Kung Fu di Okinawa
NonSoloFitness: divulgazione, formazione, consulenza
Corsi di formazione Corsi di formazione per Personal Trainer, Istruttori Fitness
06 40403925

Kung Fu di Okinawa

Kung Fu: etimologia della parola. Il significato della parola: esercizio eseguito con abilità. La storia del Kung Fu. Il Kung Fu in Cina ed in Giappone. La storia del Kung Fu di Okinawa

Autore:
Ultimo aggiornamento:

Kung Fu di Okinawa
Chi è bravo a ricoprire il ruolo di soldato non è marziale. Chi è bravo a combattere non è iroso. Chi è bravo a vincere sui nemici, non li provoca. Chi è bravo ad utilizzare gli altri, ad essi si mostra inferiore. Questo si dice il virtuosismo del non lottare. Questo si dice il potere di usare le persone. Questo si dice essere pari alla natura. L'apice dell'antichità.
(Tao te Ching)

Prima di addentrarci nella breve panoramica storica del Kung Fu, è bene capire qual è il significato etimologico di quest'ultimo e cosa rappresenta. In seguito sarà descritto com'è divenuto il Kung Fu di oggi.

Il termine Kung Fu in generale rappresenta "l'esercizio eseguito con abilità", per cui potrebbe essere riferito a numerosi ambiti, ma se analizziamo l'etimologia della parola, scopriamo che Kung significa "meriti, servizi, effetti, durezza" e Fu significa "lavoro". Per questo motivo i cinesi spesso adoperano altri nomi per far riferimento alle discipline marziali, come ad esempio "wu i" e "wu shu" (arte marziale), "kuo shu" (arte nazionale), "chung kuo ch'uan" (boxe cinese), "ch'uan shu" (arte del pugno), "ch'uan fa" (metodo dei pugni o pugilato). Dato che queste denominazioni in occidente sono poco conosciute si preferisce utilizzare il termine più popolare di Kung Fu.

È importante osservare che Kung Fu (o Wu I), non deve essere immaginato come esempio di un'asettica violenza, ma piuttosto come arte di esprimere se stessi in relazione alla pace. Dobbiamo ricordare, inoltre, che il Kung Fu nasce come stile di combattimento in un periodo (500 d.C.) in cui gli scontri erano all'ordine del giorno, dato che le zone in cui si sviluppa erano infestate da briganti. John Armstead che ha introdotto il Kung Fu di Okinawa in Italia nel 1971, afferma:

La fiducia nei propri mezzi è indispensabile per intraprendere un serio studio del Kung Fu. Ogni esercizio deve essere intrapreso assumendo un atteggiamento assolutamente positivo

>Anche il maestro Chang Dsu Yao, primo esponente del Kung Fu Shaolin della Cina del Nord ad insegnare in Italia dal 1977, afferma:

È assai importante che gli allievi amino la pace, non la violenza e la guerra. Essi dovranno pertanto studiare il Kung Fu come Arte e non praticarlo con il solo scopo di combattere

Scrivere anche solo dei cenni riguardo la storia delle arti marziali, come si può dedurre, è un'impresa di non poco conto, dato che non esistono documenti scritti sufficientemente attendibili sull'argomento. Gran parte di ciò che sappiamo è stato tramandato oralmente di generazione in generazione nell'ambito delle varie scuole.

Tenendo presente che il Kung Fu di Okinawa è influenzato sia dal Kung Fu cinese, sia dal Karate giapponese, percorrerò in breve le tappe principali della storia delle arti marziali che iniziano con la storia del Kung Fu cinese. A seguire verranno trattati, la storia del Karate che inizia con il Karate di Okinawa e gli aspetti di questo stile che influenzano il Kung Fu di Okinawa.

Storia

Sembra che nel 2650 a.C., periodo preistorico in cui regnava l'Imperatore Giallo Huang Ti, esistesse già una forma di lotta a mani nude, denominata Chiao Ti, in cui gli avversari combattevano caricandosi con il capo.

Le prime notizie riferite alle arti marziali risalgono al periodo della dinastia Chou (1030-256 secolo a.C.), durante il quale, probabilmente, si sviluppò un tipo di pugilato denominato Quanyong, citato in una raccolta di poesie (shiji). Tra il sesto e il quinto secolo a.C. fiorirono arti marziali simili alla scherma e una forma di pugilato chiamata Wu-I (arte marziale) o anche Chi-chi (colpire con abilità).

