Elementi didattico - pedagogici
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Elementi didattico - pedagogici

5 le regole fondamentali: determinazione nella pratica, allenamento con il cuore e lo spirito, sviamento dall'auto-esaltazione, vedere attraverso te stesso e apprendere attraverso gli altri, seguire le regole dell'etica nella vita di ogni giorno

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Elementi didattico - pedagogici

Possiamo affermare che il Kung Fu di Okinawa permette, attraverso l'allenamento continuo ed il movimento armonico, di sviluppare e rendere conscia la propria individualità, portando il praticante verso l'armonia e l'equilibrio e donandogli una maggiore consapevolezza di sé e delle proprie capacità.

Gli elementi didattico - pedagogici che verranno presentati più avanti nella pagina, dovrebbero essere sempre presenti in tutti i corsi di Kung Fu di Okinawa, anche se purtroppo ancora oggi non è così e si continua a puntare sempre più ad enfatizzare il combattimento e l'autodifesa fine a se stessa. Di sicuro sappiamo però che in quei corsi in cui si utilizza questa metodologia di allenamento gli elementi didattico - pedagogici presentati ci sono sempre tutti!

Sono 5 le regole fondamentali da osservare assolutamente se si desidera capire veramente l'arte marziale da un punto di vista pedagogico:

  • determinazione nella pratica: risulta di essenziale importanza pensare che nel combattimento la tecnica portata deve essere viva, esplosiva e definitiva. Ciò viene rapportato all'esistenza di ogni giorno nella quale la determinazione e la concentrazione sono tutto
  • allenamento con il cuore e lo spirito: spesso lo scoraggiarsi di fronte a difficoltà della pratica, porta a rifugiarsi nella teoria. La vera pratica però non si realizza a parole ma allenandosi concretamente. Solo capendo il significato delle tecniche, e non ricordandole a memoria, si può comprendere la relazione fra esse e capire completamente il senso e lo spirito dell'arte. Allenarsi assiduamente ci rende maestri dell'arte, facendo si che si formi in noi un carattere perseverante, indispensabile per la realizzazione di se stessi
  • sviamento dall'auto-esaltazione: dimostrare fuori dalla palestra che si è più forti perché s pratica un'arte marziale è disonorevole per se stesso e per l'arte scelta. Bisogna sviluppare la virtù della modestia e la pratica dell'umiltà, guidati da un senso interno, superando l'atteggiamento "dimostrativo" presente in numerosissime persone. Solo in questo modo si impara a pensare senza la preoccupazione di ciò che gli altri pensano di noi
  • vedere attraverso te stesso e apprendere attraverso gli altri: il Kung Fu di Okinawa forma nella psiche la funzione del principio di realtà verso se stessi e verso gli altri, di modo che possiamo valutare in maniera realistica i pregi e i difetti che ci appartengono. Dagli altri invece dobbiamo apprendere ciò che è buono per noi e lasciare ciò che non ci serve o è dannoso. La capacità di vedere la realtà per ciò che è, educa a riconoscere il limite di ogni persona e che fa parte dell'esistenza di ognuno d noi
  • seguire le regole dell'etica nella vita di ogni giorno: con etica ci si riferisce all'insieme dei principi che gli uomini stabiliscono nella vita civile e sociale per vivere insieme e condividere la propria esistenza. Questo richiama l'atteggiamento della reciprocità cioè aiutare gli altri e saper chiedere assistenza quando serve

Il Kung Fu di Okinawa unisce l'armonia della mente al benessere del corpo, scoprendo in questo modo la vera essenza dell'essere umano, il suo spirito.

Per raggiungere tale obiettivo il praticante deve necessariamente attraversare ogni tassello pedagogico che fa parte del Kung Fu di Okinawa. Questi elementi vengono di seguito riassunti.

Il saluto

Il saluto viene eseguito all'inizio e alla fine di ogni allenamento ed ha una funzione psicologica e relazionale in base al contesto nel quale si svolge. Difatti nasce dalle tradizioni confuciane e si evolve con il tempo in tradizione giapponese con due modalità di esecuzione, in posizione eretta e in ginocchio. La prima si esegue con i talloni adiacenti ed i piedi direzionati a 45°, piegando il busto in avanti di circa 30°, mantenendo lo sguardo fisso in avanti e le braccia lungo i fianchi. Con la flessione del busto in avanti, tenendo sempre gli occhi in direzione di chi ci sta di fronte, viene realizzato il gesto del saluto in sé. Il capofila, solitamente rappresentato dalla cintura più alta, impartisce dei comandi verbali che attivano negli allievi del corso un atteggiamento psichico di concentrazione,di riconoscenza e rispetto verso il maestro. Dopodiché si risolleva il busto e si torna alla posizione iniziale. La seconda modalità di esecuzione, ovvero in ginocchio (Zazen) viene svolta nello stesso modo ma rimanendo in ginocchio e assume lo stesso significato del saluto in piedi ma con in più una percezione differente dei cambiamenti psico-fisici che si verificano.

