Effetti dell'interval training
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Effetti dell'interval training

Modificazioni fisiologiche indotte dall'interval training sul sistema cardiocircolatorio e respiratorio.

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Intervallare lo sforzo con dei periodi di recupero, consente di poter effettuare uno sforzo più a lungo. Se si sommano i periodi di sforzo, durante i quali si contrae debito di ossigeno, si nota che il tempo totale in cui si è tenuta a livelli elevati la prestazione muscolare, è superiore al periodo che si sarebbe potuto ottenere senza intervalli di recupero.

Dopo molte analisi e misurazioni, si è notato che nel periodo di recupero (che per facilitare i calcoli viene approssimato a 30") si ha:

  • Riduzione dei battiti cardiaci. Fenomeno naturale: dopo il periodo di sforzo, e passando alla fase di riposo, il numero dei battiti tende a diminuire
  • Aumento del trasporto di ossigeno. Mentre i battiti del cuore diminuiscono l'ossigeno trasportato verso la periferia del corpo aumenta, perché al termine dello sforzo il tasso di ossigeno resta alto, ma mancando lo sforzo non si costituisce più altro debito di ossigeno, e quindi il saldo è positivo
  • Il coefficiente respiratorio aumenta (rapporto tra tasso di ossigeno respirato e ossigeno consumato)
  • Riduzione del numero di atti respiratori. Cessa l'affanno tipico dello sforzo massimo. Gli atti respiratori diminuiscono, e divengono più profondi.
    In altri termini una respirazione più efficiente, mentre una respirazione più superficiale offre la minor efficienza
  • Leggera diminuzione della pressione massima (o "sistolica", che spinge il sangue nelle arterie) e una più significativa diminuzione della pressione diastolica (o pressione minima, che corrisponde alla resistenza dei vasi sanguigni)
  • Aumento della pressione differenziale, ovvero si ha una distanza maggiore tra la pressione massima e quella minima. Si ha dunque un aumento del debito cardiaco, e il cuore a lungo andare diventa ipertrofico (cuore d'atleta). Il cuore diviene fisicamente più grande e con una maggior capacità di reggere lo sforzo per lunghi periodi, poichè in grado di gestire una maggior quantità di sangue

Conseguentemente, quando le necessità sono regolari (quelle della vita di tutti i giorni) per far affluire all'organismo il sangue necessario occorrono un numero di battiti inferiori.
Ecco spiegato perché, gli atleti molto allenati, tendono ad essere "bradicardici", ovvero ad avere un numero di battiti cardiaci al minuto più basso rispetto a quello che si riscontra nei soggetti sedentari.
Dell'interval training si dice che: l'atleta "allena i muscoli durante lo sforzo, e il cuore durante le pause".

Affinchè ciascuno possa rendersi conto di come funziona l'interval training, può provare a effettuare dei periodi di lavoro intenso alternati ad intervalli di riposo, prendendo come parametro di riferimento il numero di pulsazioni al minuto del cuore.
In pratica, si può provare ad effettuare uno sforzo intenso per il tempo necessario a far salire le pulsazioni fino ad un livello considerato limite (180, ovvero quasi il triplo delle pulsazioni normali) e poi osservare una pausa della durata sufficiente a far scendere le pulsazioni fino a circa 120 (circa il doppio del numero di i battiti normali). A questo punto si riprende lo sforzo, e così via.
È importante notare che si riprende il lavoro quando il cuore non è in condizioni di riposo, ma in una fase di recupero parziale.