Le origini del Kung Fu Karate di Okinawa
NonSoloFitness: divulgazione, formazione, consulenza
Corsi di formazione Corsi di formazione per Personal Trainer, Istruttori Fitness
06 40403925

Le origini del Kung Fu Karate di Okinawa

La storia del Kung Fu Karate di Okinawa è affascinante e complessa. Okinawa è la capitale dell'arcipelago giapponese delle Ryu Kyu, il Kung Fu nasce in Cina: il Kung Fu di Okinawa nasce quindi dall'unione di due culture

Autore:
Ultimo aggiornamento:

Le origini del Kung Fu Karate di Okinawa

Narrare la storia del Kung Fu di Okinawa è impresa quanto mai ardua per tanti motivi, uno tra tutti è quello della mancanza di fonti storiche dovuta ad una non avvenuta trascrizione scritta degli insegnamenti riguardanti quest'arte marziale, della sua storia in maniera più specifica e della sua tradizione. I maestri di un tempo non rivelavano così facilmente il loro sapere e a pochi veniva dato il privilegio di condividere con essi tecniche e conoscenze accumulate in anni di dedizione e di mantenerne il segreto.

Tutta l'arte marziale si basava sulla segretezza, le stesse scuole erano tenute segrete dalle autorità e le tecniche che venivano praticate non dovevano essere per nessun motivo trascritte, ma trasmesse a voce e soltanto a chi giurava di mantenerne il segreto. Un po'di questa passione per il segreto condiziona ancora il pensiero e il comportamento dei maestri moderni.

Analizzando la parola "Kung Fu di Okinawa" verrebbe da pensare istintivamente al Kung Fu cinese, ma a seguire notiamo la parola Okinawa, nota capitale dell'arcipelago giapponese delle Ryu Kyu, famosa per la nascita del Karate. È dall'unione di queste culture che nasce il Kung Fu di Okinawa.

Origini del Karate in Giappone

Come abbiamo descritto precedentemente, le influenze cinesi nei confronti dell'arcipelago delle Ryu Kyu è storicamente continuo e determinante. Prima dell'arrivo nel 1600 dell'influenza cinese, in Giappone veniva praticato il Bujutsu ossia "Bu" che significa (l'idea) pratica delle tecniche militari e "jutsu" che significa arte, quindi arte marziale (intesa in Giappone).

Il Bujutsu veniva praticato da tutte le classi sociali e specialmente dal guerriero nipponico dell'età feudale. Successivamente le influenze del buddhismo zen cominciarono a ripercuotersi sulle arti marziali giapponesi e, dopo il periodo Edo (1603-1867), ne modificarono la loro concezione trasformando la pratica del bujutsu in pratica del budo. Il suo scopo, attraverso gli insegnamenti del Budo, era quello di allontanare la paura della morte dalla mente umana ma non solo, anche il raggiungimento di una crescita individuale e la sottomissione umana alle forze della natura tramite lo zen.

"do" o "via", viene utilizzato quando tali specializzazioni sono intese con un fine di natura più educativa o etica, per indicare la via verso la perfezione dello spirito rispetto all'elemento pratico-tecnico.

Ci sono dei riferimenti storici riguardo le principali scuole di bujutsu e riferimenti nelle cronache dell'antico Giappone che indicano molti metodi di combattimento senza armi che veniva praticato durante la notte feudale. Tutti questi metodi di combattimento avevano in comune delle caratteristiche strumentali e funzionali, ad esempio erano tutti basati sull'uso del corpo umano, addestrato, condizionato e rafforzato come strumento primario del combattimento. Inoltre questi metodi utilizzavano il corpo umano come un'arma per proiettare un avversario a terra, immobilizzandolo o strangolandolo, slogando le giunture o colpendolo e usare il proprio corpo anche difensivamente.

