Intervista a Paolo Santilli
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Intervista a Paolo Santilli

Intervista a Paolo Santilli, dal tennis alla scuola di Marcello Orecchia. Le prime esperienze come maestro nella scuola di Trastevere. Il rapporto con gli allievi. La relazione tra Kung Fu di Okinawa e sport

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Intervista a Paolo Santilli

Ci può parlare brevemente di come è iniziata la sua vita dedita alle arti marziali?

Questa passione mi è nata da bambino all'età di 8 anni, periodo in cui parlavo spesso a mio padre delle arti marziali. Erano degli anni in cui quando si parlava di sport si pensava solo al calcio ed era difficile concepire le arti marziali uno sport importante. Mio padre mi mise alla prova regalandomi un manuale sulle arti marziali. In questo modo si rese conto della mia passione vera per le arti marziali, e decise di portarmi al corso di John Armstead che all'epoca si teneva nel quartiere Montemario.

Il problema fu che il corso era impostato sull'arte marziale "dura" e allenamenti troppo selettivi per un bambino. Cosi decisi di smettere e di dedicarmi al tennis effettuando 6 anni di preparazione atletica per questo sport.

Sicuramente avrei continuato a dedicarmi al tennis se non avesse chiuso il club che frequentavo per allenarmi. L'idea di cercare un altro centro sportivo svanì rapidamente per motivi di tempo e di studio.

Dopo qualche anno incontrando per caso un amico delle scuole medie, discutemmo nuovamente sulle arti marziali scoprendo che lui frequentava un corso di Kung Fu di Okinawa. Attraverso questa discussione ritrovai la passione assopita per il Kung Fu di Okinawa.

Scelsi come maestro Marcello Orecchia. All'età di 14 anni ho così ricominciato l'avventura Kung Fu di Okinawa a Montemario (Roma), Marcello mi ha insegnato tanto, soprattutto quei valori semplici che non si vedono o non si notano, e che rispecchiano la sua personalità come la sincerità, la schiettezza e la semplicità. Queste doti non riuscivo bene a comprenderle da ragazzo per via della naturale esuberanza dell'età, poi con gli anni mi resi conto di quanto sacrificio ha riversato per le arti marziali

Quando cominciò ad insegnare questa arte marziale che approccio si aspettava dagli allievi e quale fu?

Il mio corso è cominciato ufficialmente nell'ottobre 1995, ma ebbi un'esperienza come maestro l'anno precedente per sostituire il maestro Claudio Guerrini che teneva il corso di Kung Fu di Okinawa nel quartiere Trastevere di Roma. Avendo avuto dei problemi fisici, mi chiese la cortesia di sostituirlo per 6 mesi. Successivamente Claudio aprì un nuovo corso dalle parti del lago di Bracciano. In questo modo ebbi l'opportunità di prendere il suo posto nella palestra a Trastevere.

La decisione di insegnare nacque nel tempo, in modo naturale, mi accorsi che mi piaceva trasmettere conoscenze su questa'arte agli altri.

Iniziare non fu facile per via della moltitudine di idee riguardo l'impostazione del corso. Sicuramente la mia grande passione fu quella di poter insegnare ai bambini, soprattutto per il fatto che all'epoca i bambini non potevano avere un corso dedicato a loro per quanto riguarda questa disciplina. I bambini dovevano per forza seguire il corso degli adulti. Io questa cosa non la reputai giusta perché so che il bambino ha le sue fasi e il suo ciclo di vita, per questo motivo cercai di impostare il corso suddividendolo per bambini e per adulti.

Purtroppo inizialmente il corso non prese piede e spesso mi ritrovai da solo ad allenarmi, pensando che questa avventura come maestro volgesse già al termine.

Poco tempo dopo venne il primo ragazzo al corso e così cominciò per me quest'esperienza come maestro. Di conseguenza dai ragazzi mi aspettavo semplicemente quello che facevo io, ovvero che si allenassero con dedizione e passione. Infatti così fu.

Ho avuto tutti ragazzi pieni di valori morali che non si sono mai lamentati del corso, e su questo punto di vista mi sono sempre trovato bene. In ogni caso se qualche ragazzo ha avuto un approccio problematico al corso, si è sempre "arenato" da solo, senza che intervenissi, abbandonando il corso ma senza creare problemi a nessuno

Come si è evoluto nel tempo il rapporto con i suoi allievi nel dojo?