L'epoca compresa tra quinto e terzo secolo a.C. è detta degli "Stati Combattenti", poiché avvenne la scomparsa dei feudi minori, sopraffatti dai maggiori e di conseguenza la Cina si trovò suddivisa in numerosi stati. Nel 221 a.C. Il principe di Ch'in unificò la Cina, sconfiggendo gli stati nemici ed assumendo il nome di Shih Huang Ti ossia Primo Augusto Imperatore. Instaurò una politica di assolutismo e centralismo monarchico, determinando la scomparsa del feudalesimo. Fece bruciare tutti i libri tranne quelli di medicina, agricoltura e divinazione (I Ching). Nel rogo andarono distrutti anche i libri di arti marziali.

Dopo la morte dell'imperatore, la rivolta contadina determinò l'ascesa al potere di Liu Pang fondatore della dinastia Han (206 a.C.- 220 d.C.), che offrì al paese un periodo di prosperità, pace e sviluppo culturale. Nel primo secolo d.C., il maestro Kuo I mise a punto uno stile denominato Ch'ang Shou ("lunga mano" ), da cui sembra che derivi lo Shaolin.

Nel 184 d.C. scoppiò la rivolta dei "Turbanti Gialli" guidata dai taoisti, che fu soppressa da alcuni capi militari i quali, successivamente, combatterono tra loro per il dominio dell'Impero. Nel 220 d.C. gli Han vennero spodestati e si frantumò l'unità politica della Cina. Il paese fu suddiviso in tre regni (Wei a nord, Wu a sud-est e Shu a ovest) che guerreggiarono tra loro per la supremazia. Sarà questa l'epoca chiamata appunto "Periodo dei tre regni" (220-280 d.C.).

Le arti marziali, così come le macchine belliche, furono notevolmente perfezionate. In questo periodo visse il medico taoista Hua To che ideò un tipo di ginnastica basata sui movimenti di 5 animali: tigre, scimmia, orso, cervo e gru. In seguito questa pratica ginnica influenzò le ricerche dei maestri di Kung Fu. Nel 280-316 d.C. la Cina fu nuovamente riunificata sotto la dinastia Chin, ma successivamente i barbari si impadroniranno della parte settentrionale del paese, dando origine ad altri stati. Nella zona sud, invece, rimasero intatte le tradizioni e le culture antiche. In questo, che verrà ricordato come "Periodo del nord e sud", si diffuse il Buddhismo in tutta la Cina e sorsero vari templi e monasteri. Il più importante tra essi è senz'altro il monastero di Shaolin Szu ("giovane foresta" ), eretto verso la fine del quinto secolo d.C. sul monte Sung, nella provincia di Honan. Nel 520 circa d.C. sotto il regno dell'imperatore buddhista Wu Ti della dinastia Liang della Cina del sud, arrivò al tempio Shaolin il monaco Bodhidarma, proveniente dall'India meridionale, conosciuto col nome cinese di Ta Mo o con quello giapponese di Daruma.

Egli è considerato il fondatore del Buddhismo Ch'an (meditazione), secondo la cui scuola, l'illuminazione si raggiunge, appunto, attraverso la meditazione. Il Buddhismo Ch'an sarà l'elemento principale che renderà complete le arti marziali e in grado di perfezionare e trasformare l'individuo in persona.

Bodhidarma insegnò alcuni esercizi fisici ai monaci cinesi, che dovevano servire a dare ascolto anche alle esigenze corporee dopo essere stati assorti in lunghe meditazioni dove il corpo era costretto alla staticità. Egli morì nel 557 ed è considerato il patriarca dello Shaolin.

Durante il sesto secolo d.C. i monaci Shaolin cominciarono ad avere la fama di essere combattenti invincibili, quindi possiamo dedurre che in questo periodo iniziarono a praticare le arti marziali. Le tecniche utilizzate servivano ai monaci per difendersi dai briganti che infestavano quelle zone all'epoca. Il Kung Fu Shaolin cominciò così a conoscere un periodo di grande ascesa, sia per quanto riguarda la fama sia a livello di perfezionamento tecnico.

La Cina fu unificata sotto la dinastia Sui dal 589 al 618 e quella successiva dei T'ang durò quasi tre secoli (618-907), portando il paese a un livello di splendore mai conosciuto prima. È questo il periodo in cui le arti marziali raggiungono il massimo sviluppo, si diffondono storie e leggende sui maestri Shaolin che vengono reclutati per sconfiggere i nemici dell'imperatore e si sviluppa la forma morbida dello Shaolin costituita dallo stile Mien Ch'uan (pugno di cotone) e da quello Jou Ch'uan (pugilato morbido).

Tra 840 e 846, per ordine imperiale, forse per il pericolo rappresentato da questi monaci, per motivi religiosi o di prestigio, furono incendiati 4500 templi maggiori e 40000 templi minori, compreso quello di Honan. Nel 907 crollò la dinastia T'ang a causa della rivolta contadina.