Nel Kung Fu di Okinawa, il saluto rappresenta un importante principio filosofico: la mano destra chiusa a pugno e la sinistra aperta rappresentano la forza e la cedevolezza, due forze opposte e complementari, in conformità con il pensiero taoista riguardo lo yin eyang, i due poli opposti che interagendo danno vita e armonia.

In generale come abbiamo detto in precedenza, questo è un rito e il suo significato pedagogico può essere descritto così:

  • invito a realizzare un atteggiamento di concentrazione all'interno della propria persona
  • il saluto svolge il ruolo di demarcatore temporale tra l'attività quotidiana prima dell'allenamento, l'allenamento ed il dopo allenamento e crea una separazione spaziale tra la palestra dove si pratica l'arte marziale e l'altrove dove si fa altro. In questo contesto il saluto conferisce alla pratica del Kung Fu di Okinawa la qualità del sacro, ovvero ciò che non può essere violato e contaminato
  • Auto - attiva la relazione che esiste tra il corpo e la mente. Il praticante riconosce il cambiamento della condizione psicofisica nella quale la sensibilità precede l'attivazione cognitiva e la concentrazione non si fissa più sulla realtà esterna ma sue quella interna

Il saluto esprime il valore dell'appartenenza, della continuità nella tradizione e della evoluzione dell'arte, è un segno del riconoscimento dell'autorevolezza del maestro che guida l'allenamento e che condivide tutta la sua conoscenza ed esperienza dell'arte marziale in questione. Testimonia in questo modo il valore del rispetto e dell'umiltà dei praticanti, il primo inteso come riguardo sia per ciò che viene insegnato sia per la persona che lo insegna, il secondo inteso come disponibilità ad accogliere ciò che viene trasmesso. Rispetto ed umiltà vanno distinti dal valore dell'obbedienza. Il praticante di Kung Fu di Okinawa non obbedisce all'autorità del maestro dato che sceglie volontariamente di seguire il suo insegnamento. Ciò viene esplicitato consapevolmente nel saluto iniziale, esprimendo la libera e responsabile assunzione del ruolo di praticante che segue il maestro.

Nel Kung Fu di Okinawa senza il maestro la componente di ruolo scompare ed il saluto esprime la condizione di auto-determinazione e di auto-realizzazione nella quale si sperimenta ciò che è stato appreso per personalizzarlo, senza il bisogno di una guida.

Il saluto alla fine dell'allenamento, oltre ad avere gli stessi significati di rispetto ed umiltà del saluto iniziale, esprime il senso di compimento che si realizza quando l'azione ritorna al punto di partenza. Infine possiamo affermare che il saluto finale rende oggettivo il limite della pratica, il quale non può essere superato; oltre il saluto finale si apre un'altra dimensione di realtà che non è più Kung Fu.

il compimento è il valore esistenziale che dà il senso dell'inizio e della fine, dello svolgimento e dell'agire, dello scorrere e del divenire della vita

Possiamo affermare quindi che il saluto concretizza quindi due compiti di sviluppo per il giovane adulto. Il primo riguarda la realizzazione della virtù dell'amore, infatti, come detto in precedenza il saluto svolge un ruolo di rispetto ovvero riguardo per ciò che insegna il maestro e di conseguenza nascita della virtù dell'amore. Il secondo compito di sviluppo riguarda l'acquisizione di competenze, infatti se praticato da soli, il saluto rappresenta la determinazione nell'acquisizione competente di allievo
che riesce a gestire l'allenamento da solo.

La posizione di yoi

Dopo il saluto si passa alla posizione in piedi di yoi che significa essere pronti. Il praticante ha i talloni distanti secondo l'ampiezza delle anche, lo sguardo verso avanti, il corpo in posizione eretta e ben disteso.

Questa posizione esprime l'essere pronti, ovvero un atteggiamento di vigilanza rilassata dell'unità corpo-psiche nella quale vi è assenza di rigidità e di attenzione cognitivo razionale. La mente è allo stesso tempo vuota e pronta appena il maestro darà il segnale per cominciare l'allenamento. Tale atteggiamento si forma con gradualità nella personalità del praticante che impara a rimanere calmo e concentrato. Anche in questo caso si delineano due compiti di sviluppo che si concretizzano per il giovane adulto. Il primo è rappresentato dal bisogno di guida da parte del mentore, soprattutto nel momento in cui si è pronti al suo comando a cominciare l'allenamento. Il secondo è rappresentato dall'impulso all'espansione inteso soprattutto come voglia di impegnarsi al lavoro (motorio in questo caso).

