Storia dello sport in Italia, i personaggi simbolo
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Storia dello sport in Italia, i personaggi simbolo

La storia dello sport in Italia, i campioni del periodo fascita, la figura di Primo Carnera, Tazio Nuvolari, Benito Mussolini

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Il compito principale dello sport in questo periodo storico era di dare una buona immagine del Belpaese fuori confine, distogliendo nel contempo la gente dal pensiero di altri problemi. Sport e fascismo miravano a creare un uomo nuovo, favorendo l'azione rispetto al pensiero. Le cronache del tempo non apprezzano mai il gesto sportivo fine a se stesso e, del resto, il fascismo favorisce gli sport nei quali era possibile associare il campione all'eroe. Per questo motivo, nel periodo di dominazione fascista, assistiamo al declino di sport come il calcio, non ritenuti utili al fine della formazione militare.

I campioni del fascismo erano Mussolini, Nuvolari e Carnera. In realtà Mussolini non era un grande sportivo ma di lui si esaltavano doti sportive in vari campi. Di fatto egli era un discreto tennista ma, l'unico sport del quale non sono menzionate le sue virtù, è proprio il tennis, in quanto non ritenuto sport eroico.

Carnera fu addotto a simbolo del fascismo, era un pugile enormemente grosso, alto 204 cm a causa di una disfunzione alla ghiandola pineale. Divenne campione del mondo con incontri truccati dalla mafia.

Tazio Nuvolari fu un campione delle 4 ruote. Aveva iniziato a cimentarsi alla guida di un'autoambulanza quando era sotto le armi. Il suo motto era "i freni non servono". In contrapposizione alla sua vita sportiva però, non ebbe altrettanta fortuna nella vita. Perse infatti entrambi i figli a causa i una malattia, nonostante avesse cercato di tenerli lontani da ogni altro pericolo della vita, mandandoli a studiare in prestigiosi collegi. In seguito a questo grave lutto egli cominciò a correre in maniera ancora più spericolata, quasi andando in contro alla morte.
Nel dopoguerra, sono gli sportivi a fare da ambasciatori del nostro Paese, poiché l'Italia esce sconfitta dal conflitto bellico.
Fausto Coppi divenne il simbolo di un'epoca. Fu il primo a lavorare in maniera scientifica nel raggiungimento di un risultato. Il suo principale antagonista fu Gino Bartali. Coppi rappresentava la sinistra del paese, ed era anche il modello della sofferenza e del sacrificio. Tale era infatti il suo modo di correre, effettuando delle scalate in solitaria con uno sforzo maggiore a quello richiesto, date le sue grandi potenzialità. Bartali era il rappresentante della destra. In realtà entrambi erano dei conservatori. Fatto questo ancora più determinante negli ostacoli che Coppi dovette affrontare quando lasciò la moglie per una altra donna "la dama bianca", ancor più che anch'essa lasciò il marito, medico.

Un cambiamento nel pensiero e nell'atteggiamento sportivo si ha dopo il miracolo economico (1958-63), e si comincia a pensare al sacrificio come transitorio, come un mezzo per arrivare agli albori per poi vivere i "rendita". Tale è l'atteggiamento assunto dagli italiani, campioni sportivi inclusi, che cominciano a frequentare anche i salotti bene in seguito alla loro nuova condizione socio-economica.

Il nuovo carattere nazionale è rappresentato da Adriano Panatta che sale alla ribalta con un'annata densa di vittorie (1986). In contrapposizione ritroviamo Pietro Mennea che, nonostante i risultati conseguiti, non sembra mai rilassarsi. Gli altri nuovi modelli sono costituiti da Alberto Tomba, che potremmo considerare come un Panatta migliorato, perché vince di più e, anche quando smette di farlo, continua a piacere per il suo modo di essere anche spavaldo. Per lui la gente ridiscende in piazza con la bandiera tricolore. Ancora una volta lo sport riesce a conservare il legame con il nazionalismo e ci si identifica con lo sportivo.