Il miracolo calcistico della città di Potenza - seconda parte
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Il miracolo calcistico della città di Potenza - seconda parte

Nel campionato 1953/54 il Potenza è nelle prime posizioni della classifica e il suo attacco, considerato alla vigilia del campionato come il punto debole della squadra, fu tra i più prolifici del girone, realizzando sia in casa che fuori.

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Il miracolo calcistico della città di Potenza - seconda parte

Inizia dal 1950, per il Potenza Sport Club il periodo più vivace e turbolento.

Sono gli incontri stracittadini e i derbies regionali a conferire più agonismo e spettacolarità alle sue partite. Il primo derby tra Potenza e Matera si disputa il 17 dicembre 1950 a Matera. I bancoazzurri si impongono per 4 a 3 in una gara molto movimentata disputata dinnanzi a 5000 spettatori tra i quali il Sottosegretario per l'agricoltura e Foreste, On. Emilio Colombo. Nel successivo campionato del 1951/52, sempre di promozione, girone pugliese, lo Sport Club Potenza cambiò denominazione per motivi di carattere finanziario: diventa Sport Club Monticchio Potenza in cambio di una cifra intorno ai due milioni di lire. Presidente onorario di questa squadra era proprio On. Emilio Colombo mentre a svolgere le funzioni di presidente vero e proprio era il dott. Speranza.

Un'altra squadra potentina, in questo periodo, si affacciava alla ribalta grazie all'operato del dinamico e appassionato Maggiore Michele Brienza. Un medico, il dott. Attilio Urcioli, appassionato di calcio, custodiva in un quadernetto la memoria storica di quella squadra, la Juventina:

Un undici altalenante, che oggi sbalordisce positivamente e domani sorprende in senso negativo, è ogni giorno circondato da un maggior numero di simpatie. Nonostante il suo blasone senza gloria ed alla ricerca di tre soldi di celebrità, la Juventina si sta facendo avanti. E sono applausi che le piovono addosso, e sono riconoscimenti tra i più fondati, ad un undici che vive alla giornata, senza stipendi e senza possibilità di incassarne, un giorno. Che cosa è, dunque, questa Juventina? Presto detto. Qualche anno fa un appassionato di football, decide di mettere su una squadra di calcio. Non ha una lira e la sua squadra batte solo entusiasmo. Una squadra di lega giovanile costa sempre un po' di quattrini. Ci vogliono le maglie, le scarpe, il pallone, le calze e ci vogliono soprattutto i calciatori. Dove trovare tante cose tutte in una volta? Dove scovare i calciatori in una zona in cui lo sport è ancora agli inizi? Gli interrogativi sono incidentali, perché, sapete già come vanno a finire queste faccende. Il "via" un po' difficile, ma finalmente tutto è a posto. La squadra ha i calciatori, maglie, palloni, calze ed una gran voglia di partecipare al campionato di Lega Giovanile: la volontà è un fatto compiuto, dunque, e non mancano che i risultati. Ma vengono anche quelli e, in breve tempo, la Juventina trova squadra, quattrini e tutto ciò che occorre per partecipare al campionato di Seconda Divisione. Molt'acqua è passata sotto i ponti dal giorno dei primi passi ed ora la squadra del maggiore Michele Brienza è già in Seconda Divisione. Ma non si ferma li. Vinto il campionato s'iscrive a quello di "Prima". I ragazzi sono ormai cresciuti. Da "Allievi" che erano sono diventati giovanotti aitanti, e con loro è cresciuta la ponderosità della squadra, che si muove meglio, che è più affiatata di tutte le altre e che, nel suo clima familiare, trova i mezzi per colmare ogni lacuna. Finalmente il miracolo si compie. Dopo solo tre anni la Juventina si è messa sullo stesso piano del Monticchio Potenza. È o non è una carriera che meritava di essere conosciuta? È o non è forse un plus ultra dello "strapaesismo" che realizza un grande sogno? Forse se Andersen o i fratelli Grimm avessero fatto parte e scritto del nostro mondo, una favola del genere li avrebbe senz'altro interessati, perché non capita tutti i giorni di incontrare squadre che nascono dal nulla e col nulla riescono a raggiungere gli stessi traguardi che ad altri sodalizi costano milioni in quantità. Oggi, questa Juventina, romantica e simpaticissima, è una realtà di fatto, che continua nelle sue peregrinazioni di società poverissima, senza soldi ma con tanto entusiasmo, senza sede ma con tante simpatie. I suoi calciatori sono tutti potentini autentici. Nessuno ha mai preteso oppure un compenso, e tutti, molte volte, hanno preso del proprio per conservare la squadra e la caratteristica di vera, verissima oasi, in questo dilagare di professionismo 1.