I ruoli

Nel corso di Kung Fu di Okinawa compaiono tre ruoli fondamentali: il praticante, il maestro, il gruppo. Il praticante è colui che cerca di fondere se stesso nell'arte marziale divenendo egli stesso Kung Fu di Okinawa, sotto la guida del maestro ed attraverso l'apprendimento e l'allenamento perfeziona le tecniche realizzando un'esperienza culturale ed una formazione psicologica. È evidente che per il giovane adulto ciò rappresenta un importante realizzazione della sua necessità di acquisire una competenza, che in questo caso è data dall'accettazione del ruolo di allievo.

Il maestro di Kung Fu di Okinawa rappresenta l'espressione del sapere appreso da altri maestri, è la guida che con la sua esperienza trasmette anche la sua pratica personale evoluta nel tempo. Egli rappresenta il tramite attraverso cui il praticante forma la sua personalità. Il maestro vede ciò che l'allievo non riesce a vedere, lo corregge dandogli la possibilità di comprendere il senso di ciò che fa. Di fondamentale importanza è la trasmissione della sua esperienza in campo di arti marziali all'allievo, lasciando però che egli percorra la sua strada, evitando in questo modo di creare altre copie di sé.

Chi insegna il Kung Fu di Okinawa infatti non dovrebbe mai credere di essere il più forte da prendere come unico modello e non dovrebbe mai volere che gli altri si conformino alla sua immagine. Per il giovane adulto il maestro altro non è che il mentore.

Il gruppo rappresenta il contesto umano in cui si svolge l'allenamento e nel praticante sviluppa la capacità di relazionarsi con gli altri valorizzando l'autonomia personale altra importante caratteristica di cui il giovane adulto ha bisogno per realizzarsi nel miglior modo possibile.

Il concetto di autonomia

Tale concetto si riferisce alla capacità del praticante di essere sempre attivo durante l'allenamento perché è solo con sé stesso. In questo processo egli sviluppa:

  • la capacità di separare il mondo esterno dal mondo interno
  • uno stato di coscienza che mette in relazione la percezione e l'intelletto
  • l'atteggiamento di ascolto interiore
  • tramite l'apprendimento delle tecniche, il praticante, diventa consapevole che soltanto lui può percepire l'arte per cui sperimenta l'essere solo con se stesso

La condizione di autonomia presenta uno spazio in cui confluiscono e si integrano elementi della personalità che permettono di formulare nel pensiero la personale costruzione della realtà.

Colui che è educato a vivere "l'essere solo" si trova in contatto con se stesso e riesce a cogliere il benessere nella solitudine e l'isolamento, tramite il raccoglimento interiore e la riscoperta di se stessi, caratteristica questa indispensabile per il giovane adulto.

Il Kung Fu di Okinawa inoltre promuove l'auto-attivazione, processo che è insito nella natura umana, la quale è finalizzata alla crescita spirituale.

È importante tenere sempre a mente che in questa disciplina la capacità di rimanere soli con se stessi e ascoltare il proprio corpo è fondamentale, non esiste che qualcuno ci venga vicino e chiacchieri con noi per riattivarci, l'attivazione deve essere un processo continuo che dura per tutto l'allenamento.

Il praticante di Kung Fu di Okinawa sa quando è il momento di collaborare e condividere con l'altro la sua umanità ed il suo "limite" di essere uomo, facendo in modo di realizzare in modo completo l'altro. È in questo momento che scaturisce il bisogno di comunione, ovvero l'amore:

la tendenza ad andare da sé verso un altro sé

Il concetto di relazione

Essa si stabilisce, durante la pratica, con il saluto e si realizza nel rapporto con il maestro e con i compagni di dojo. Di questo concetto fa parte soprattutto il combattimento. In questa esperienza ogni praticante è solo con se stesso, ma comprende anche che senza l'altro non gli sarebbe possibile combattere. Da qui si può dedurre che il combattimento è composto da collaborazione, condivisione e cooperazione, ovvero il contrario della violenza, della competizione, del sentirsi il migliore. Tutto ciò porta all'acquisizione da parte del giovane adulto del necessario equilibrio tra intimità e isolamento, e alla nascita, attraverso la relazione con l'avversario in combattimento, della virtù dell'amore ed infine alla spontanea evoluzione dell'impulso all'espansione.

