L'importanza della conoscenza fisiologica nel calcio
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L'importanza della conoscenza fisiologica nel calcio

Allenatore e preparatore sono due figure che spesso coincidono, ma purtroppo molti allenatori non hanno conoscenze in campo fisiologico. Queste competenze sono fondamentali nella programmazione dell'allenamento

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L'importanza della conoscenza fisiologica nel calcio

Traggo spunto per questo articolo dai numerosi confronti che ho con colleghi, Allenatori, Istruttori e Preparatori atletici nell'ambito della sfera calcistica. Ho la netta sensazione, escludendo il calcio Professionistico di alto livello, che vi siano delle lacune di base per quanto riguarda la preparazione atletica soprattutto negli Allenatori.

Molto belle tutte le discussioni sulla tattica collettiva ed individuale, sui moduli di gioco e sulle ripartenze, su palle inattive e difesa a zona, ma se si entra nello specifico del condizionamento fisico con o senza palla si sente un po' di tutto.

Non è più concepibile che un Allenatore di categorie agonistiche (dai giovanissimi in su) non abbia minimamente idea di cosa sia ad esempio il sistema anaerobico lattacido e con quali mezzi e metodi andare a sollecitarlo. Molti miei colleghi (mi permetto di mettermi al loro livello in quanto in possesso del patentino UEFA B) temo siano rimasti ancorati a metodologie d'allenamento di venti o trent'anni fa, chiusi mentalmente, poco propensi al dialogo e al cambiamento.

È un mondo, quello del calcio, dove tutti sanno tutto (sono oltre 60 milioni gli Allenatori in Italia…), nel quale il risultato conta fin dai Pulcini (non ditemi che non è così perché mentireste: sono poche le realtà dove si punta SOLO alla crescita dei bambini e lo spettacolo indegno sulle tribune spesso ne è testimonianza), dove si assiste a degli allenamenti di intensità pari a zero ma con degli schemi su calcio di punizione provati decine di volte e da qualsiasi posizione.

Se non c'è apertura mentale non ci sarà mai progresso personale e professionale; è necessario essere aperti al dialogo perché, guarda caso, si potrebbero trarre degli spunti interessanti dal proprio interlocutore con delle idee pratiche che probabilmente rinchiusi nel proprio mondo non sarebbero mai venute in superficie. La fisiologia nel gioco del calcio è importante perché è su questa che i bravi Allenatori e Preparatori atletici impostano i programmi di lavoro, non crediate che i tempi di lavoro e tempi di recupero di una esercitazione siano impostati in maniera casuale perché non è così: alla base c'è sempre la conoscenza che successivamente dev'essere impostata in chiave pratica, modulata secondo la propria squadra e le proprie caratteristiche.

Ad esempio per quanto riguarda la programmazione dell'allenamento, per una squadra che si allena tre volte la settimana, a mio avviso lavorare per "blocchi condizionali settimanali" non ha molto senso per diverse ragioni che vi elenco di seguito:

  • Le capacità condizionali forza, resistenza e velocità didatticamente si studiano separate ma nella realtà esiste una forte correlazione tra loro, tant'è vero che si possono proporre esercitazioni di resistenza alla forza veloce
  • Se la forza viene svolta (e poi come?) per 20-30 minuti due o tre volte in una settimana e poi ripresa a distanza di quindici giorni se non di più, lo stimolo si è ormai perso nell'intervallo di tempo intercorso
  • La velocità è la capacità condizionale meno allenabile ed esige, per essere sollecitata nei dovuti modi, di un recupero completo tra una ripetizione e l'altra e ciò porterebbe via moltissimo tempo. Ciò che spesso vedo non è velocità ma esercitazioni di resistenza alla velocità (che van benissimo comunque per il calciatore e sottolineano ancora una volta l'interconnessione tra le capacità condizionali)
  • La forza e la velocità possono essere stimolate insieme con degli esercizi ad alta intensità sui cambi di direzione e ricordo che il calciatore "vive" di cambi di direzione quindi queste esercitazioni hanno anche carattere preventivo

L'Allenatore con delle conoscenze di base riuscirà ad ottimizzare i tempi e gli spazi a disposizione, centrando l'obiettivo della seduta d'allenamento. Magari vi starete chiedendo perché parlo dell'Allenatore e non della figura del Preparatore atletico, quesito lecito visto l'argomento sul condizionamento fisico, vi rispondo che una squadra dilettantistica che abbia all'interno dello staff anche il Preparatore è quasi un lusso.

Partendo proprio da questo presupposto chi possiede delle buone conoscenze sul condizionamento fisico abbinate alla parte tecnico-tattica è certamente un passo avanti rispetto agli altri, non solo sotto l'aspetto performante dei suoi ragazzi ma anche e soprattutto in ottica preventiva. Questo non vorrà dire vittoria certa alla fine dell'anno (tante sono le variabili ad incidere in un'annata) ma sicuramente denota professionalità e intelligenza da parte dell'Allenatore; vincere è sempre difficile e mai scontato a qualsiasi categoria, motivo per cui bisogna curare tutto nei minimi dettagli dalla parte atletica a quella tecnico-tattica e, perché no, sollecitare l'aspetto condizionale dell'atleta proprio attraverso esercitazioni col pallone.

La mente che si apre ad una nuova idea non torna mai alla dimensione precedente1 È più facile spezzare un atomo che un pregiudizio1