Nuovi percorsi pedagogici
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Nuovi percorsi pedagogici

Nuovi percorsi pedagogici avviati dal maestro Paolo Santilli: il percorso pedagogico e didattico innovativo di uno dei più imortanti maestri del Kung Fu di Okinawa in Italia

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Nuovi percorsi pedagogici

Queste attività vengono praticate alla fine della seduta di allenamento o in alcuni casi come per il kata cioè le forme, possono essere praticate in mezzo l'allenamento. Ho preferito distinguerle dalle altre attività per evidenziare la loro maggior azione pedagogica rispetto alle altre pratiche che hanno un maggior riscontro sul piano fisico, pur rimanendo anche esse molto educative.

Kata

Consiste in una sequenza di tecniche di attacco e di difesa e rappresenta lo schema ideale per la realizzazione di un combattimento reale tra più avversari.

Esso si realizza praticando da soli o con la guida del maestro ed è composto da due parti:

  • la forma delle tecniche, creata, definita, e tramandata dalla tradizione
  • l'applicazione creativa delle tecniche nel combattimento

Il Kung Fu di Okinawa comprende tre kata: Heian kata; Seisan kata; Tar fong khuen kata. In questo corso tuttavia il kata viene ancora praticato per la sua forte valenza pedagogica.

Infatti la pratica del kata sviluppa notevolmente la personalità dell'allievo attraverso la sua creatività, il suo modo personale di esprimere il kata. In questo modo lo studio e la pratica del kata hanno un valore pedagogico - esistenziale, in quanto educano all'ordine, alla percezione interiore, al senso del compimento, all'auto-disciplina, all'auto percezione dell'armonia, alla concentrazione, sviluppando la capacità mentale dell'immaginazione.

Risulta quindi indispensabile per acquisire nel corpo e nella mente il modello trasmesso dalla tradizione e nello stesso tempo sviluppa la personalità evitando l'emergere del classico atteggiamento occidentale del "tutto e subito". Molti principianti rinunciano a praticare quest'arte poiché non riescono a superare quest'atteggiamento. Il loro pensiero si basa su un allenamento di una settimana per diventare un combattente efficace. Ma non riescono nel loro intento e lasciano il corso.

In sintesi il kata è un esercizio nel quale il corpo, mente e spirito sono integrati creando la possibilità di esprimersi attraverso l'esecuzione delle tecniche.

Giochi

La ludicità è definibile in vari modi: "un fare regolato da norme, un esercizio funzionale preparatorio, un dispositivo di apprendimento tecnico e cognitivo, un rituale di iniziazione culturale, un'occasione di formazione morale, una pratica identificatoria di ruoli sociali"

I giochi che vengono praticati sul dojo sono in continua evoluzione sia per quanto riguarda le regole, sia per la definizione di nuovi giochi. Alcuni possono comprendere staffette in cui l'obiettivo è quello di finire le stazioni nel minor tempo possibile, oppure giochi presi da sport come il calcio o il rugby. Nel primo caso ad esempio a turno una persona sta importa e deve parare la palla, nel secondo ci si mette in circolo e si pratica una sorta di torello con il pallone da rugby comprendente regole particolari.

Restituzione verbale

La parola ha una rilevanza significativa nel setting pedagogico del movimento. In questa fase si dedica un piccolo spazio in base ai bisogni ed alla evoluzione del gruppo, alla restituzione verbale. In questo spazio ognuno, nella maniera più naturale cerca di descrivere cosa ha provato, nella consapevolezza che il proprio vissuto non può essere espresso a parole. Cercare le parole, la capacità di narrarsi permette di comprendersi meglio e di fissare tali parole nella memoria.

Queste attività possono riguardare la lettura di un libro particolarmente significativo per un allievo, il quale vuole tentare di condividere le proprie emozioni agli altri allievi, o possono riguardare idee e opinioni sul corso nel tentativo di migliorarlo sempre più attraverso la propria personalissima esperienza.

Cerimonia del kata

Uno degli ultimi giorni del corso si organizza una cerimonia dedicata al corso o più precisamente a tutti coloro che vi hanno preso parte durante l'anno. Fa riferimento al kata bianco che i tibetani donano agli ospiti che vengono a fare visita a casa.

È ben nota l'usanza Tibetana di dare come offerta un kata o sciarpa bianca in segno di saluto.

Il kata è un simbolo di buon auspicio. Si presta come una nota positiva per l'avvio di qualsiasi impresa o del rapporto e indica le buone intenzioni della persona che lo offre.
L'offerta del kata indica che la richiesta non è viziata da pensieri corrotti o secondi fini.

La cerimonia comincia con una seduta lunga di stretching per rilassare il corpo, durante lo stretching bisogna rimanere in assoluta concentrazione per prepararsi così alla fase successiva di meditazione. Dopo circa 30 minuti di stretching si passa ad una seduta intensiva di meditazione Zazen, accompagnata da musiche rilassanti rappresentati i suoni della natura o musiche tribali, e da essenze profumate ed incensi per enfatizzare la concentrazione. La meditazione dura circa 25 minuti.

La fase successiva comprende il dono da parte degli allievi di una propria rappresentazione artistica senza particolari riferimenti, l'importante è che venga da dentro, e il dono di un pensiero proprio o preso da altre fonti (anche in questo caso vale la regola dell'espressione interna) al maestro. Dopo che tutti gli allievi hanno donato le proprie esperienze al maestro ognuno a turno, a partire dalla cintura superiore ricevono il kata da quest'ultimo il quale lo apporrà attorno il collo dell'allievo. Dopo questo gesto entrambi citeranno le parole di ringraziamento ognuno nei confronti dell'altro.

Dopo che tutti avranno ricevuto i kata la cerimonia è conclusa, e con il tempo che rimane ognuno può fare ciò che ritiene opportuno, può allenarsi, andare via o semplicemente discutere di argomenti importanti per il corso.

La cerimonia del kata rappresenta il proprio ciclo della vita, ha un inizio in cui non si hanno ancora le basi per poter crescere, ma con l'aiuto degli altri e del maestro comincia un percorso. Ha una fase intermedia in cui ha acquisito le capacità per raggiungere determinati obiettivi con il sostegno continuo dei compagni e del maestro.

Ha una fine in cui ha raggiunto gli obiettivi prefissati, ha espresso la sua umanità al mondo e ha lasciato
una parte di sé in tutti coloro che gli sono stati vicino e che lo tramanderanno nelle generazioni future.

Il ciclo si conclude… per riniziare nuovamente un altro anno di Kung Fu. Il giovane adulto si colloca in queste tre fasi tra la fase intermedia e quella finale, infatti è abbastanza maturo ed ha acquisito le necessarie competenze per ricoprire il ruolo di maestro, ma spesso rimane intrappolato nelle sue paure di sbagliare o di non riuscire a prendere in mano la situazione e per questo necessita ancora dell'aiuto del maestro.