Lo Sport nello spettro politico dell'Italia repubblicana
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Lo Sport nello spettro politico dell'Italia repubblicana

L'attività del CSI fu sensibilmente avvalorata dall'operato del Papa Pio XII che seppe cogliere l'aspetto divulgativo dello sport. Giulio Andreotti ebbe l'onore di coordinare le attività preparatorie della manifestazione Olimpionica.

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Lo Sport nello spettro politico dell'Italia repubblicana

Se lo sport era stato strumentalizzato durante il Fascismo, alla fine del secondo conflitto mondiale, esso non cessò di essere un efficace metodo di reperimento del consenso, capace di iniettare un rinnovato senso di fiducia ed ottimismo in un paese messo in ginocchio dalla guerra. 1

Tra le prime misure intraprese vi fu la sottoposizione del CONI alla vigilanza della Presidenza del Consiglio e la successiva nomina di un Presidente, Giulio Onesti 2, di chiara simpatia per la maggioranza di governo. La connotazione democristiana che andava assumendo il governo italiano si rifletté immediatamente non solo sulla presidenza del Comitato Olimpico ma anche nel sorgere di nuove forme di associazionismo sportivo legate al mondo cattolico. Tra queste si può rintracciare la nascita del Centro Sportivo Italiano 3 , organizzazione strettamente connotata da un'ispirazione a principi etico-religiosi che per un breve periodo detenne un considerevole potere nella gestione delle attività sportive scolastiche con una fervente collaborazione del Ministero della Pubblica Istruzione. Creato il 5 gennaio del 1944, il Centro Sportivo italiano rappresenta la più antica associazione polisportiva attiva in Italia, sorta per iniziativa di Azione Cattolica con l'intento di perseguire idealmente l'operato della FASCI, introducendo una evidente aperture apostolica alla gioventù italiana intera, senza le limitazioni delle associazioni sportive cattoliche che avevano caratterizzato lo scenario della FASCI. Dallo statuto si desume l'intento di rivolgersi all'attività sportiva con spirito cristiano, sottolineando la valenza morale ed educativa dello sport in un'ottica ecumenica in cui le società sportive sorgono intorno agli uffici sportivi diocesani rappresentando l'espressione delle attività parrocchiali. L'attività del CSI fu sensibilmente avvalorata dall'operato del Papa Pio XII che seppe cogliere l'aspetto divulgativo dello sport. In un discorso pronunciato ne maggio del 1945, il Pontefice sancì, discostandosi poco da quanto propugnato dal suo predecessore, l'importanza della pratica sportiva come elemento aggregante, finalizzato a preservare il cittadino dall'adesione a teorie di estrazione materialistica, esaltandone l'aspetto etico e di disciplina piuttosto che quello agonistico. Celebre fu l'udienza riservata alla carovana del Giro d'Italia che il Papa concesse nel 1946 e che inaugurò una tradizione destinata a perpetuarsi negli anni. Numerose furono le attività sportive coordinate dal CSI di concerto con la gioventù italiana dell'Azione Cattolica, tra le quali i cosiddetti Campanili Alpini e i Campanili Marini con la finalità di divulgare gli sport invernali e quelli estivi tra i giovani 4.

Anche i singoli partiti seppero cogliere l'importanza dello sport come fattore aggregante in grado di consolidare il consenso dei giovani intorno alle strutture politiche. Così, ad esempio, nella seconda metà degli anni quaranta, la Democrazia Cristiana creò la Libertas mentre le sinistre, similmente, si dotarono di un ente di promozione sportiva: l'UISP (Unione Italiana Sport Popolare). Il Centro Nazionale Sportivo Libertas nacque nel 1945 per volere di Alcide De Gasperi, nel quadro della ricostruzione morale e materiale del paese messo in ginocchio dalla seconda guerra mondiale. Sotto forma di ente nazionale a carattere assistenziale, la Libertas affiancava all'attività di diffusione sportiva una serie di attività in campo sociale, promuovendo la libera associazione e svolgendo attività di formazione professionale, volontariato, nel settore della protezione civile ed altri interventi a carattere solidaristico. Si dovettero attendere tre anni per assistere alla nascita di un'omologa struttura in seno alle sinistre, con la fondazione, nel 1948, dell'UISP. Il taglio di tale associazione apparve, sin dalla sua fondazione, più esplicitamente basato sulla promozione del diritto alla pratica sportiva per tutti i cittadini 5 in una logica di solidarietà da un lato e di difesa della salute e dell'ambiente dall'altro. La UISP si caratterizzò, inoltre, per l'introduzione di un circuito agonistico autonomo, in alternativa a quello del CONI, in cui gli atleti aderenti si potevano confrontare tra loro nel quadro di competizioni a livello locale e nazionale.

Nello stesso anno sorsero anche i gruppi sportivi Fiamma, promossi dal Movimento Sociale Italiano che, in un'ottica di nostalgia nei confronti dei fasti sportivi del regime fascista, proponevano un modello fortemente agonistico concentrandosi sull'attività sportiva nelle palestre e, precipuamente, sulla boxe.