L'U.S. Juventina militava insieme allo S.C. Monticchio Potenza nel campionato di Seconda Divisione. Era una stagione particolare per la maggiore società lucana ma anche per tutto lo sport regionale. In una serie di inchieste a Potenza, Mario Gismondi, redattore della «Gazzetta del Mezzogiorno», scriveva:

Negli ultimi anni, Potenza ha fatto passi da giganti nel campo dello sport. Ora è tutto un fiorire di attività che, a lungo andare, le daranno molte soddisfazioni. Sino all'anno scorso la Lucania, calcisticamente parlando, dipendeva dalla Puglia. Poi ci fu la scissione e si organizzò il primo campionato lucano di I Divisione, vinto dalla Juventina. Era una Regione che dormiva ed ora è una Regione che si scuote, che cerca nel suo piccolo di pervenire ad una situazione di riguardo, ad un progresso che sia tanto veloce quanto lento è stato il suo inizio 2.

Fu un'annata boom per il Monticchio Potenza che terminò il campionato al primo posto meritandosi un posto nel campionato Interregionale di Promozione, un campionato difficile, irto di ostacoli, per la presenza di molte agguerrite formazioni pugliesi e della molisana Campobasso. Nella stagione 1951/52 anche la Juventina approda in Promozione e l'attesissimo derby stracittadino si svolse il 6 gennaio 1952 e vide la vittoria del Monticchio Potenza per 5 a 1. Juventina e Monticchio Potenza si distinsero anche sul piano della solidarietà disputando un incontro al Viviani il cui incasso fu devoluto agli alluvionati dell'Italia settentrionale. La partita terminò con un netto 3 a 0 in favore del Potenza. Quando il campionato Interregionale di Promozione chiuse i battenti, il Monticchio Potenza, forte di un terzo posto, riuscì a meritarsi la promozione in IV Serie. La squadra fu inclusa nel girone H comprendente squadre siciliane, calabresi e campane. La partenza del Potenza fu fulminante come testimonia il 7 a 2 inflitto all'Acireale ed alla fine del girone i rossoblù sono in testa alla classifica. Anche il girone di ritorno inizio e proseguì bene ma ad un certo punto, come spesso avviene nel variegato e contraddittorio mondo del calcio, i sincronismi tattici si incepparono e il Potenza finì alle spalle del gruppetto di testa. Dal successivo campionato il Monticchio Potenza militò per ben cinque anni in IV Serie. Non fu un periodo molto brillante ma la squadra lasciò ammirare un po' dappertutto per il suo spirito agonistico e la sua indomita fierezza. Nel campionato 1953/54 il Potenza è nelle prime posizioni della classifica e il suo attacco, considerato alla vigilia del campionato come il punto debole della squadra, fu tra i più prolifici del girone, realizzando sia in casa che fuori.

È a questo punto che iniziò a materializzarsi il miracolo di cui beneficiò la città di Potenza. La squadra aveva superato brillantemente gli ultimi periodi critici in cui in tutta la Lucania si era temuto per le sorti del vecchio sodalizio. Fu il campionato del 1959/60 a dare inizio alla scalata del Potenza verso i più prestigiosi traguardi raggiunti. In questa stagione il primo posto era ancora un obiettivo troppo presuntuoso a causa di un gioco non eccezionale fatto di rilanci e ripartenze veloci ma attorno alla squadra si era creato un clima nuovo ed insolito, un'atmosfera di speranza e di ottimismo. Scomparve la denominazione Monticchio e la squadra tornerà a chiamarsi Potenza Sport Club. Le calde ambizioni del caloroso tifo e del presidente Petrullo trovarono conferma nel successivo campionato, edizione 60/61, che vedrà la squadra lucana assurgere a grande protagonista del girone meridionale sino ad essere giudicata la migliore d'Italia di IV Serie. L'avversario più tenace fu la Casertana e lo scontro decisivo si svolse alla trentesima giornata. Le due grandi rivali, con 49 punti, godevano di un vantaggio di ben 13 punti sulla più immediata inseguitrice, la Salernitana. Il Potenza vinse balzando in Serie C ma le cronache raccontarono che la partita:

È finita con gli agenti in campo, pronti ad impugnare gli sfollagente e i massaggiatori in gran faccende. Il pugilato finale è stato aspro, cattivo, risoluto. Pugni, calci, gomitate nello stomaco. Diciamolo francamente, anche a costo di dover dispiacere ai nostri amici casertani: il Potenza, a parte il rigore, ha meritato la vittoria, sia per l'organizzazione di gioco di cui ha fatto sfoggio, sia per la migliore impostazione atletica, sia per la più agile ed efficace manovra offensiva 3.

Il Potenza si presentò il Serie C, nel campionato 1961/62 in una veste rinnovata ma affatto dimessa. Fu un torneo ricco di soddisfazioni e i rossoblù sorpresero un po' tutti piazzandosi al terzo posto, alle spalle di Foggia e Lecce. Il secondo campionato che il Potenza disputò in C si dimostrò ancora più esaltante e la trentesima giornata del girone di ritorno che vide di fronte, al Vestuti, Salernitana e Potenza, si rivelò decisiva ai fini del primato l'incontrò si disputò il 29 aprile 1963, giorno delle elezioni politiche in Italia; l'importanza della posta in palio era molto sentita dalle tifoserie delle due schiere e a undici minuti dal termine, l'ira della folla si scatenò per un'interpretazione dell'arbitro alessandrino Gandiolo su un presunto atterramento in area di rigore da parte di un calciatore del Potenza ai danni del salernitano Visentin. Gli incidenti sugli spalti ebbero conseguenze drammatiche e la gara fu sospesa al trentaquattresimo minuto con il Potenza in vantaggio per una rete a zero. Gli scalmanati tifosi salernitani dopo aver provocato gravi danni assediarono per sei ore l'arbitro Gandiolo ed i calciatori del Potenza negli spogliatoi. Il bilancio fu tragico: un morto, il salernitano Giuseppe Plaitano, e cinquantasette feriti. Lo straordinario campionato del potenza in C si concluse con un'autentica apoteosi nell'ultima gara del torneo disputata contro L'Aquila. Una conclusione senza la consueta e festosa invasione di campo che la pioggia ed il grande fango sconsigliavano ma comunque un grande trionfo. Il Viviani, nella gara dell'apoteosi, vestì l'abito da cerimonia, lo stadio assunse l'aspetto di un magico scenario e la cornice era ravvivata da una straripante marea umana. In tribuna d'onore, a solennizzare lo storico avvenimento, c'erano tutte le maggiori autorità del luogo.

Nella stagione 1963/64 il Potenza disputa il primo anno di Serie B. i rossoblù si imposero subito all'attenzione generale. Tra i risultati più eclatanti si registrò quello del San Paolo di Napoli: il Potenza riuscì a sorpresa ad imporsi sui partenopei. «Il Mattino» di Napoli, il 16 maggio 1965, dedicò un inserto speciale alla società lucana con una foto a colori a tutta pagina:

In effetti Potenza, questa città impiegatizia di quarantaduemila anime, sta vivendo il suo boom. Esclusa dal miracolo industriale se ne è costruito un altro, senza dubbio meno produttivo, ma egualmente risonante: quello calcistico. È un piccolo miracolo di cui la gente lucana va orgogliosa, e non solo per spirito di tifoseria, ma anche perché vede in esso una delle poche testimonianze corali della sua presenza nella vita sociale della penisola[…]. Pur fallendo l'obiettivo della Serie A, sfiorata per un nulla, ciò che importa soprattutto sottolineare è che molto si è realizzato se si pensa ai risultati ottenuti, all'ammirazione destata e, soprattutto, dei mezzi di cui si è avvalsi. La stella a tinte rossoblù ha continuato la sua ascesa brillando di viva luce e destando la sensazione che il suo vertice parabolico sia ancora più alto di quanto ottimisticamente si possa pensare: un'ascesa costruita con tutta una serie di vicende di portata storica per la società tanto amata da Alfredo Viviani, il pioniere, che ha fondato il Potenza nel 19214.