Le tecniche dei maestri del bujutsu, i cui metodi del combattimento cominciano ad apparire nel sedicesimo secolo, vengono successivamente modificate con variazioni ed innovazioni. Tra i vari metodi utilizzati, quelli più importanti risultano essere le tecniche di percussione (atemi- waza), basate su colpi e calci verso i centri vitali del corpo. Inoltre troviamo tecniche difensive, ideate in particolare per neutralizzare i tentativi di proiezione, immobilizzazione e strangolamento.

In realtà sembra che le arti di percussione fossero già presenti nel periodo pre-Tokugawa (1400), ma non erano raggruppate e specializzate sistematicamente come le arti cinesi.

Sembra che in origine la lotta comprendesse colpi terribili, sferrati con ogni parte del corpo possibile, paragonabile al pancrazio dell'antica Grecia.

Queste tecniche di percussione o atemi-waza hanno continuato la loro tradizione influenzando successivamente le arti marziali moderne come il jujutsu, il judo e l'aikido, ma sembra che tale influenza stia sempre di più calando in senso etico se si pensa alle degenerazioni dello sport.

Come tecniche, che da sole, possono dare un grande risultato in combattimento, gli atemi-waza vengono praticati intensamente dagli studenti del Karate. Questa parola è formata dall'unione di due ideogrammi cinesi: kara che significa "vuoto" o "nudo" e te che significa "mano" o "pugno". L'arte della "mano vuota" sembra comparire nell'arcipelago delle RyuKyu (Okinawa) dove vengono ancora oggi narrate storie leggendarie su come questo popolo pacifico, sia diventato il massimo esponente di questa arte, tramite la sua potenza nei pugni e nei calci. Queste storie spesso si riferivano a scuole o metodi di combattimento cinese che venivano utilizzati per svariati fini, dalla salute al combattimento. Insieme ad esse è giunto anche il Buddhismo zen, passando per la Corea fino ad Okinawa, tramite i viaggi e i pellegrinaggi compiuti da sacerdoti e monaci tramite le attività dei pirati di ceppo razziale misto che dominarono il Mar Cinese Meridionale durante la dinastia Ming (1368-1643).

Dato che in quel periodo dominava l'ideologia del combattimento "duro", in Giappone, gli stili importati dalla Cina furono proprio quelli più rivolti verso la "durezza", oppure alcuni stili morbidi che successivamente furono modificati e resi più duri.

Come precedentemente descritto, l'influenza della cultura cinese portò con sè il suo pensiero dualistico, il quale verrà utilizzato praticamente dai praticanti del "Karate cinese", tramite dei riferimenti alle due scuole del metodo di combattimento con i pugni conosciuto come kempo: quella "morbida" (ju-no-kempo) e quella dura (go-no-kempo).

Prima dell'arrivo di queste influenze,gli abitanti di Okinawa svilupparono il "te" come propria autodifesa. "Te" letteralmente significa mano e sta a significare l'uso principale delle tecniche di mano, le quali rappresentano la caratteristica di questa arte. L'arte del "te" sembra risalire al quindicesimo secolo, quindi prima che l'arte cinese del To-te facesse la sua apparizione ad Okinawa nel diciassettesimo secolo. Durante questo periodo vi fu un ricco scambio culturale tra Okinawa e la Cina meridionale, per cui lo sviluppo del te venne influenzato dalle arti marziali cinesi.

L'arte dell'Okinawan-te di questo periodo, veniva praticata solamente dai nobili che la tramandavano di generazione in generazione. Ma tra il diciassettesimo e il diciottesimo secolo vi fu l'impoverimento delle classi alte e questo fece sì che gli esponenti di quest'ultime si dedicassero al commercio e all'artigianato, in tal modo l'arte marziale cominciò a diffondersi anche tra gli altri ceti sociali. La conoscenza del te restava uno dei pochissimi segni di appartenenza passata a un'elevata posizione sociale. Per questo motivo i nobili, ormai divenuti contadini, tramandavano quest'arte a una cerchia ristrettissima di persone quasi in modo esoterico.

