Confucianesimo, Zen e arti marziali
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Confucianesimo, Zen e arti marziali

Il ruolo delle filosofie orientali e delle religioni sulla nascita e lo sviluppo delle arti marziali. Storia del confucianesimo. La figura di Confucio. Il buddhismo. Il buddhismo Zen. La figura di Siddharta

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Confucianesimo, Zen e arti marziali

Confucianesimo

Il Confucianesimo si sviluppò in contemporanea con il Taoismo e non fu praticamente quasi mai in contrapposizione con esso, anzi in alcuni suoi testi, il Taoismo viene utilizzato per spiegare la natura dell'universo. Confucio visse fra il sesto e il quinto secolo a.C. in un periodo caratterizzato da decadimento morale. Essendo un educatore egli promuoveva l'ordine sociale attraverso la completezza dell'essere umano. Secondo Confucio l'uomo può perfezionarsi attraverso lo studio e cercare lo Jen ossia l'"umanità" o la "sensibilità umana".

Altro principio importante da ricercare per il perfezionamento umano è il ovvero l'importanza dei riti e delle cerimonie. In realtà questo termine può anche essere inteso come l'importanza del rapporto tra genitori e figli, tra fratelli, tra parenti ecc.

Jen e Lì generano come conseguenza Hsiao che consiste non solo nel rispetto dei genitori e nel culto degli antenati, ma deve diventare virtù morale e sociale. Per riuscire a possederla bisogna vincere il proprio orgoglio e i propri risentimenti.

Altra virtù fondamentale è I cioè "rettitudine" e che consiste nella disposizione personale a fare del bene.

Questi quattro elementi sono quelli che contraddistinguono l'essere umano dall'individuo. Tra i tanti concetti insegnati da Confucio, uno dei più importanti è il concetto del "giusto mezzo" ovvero agire senza esagerazioni.

Successivamente, un secolo dopo Confucio, troviamo Mencio (Meng Tzu) un altro noto filosofo confuciano. Egli sosteneva che l'uomo era naturalmente buono, ma che per mantenere tale bontà doveva praticare le virtù descritte da Confucio. Questo pensiero troverà contrapposizione in Hsun Tzu (Mo Ti) un altro filosofo confuciano del terzo secolo avanti Cristo, il quale sosteneva che l'essere umano nasce cattivo ma diventa buono praticando le virtù descritte da Confucio.

Le arti marziali vengono continuamente influenzate dal confucianesimo durante tutta la loro storia, e ancora oggi troviamo molti riti che si effettuano durante la loro pratica, i quali appartengono alla filosofia confuciana. Lo stesso Confucio consigliava la pratica delle arti marziali e sembra che egli insegnasse il tiro con l'arco e l'equitazione (corsa con i carri da guerra).

Oggi ritroviamo molti aspetti del confucianesimo nelle arti marziali come ad esempio il saluto all'inizio e alla fine della lezione, la relazione fra maestri e allievi, fra allievi anziani e nuovi allievi, il rispetto dei gradi, la cortesia, la venerazione per gli antichi capiscuola ecc. Tutti questi aspetti devono venir fuori dall'animo umano e non devono essere forzati in alcun modo. Senza questi rituali, le arti marziali perdono molta della loro educabilità diventando attività violente o semplici sport.

Buddhismo Ch'an (Zen)

Il suo fondatore, Buddha, visse tra il 560 e il 480 avanti Cristo. Suo padre, il re Suddhodana cercò di allontanare dalla vita del figlio, a cui aveva imposto il nome di Gotama, tutto ciò che poteva turbarne la felicità. Essa però, dopo alcuni anni, fu profondamente sconvolta dalla vista della povertà, della vecchiaia, della malattia e della morte. In questo modo Gotama si rende conto che la vita non è fatta solo piacere ma anche dalla sofferenza umana e così, in seguito, intraprende l'ascetismo.

