L'amore fa bene allo sport?
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L'amore fa bene allo sport?

Le interazioni fisiche ed emotive sullo sport da parte della sfera affettiva e sessuale.

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L'amore fa bene allo sport?

Ogni dispendio energetico causato da un rapporto sessuale può essere, quindi, tranquillamente compensato da una buona dormita di almeno otto ore. Il punto, allora, non sta tanto nella spesa energetica in senso calorico quanto in un dispendio di energie collegato al contesto nel quale si agisce la propria sessualità, al coinvolgimento emozionale che ci sta dietro e all'impegno emotivo che l'accompagna.

A questo punto va differenziato un atto sessuale occasionale da un atto sessuale vissuto nell'ambito di una relazione di coppia, stabile e serena.

  • Nel primo caso occorre riflettere che tutta la fase di avvicinamento, di corteggiamento, di proposta seguita da accettazione o da rifiuto da parte del partner, e poi eventuale realizzazione dell'atto sessuale sono fonte di tensioni legate all'ansia da prestazione, alla paura del rifiuto, al timore-pudore di manifestarsi per quello che si è e per quello che si sa fare ecc. Tutti questi sono fantasmi e come tali hanno una valenza negativa e ansiogena tale da mettere a rischio l'armonia, la serenità e la concentrazione richieste per affrontare adeguatamente in termini psico-fisici una prova sportiva. Questo sì che potrebbe essere rischioso in prossimità di una gara e contrastarne il buon esito.
  • Nel caso della coppia stabile invece le cose vanno impostate in modo diverso. Infatti non si può disconoscere che l'ambito emozionale-affettivo di una relazione di coppia stabile e serena permette di vivere la propria sessualità in modo molto più tranquillo e meno ansiogeno e questo giova fino al punto da rappresentare una risorsa in più in termini di soddisfazione, autostima e benessere. E questo è dato dalla affermazione affettivo-emozionale all'interno della coppia che una attività sessuale serena, partecipata e gratificante permette di raggiungere. La coppia così confermata nella propria istanza di unità e di reciproca appartenenza ne esce rafforzata e questo non può che far bene ai due soggetti che la costituiscono con una consequenziale positiva ricaduta sulle loro attività, ivi compresa quella sportiva.

In questo contesto diventa difficile pensare ed accettare il divieto imposto dall'allenatore senza considerarlo prima o poi una fastidiosa, se non inaccettabile, ingerenza di un terzo nel proprio privato come regolamentatore di una dimensione tutta personale e intima come quella sessuale. La sessualità è una dimensione della persona in cui la riservatezza e la segretezza giocano un ruolo molto forte e in cui la autodeterminazione dell'azione la si vive come un segno di libertà, di naturalezza e di spontaneità. Queste caratteristiche sono tanto forti che a volte affiorano anche come resistenza nei confronti di noi terapeuti nel momento in cui interveniamo con una specifica terapia di coppia. Se tanto la coppia riesce a provare nei confronti del terapeuta, esperto riconosciuto al servizio del loro bene e del superamento delle loro difficoltà, figuriamoci ciò che potrebbe giungere a provare nei confronti di interferenze ed invadenze da parte di esterni che seguono finalità esterne alla coppia e per lo più utili e convincenti al massimo per un solo componente della coppia stessa.

Pensare la propria intimità regolata da fattori esterni, e spesso per un periodo lungo e quasi sempre in età giovane, può creare una tale frustrazione ( a causa della propria espropriazione del diritto alla libera scelta di esprimere e vivere le proprie emozioni ) da essere, questa sì, causa di difficoltà nella coppia se non di conflittualità al suo interno. La conseguenza di questa situazione potrebbe compromettere la concentrazione, la serenità, la lucidità, il rendimento fisico necessari per affrontare una prestazione sportiva. La consapevolezza di non poter decidere liberamente tempi luoghi e orari del fare l'amore a causa di regole rigide e perentorie dettate da altri può mettere in discussione la validità dell'unione e distanziare i partner anche di una coppia affiatata.

Allora qualche riflessione su questi argomenti sarebbe utile, specialmente da parte di quegli allenatori che, inconsciamente o no,.tendono ancora ad auto-investirsi di un potere molto grande che è quello di scadenzare e regolamentare la vita sessuale dei loro atleti. Meglio sarebbe per l'allenatore spendere le proprie energie nel sostenere altre restrizioni e divieti ( e ce ne sono ) lasciando ad ogni coppia la libertà di disporre e di vivere le emozioni e affettuosità secondo proprie abitudini ed esigenze.