due Torri 33. Presidente era a quel tempo l'avvocato Raffaello Lacapra. Suo successore fu, nel 1975 Giuseppe Scognamiglio che restò in carica due anni e fu sostituito dal dottor Eustacchio Tortorelli. Nel 2006 si effettuò un nuovo cambio di sede e le sedi, quella provinciale e quella regionale del CONI lucano si trasferirono in via Appia 208 dove sono tuttora ubicate. Una delle prime sedi provinciali di Matera si trovava invece in via Passarelli e nel 2010 si trasferì in via dei Bizantini 13. Purtroppo, a partire dal 2013, tutte le sedi provinciali d'Italia scompariranno e, al posto dei presidenti saranno nominati dei delegati.