Con l'ingresso nella classe cadetta, l'anticamera della Serie A, l'intelaiatura della squadra rimase la stessa, poche infatti furono i nuovi arrivi e i rinforzi, tutti indovinati, anche se i tifosi pretendevano ben altri nomi ed altri acquisti. Alessi, Gareffa, Viacava, Lodi e Rosito riuscirono a partire titolari così come era stato l'anno precedente in Serie C. I nuovi acquisti furono: il promettente giovane Giovanni Carrera proveniente dalla Juventus, Giorgio Dellagiovanna cresciuto nell'Inter e proveniente dal Brescia, Domenico Casati anch'egli acquistato dalla Juve e Silvano Merkuza uno degli uomini migliori della Triestina.

Il secondo anno del Potenza in Serie B nacque all'insegna dell'incertezza per l'improvvisa nuova crisi finanziaria scoppiata in seno al sodalizio. I dirigenti, con a capo Nino Ferri, furono costretti a far ricorso alla massima autorità politica lucana. Molte furono le cessioni e pochi gli acquisti: Bercellino II proveniente dalla Juventus, Boninsegna dell'Inter e Pilade Canuti del Messina. Nel frattempo, prima dell'inizio della preparazione, fu sbloccata la crisi finanziaria: tutte le autorità si trovarono d'accordo sul fatto che era necessario dare al Potenza, che rappresentava la Regione nel torneo nazionale di Serie B, quell'aiuto finanziario indispensabile per poter proseguire nell'attività intrapresa. I sacrifici di una squadra che in cinque anni era saltata dalla Prima Categoria alla B non potevano andare distrutti in poco tempo per la mancanza di un concreto aiuto che non tardò ad arrivare da parte del Presidente della Provincia Verrastro e dal Prefetto Fabiani. Iniziò così la stagione agonistica più bella, esaltante ed entusiasmante della storia del calcio potentino, quella del 1964/65. In molti lo definirono "Potenza miracolo", altri "la fidanzata d'Italia" o "la squadra simpatia". L'attacco mitraglia composto da Carrera, Canuti, Boninsegna, Bercellino II e Rosito, confezionato senza grossi investimenti da Ferri e Sarli, fece toccare a tutti i potentini la Serie A con un dito. Il miglior attacco delle Serie B, i calciatori più giovani e promettenti di tutto il torneo, quattro convocati per la nazionale Lega B, il maggior numero di vittorie esterne, una delle più alte percentuali di rendimento, un gioco praticato all'insegna dello spettacolo e dei criteri più moderni senza nulla tralasciare in fatto di praticità, tutto questo non bastò al Potenza-miracolo per raggiungere l'obiettivo tanto ambito della Serie A.

Come al solito, prima dell'avvio di ogni campionato, si ripresentava puntuale la problematica della crisi economica. Nella stagione 1965/66 furono, ancora una volta, la Provincia con a capo il Presidente Vincenzo Verrastro e il Comune di Potenza ad elargire un congruo contributo pari alla cifra di ottanta milioni di lire. Il risultato della campagna acquisti e cessioni del luglio 1965 fu un Potenza tutto nuovo. Per il factotum della società, il dott. Nino Ferri, rivoluzionare ogni anno la squadra non era un hobby bensì una necessità imposta dal bilancio sempre deficitario. Ferri e soci, quindi, non potevano pensare nemmeno lontanamente di tenersi qualcuno dei buoni calciatori scoperti o rilanciati. I vari Bercellino II, Carrera, Casati, Pilade Canuti, Boninsegna, Vaini furono tutti ceduti. Anche il mister Egizio Rubino fece le valigie, scippato alla squadra dal Foggia in Serie A. Ad ereditare la panchina fu Renato Lucchi a cui fu affidato un Potenza tutto da ricostruire: nell'affiatamento, nello spirito battagliero, negli schemi tattici. Forte del corroborante contributo di 80 milioni di lire, i due Commissari della società, Nino Ferri ed Egidio Sarli, riuscirono ad ottenere in prestito ben quattro calciatori dalla Juventus: il portiere Tancredi, i terzini Massari e Caocci, lo stopper Coramini 5. Nonostante l'incertezza sulle sorti del sodalizio rossoblù, alla fine del campionato la squadra riuscì a piazzarsi a metà classifica con ben 36 punti. Non si sfiorò neanche il quinto posto della stagione precedente ma i tifosi restarono comunque soddisfatti.