Un altro elemento importante del concetto di relazione riguarda l'esperienza fatta dal maestro del "seguire" e del "guidare" : "si insegna agli altri e si impara dagli altri". La capacità nel saper seguire e nel saper guidare richiede la formazione di una personalità flessibile. Il ruolo del maestro è paragonabile a quello del mentore che accompagna l'allievo giovane adulto verso la realizzazione del sogno personale.

Anche il gruppo prende parte a questo concetto di relazione, dato che in esso l'allenamento è importante per la formazione alla serena socializzazione dato che si viene osservati dagli altri compagni, dal maestro e dagli eventuali spettatori.

La pedagogia delle tecniche

Di ogni tecnica bisogna analizzare due aspetti fondamentali che sono la forma e l'efficacia.

La forma è l'espressione esteriore e visibile della tecnica e rappresenta il prodotto dello sforzo compiuto dai guerrieri dell'antico Giappone, dai maestri fondatori delle varie arti marziali e dai loro successori di ricercare l'espressione corporea perfetta per migliorarne l'efficacia in combattimento

Dato che le tecniche devono essere apprese, il praticante sperimenta che il Kung Fu di Okinawa richiede un processo di apprendimento che attraversa il corpo e la mente.

L'apprendimento è un processo che si perfeziona con l'allenamento e richiede una guida

Per progredire nell'apprendimento il praticante deve necessariamente capire il significato delle tecniche che sta eseguendo e tramite la loro forma che si manifesta esteriormente riesce a capire quanto è stato acquisito interiormente, riguardo la propriocettività del corpo e nella comprensione mentale.

L'efficacia è data dall'unione della forza derivata dalla contrazione muscolare, dalla respirazione e dalla coordinazione bio-meccanica delle varie parti dell'organismo. Essa varia a seconda del livello di acquisizione delle forme tecniche, delle condizioni corporee e dello stato psico-fisico. Quando forma ed efficacia si uniscono abbiamo la forma efficace, una sorta di tecnica "perfetta".

La continua ricerca della perfezione delle tecniche, ci permette di conoscerci interiormente passando attraverso la percezione del nostro corpo, della nostra mente e del nostro spirito e permette l'acquisizione dei necessari compiti di sviluppo del giovane adulto, per via della comprensione dei valori educativi delle tre dimensioni di corpo, psiche e spirito.

Ki

Esso esiste nel profondo dell'energia fisica e che è creata dall'esistenza, espressione del flusso "impalpabile" della vita. L'energia propriamente detta è una manifestazione del ki. Il ki può essere nelle persone più o meno forte e dipende dal modo di trasformare l'energia vitale di quest'ultime. Finché c'è vita il ki è in noi e va rinnovato continuamente attraverso la pratica Zazen,esercitandosi in combattimento e tramite la respirazione. Un ki debole porta alla paura e ciò avviene perché il praticante è troppo attaccato al suo ego. Soprattutto durante il combattimento bisogna avere la stessa coscienza dell'avversario e non andare contro di lui, ma con lui. Il ki rappresenta per il giovane adulto senz'altro l'impulso all'espansione di sé al mondo attraverso la manifestazione della sua energia interna.

Kime

Con questo termine si indica il momento in cui la forma, l'efficacia, la coordinazione muscolare, la respirazione e il kiai si compenetrano in un unico atto. Il kime rappresenta l'espressione della massima decisione e potrebbe essere definito come l'unità di corpo, mente e spirito che nel momento dell'esecuzione del gesto tecnico manifesta la totalità dell'"Essere- Persona-Pensante". Nel kime il praticante "esiste compiutamente e totalmente nel proprio atto- consapevole nel quale integra il tempo, la percezione di sé, il pensiero e l'ambiente".

Anche in questo caso troviamo per il giovane adulto la comprensione della sua necessità all'espansione, ma anche la comprensione di tutti quei valori educativi che fanno parte delle tre dimensioni dell'uomo e del Kung Fu di Okinawa.

La perfezione nelle arti marziali è un'utopia e non potrà mai essere raggiunta. Però ci si può avvicinare sempre di più attraverso gli allenamenti continui.

Kiai

Questo termine si compone di ki, che significa energia, e di ai che significa unione, e dunque il suo significato complessivo è "unione dell'energia: un solo grido, un solo istante in cui si condensa tutto lo spazio e tutto il tempo, il cosmo intero". Rappresenta il grido emesso dal praticante durante l'esecuzione del kime ed è uno stimolo sonoro prodotto da una esplosiva emissione di aria sulle corde vocali, dovuta alla contrazione rapida del diaframma, serve per esprimere il massimo della forza. I giapponesi sostengono che durante la pratica del kime, il praticante si sente pervaso dal ki (energia) resa manifesta dal kiai. Attraverso questa pratica il giovane adulto concretizza la sua necessità di esprimere la sua presenza al mondo.

