Arti marziali e Zen
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Arti marziali e Zen

Qual è il rapporto tra lo Zen, la Mente Zen, la meditazione Zazen e le arti marziali? In che modo lo Zen agevola la pratica del Kung Fu?

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Arti marziali e Zen

Mente Zen

Lo Zen viene definito un'espressione del Buddismo; lo scopo principale è di liberarsi dai pensieri che contraggono la nostra mente ed il nostro corpo lasciandoci liberi di vivere istante dopo istante la nostra esistenza, raggiungendo la quiete fisica e mentale; è considerata dai maestri shaolin come una delle possibili vie per l'illuminazione, cioè per comprendere la propria natura, tornando ad ascoltare noi stessi, le nostre sensazioni, i nostri stimoli ed agendo in armonia col nostro essere e con ciò che ci circonda.

La sua pratica presuppone il concetto di "Mente Zen" ovvero mente di principiante, una mente vuota, libera dalle abitudini e saperi della persona esperta, e pronta ad accogliere, a dubitare, aperta a tutte le possibilità e pronta a qualsiasi situazione; proprio questo è l'atteggiamento che deve essere mantenuto durante la meditazione ed in tutte le attività quotidiane; nella mente di principiante non si trovano pensieri egocentrici, in quanto questi limitano la vastità della nostra mente e la capacità di apprendere, ed essa non è indirizzata verso alcun pensiero di conseguimento, solo così possiamo realmente imparare qualcosa.

La mente di principiante è la mente della compassione, e una mente compassionevole diventa sconfinata ed originaria rendendoci in armoniosa assonanza con tutti gli esseri, permettendoci di comprendere meglio chi soffre e di attuare al meglio la pratica1.

Meditazione Zazen

La meditazione durante la quale il nostro corpo rimane immobile in una posizione comoda e rilassata viene detta Zazen.

Tra le tante, quella più caratteristica di questa pratica è la "Posizione del Loto" in cui si sta seduti per terra su un cuscino tenendo la spina dorsale ben eretta e spinta verso l'alto con le spalle allineate alle orecchie; il mento è retratto, la lingua poggia sul palato; le mani sono tenute in grembo, l'una poggia sull'altra, con le articolazioni centrali dei medi che combaciano, i pollici che si toccano leggermente all'altezza dell'ombelico circa, formando la cosiddetta mudra cosmica; le braccia sciolte e rilassate leggermente discostate dal corpo;le gambe sono incrociate con i piedi sotto le cosce controlaterali diventando un tutt'uno e questo, è un concetto molto importante nello Zen, ovvero l'unità della dualità: né due né uno, esattamente come il corpo e la mente che non sono né due né uno, ma semplicemente sono due e uno allo stesso tempo; perciò, l'assumere questa posizione stà a simboleggiare questo principio.

Per quanto riguarda la respirazione, essa è diaframmatica, calma e profonda, la parte alta del torace rimane praticamente immobile e rilassata come il resto del corpo.
Mentre ci si siede in zazen, non si deve cercare di raggiungere chissà quale stato speciale, si ha già il retto stato mentale; assumere questa posizione è di per sé lo scopo della nostra pratica in cui la cosa più importante è essere padroni della propria mente e corpo e lo stato mentale che sussiste è di per sé illuminazione.

La mente segue il respiro; quando inspiriamo l'aria entra nel nostro mondo interno, quando espiriamo, essa esce fuori nel mondo esterno e noi diventiamo soltanto una "porta" che si apre e si chiude1.

All'inizio è molto difficile anche il solo stare in questa posizione che appare alquanto innaturale, gli arti inferiori si addormentano, i muscoli lombari, semispinali e dorsali si affaticano e non si riesce a limitare il flusso di pensieri arrivando probabilmente ad avere l'impressione che sia una perdita di tempo; tuttavia, dopo alcuni giorni di pratica consecutiva, i muscoli responsabili del mantenimento di questa postura si abituano, siavverte meno pesantezza e a poco a poco ci si rilassa.

È importante spostare l'attenzione sugli atti respiratori magari contandoli fino a dieci e riiniziare, concentrandosi sul Dan Tian e già qui si potrà notare come nel momento in cui si è terminata l'inspirazione e non si è ancora iniziata l'espirazione sia più semplice nonpensare; piano piano si arriverà ad estendere il non pensiero a tutte le fasi della respirazione, iniziando a sperimentare il primo importante stato di calma.

Continuando in questo modo si assiste ad una riduzione degli atti respiratori, fino a quando ne perdiamo la consapevolezza entrando in uno stato di calma mentale ancora maggiore provando pesantezza tra gli occhi seguito da una strana ma piacevole sensazione al centro internamente al cervello che corrisponde probabilmente all'attivazione della ghiandola pineale o epifisi, un'importante ghiandola endocrina appartenente all'epitalamo chiamata anche terzo occhio e corrispondente al sesto chakra indiano, secernente un importante ormone che regola il ritmo circadiano sonno/ veglia, la Melatonina, e il DMT, una sostanza responsabile dei cosiddetti viaggi extratemporali ed extradimensionali che avvengono durante i sogni, per questo correlata fin dall'antichità a funzioni mistiche e spirituali, la cui attivazione avviene normalmente di notte durante il sonno e durante lameditazione e sulla cui importanza esistono controverse ma molto interessanti opinioni.
La pratica comunque porterà a trovare una propria strada personale che meglio ci consentirà di raggiungere lo stato di meditazione.

Ci si accorgerà che man mano che andremo avanti con questa pratica entreremo in meditazione sempre più semplicemente e in minor tempo.

Zen ed arti marziali

La meditazione Zen amplia il campo delle percezioni su tempo, velocità, spazio e su tutto ciò che ci circonda, compresi gli altri esseri umani; da qui ne deriva la sua importanza nelle arti marziali come il Kung Fu.
Una volta imparato a non pensare, si concentreranno meglio le energie mentali migliorando così il tempo di reazione agli stimoli esterni, importantissimo durante allenamenti e combattimenti, inoltre una mente e un corpo rilassati possono muoversi ad una velocità superiore rispetto a coloro che uniscono al loro modo di combattere ansia e rabbia che altro non fanno che provocare contratture muscolari e un ulteriore dispendio energetico incidenti negativamente sulle tecniche.

Lo spazio è un elemento altresì importante nel combattimento; aumentando le proprie percezioni dello spazio che ci circonda si incrementa la capacità di intuire la distanza per poterle eseguire non commettendo errori di valutazione.
Nel combattimento, se si è liberi da pensieri perturbanti, desiderio di vincere, paura per la propria incolumità, ci si concentra meglio a cercare di sintonizzarsi con l'avversario, per percepirne ritmi, intenzioni, ansie, momenti di vulnerabilità, e questo indubbiamente può avvantaggiare.
Perciò la pratica Zen è molto compatibile con quella delle arti marziali; il pensare, l'avere dubbi, paure, ritardano l'azione, trasformandosi in punti deboli, ma imparando a lasciare scorrere tutto come quando si medita in Zazen ci si concentra interamente sul compito e sulla situazione mettendo da parte le emozioni superflue.