Storia dello Sport: Il giornalismo sportivo
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Storia dello Sport: Il giornalismo sportivo

Nel 1881, fu introdotto nelle testate dei giornali e divenne di uso comune il termine sport. La Gazzetta dello Sport divenne quotidiano durante il Giro d'Italia del 1913 e in via definitiva solo dal 18 maggio del 1919.

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Storia dello Sport: Il giornalismo sportivo

La crescita del giornalismo sportivo italiano è sempre stata strettamente connessa ai cambiamenti politici e culturali della società, al punto da poter assistere ad un vero e proprio sviluppo simultaneo dei due fattori fra il 1870 e il 1960.

Il giornalismo sportivo della seconda metà del XIX secolo illustra principalmente e quasi esclusivamente quel complesso di nobili attività fisiche, come la ginnastica, la caccia, la scherma e l'alpinismo, che non rientrano certamente nell'attuale concezione di sport di massa. Per questa ragione il più antico periodico sportivo italiano può essere considerato il Bollettino trimestrale del Club Alpino di Torino del 1865, nato come conseguenza della fondazione, due anni prima, del CAI (Club Alpino Italiano) voluto da Quintino Sella, scienziato, economista, politico e alpinista italiano.1 Alla concezione moderna di giornale sportivo, però, si avvicina maggiormente La Ginnastica, fondata il primo gennaio 1866 e divenuta organo ufficiale della Federazione Ginnastica Italiana nel 1869 poiché il Bollettino di Torino era più impegnato in osservazioni geografiche e meteorologiche e concedeva poco spazio alla celebrazione dell'evento sportivo 2.

L'introduzione dell'educazione fisica quale materia obbligatoria nelle scuole di ogni ordine e grado, da parte del ministro De Sanctis, avrà come conseguenza un vero e proprio fiorire di nuove testate tematiche. Nel gennaio del 1884 nacque a Roma L'educatore del corpo – giornale illustrato – Ginnastica educativa teorico-pratica per iniziativa di Fermo Michelotto; mentre è del 1887 Il Ginnasiarca, organo tecnico dell'educazione fisica in Italia. Obiettivo della pubblicazione era fornire al lettore una maggiore spiegazione dei programmi governativi sportivi, in questo caso ginnici. Il nobile intento della testata però naufragò molto presto, tanto che nel settembre del 1887 l'uscita del giornale venne sospesa. Nel frattempo, nel 1881, fu introdotto nelle testate dei giornali e divenne di uso comune il termine sport. In marzo iniziarono le pubblicazioni a Roma della Rivista degli sports nazionali e in ottobre a Milano il quindicinale Lo Sport illustrato arricchito più tardi anche da una edizione romana, Cronaca sportiva.

Dal 1888 cambia nuovamente lo scenario sportivo italiano. Il ciclismo o meglio, il velocipedismo, inizia ad affermarsi sempre più, tanto da consentire la pubblicazione di periodici dedicati esclusivamente a questo sport. Il primo ad uscire allo scoperto è il fiorentino Cappa e Spada ma la vera rivoluzione arriva alcuni anni più tardi il 4 ottobre 1893. 3 Ad intuire l'importanza dello sport, in questo caso del ciclismo tra i lettori, è il Corriere della Sera privo fino a qual momento, come ogni giornale non tematico, di alcuna pagina sportiva. Il Corriere autorizza il proprio redattore Augusto Guido Bianchi a dar vita al settimanale Il Ciclo, che in realtà verrà pubblicato soltanto dopo gli avvenimenti ciclistici di maggiore importanza. Il successo è comunque evidente, tanto da garantire alla testata, che nel frattempo ha cambiato il proprio nome in La Bicicletta, una tiratura di ben 25000 copie 4.

Milano, rimasta inizialmente dietro Torino e Roma per la pubblicazione di giornali sportivi, raddoppiò subito il suo sforzo editoriale: l'editrice Sonzogno, invitò Eugenio Camillo Costamagna, fondatore a Torino del La Tripletta, a trasferirsi a Milano e a fondere il proprio settimanale con Il Ciclista. Il risultato fu la nascita, il 3 aprile 1896 della Gazzetta dello Sport, primo giornale in Europa che da allora tratta tutte le discipline sportive, stampato inizialmente su carta verde e successivamente sulla storica carta rosa. La Gazzetta dello Sport divenne quotidiano durante il Giro d'Italia del 1913 e in via definitiva solo dal 18 maggio del 1919 5.

Altre testate si affiancarono alla Gazzetta: il Corriere dello Sport nato nel 1924 a Bologna e successivamente trasferitosi a Roma nel 1929 prendendo il nome di Littoriale e, a guerra appena conclusa, Tuttosport a Torino e Stadio a Bologna che esordiscono in edicola esattamente lo stesso giorno, il 30 luglio 1945 6.

Nel periodo a cavallo tra XIX e XX secolo, appare ancora più evidente il forte rapporto che intercorre tra lo sviluppo delle attività sportive e lo sviluppo socio-economico del Paese. Da qui in avanti la stampa sportiva italiana esce dallo stadio pioneristico e si avvia alla sua piena maturazione tecnica. Nel 1902 Adolfo Cotronei e Vittorio Argento fondarono a Napoli il settimanale Tribuna Sport, prima ed unica voce meridionale del grande giornalismo specializzato che regalerà alcuni tra i migliori interpreti della professione giornalistica. Purtroppo questa voce giornalistica non andò più giù di Napoli a causa del diffusissimo analfabetismo dell'entroterra meridionale dove la povertà, la solitudine e l'ignoranza spadroneggiavano tra le masse contadine che abitavano quelle terre. La situazione non mutò neanche con la fine della Prima Guerra mondiale, quando il panorama psicologico e sociale della nazione era profondamente cambiato e l'agonismo sportivo da episodica e stravagante passione di minoranze divenne fenomeno di massa.