Come qualsiasi cosa di cui non hai esperienza, te la crei giorno per giorno.

L'esperienza ti porta innanzitutto a mettere da parte l'orgoglio, anche se sei inizialmente pieno di energie. Quindi fare un passo indietro per dare spazio agli altri, all'inizio, non è facile. Bisogna quindi farsi un esame di coscienza, soprattutto nei confronti di quei ragazzi che si vogliono mettere a confronto con il maestro quando si fanno scambi, per dimostrare le loro energie. In questi casi la bravura del maestro è non cadere nell'inganno e farsi vedere più forte dell'allievo, ma invece fare vedere la "via" all'allievo, cioè insegnare il giusto approccio alla vita

È importante creare con i ragazzi sin da subito un rapporto di fiducia, ed evitare di insegnare qualcosa che possa fare male al ragazzo. Negli anni infatti ho visto casi di maestri che hanno approfittato di ragazzi per farsi un nome, e questa è una cosa che io non ho mai concepito. Ciò che va insegnato non deve essere utile per me, ma soprattutto per il ragazzo

Quali sono le sue aspettative per il futuro di quest'arte marziale?

Oggi le istituzioni mancano, anche perché lo Stato ha spento il suo ruolo formativo educativo nei confronti dei ragazzi. Coloro che sono chiamati a farlo, ovvero gli insegnati e gli educatori, hanno anche loro situazioni problematiche. Quindi credo che arrivati a questo punto, le arti marziali possano avere veramente un ruolo guida per i giovani. In questa società dove regna la confusione, la paura, l'ansia, la chiusura, le arti marziali assumono un ruolo importante a livello educativo. Fino a quando ero bambino io, erano associate a violenza.

Per fortuna oggi chi viene al mio corso, vuole capire la violenza e arginarla, soprattutto quando c'è un maestro che ti segue. In questo modo i ragazzi si aprono e tirano fuori il meglio di se stessi, come avviene per un fiore, se tu lo tieni chiuso al buio non riuscirà a sbocciare, invece se lo metti alla luce, ovvero gli dai le conoscenze e le capacità necessarie e di conseguenza riesci a fargliele sviluppare, allora è in quel momento che si rinnova lo spettacolo della vita

Quale modello di educazione utilizza sul dojo?

Il metodo l'ho sviluppato con il tempo, scontrandomi anche con le cinture superiori appartenenti al mio corso, le quali avevano una forte influenza sulle cinture inferiori e avevano delle loro idee su come impostare il corso. D'altronde le mie idee non possono andare bene a tutti, di conseguenza spesso ci sono state discussioni in questo senso, ovvero sul fatto di dare spazio alle iniziative di tutti gli allievi, sul non bloccare gli allievi con violenza la naturale esuberanza dei giovani

Il mio metodo è, quindi, quello di osservare le potenzialità del ragazzo e renderlo consapevole di tali capacità insite in lui. Chiaramente andrà arginato quando supera certi limiti,ma in seguito, tramite lo sviluppo del rispetto reciproco, il metodo fluisce naturalmente. Si instaura un rapporto naturale di aiuto reciproco, perché anche io ho bisogno dell'aiuto degli allievi, e quando capisco che c'è questa intelligenza da parte del gruppo, esso si auto-alimenta di educazione da solo

Ad esempio, ciò che dico sempre alle cinture superiori è quello di mettersi sempre a disposizione dei nuovi arrivati nel gruppo. In questo modo all'inizio, chi arriva, assorbe tutta la positività del gruppo, i valori del Kung Fu di Okinawa e la passione per le arti marziali, successivamente arriverà un momento in cui il ragazzo, una volta presa la sua via, dovrà restituire spontaneamente le sue conoscenze al gruppo per far crescere tutti. Il bello di questo gruppo che per 15 anni ha continuato tale percorso è proprio stato questo, cioè all'inizio si è ricevuto finché necessario, poi è venuto naturale il dare, e questo è stato sempre il metodo che abbiamo adottato

Cosa le ha insegnato questa arte marziale in tutti questi anni?

