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Una riflessione conclusiva sul Kung Fu di Okinawa. Il valore pedagogico del Kung Fu di Okinawa, le difficoltà nell'insegnamento dei valori. Il ruolo del Kung Fu di Okinawa nella crescita personale

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Come abbiamo avuto modo di osservare, le arti marziali sviluppano l'integralità dell'individuo, contribuendo nel trasformarlo in essere umano-persona, sviluppando corpo, mente e spirito, ed incanalando tutte le potenzialità in un'unica energia.

È forse questa la vera essenza dell'uomo, la sua massima apicalità pedagogica, il quale cercando di equilibrare le energie riesce nell'intento di equilibrare se stesso. Il Kung Fu di Okinawa rispetto alla maggior parte delle arti marziali provenienti dal Kung Fu, combina armonia, scioltezza e riflessione con forza, fermezza e decisione. Queste caratteristiche diventano dei valori di riferimento di questo stile che guidano la persona verso il suo Sé, diventando così parte della sua coscienza e del suo inconscio ed entrando a far parte del suo ciclo di vita. Tutto ciò arricchisce la totalità delle dimensioni di vita che accompagneranno la persona fino alla fine dei suoi cicli di vita. Si viene a definire in questo modo la risposta alla prima domanda che ci siamo posti nell'introduzione.

Quest'arte marziale racchiude in sé la storia e la cultura cinese, così come quella giapponese, evidenziandone in questo modo le caratteristiche, le quali spesso si scontrano con quelle della nostra cultura. Si notano così diverse analogie tra le pratiche orientali e quelle occidentali. Ciò che cambia è il modo con cui si raggiunge il fine dell'autodifesa e della formazione personale.

Nelle arti marziali orientali si predilige la raffinatezza della tecnica a discapito però della semplicità cosa che invece avviene nelle arti marziali occidentali. Questa caratteristica si rispecchia un po' in tutti gli ambiti riguardanti le due culture, in quella orientale si è più disposti alla cura dei dettagli per ottenere grandi risultati con più tempo, in quella occidentale ci si cura meno o addirittura ci si scorda delle piccole cose, si fa tutto di corsa senza tenere spesso conto del livello del risultato finale, l'importante è arrivare. Anche nel modo di concepire lo sport, come è concepito dai più e non nel suo autentico significato pedagogico, troviamo questo nesso.

Entrambe le culture hanno in sé il concetto di competitività come scoperta dei valori dell'avversario e di conseguenza come crescita personale, ma nella cultura orientale si fa molto più uso di cerimonie, costumi, usanze varie che conferiscono alla competizione uno spessore più profondo. La degenerazione dello sport, appiattitosi nella ricerca della spettacolarità e della vittoria a tutti i costi rende difficile la valorizzazione dell'antico ed originario significato filosofico e pedagogico delle arti marziali orientali.

Arriviamo così a parlare del giovane adulto, il quale può essere compreso in senso analogico attraverso una parola: valore. Valore inteso come persona valorosa, ricca di energie, con dei sogni da realizzare. Ma valore inteso anche come un ciclo di vita ricco di valori morali.

Importante è il discorso riguardante soprattutto il concetto di intimità e di amore nella giovane età adulta, un'età in cui la persona soffre perché vorrebbe esprimere al mondo tutta la sua energia (anche attraverso l'intimità e l'isolamento) ma che in realtà non riesce a tirare fuori, perché offuscato da falsi valori e da una realtà sociale fuorviante e distruttiva pedagogicamente. Uno dei modi per evitare che ciò accada può riguardare la pratica delle arti marziali tradizionali.

Tra queste, il Kung Fu di Okinawa risulta essere particolarmente efficace proprio perché riesce a definire i compiti di sviluppo della persona, attraverso i suoi valori e il suo metodo di insegnamento prettamente tradizionale, e probabilmente risulta essere oggi, grazie soprattutto ai nuovi percorsi pedagogici, un'arte marziale per la riscoperta dell'essere umano. In quest'arte il praticante non si trova definito in una gerarchia in cui le cinture più alte hanno più importanza rispetto a quelle inferiori, ma al contrario ci si trova tutti allo stesso livello perché l'allievo apprende dal maestro e il maestro riceve dall'allievo.

In questo modo si cresce tutti insieme. Inoltre il giovane è sostenuto nella ricerca e valorizzazione dei propri talenti e nella sperimentazione ed adattamento del proprio stile relazionale, tra intimità e isolamento.

Questo stile è in continua evoluzione e per tale motivo, diviene sempre più efficace sia dal punto di vista dell'autodifesa sia dal punto di vista pedagogico. In sintesi questa è un'arte caratteristica che ha molto da offrire al mondo delle arti marziali, soprattutto per quanto concerne lo sviluppo della personalità. In questo modo abbiamo risposto alle ultime domande poste nell'introduzione.

Infine sono convinto che lo sport ha in sé importanti valori educativi che l'arte marziale da sola non può offrire, ma anche che l'arte marziale come forma di allenamento fisico, psichico e spirituale ha importanti valori educativi che altri generi di sport non contemplano. Per questo motivo ritengo che un praticante di quest'arte per essere ancora più completo dovrebbe unire queste due esperienze.

In questo senso il lavoro da fare è ancora lungo, per questo motivo mi auguro che in futuro altri allievi appartenenti a questa arte, tentino con tutte le forze di migliorarla sempre di più in modo da rendere un servizio sempre più ricco e competente alla persona che vuole svilupparsi in tutti i sensi.