Il Governo repubblicano fece in modo di mantenere il proprio controllo sulle federazioni sportive e sul CONI e De Gasperi decise di non abbattere le organizzazioni sportive e ricreative create dal Fascismo, bensì ne riordinò alcuni aspetti statuari con il fine di salvare, ponendole sotto l'egida del governo, le associazioni dopolavoristiche e giovanili.

Il Comitato Olimpico Nazionale Italiano, sotto la presidenza di Giulio Onesti, si era attivato sin dal 1950 per patrocinare la candidatura di Roma per il XVII Giochi Olimpici, sebbene la sfida fosse piuttosto ardua, trovandosi la capitale italiana a competere con Losanna, città natale di De Coubertin (e quindi dall'alto valore simbolico), Tokio (a cui era stata sottratta l'opportunità di ospitare i Giochi Olimpici del 1940) e Budapest. Tuttavia, la cinquantunesima sessione del CIO, tenutasi nel giugno del 1945 a Parigi, approvò la candidatura di Roma, in nome di una serie di motivazioni che spaziavano dall'indiscusso valore simbolico della "città eterna", alle garanzie di ripristino della democrazia che il governo De Gasperi era in grado di garantire, al rassicurante periodo di crescita economica, il cosiddetto boom economico, che l'Italia stava vivendo, all'efficienza delle strutture olimpiche che quattro anni prima la Penisola aveva avuto modo di manifestare a Cortina. Si costituì per l'evento un comitato organizzatore guidato dall'on. Giulio Andreotti, parlamentare da anni attento alle questioni sportive nazionali che, con il supporto della vice presidenza del CONI e del sindaco di Roma, ebbe l'onore di coordinare le attività preparatorie della manifestazione 6.

La città di Roma, una volta accettata la sfida di ospitare i primi e, ad oggi, unici Giochi Olimpici estivi, dette avvio ad una serie di interventi infrastrutturali al fine di rendere la città in grado di accogliere gli atleti. Tra gli interventi più grandiosi vi fu, sicuramente, la costruzione dell'aeroporto Leonardo Da Vinci di Fiumicino che, tuttavia, fu ultimato solo successivamente alla disputa dei Giochi.

L'Italia stava attraversando un periodo di favorevolissimo congiuntura economica, lo stesso però non poteva essere affermato per la situazione politica interna che, nella prima metà del 1960 si trovò ad affrontare uno dei momenti più tesi dell'immediato dopoguerra. Dopo due falliti esperimenti di governi democristiani, il 25 marzo 1960 si era insediato un governo di transizione, con alla presidenza del consiglio Fernando Tambroni. Tale governo era appoggiato dall'esterno dal Movimento Sociale Italiano che immediatamente tradì alcune sue aspirazioni autoritarie. Un elevato grado di tensione si raggiunse nelle primavera del 1960 quando si assisté a numerose manifestazioni di protesta contro il governo ad opera delle sinistre, le quali terminarono in sanguinosi scontri di piazza tra manifestanti e forze di polizia a Genova, a Reggio Emilia e in Sicilia. Il bilancio fu pesante poiché dagli scontri risultarono dieci vittime che ebbero l'effetto di inasprire il dissenso e indurre la stessa Democrazia Cristiana a sconfessare Tambroni che si dimise cedendo il posto ad un nuovo governo democristiano presieduto da Amintore Fanfani, insediatosi grazie all'astensione dei socialisti in parlamento. La tensione toccata e l'aspro dibattito politico che ne seguì, fecero inevitabilmente passare in secondo piano, nell'immaginario di molti, la celebrazione dei Giochi Olimpici che vennero inaugurati il 25 agosto 1960, a circa un mese dalla nomina del nuovo governo. Lasciandosi alle spalle la burrascosa vicenda politica, la cerimonia d'apertura fu grandiosa e la capillare diretta televisiva, novità assoluta nella storia dei Giochi, riuscì ad attirare un vastissimo pubblico, facendo penetrare l'evento nelle case delle gente. Tanto che si crearono dei veri e propri miti intorno ad alcuni atleti quali il podista Livio Berruti 7 che conquistò la medaglia d'oro nei 200 metri, e intorno ai successi riscossi nella scherma e nel ciclismo.

A sancire l'inizio della grande manifestazione sportiva fu, come accade per ogni Olimpiade, l'accensione del braciere olimpico per mezzo della fiaccola: vera protagonista prima dell'inizio dei Giochi. Nel 1960 la Fiaccola Olimpica mosse dal Pireo, il porto di Atene, imbarcata sull'Amerigo Vespucci 8 per giungere a Siracusa. Risalì, portata a mano dai tedofori, l'intero meridione d'Italia, le antiche contrade della Magna Grecia, giungendo sino a Roma. Il Comitato atto alla scelta dell'itinerario, infatti, decise che la fiaccola avrebbe attraversato i più famosi stanziamenti greci dell'Italia meridionale: Siracusa, Naxos, Messina, lo Stretto di Scilla e Cariddi, Reggio Calabria, Crotone, Locri, Sibari, Metaponto e Taranto. Da qui si diresse a Matera ed attraversò per intero la Basilicata da est ad ovest. A Potenza la fiaccola sostò di notte per poi ripartire alla volta di Napoli e, dalla Campania entrò nel Lazio fino a Roma. Per tanti paesi del Meridione l'Olimpiade del 1860 è stata questo solo momento: il passaggio di un corridore.