Intervista a Marcello Orecchia
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Intervista a Marcello Orecchia

Il Kung Fu di Okinawa: l'intervista a Marcello Orecchia, allievo di John Armstead. Il modello pedagogico di uno dei più famosi maestri del Kung Fu di Okinawa

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Intervista a Marcello Orecchia

Ci può descrivere brevemente come è iniziata la sua vita dedita alle arti marziali?

Ho cominciato stimolato dai film di arti marziali che giravano in quel periodo, anche se qualcosa di innato per le arti marziali in me c'era già. Ho cominciato a fare judo nel 1967, quindi prima del boom dei film sul Kung Fu degli anni '70. Successivamente mi sono interessato di più al Karate che al judo, soprattutto perché seguivo qualcosa di più efficace a livello di difesa personale, mentre il judo era considerato uno sport.

Nel 1974, venuto a conoscenza che il maestro John Armstead aveva aperto il primo corso di Kung Fu di Okinawa vicino casa mia, decisi di praticare questa disciplina. Mi sono trovato bene sin da subito nel suo corso, passando in questo modo mesi e anni al suo corso, 37 anni di esercizio continuo e ininterrotto. Con il tempo ci si rende conto che oltre all'autodifesa, questa disciplina cura molto l'attività fisica quasi per prepararti all'agonismo, ma soprattutto qualcosa di molto profondo in noi. Di solito si afferma che l'arte marziale diviene uno stile di vita, ma in questo caso diventa qualcosa in più, diventa un modo di concepire la vita, poi ti entra dentro e lo senti minuto per minuto nella tua vita, tutto il giorno e tutti i giorni.

Quando cominciò ad insegnare quest'arte marziale per la prima volta, che approccio si aspettava dagli allievi e quale fu?

Non avevo un fine ultimo per chi frequentasse il mio corso, volevo solo che nascesse un interesse in loro per ciò che può esserci oltre l'arte marziale intesa in senso agonistico, infatti agli inizi noi partecipavamo alle nostre gare. Volevo che con il tempo quest'arte marziale portasse ad una maturazione nei ragazzi che frequentavano il corso. I successi sono stati tanti, in 27 anni che insegno i legami che si sono creati con gli allievi sono stati tanti. Per me l'importante era che la maturazione arrivasse con il tempo senza forzare, bastava riuscire a trasmettere qualcosa che veniva recepito e che poteva portare alla formazione della persona. Vedere di riuscire ad ottenere tali risultati è bellissimo

Come si è evoluto nel tempo il rapporto con i suoi allievi sul dojo?

Man mano che passano gli anni, che si sta insieme e si lavora, poi l'allenamento duro, come dice la parola stessa Kung Fu ovvero duro lavoro, porta a dei legami con gli allievi molto forti. Questi legami portano ad un comune interesse per le arti marziali ma anche ad un comune modo di vedere la vita, ed è una relazione che si stabilisce spiritualmente. Tale relazione come già detto porta a dei cambiamenti positivi negli allievi e nel maestro

Quali sono le sue aspettative per il futuro di quest'arte marziale?

Ci sono già tanti maestri che portavano avanti questa arte marziale. Questo stile ha qualcosa in più rispetto agli altri stili di arti marziali, non solo dal punto di vista delle tecniche, ma soprattutto dal fatto che si distacca molto dalla concezione tradizionale dell'arte marziale come accade per esempio nei vari stili di Karate che rimangono chiusi nelle loro forme. Per me invece è importante l'apertura verso nuovi modi di intendere e di applicare l'arte marziale, fa parte dell'evoluzione e della maturazione. Quindi per me è importante che alcuni maestri portassero avanti anche questo modo di vedere l'arte marziale

Qual è il modello di educazione che lei utilizza sul dojo?

Il mio è un indirizzo che va verso la semplicità, verso il rispetto delle regole, degli altri, dell'ambiente, e che rappresenta ciò che è nato così nell'arte marziale tradizionale. Credo che non sia indispensabile una grossa guida per l'allievo, chi ha voglia di lavorare ed impegnarsi trova la strada da solo con il tempo. Il ragazzo che invece non ha voglia di fare, in un gruppo che si è venuto a formare con il tempo in cui tutti danno il massimo, alla fine inevitabilmente non si riesce ad integrare e quindi lascia il corso da solo

Cosa le ha insegnato quest'arte marziale in tutti questi anni?