Innanzitutto a tirare fuori il carattere. Ci sono stati periodi della mia vita in cui per vari problemi, è stato difficile portare avanti il corso. Inoltre ha sviluppato in me la coscienza che il lavoro ripaga sempre, ad esempio ricordo che, quando ero un allievo, c'erano ragazzi più dotati di me naturalmente, riuscivano ad eseguire le tecniche molto meglio di me sin da subito, io però vedevo che con il lavoro, testardo, continuo e metodico alla fine riuscivo ad arrivare ai loro livelli. Questi sono stati per me i due valori più importanti che il Kung Fu di Okinawa mi ha trasmesso

Cosa ne pensa del rapporto tra Kung Fu di Okinawa e sport?

Oggi le arti marziali vengono definite sport in quanto hanno perso quella funzione che avevano secoli e secoli fa in cui era considerata più che autodifesa. C'è da dire che in ogni caso non sono uno sport come tutti gli altri, infatti rappresenta un'attività composta inizialmente da una fase fisica, che comprende a seguire lo sviluppo dei valori morali e di quelli spirituali. Quindi corpo, psiche e spirito sono le tre caratteristiche che poi nell'arco di una vita di pratica delle arti marziali devono necessariamente essere tutte affrontate. Infatti quando sei giovane hai soltanto l'esuberanza fisica, l'energia della vita che devono entrambe essere liberate.

Poi arriva la fase della maturità in cui anche la psiche deve essere sviluppata e di conseguenza avere più controllo sui propri stati emotivi, e ci sono delle situazioni in cui vai avanti solo se prima hai educato la mente. Dopodiché subentra la fase spirituale, ovvero le energie interiori, quel mondo non visibile che ti fa fare quel passo finale. Lo sport ha un rapporto con il Kung Fu di Okinawa solamente nella prima fase, cioè quella fisica. Il problema è che non esiste purtroppo una federazione di questo stile che permetta di partecipare a delle gare,che prima invece c'era, che sono importanti per la formazione dell'allievo

Cosa differenzia il suo attuale metodo di insegnamento rispetto a quello adottato dal suo maestro?

Il Kung Fu di Okinawa, essendo stato sempre uno stile da combattimento, si è sempre saputo adeguare ai vari nuovi stili che nascevano nel tempo. Quando ero ragazzino io si utilizzavano in combattimento le tecniche classiche, in seguito crescendo, quando diventai cintura nera e partecipavo alle gare mi resi conto che cominciavano ad essere adoperate sempre più tecniche prese dal pugilato e dalla kick boxing. Di conseguenza il Kung Fu di Okinawa si è adeguato a queste tecniche moderne. Oggi, oltre a queste tecniche moderne ho dovuto aggiungere altre nuove tecniche prese da vari stili, come ad esempio la difesa personale, il Quinnà per le leve articolari, la lotta a terra, il Judo per le proiezioni. In sintesi ho voluto approcciare un metodo più scientifico alla lotta. Quindi rispetto al mio maestro ho affrontato dei campi che all'epoca non erano nemmeno pensabili

Qual è l'aspetto più importante a livello educativo, che il Kung Fu di Okinawa migliora?

L'aspetto educativo più importante è il prendere coscienza della bellezza della vita. Tutti i ragazzi che hanno frequentato il mio corso, li ho visti migliorare tutti gli aspetti della loro vita. Per arrivare a questo risultato bisogna lavorare duramente per una cosa in cui credi. Quando ad un ragazzo gli fai scoprire obiettivi che possono raggiungere, li vedrai andare velocissimi verso tali obiettivi

Qual è l'importanza del ruolo educativo del maestro nel Kung Fu di Okinawa?

Il ruolo del maestro come educatore è importantissimo, quando presi la decisione di insegnare, quindici anni fa, mi chiesi "cosa fa un maestro? Come si diventa maestri?" L'unica risposta che trovai e che è rimasta valida fino ad ora è quella di fare qualcosa che può solo far crescere il tuo allievo. Chi si affida a te ti dice inconsapevolmente "mi dai qualcosa che non trovo fuori?", e se trovo qualcosa di positivo, qualcosa che lo ha fatto migliorare, a quel punto hai soddisfatto al 100% il ruolo del maestro.

