Velocità della rincorsa nel salto triplo
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Velocità della rincorsa nel salto triplo

Ruolo della velocità della rincorsa nel salto. La velocità media della rincorsa. Le differenze con il salto in lungo. Jonathan Edwards: una tecnica rivoluzionaria per il salto triplo

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Velocità della rincorsa nel salto triplo

Hay (1992), citando numerosi studi, affermò che la velocità di rincorsa nel salto triplo è considerevolmente minore rispetto a quella del salto in lungo. Esaminando le massime velocità orizzontali ottenute al termine delle rincorse degli otto finalisti dell'una e dell'altra specialità, per i triplisti si ebbe un valore medio di 10.29 m/s, per i lunghisti invece di 10.83 m/s.

Questo risultato può essere attribuito essenzialmente a due ragioni:

  • La necessità di eseguire tre stacchi consecutivi nel salto triplo, con maggiori richieste dal punto di vista coordinativo e del controllo del corpo.
  • La necessità di mantenere le forze agenti sul corpo dell'atleta entro limiti tollerabili, dato il forte impatto conseguente agli atterraggi successivi agli stacchi.

Queste considerazioni appaiono esatte, soprattutto se rapportate a principianti o ad atleti di medio livello. Tuttavia, negli ultimi anni, la specialità ha visto un'evoluzione. Il merito di questi progressi è senza dubbio da attribuire all'attuale detentore del record del mondo del salto triplo, Jonathan Edwards, che nel 1995 a Göteborg saltò 18.29 m.

La sua sopraffina padronanza tecnica gli permise di raggiungere velocità allo stacco mai viste prima: Portnoy (1997), indagando su alcuni valori cinematici del salto dell'attuale record del mondo, trovò che la massima velocità orizzontale raggiunta da Edwards ad un metro dallo stacco era di 11.90 m/s. Assumendo una piccola sovra-valutazione si ha comunque una velocità media negli ultimi 10 m di 10.85 m/s. Valori che eguagliano certamente quelli della rincorsa di un lunghista. Non solo Edwards seppe raggiungere tali velocità, ma la sua azione composta, leggera ed elegante (visivamente molto diversa da quella molto potente e muscolare dei suoi avversari) gli consentiva un miglior mantenimento della stessa e una perdita di velocità orizzontale tra una fase e l'altra di circa 0.5 ms-1 inferiore rispetto ai suoi concorrenti. Ciò risultava in salti estremamente bilanciati ed efficaci.

Si può perciò affermare che la velocità della rincorsa nel salto triplo, in atleti d'elite, è attualmente elevata quanto quella del salto in lungo, perché la padronanza degli elementi tecnici e coordinativi è migliorata (Song & Ryu 2011). Non si può però certamente dar torto ad Hay: questa padronanza è estremamente difficile da ottenere, e la gran parte degli atleti d'alto livello ha certamente bisogno di velocità d'entrata minori e più facilmente controllabili.

Sono state trovate delle correlazioni positive tra la velocità orizzontale media negli ultimi 5 metri della rincorsa e la lunghezza del salto (Hay 1993, Figura 4) e tra la velocità orizzontale allo stacco nell'ultimo appoggio e la distanza ufficiale (Fukashiro & Miyashita 1983). Anche Panoutsakopoulos & Kollias (2008) trovarono una correlazione molto alta (r = 0.816) tra velocità della rincorsa e prestazione nel salto triplo.

Hay (1992) notò inoltre che, sebbene ci fosse un'evidente e positiva relazione tra velocità della rincorsa e prestazione nel salto triplo, questo non era evidente in gruppi di alto livello e con caratteristiche omogenee. Un'elevata velocità è perciò necessaria ma non sufficiente per una prestazione d'eccellenza nel salto triplo.

Velocità orizzontale
Figura 1 - Velocità orizzontale della rincorsa in rapporto alla distanza ufficiale del salto in lungo su un campione di 306 salti (r = 0.95). (Da Hay 1993).