Mi ha insegnato come vivere, innanzitutto nel rispetto della persona. Spesso nelle arti marziali si parla dell'allenamento contro un avversario per imparare a combattere. Solo in quel momento la persona viene definita avversario, ma al di fuori di tale contesto la persona è qualcosa di irripetibile, indefinibile, unica. Credo che ciò faccia parte dell'insegnamento, ma prima ancora bisogna far propri questi principi, altrimenti diventa impossibile insegnare

Cosa ne pensa del rapporto tra Kung Fu di Okinawa e sport?

Rapportare l'arte marziale allo sport significa rinunciare ad una parte dell'arte marziale stessa. Nello sport agonistico infatti ci sono sia delle rinunce al livello tecnico, sia nello spessore totale dell'arte in questione, che vengono effettuate per l'incolumità e per dare delle regole di giudizio nella competizione. Quindi si verifica un adattamento dell'arte marziale nei confronti dello sport, ma secondo me sono due cose molto diverse

Cosa differenzia il suo attuale metodo di insegnamento da quello praticato dal suo maestro?

Anche se l'arte marziale è unica, l'interpretazione può cambiare da insegnante a insegnante. Già il fatto che ci si apre a nuove tecniche, c'è quindi un'evoluzione. Se avviene tale apertura, anche mentale, tutto si evolve e quindi con il passare degli anni l'arte marziale non è più qualcosa che avevi appreso 20 anni prima ma è indubbiamente qualcosa di diverso. Però è ovvio che il nocciolo dell'arte rimane sempre, nonostante le modifiche e i cambiamenti

Qual è l'aspetto più importante a livello educativo che il Kung Fu di Okinawa migliora?

Secondo me l'aspetto che migliora è il saper affrontare le difficoltà. Le si affronta come dice il principio del tao, se c'è il buio c'è la luce, in sostanza ti prepara a comprendere che la vita ha un aspetto positivo ed uno negativo. Quindi se non ti contrapponi a questo principio e ne accetti il corso, vivi in un modo diverso, senza rinunce ovviamente, ma con un atteggiamento diverso

Qual è l'importanza del ruolo educativo del maestro nel Kung Fu di Okinawa?

Come in tutte le discipline, il maestro come l'allenatore, fa da guida e quello che per me è fondamentale è riuscire ad acquisire quella autorevolezza. Tale ruolo deve essere riconosciuto in primo luogo e successivamente accettato

La filosofia orientale da cui prende spunto la pratica del Kung Fu di Okinawa, può essere ritenuta educativa per il giovane?

Certamente! Come in tutte le arti marziali del resto

Il Kung Fu di Okinawa promuove la crescita e lo sviluppo di corpo, psiche e spirito? Ci può fare degli esempi?

Si certo. Ad esempio in tutti gli sport si pratica attività fisica, per quanto riguarda il corpo. Poi bisogna tenere in conto anche la determinazione e la forza di volontà, per quanto concerne la psiche. Infine se si considera la filosofia orientale che viene applicata nell'arte marziale, ovviamente lo spirito è stimolato

Da questa intervista cominciano a delinearsi importanti modificazioni educative per il Kung Fu di Okinawa. Alcuni allievi di John, divengono dei maestri che concepiscono quest'arte in modo diverso. Il Kung Fu di Okinawa è un'arte marziale speciale, ha in sé due mondi, quello del Karate e quello del Kung Fu con a seguito tutte le filosofie e le ideologie che ne fanno parte.

Quest'arte marziale comincia quindi a seguire sempre più la filosofia del Karate-do e del Kung Fu cinese improntata sempre più sull'ambivalenza di forza e cedevolezza e sulla loro complementarietà, ma anche sull'importanza dell'avversario visto come compagno necessario di crescita interiore, sul rispetto portato alle cinture superiori e inferiori senza distinzioni, sull'ascolto di tutti gli allievi.

L'obiettivo comincia a cambiare, infatti non è più l'autodifesa o la competizione agonistica ma l'educazione e l'importanza dedicata alla maturazione del praticante in tutti i sensi. Ci si discosta inoltre sempre più dalle degenerazioni della gara sportiva perché ritenute spesso causa di valori educativi fuorvianti.

Si comincia a puntare anche sempre di più all'importanza della relazione con gli allievi e con il maestro, quindi ad un rafforzamento del concetto di gruppo.

Anche se per sua natura quest'arte si evolve con all'interno gli stili del Karate e del Kung Fu, comincia a delinearsi sempre più quest'apertura nei confronti di altri stili di arti marziali, quindi si concretizza sempre più l'idea di un'arte marziale da interiorizzare per poter proseguire nel proprio percorso di vita.

Dal punto di vista del giovane adulto, il maestro prende coscienza del suo ruolo importante di mentore che deve accompagnare il ragazzo verso l'acquisizione dei compiti di sviluppo per raggiungere nel migliore dei modi l'età adulta.