Il maestro è questo, colui che non fa mai qualcosa per farti del male o sfruttarti per arrivare ad un suo fine

La filosofia orientale da cui prende spunto la pratica del Kung Fu di Okinawa, può essere ritenuta educativa per il giovane adulto?

Il nostro stile è molto marziale, ma viene equilibrato, dal punto di vista educativo, dalla filosofia orientale antica. Questa filosofia è ricca di valori educativi che riguardano soprattutto la fase psichica e spirituale

Il Kung Fu di Okinawa, abbiamo visto che promuove lo sviluppo delle tre dimensioni corpo, psiche e spirito, ci può fare degli esempi relativi al corso?

Per quanto riguarda la dimensione corpo, si fa riferimento agli allenamenti duri a livello fisico, ed è una caratteristica del Kung Fu di Okinawa. I ragazzi tramite questo corso possono riuscire a raggiungere i livelli di un atleta a tutti gli effetti.

Per quanto riguarda la dimensione psichica, essa si riflette nella determinazione del ragazzo nel raggiungere determinati obiettivi, quindi riguarda soprattutto il carattere."
" Per la dimensione spirituale noi facciamo riferimento alla cerimonia del kata che è stata una mia proposta. I ragazzi non possono pensare che questo stile è solo fisicità o carattere, ma è anche spirito. E come affrontarlo? La materia spirituale è sempre un po'particolare, perché una persona può avere una fede oppure no, di conseguenza non volevo approcciare questo discorso dal punto di vista canonico, ovvero come noi occidentali possiamo intendere la spiritualità. Se noi ci distacchiamo un attimo dalla nostra cultura e ci dirigiamo verso quella orientale, possiamo affrontare la dimensione spirituale in maniera più aperta.

E il miglior modo per ottenere questo risultato è stato l'inserimento di questa cerimonia. Essa nasce da una tradizione tibetana per cui, agli ospiti che vengono invitati si offre una sciarpa di seta bianca, sapendo che l'invitato porterà in ogni caso un dono. Anche questa è una forma di rispetto e gratitudine che si rispecchia nel nostro corso. Questa gentilezza adoperata da questo popolo mi è sembrato il punto di partenza per affrontare la dimensione spirituale.

Per i ragazzi è un po' difficile comprendere da subito questa dimensione, e quindi ci vogliono i tempi giusti. Solo chi frequenta per molto tempo il corso capisce l'importanza che tale dimensione acquisisce nella vita

Con l'inizio del corso del maestro Paolo Santilli, prendono forma tutti quei concetti puramente educativi i quali vengono perfettamente amalgamati con le arti marziali e l'autodifesa. Dalla sua sensibilità nascerà la sua vera forza che si concretizzerà nel suo corso attraverso l'insegnamento del Kung Fu di Okinawa e di tutti gli obiettivi educativi per lo sviluppo del giovane adulto verso il successivo ciclo di vita, l'età adulta. L'avvio di questo corso è risultato problematico proprio per questo motivo, la troppa importanza data al piano pedagogico rispetto agli altri corsi basati più sul combattimento per difesa personale.

Il corso si è evoluto e si evolve ancora oggi sulla base che si può prendere il meglio di tutte le arti marziali e farlo proprio e di conseguenza si prende il meglio di tutte le filosofie che vi girano attorno. Di conseguenza questi concetti vengono concretizzati in obiettivi pedagogici per tutte le età che si vanno ad uniformare agli obiettivi che la pedagogia stessa propone per i vari cicli di vita. In questo modo il corso e il Kung Fu di Okinawa così inteso possono e devono sostituire tutte quelle istituzioni sociali che dovrebbero promuovere l'educazione come obiettivo per lo sviluppo della persona.

Per quanto riguarda il giovane adulto, viene dato un occhio di riguardo al suo ciclo di vita anche perché ritenuto, soprattutto in questo periodo particolarmente difficile per l'Italia, fondamentale per saper affrontare la crisi dell'esperienza. Per questo motivo, attraverso l'insegnamento dei valori educativi delle arti marziali e della pedagogia, il maestro accompagna l'allievo verso la migliore realizzazione possibile dei propri compiti di sviluppo. Dalla concretizzazione del sogno personale alla realizzazione della virtù dell'amore, dall'acquisizione di competenze professionali all'naturale impulso all'espansione del giovane.