Egli però, dopo lunga ricerca, si rende conto che anche questa via insieme a quella dei piaceri è inutile per estinguere la sofferenza e per questo motivo intraprenderà un sentiero mediano tra questi due estremi. Così giunge a scoprire le Quattro Sante Verità ovvero:

  • La sofferenza esiste: "Nascita è dolore, vecchiaia è dolore, morte è dolore, tormento, tristezza, afflizione, strazio sono dolore, non avere ciò che si brama è dolore"
  • Il dolore ha le sue cause che sono la sete di benessere, la sete di piaceri, la sete di esistenza
  • La sofferenza può essere eliminata eliminando le sue cause, estinguendo cioè le brame dell'uomo mediante il distacco totale, il completo annientamento dei desideri
  • Per eliminare le cause della sofferenza bisogna seguire l'ottuplice sentiero costituito da: fede pura, propositi puri, linguaggio puro, azione pura, vita pura, sforzo puro, memoria pura, concentrazione pura

Il Buddhismo si suddivide in due rami fondamentali ed in numerose sette o scuole:

  • Il Buddhismo Hinayana (Piccolo Veicolo) diffuso nel Sud dell'Asia. Esso si atteneva alla dottrina originaria
  • Il Buddhismo Mahyana (Grande Veicolo) diffuso in Cina e in Giappone e che dava una interpretazione più ampia alla dottrina insegnata

All'origine del Buddhismo zen si ritrovano i principi simili a quelli presenti nel Taoismo e nel Confucianesimo e che combaciano con il Buddhismo Mahyana. Tracce dello zen cominciano a diffondersi fra il 384 e il 413 ad opera del monaco-dotto indiano Kumarajiva che promulgò i sutra mahyana in Cina.

Al suo principale discepolo Seng-chao andò il compito di copiare e tradurre tali testi, dato che egli si era convertito al buddhismo dopo la lettura del Vimalakirtti Sutra, testo che ha esercitato sullo zen un'influenza notevole. Gli scritti di Seng-chao, come commentario di questo testo sono pieni di citazioni e frasi taoiste dato che usava quest'ultime per spiegare il buddhismo.

La storia che viene tutt'oggi narrata su Bodhidharma (520) sembra nasca dalla necessità nei tempi antichi di trovare una guida per una nuova filosofia che veniva introdotta in Cina e che potesse stare al passo del taoismo e del confucianesimo.

In realtà troveremo in quel periodo diversi studiosi che porteranno avanti lo zen: Tao-sheng (360-434) che risulta il primo chiaro ed inequivocabile espositore della dottrina del risveglio. Successivamente tali studi vengono ripresi nel sesto secolo d.C. da Hui-yuan

Nell'845 vi fu una breve ma intensa persecuzione del buddhismo da parte dell'imperatore taoista Wu-tsung il quale fece distruggere templi e monasteri e costrinse i monaci a tornare ad una vita laica. Poco tempo dopo, l'imperatore morì e il buddhismo poté rientrare nella tradizione cinese più forte di prima. Soprattutto lo zen, in questo periodo fece contare centinaia di monaci sparsi per tutta la Cina, tanto che divenne un problema riuscire a mantenere la purezza originaria dello zen data la continua suddivisione delle varie scuole che insegnavano tale via di pensiero. In questo modo ci fu via via una trasformazione delle associazioni di uomini maturi con interessi spirituali a convitti religiosi per adolescenti in cui la disciplina aveva un ruolo dominante.

Intorno al 1004 il Ch'uan Teng Lu di Tao yuan cita le problematiche relative alla supremazia della prosperità e del potere nelle istituzioni spirituali e di come risolverle. Più importante era sicuramente stabilire la "successione apostolica" per la tradizione zen, in modo che nessuno poteva reclamare la carica, se il proprio satori (lampo di intuizione) non fosse approvato da qualcuno che a sua volta avesse ricevuto approvazione. Per risolvere questo problema lo zen si affidò ad una specie di esame spirituale denominato koan (pubblico documento).

Il sistema koan comprende il superamento di uno o più esami basati sugli aneddoti degli antichi maestri. La scuola Rinzai dello zen fu introdotta in Giappone nel 1191 dal monaco della setta T'ien-t'ai Eisai, che fondò monasteri a Kyoto e a Kamakura sotto il patronato imperiale. Nel 1227, Dogen introdusse la scuola Soto che fondò il grande monastero di Eihiji, rifiutando di accettare i favori imperiali.