La respirazione

La respirazione serve per assimilare l'ossigeno ed eliminare l'anidride carbonica nociva per i processi dell'organismo, inoltre risulta fondamentale per mantenere l'equilibrio dei gas nel sangue. Contemporaneamente agli effetti somatici la respirazione produce nella mente uno stato di calma, di concentrazione interiore, di introversione dell'attenzione e di stimolo per l'auto-attivazione. Infatti il ritmo respiratorio serve per trasmettere un senso di tranquillità.

Nel Kung Fu di Okinawa viene adottata una respirazione particolare nella quale l'inspirazione è breve mentre l'espirazione è lunga e forzata. Questo tipo di respirazione permette di realizzare:

  • La coscienza delle funzioni vitali
  • La percezione degli automatismi dell'organismo
  • La volontà e la sua influenza sugli automatismi fisiologici

La respirazione è molto importante, può esprimere lo stato d'animo delle persone in quanto essa è collegata con le emozioni, per questo motivo il praticante con l'allenamento riesce a migliorare la percezione e la conoscenza del suo stato emozionale.

L'atto respiratorio nella prospettiva simbolica concepisce l'inspirazione come ispirazione: il soffio creatore che entra nell'uomo, e l'espirazione come una metafora della espressione del sentimento

Di conseguenza per il giovane adulto la respirazione ha una duplice funzione: quella di continuare ad affermare il suo bisogno di espansione alla vita e quello di realizzazione del sogno personale. Con l'allenamento, la respirazione diverrà ki (l'energia, il vigore).

In Zazen, attraverso la corretta postura si possono equilibrare lo spirito e la respirazione

Autocontrollo

La capacità di realizzare il kime rappresenta la migliore condizione per apprendere bene l'autocontrollo delle tecniche ed evitare in questo modo di arrecare danno al compagno-avversario. L'autocontrollo induce effetti positivi sulla personalità:

  • riesce a sviluppare un senso di sicurezza e padronanza della propria forza, infatti l'energia vitale viene erogata secondo un'intensità che dipende dalla volontà del praticante. Inoltre il praticante si rende conto che l'uomo è "composto di natura in quanto istintività e di apprendimento culturale in quanto capace di auto-controllo"
  • consente di formare il senso dell'altro attraverso la relazione, in questo modo il compagno- avversario viene rispettato e riconosciuto salvaguardando la sua incolumità
  • bandisce la violenza che invece sembra predominare in molti sport di combattimento
  • Rende l'arte marziale un sistema educativo e gli conferisce un metodo per formare la persona

Di conseguenza attraverso l'autocontrollo, si concretizza il necessario equilibrio tra intimità ed isolamento, il bisogno di autonomia e l'acquisizione di competenze del giovane adulto.

Zazen

Essa viene solitamente riferita alla posizione in cui si medita, ma in realtà questa definizione è approssimativa se non del tutto errata. Zazen non è una "meditazione" nel senso in cui viene inteso nel Cristianesimo o nell'Induismo. Esso non è né un pensiero né un non pensiero, è al di là del pensiero e della coscienza personale e in armonia con l'universo. Esso è l'espressione del ritorno alla condizione naturale dell'uomo.

È errato pensare allo Zazen come un metodo per raggiungere l'illuminazione, la pratica della meditazione, della concentrazione della postura del Buddha non ha niente a che fare con questo. La sue essenza invece è rappresentata dalla postura, dalla respirazione e dalla disposizione dello spirito.

Zazen si pratica seduti su un cuscino, le gambe sono incrociate secondo la posizione del loto: il piede destro sulla coscia sinistra e il piede sinistro sulla coscia destra, le piante dei piedi rivolte verso l'alto. Il corpo è eretto con il bacino bilanciato in avanti. La testa è dritta, il mento rientrato in modo che il naso si trovi sulla verticale dell'ombelico. Le mani riposano sulle cosce rivolte vero l'alto con i pollici uniti. Gli occhi sono socchiusi.

L'esperienza Zazen consente di scoprire al praticante la sua essenza vitale. Non deve essere inteso come tensione o rilassamento ma come vera libertà e armonia.

Questa pratica rappresenta per il giovane adulto la comprensione di tutti quei valori educativi presenti nell'arte marziale, i quali conducono alla realizzazione di tutti i compiti di sviluppo necessari per superare nel modo migliore questo ciclo ed essere pronti a! success1vo, quello cosiddetto della media eta adulta.