Solo con l'avvento dei regimi totalitari, capaci di utilizzare lo sport come strumento di propaganda ideologica e politica, si potrà far presa sulle masse: lo sport, specialmente in Germania, Russia e Italia, diverrà una sorta di "oppio dei popoli", in grado di distogliere il pensiero dell'uomo dal dibattito e dal pensiero. 7

Il periodo storico più rilevante per la stampa sportiva italiana fu il ventennio fascista. Fin dal suo avvento il Fascismo ritenne la stampa, sottoponendola ad un rigido controllo censorio, uno dei più importanti strumenti strategici utili a garantirsi il consenso e l'indottrinamento delle masse 8. In questo contesto, nel corso della dittatura, le relazioni tra stampa e sport si ampliarono enormemente e il regime mirò ad annettere le maggiori testate sportive del Paese. Una rapida panoramica statistica sul settore dei periodici, relativa all'asse cronologico 1923-1940, conferma fatalmente questa tendenza. Tenuto conto che i giornali sportivi che presero e ripresero le pubblicazioni al termine della Grande Guerra erano complessivamente quattordici e che nel triennio 1920-1922 nacquero altre 24 testate, dalla presa di potere del Fascismo allo scoppio del secondo conflitto mondiale in Italia videro la luce 171 nuovi periodici a carattere sportivo 9. Per trarre maggiori vantaggi dal boom delle pubblicazioni di carattere sportivo, addirittura in ascesa con i campionati mondiali di calcio tenuti in Italia nel 1934, il regime indirizzò le sue mosse verso tre specifici indirizzi: si tentò di collegare lo sport e la stampa sportiva ai nuovi mezzi di comunicazione di massa; si agevolò la diffusione della stampa sportiva di carattere locale e ci fu la volontà dar vita a giornali sportivi anche nelle colonie. Riguardo al primo caso vale citare tre modelli rappresentativi: CineSport, settimanale cinematografico e sportivo di Bari, pubblicato dal 22 settembre 1927; il supplemento al giornale Lo Sport di Alessandria che, con lo stesso titolo della testata barese andò in edicola dal 24 novembre 1929; il fiorentino Radio Sport, apparso a partire dall'11 ottobre 1931 10.

Per quanto riguarda la seconda tipologia, si ebbe un'autentica fioritura di testate sportive locali: Il Mezzogiorno sportivo, pubblicato a Napoli nel 1923; Romagna sportiva, nata a Forlì nel 1924; Il Veneto sportivo che vide la luce a Padova nel 1924; Dalmazia sportiva, pubblicata a Zara sempre nello stesso anno; nel 1925 uscirono l'Abruzzo sportivo di Chieti, Le Venezie sportive di Vicenza, Lo sport d'Alessandria e provincia di Alessandria, Lo Sport della Sicilia e della Calabria di Messina; la Calabria sportiva uscita a Cosenza nel 1926; nello stesso anno vennero pubblicati Perugia sportiva a Perugia e la Puglia sportiva a Bari. 11 Molti altri ancora furono i settimanali e i quotidiani locali di carattere sportivo ma anche in questo caso, una delle poche regioni a mostrare i suoi evidenti ritardi fu la Basilicata con la totale assenza di testate giornalistiche, dedicate allo sport, degne di nota. I lettori sportivi dell'arretrata regione del Mezzogiorno erano costretti a ripiegare sulla pagina sportiva de Il Mattino di Napoli, soprattutto per quanto riguarda la provincia di Potenza e su La Gazzetta del Mezzogiorno di Bari, quotidiano profondamente radicato in Puglia e in Basilicata, per quanto riguarda la provincia di Matera. La striminzita cerchia di lettori lucani era, infatti, molto più interessata agli accadimenti politici di questo periodo che allo sport…

Venendo al terzo indirizzo fondamentale, per assecondare la " missione civilizzatrice" italiana nei territori conquistati, sorsero alcune riviste coloniali: a Bengasi, il 2 gennaio 1924, nacque come supplemento al quotidiano La Cirenaica, La Cirenaica sportiva; il 27 settembre 1937, a Mogadiscio, si avviavano le pubblicazioni del settimanale Somalia sportiva e, nell'ottobre del 1939, all'Asmara, prese corpo Eritrea sportiva, rivista mensile illustrata dello sport nell'impero 12.

Un discorso a parte meriterebbe il patinato mensile milanese, creato dal presidente del CONI e prossimo capo ufficio stampa del Duce Lando Ferretti, Lo sport fascista. Uscito dal giugno 1928 al luglio 1943, si proponeva come la voce ideologica ufficiale dello sport di regime, non rinunciando tuttavia a delle velleità culturali e ospitando sovente articoli e interventi di esponenti del mondo intellettuale. La fine del secondo conflitto mondiale e la conseguente caduta del regime fascista, coincise con la fisiologica cancellazione delle innumerevoli testate giornalistiche, di stampo totalitario sportivo, citate in precedenza 13.