In questo periodo nasce il Bushido, ovvero una specie di Tao del guerriero, che in sostanza è l'applicazione dello zen all'arte della guerra. Ma lo zen, in Giappone, non si è limitato solamente alle arti marziali in questo periodo, ma anche a tutti gli aspetti della vita quotidiana giapponese, dalla poesia alla pittura, dal linguaggio all'architettura, dalle professioni ai mestieri.

Dogen in particolare è stato di fondamentale importanza per l'importazione dello zen in Giappone, tramite la su opera, lo Shobogenzo, trattando ogni aspetto del buddhismo. Entrambe queste due scuole zen, Rinzai e Soto, danno enorme importanza allo za-zen, ossia meditazione seduta, utile per la corretta respirazione e per il mantenimento della posizione.

Dal 1700 ad oggi nello zen giapponese troviamo occasionalmente citazioni riguardo allo zen praticato durante l'attività. Questo fu certamente vero a proposito del monaco guerriero Bankei, e tale principio influenzerà tutte le arti, soprattutto le arti marziali a partire dal tiro con l'arco, alla scherma, al ju-jutsu fino alle arti marziali moderne.

Teorie buddhiste zen applicate al Kung Fu

Il buddhismo zen è una pratica e una visione della vita che non appartengono a nessuna categoria formale del moderno pensiero occidentale. Le teorie dello zen sono in armonia con quelle del taoismo dato che, come abbiamo avuto modo di vedere dalla storia, si sono sviluppate parallelamente. In ogni caso è bene ricordare almeno tre principi zen che sono parte integrante delle arti marziali:

  • Il vuoto mentale: il concetto per cui possiamo intravedere che c'è del buono e del positivo anche nel pessimo e nel negativo e viceversa. Bisogna cominciare prendendo in considerazione la relatività della vita e non prendere in considerazione quest'ultima solo come bene materiale e assoluto.
    "Quando non siamo più identificati con l'idea di noi stessi, l'intero rapporto tra soggetto e oggetto,[…], subisce un cambiamento improvviso e rivoluzionario. Diviene un rapporto reale, una mutualità in cui il soggetto crea l'oggetto proprio nella stessa misura che l'oggetto crea il soggetto. Il conoscente non si sente più indipendente dal conosciuto".
    L'importanza di questo concetto può essere reso forse meglio dall'esempio dell'agire senza pensare di agire, ad esempio quando leggiamo un libro noi non ci concentriamo sul concentrarci sul libro, semplicemente leggiamo. Allo stesso modo quando si pratica lo zen non bisogna pensare allo zen
  • La non azione: si intende in questo modo la reale naturalezza dello zen nello spontaneo modo di evolversi della vita. Ad esempio ci libera dalla convenzione sociale del condizionamento dell'individuo da parte del gruppo, nonché dagli effetti di questo condizionamento mentale che generano una paralisi del pensiero e un'ansietà dovuta alla eccessiva coscienza di sé.
    "Il condizionamento sociale favorisce l'identificazione della mente con un'idea fissa di sé come mezzo di autodisciplina, e di conseguenza l'uomo pensa di sé quale io, l'ego".
    Ma per lo zen tale concezione è priva di autentica naturalezza e per questo promulga l'idea che la vita spontanea non può essere realizzata tramite la ripetizione di pensieri o affermazioni, ma tramite l'annullamento di questi accorgimenti
  • La meditazione za-zen: ossia la meditazione stando seduti, è la principale pratica zen che tutt'oggi appare estranea alla concezione occidentale perché vista come perdita di tempo.
    In realtà risulta essere più che l'opposto di tale concezione. Non è solo un modo di riflettere e di unire i due concetti precedentemente descritti e metterli in pratica, ma è anche e soprattutto un modo di vedere il mondo per quello che è veramente, privo di astrazioni e categorie o simboli. È il riuscire a diventare tutt'uno con l'energia dell'universo. Da qui nasce e si sviluppa il Budo ossia Bu "interrompere la lotta" e Do "via", quindi la via della pace che è stata rinominata come la via del guerriero.
    Infatti il budo non promuove la violenza, ma la forza e la saggezza che devono essere raggiunte con la pratica delle arti marziali e dello zen congiuntamente.
    Chi segue questa via combatte contro se stesso consapevole che non esiste vittoria o sconfitta e che la pratica delle arti marziali sono l'iniziazione alla vita e alla morte