Nello stesso periodo ricordiamo che molti giapponesi emigrarono verso la Cina meridionale entrando in contatto con le arti marziali locali per subirne in seguito l'influenza.

Quindi da una parte vi erano i nobili o ex-nobili che studiavano e sviluppavano il combattimento senz'armi del te e dall'altra vi erano i contadini e i pescatori che crearono una sorta di arsenale, trasformando i comuni strumenti da lavoro (correggiati, macine, briglie e pagaie) in armi letali, praticando l'arte del Ryukyu bujutsu.

L'arte del Karate non prese forma prima della fine del diciassettesimo secolo e l'inizio del diciottesimo, periodo in cui il te si fuse con lo stile cinese di combattimento per generare in seguito gli odierni kata del Karate. Una delle più famose influenze cinesi ad Okinawa, storicamente accreditata, sembra essere la dimostrazione che tenne Kusanku, un esperto cinese di autodifesa, nel 1761 ad Okinawa. Nel diciannovesimo secolo l'arte del te cominciò ad essere riconosciuta con il nome di Tang-te ovvero "mano cinese".

Nel frattempo, segretamente, venivano praticate nei tre centri urbani, tre stili distinti. Lo Shuri-te, l'arte di Shuri, veniva praticata dai samurai di corte, mentre nella città portuale di Naha e in quella di Tomari si svilupparono stili autonomi. La loro differenza, molto probabilmente risale alle diverse influenze della tradizione cinese, ad esempio lo Shuri-te deriva dallo stile Shaolin, il Naha-te comprende tecniche morbide, d'origine taoista, come esercizi respiratori per il controllo del ki, la forza vitale ("chi" in cinese), infine il Tomari te comprende elementi dello Shuri e del Naha.

Va ricordato che le differenze nei tre stili sono puramente di forma e che gli scopi e i metodi del Karate di Okinawa sono identici.

Verso la fine del diciannovesimo secolo i nomi degli stili cambiarono di nuovo e le arti di Shuri e Tomari si fusero prendendo il nome di Shorin ryu, mentre il Naha-te prese il nome di Goju ryu perfezionato dal maestro Kanryo Higaonna. Lo Shorin ryu si divide in altri stili lievemente differenti tra loro, mentre il Goju ryu si pratica in un unico stile. La scuola che ha fuso entrambi gli stili prende il nome di Shito ryu.

In realtà il Goju ryu si sviluppò successivamente, e il Naha-te inizialmente si sviluppò in Shorei ryu. Le differenze tra lo Shorin ryu e lo Shorei ryu sono sottili: il primo è veloce rapido nei movimenti rispetto al secondo, ma le differenze più marcate si trovano nei movimenti base e nel metodo di respirazione, per esempio nello Shuri te il movimento dei piedi segue una linea retta quando si fa un passo avanti o indietro.

Inoltre la velocità e il tempo esatto sono importanti fattori da tenere in considerazione durante gli allenamenti con calci e pugni e la respirazione è controllata in modo naturale. Il Naha te o Shorei ryu invece è caratterizzato da movimenti uniformi e stabili, i piedi si muovono su una linea a mezzaluna. Nei kata di questo stile, la respirazione è ritmica e cambia a seconda del movimento compiuto.

Successivamente lo Shorei ryu si suddividerà in Goju ryu e Uechi ryu. Nel 1875 venivano ancora praticati il Naha te e lo Shuri te come stili fondamentali del Karate di Okinawa, bisognerà aspettare il 1904 per cominciare a vedere una diffusione di queste arti, per opera del maestro Anko Itosu, che le introdusse come educazione fisica nelle scuole giapponesi.

Nel 1922, Gichin Funakoshi e Choki Motobu si recarono a Tokyo e a Osaka per diffondere i valori morali di quest'arte. L'introduzione del Karate in Giappone rappresentò l'inizio della diffusione di quest'arte a livello mondiale.