Kinesiologia degli esercizi fisici: il lento dietro
NonSoloFitness: divulgazione, formazione, consulenza
Corsi di formazione Corsi di formazione per Personal Trainer, Istruttori Fitness
06 40403925

Kinesiologia degli esercizi fisici: il lento dietro

Il lento dietro con bilanciere, analidi kinesiologica dell'esercizio, implicazioni meccaniche della tecnica di esecuzione

Autore:
Ultimo aggiornamento:

Kinesiologia degli esercizi fisici: il lento dietro

Il lento dietro con bilanciere è un massacratore dell'articolazione scapolo omerale, portatore di dolori articolari e lussazioni. Per poter comprendere quanto sopra è necessario analizzare l'anatomia e la fisiologia dell'articolazione scapolo omerale. È decisamente una zona anatomica molto complessa per il numero di muscoli e legamenti che si racchiudono in uno spazio molto ristretto. I muscoli che si inseriscono sono, esternamente il deltoide con i suoi tre capi inserzionali, anteriormente il clavicolare, lateralmente l'acromiale e posteriormente lo spinale.

Questo potente muscolo, contrariamente a quello che si crede, è nella prima parte della sua azione, un sollevatore verso l'alto della testa omerale, il vero abduttore è il sopraspinato che dando la direzione verso l'esterno alla testa omerale, grazie alla sua inserzione sul trochite, permette l'inizio dell'abduzione; senza questo intervento il deltoide, per la sua inserzione distale (tuberosità deltoidea omerale) porterebbe la testa omerale a salire verso la volta acromion coracoidea.

Dopo che il movimento verso l'esterno è iniziato interviene il deltoide che ha il compito di sollevare fino alla linea della spalla il braccio, proseguendo verso l'alto intervengono i fasci superiori del muscolo trapezio. Purtroppo il sopraspinato non ha vita facile causa la sua posizione anatomica; infatti il tendine scorre sotto un ponte osteofibroso piuttosto rigido che unisce l'apofisi coracoidea all'acromion, il legamento coraco acromiale.

Quando si eseguono i sollevamenti laterali con pesanti manubri per sviluppare (?) i muscoli deltoidi, il sopraspinato aumentando di volume per un maggior trofismo determina un attrito con il legamento e inizia un conflitto degenerativo su cui si poseranno sali di calcio formando delle calcificazioni; queste inizialmente daranno leggero fastidio che nel tempo diventerà dolore.

In realtà il problema principale ancora non è stato esaminato, infatti i danni del lento dietro con bilanciere non sono legati al sopraspinato o al deltoide ma al sottoscapolare che fa parte della cuffia degli intra rotatori insieme al grande rotondo grande dorsale e grande pettorale, (questi tre hanno un'inserzione più bassa rispetto al sottoscapolare e hanno una funzione di centratori-depressori della testa omerale)

Il sottoscapolare è il principale stabilizzatore anteriore della testa omerale (inserzione sul trochine). I rotatori esterni sono il piccolo rotondo e il sottospinato. È comunque il sottoscapolare che più risente del movimento "lento dietro con bilanciere" in quanto la rotazione esterna, l'abduzione e la retro pulsione del braccio sono i tre fattori scatenanti la lussazione della testa omerale.

Il problema si accentua maggiormente se il movimento viene effettuato scendendo oltre la linea della nuca. In realtà gli esercizi più efficaci e sicuri sono le spinte in alto con manubri per due motivi fondamentali, i gomiti tendono a restare in avanti alla linea delle spalle e i polsi possono ruotare seguendo la fisiologia delle articolazioni implicate nella catena cinetica muscolare.

L'efficacia è dovuta al reclutamento delle fibre muscolari che per un motivo di ordine neuro fisiologico, la "legge del tutto o nulla", implica in modo totale le fibre del deltoide. In alternativa a questo movimento, per un fattore di stabilità o volendo utilizzare un peso maggiore, a discapito di una ridotta sicurezza articolare, si può eseguire questo movimento con il bilanciere portandolo davanti al petto nel movimento di discesa.