Lo Sport nel tessuto sociale e politico italiano
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Lo Sport nel tessuto sociale e politico italiano

La federazione cattolica ebbe vita breve: nel 1927 optò per l'autoscioglimento, sopraffatta dalle pressioni del regime fascista che aveva annunciato il divieto di formazione di organizzazioni estranee alle direttive del Partito Nazionale Fascista.

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Lo Sport nel tessuto sociale e politico italiano

Per quanto concerne l'atteggiamento del governo giolittiano nei confronti dello sport a livello internazionale, esso fu piuttosto ondivago. Nel 1908 si accarezzò la proposta di disputare i VI Giochi Olimpici a Roma ma fu lo stesso Giolitti a far cadere la proposta dimostrando un certo interesse per l'evento. 1

Nel frattempo iniziava a diffondersi in Italia una pratica di origine anglosassone, destinata a rivestire un ruolo fondamentale nella formazione atletica in senso lato dei fanciulli: lo scoutismo. 2 Tale fenomeno venne importato per la prima volta nel nostro paese ad opera di Sir Francis Vane of Hutton che lo introdusse a Viareggio nel 1910. Due anni dopo sorse il Corpo Nazionale Esploratori Italiani (a carattere laico), la cui costituzione venne approvata con Regio Decreto nel 1916 3, anno in cui nacque l'ASCI: Associazione Cattolica Scout Italiani. Lo scoutismo non era propriamente un metodo scolastico, ma un sistema di vita che si avvaleva di una didattica formativa: lo scout doveva promettere di compiere il proprio dovere, condannare la competitività, rispettare la gerarchia, tutte situazioni tendenti a forgiare il carattere, nell'ambito di un'attività pratica da svolgersi in comunità e all'aria aperta.

Maggiore sensibilità nei confronti dell'attività sportiva veniva manifestata, in questo periodo, dal movimento cattolico che vide la nascita di numerose associazioni sportive cattoliche, sia pure di puro stampo ginnastico e prive di connotazioni agonistiche.

I socialisti, invece, si professavano all'epoca antisportivi. Tra i giovani socialisti, infatti, risultava piuttosto diffuso "l'antisportismo", fenomeno fortemente radicato anche in parte della dirigenza del partito. All'interno di tale compagine politica si determinò una frattura tra l'ala del partito che rifiutava ogni tipo di compromesso con il sistema capitalistico e quella che, invece, si diceva disposta a misurarsi con lo sport borghese. Il fenomeno sportivo era avversato dai socialisti attraverso molteplici considerazioni; nello sport fine a sé stesso si tendeva a rintracciare un'oziosa pratica aristocratica, mentre nello sport agonistico si scorgeva la riproposizione della logica competitiva di sfruttamento e massimizzazione del profitto, tipiche del capitalismo. Per di più, alcune frange del partito leggevano nell'attività sportiva il rischio della deriva verso un culto della prestanza fisica ritenuto nefasto perché associabile all'addestramento militare. La posizione intransigente dei socialisti italiani risultò in controtendenza con quanto avveniva in altri paesi, come dimostrato dalla sostanziale estraneità del contributo dei socialisti italiani alla creazione dell'Unione Sportiva Socialista, sezione dell'Internazionale Operaia, a Losanna. Due furono i notabili che, diversamente dalla componente massimalista, espressero fin dai primi anni del secolo, una visione più illuminata nei confronti dello sport: Leonida Bissolati 4 e Ivanoe Bonomi 5. Tra i timidi esempi di apertura socialista verso lo sport ci fu nel 1912, in concomitanza con il Congresso giovanile socialista, la comparsa delle squadre dei cosiddetti "ciclisti rossi" che dimostrarono immediatamente la loro efficacia come strumenti di propaganda politica. Tuttavia, si dovette attendere il primo dopoguerra, per vedersi realizzare concretamente l'interesse socialista per lo sport, come dimostra la nascita nel 1920 dell'Associazione Proletaria per l'Educazione Fisica. Avvenuta la scissione all'interno del Partito Socialista Italiano, con la conseguente nascita, a Livorno, nel 1921, del Partito Comunista Italiano, il neonato partito aderì ai programmi dell'Internazionale Giovanile Comunista e dell'Internazionale Rossa dello Sport, più nota come Spotintern 6.

In ambito cattolico, già a partire dal 1906, le federazioni sportive si organizzarono nella FASCI (Federazione Associazioni Sportive Cattoliche Italiane), nata per opera della Gioventù Cattolica, che nel 1911 assunse una diffusione a livello internazionale con l'Unione Interfederale delle Opere cattoliche di Educazione Fisica. La nascita della FASCI rappresentò una tappa fondamentale nella storia dello sport italiano, poiché decretò uno spostamento verso sud delbaricentro dell'attività ginnica nazionale; nato e diffusosi principalmente in Piemonte e Lombardia. Con l'avvento delle associazioni sportive cattoliche, lo sport prese campo soprattutto in Toscana e nelle Marche, contribuendo alla diffusione più capillare sul territorio nazionale. La connotazione religiosa di tale federazione emerse chiaramente da una serie di atteggiamenti come quello di non fare niente per promuovere gli sport del calcio e del ciclismo che, in quanto di origine anglosassone, venivano considerati giochi protestanti. La federazione cattolica ebbe, tuttavia, vita breve: nel 1927, infatti, optò per l'autoscioglimento, sopraffatta dalle pressioni del regime fascista che aveva annunciato il divieto di formazione di organizzazioni estranee alle direttive del Partito Nazionale Fascista.

Con il sopraggiungere della Grande Guerra anche il mondo dello sport nazionale dovette fare i conti con un mutato ordine di priorità. La federazione nazionale di ginnastica si schierò quasi subito in favore di una partecipazione ad una guerra ritenuta giusta e inevitabile tanto da proporre al Ministro dell'Interno la propria volontà di collaborazione attraverso l'organizzazione di corsi premilitari. Sebbene dovette assistere all'annullamento delle due maggiori competizioni sportive italiane: il campionato di football e il Giro d'Italia; la FGNI si adoperò in favore della guerra attraverso la collaborazione al cosiddetto "Fronte Sportivo Interno" 7, consistente nella riconversione delle strutture e del personale adibito all'attività sportiva in favore di attività ausiliarie per le operazioni belliche.