Dopo un periodo di confusione ed anarchia, salì al trono nel 960 il generale Chao K'uang Yin che diede origine alla dinastia Sung (960- 1279). Questa fase sarà ricordata, oltre che per la grave crisi politica e militare, anche perché l'imperatore fondò lo stile T'ai Tzu Ch'ang Ch'uan (boxe lunga di T'ai Tzu). Nel 1279 la dinastia Sung fu sconfitta dai mongoli guidati da Qubilai Khan, il nipote di Gengis Khan, che fondò la dinastia Yuan (1279-1368). In questo periodo un famoso monaco taoista di nome Chang San Feng ed esperto di Shaolin diede vita al T'ai Chi Ch'uan (pugilato del polo supremo) il cui nome si riferisce all'unione di Yin con Yang che rappresentano i due principi base dell'universo.

Nel 1351 vi fu la rivolta nazionalista dei "Turbanti Rossi", i mongoli furono cacciati e Chu Yuan Chang,fondatore della dinastia Ming, divenne imperatore. In questo contesto si sviluppò il Mei Hua Ch'uan (boxe del fiore di prugno), per opera del maestro Pai Chin Tou.

Nel secolo sedicesimo il monaco Chueh Yuan decise di perfezionare ed ampliare lo Shaolin. Così cercò i migliori maestri della Cina e con essi mise a punto uno stile composto da 170 tecniche e 5 esercizi: il Wu Hsing Ch'uan (pugilato delle 5 forme), che era basato sui movimenti di 5 animali: tigre, drago, gru, serpente e leopardo. A quanto pare queste forme non sono a noi pervenute e lo Shaolin, oggi, è uno stile che si basa soprattutto sulla forma della tigre.

Si diffuse lo Shaolin sull'isola di Okinawa (arcipelago delle Ryu Kyu), generando in questo modo il Karate. Originariamente la parola Karate veniva scritta con due ideogrammi che significano mano (Te) di T'ang (Kara), ovvero "mano cinese". Fu usato il termine T'ang perché questo è il nome della dinastia durante la quale lo Shaolin conobbe il maggior sviluppo.

In seguito i giapponesi sostituirono l'ideogramma Kara (T'ang) con un altro che si pronuncia nella stessa maniera, ma che significa "vuoto". Per questo la parola Karate, oggi, si traduce "mani vuote". Nel 1640 si verificò una rivolta durante la quale Pechino fu conquistata dagli insorti e l'ultimo imperatore Ming si impiccò. Così un generale della dinastia chiese aiuto alle tribù mancesi le quali accorsero e domarono la rivolta, ma, successivamente, invece di lasciare il territorio come concordato, elessero un loro imperatore dando origine alla dinastia manciù Ch'ing (1644-1911).

Iniziarono, allora, le resistenze da parte dei patrioti cinesi e, soprattutto, dei pirati cinesi guidati da Chen Ch'eng Kung (conosciuto dagli europei col nome di Coxinga) il quale conquistò l'isola di Formosa in cui stabilì uno stato indipendente. La resistenza era rappresentata anche dai monaci Shaolin i quali non perdevano occasione per combattere i nemici e dare asilo ai perseguitati politici. Nel 1659 un maestro di Shaolin di nome Ch'en Yuan Pin fu inviato in Giappone per chiedere aiuto contro i Manciù, ma i giapponesi non soddisfecero la richiesta. Tuttavia, notando le straordinarie capacità del maestro, i samurai lo pregarono di restare ed insegnar loro le tecniche da lui conosciute.

Ch'en rimase in Giappone fino alla sua morte, nel 1670, contribuendo al futuro sviluppo del ju jitsu. Nel frattempo i Manciù, che esercitavano il potere assoluto, repressero le ribellioni distruggendo anche il monastero di Shaolin. Si dice che i monaci superstiti fuggirono nella Cina del sud e nella provincia di Fukien e diedero vita al secondo tempio di Shaolin (Tempio Shaolin del Sud) che fu successivamente raso al suolo dai Manciù.

I maestri si dispersero in tutta la Cina e lo Shaolin fu avversato dall'impero. Per questo motivo tutte le nuove sette che si costituirono in segreto assunsero nomi diversi e gli stili si differenziarono sempre più, dato che i maestri non erano più riuniti in un unico luogo e dunque l'insegnamento di ognuno assunse caratteristiche specifiche. Il Kung Fu si diffuse nella Cina del sud, dove non era ancora giunto, poiché i principali stili erano nati nella Cina del nord e del centro.

Con il tempo, nel sud, gli stili Shaolin (Sil Lam in cantonese) si diversificarono sempre più da quelli del nord e ne nacquero nuovi tra cui: Ts'ai Li Fu Ch'uan (Choi Li Fut in cantonese) che combina gli stili di due maestri Shaolin; Yung Ch'un Ch'uan (Wing Chun in cantonese) che prende il nome dalla monaca buddhista che lo inventò; Pai Ho Ch'uan (Pak Hok in cantonese), cioè la boxe della gru bianca.

Nel nord della Cina, invece, si svilupparono altri stili tra cui: Hung Ch'uan o boxe del maestro Hung; Ho Ch'uan, cioè la boxe della grù; Lung Ch'uan o boxe del drago; Ts'ui Pa Hsien o boxe dell'ubriaco; Hou Ch'uan o boxe della scimmia; Ch'a Ch'uan o boxe del maestro Ch'a; Pi Kua Ch'uan o boxe per spaccare e sollevare; Lo Han Ch'uan o boxe dei discepoli di buddha; Tang Lang o boxe della mantide.

Durante la dinastia Ch'ing si svilupparono notevolmente gli stili interni e, in particolar modo, il T'ai Chi Ch'uan, lo Hsing Ch'uan ed il Pa Kua Ch'uan, inoltre aumentò notevolmente la differenza con quelli esterni, soprattutto perché i praticanti degli stili interni, per non avere problemi con le autorità, presero le distanze dallo Shaolin.

Fra il diciassettesimo e il diciannovesimo secolo lo Shaolin si diffuse notevolmente a Okinawa grazie a numerosi maestri cinesi che visitarono l'arcipelago delle Ryu Kyu. In particolare il maestro Kung Hsiang Ch'un (Ku Shan Ku in giapponese) contribuì allo sviluppo del Karate che prenderà più tardi il nome di Shorin o Shuri, dal nome della città in cui venne praticato, quindi, Shuri-Te. Nel 1900 alcuni abitanti di Okinawa si recarono a studiare le arti marziali in Cina e i più importanti, di cui ci sono pervenuti riferimenti storici, sono Kanryo Higashionna e Kanbun Uechi. Il primo si recò nel 1860 nel sud della Cina e studiò alla scuola del maestro Liu. Tornato in patria mise a punto uno stile di Karate che fu chiamato Naha-Te, dal nome della città di Naha, e che diede origine al moderno Goju Ryu. Kanbun Uechi verso la fine dell'ottocento, si recò nella Cina del sud e studiò il Pang Ying Juan (Pang Gai Nun in cantonese) ovvero "stile mezzo duro e mezzo morbido". Successivamente questo diventerà uno dei principali stili del Karate di Okinawa conosciuto come Uechi Ryu.

In questo periodo nacque il Kung Fu di Okinawa grazie a Ky Tomotashi, frutto delle continue influenze della Cina sull'isola di Okinawa. A quell'epoca i veri e leggendari monaci Shaolin non esistevano più ed erano stati rimpiazzati da attori che recitavano la parte dei monaci guerrieri.

Tutto ciò ebbe inizio nel 1966, quando le Guardie Rosse, durante la Rivoluzione Culturale, distrussero il tempio, mandarono i novizi a lavorare nei campi, relegarono gli anziani maestri in un cortile separato del tempio e bruciarono tutti i testi riguardanti lo Shaolin, reputati immondizia feudale. Nel 1976 la classe dirigente cinese, per sfruttare la fama del Kung Fu che cominciava a diffondersi in tutto il mondo, decise di ristrutturare il tempio e di aprirlo per attirare turisti.

Terzani in uno dei suoi numerosi libri parla della Cina riferendosi al Kung Fu e riesce a spiegare perfettamente come oramai viene inteso il Kung Fu in Cina:

Il monastero è un elemento importante per la rinascita e lo sfruttamento del Kung Fu, sia come sport sia come attrazione turistica; ed è per questo che Shaolin è stato riaperto, che sono stati fatti investimenti e che i vecchi monaci sopravvissuti alla Rivoluzione Culturale sono stati riportati qui a far da comparse su questo palcoscenico rimesso a nuovo.

Poi in seguito parla di un vecchio monaco (l'ultimo arrivato) di 84 anni famoso perché in tutti gli anni di pratica del Kung Fu non ha mai dormito in un letto, bensì seduto come, nella sua caverna, fece Ta Mo, che 1400 anni prima creò questa inseparabile combinazione di Kung Fu e di meditazione. Alla fine l'autore traccia le conclusioni:

Ora, questa tradizionale unità di meditazione e azione è finita proprio qui dove nacque. Buddismo e Kung Fu devono per forza avere un destino diverso

Di tutte, questa è forse la più dura prova che il tempio abbia mai dovuto sopportare in 1500 anni di storia.

L'isolamento e la meditazione sono interrotti, i dettami dello Zen messi in secondo piano rispetto quelli del mercato del tempo libero