Le competizioni
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Le competizioni

Spesso non è questione di essere "bravi" ma piuttosto di essere il tipo di ballerino che il direttore vuole avere nella sua compagnia. I ballerini sono capaci di discutere ore sui meriti di un paio di gambe che assomigliano del tutto alle gambe di tante a

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Le competizioni

Spesso si sente dire che la danza è molto competitiva e questo può essere vero ma è davvero necessario che lo sia? E se lo fosse, chi "vince" esattamente? Le competizioni nella loro tradizionale forma delle medaglie di bronzo, argento e oro non sono mai stata parte integrante della vita dei ballerini. Mentre i ginnasti professionisti, da sempre, mirano a migliorarsi di gara in gara, cercando di saltare più in alto, fare più giri e eseguire incredibili acrobazie, solo ultimamente e a poco a poco, questo sta diventando parte strutturale anche della vita dei danzatori (specialmente di quelli che non sono ancora professionisti).

Esistono diverse competizioni molto famose e importanti dove i danzatori si possono esibire, ne sono un esempio: il Prix de Lausanne, The Youth American Grand Prix o l'Adeline Genee Awards…

Essere esposti a così tanti luminari del mondo della danza, fa acquisire ai giovani danzatori la tenacia richiesta dalla carriera che vogliono intraprendere.

I ballerini di balli da sala e latino americani competono costantemente a giro per il mondo per le medaglie e premi in denaro ma questo è un mondo a parte rispetto a quello del professionista che lavora in teatro. Una forma d'arte che viene respinta da molti come elitaria, non può che vivere nella sua più vera e importante espressione con il pubblico dal vivo. La platea della danza professionale è uno degli ambienti più ferocemente competitivi che un danzatore possa mai trovare.

Il lavoro, nel mondo della danza è molto scarso ed ogni ballerino deve far fronte con la dura realtà: forse, potrà anche non lavorare mai. Generalmente decine e decine di ballerini partecipano ad un'audizione per un solo contratto e a quel punto, guardarsi attorno e compararsi con i potenziali rivali, è naturale. Un ruolo non è necessariamente assegnato al miglior danzatore nella sala ma capita che sia scelto colui che assimila per primo la coreografia o colui che ha l'aspetto che il direttore della compagnia cerca. Gli uomini ballerini hanno un notevole vantaggio per trovare un contratto di lavoro, soprattutto se sono dei bravi partner; molti direttori valutano queste competenze prima di una brillante tecnica. Poi c'è la variante del gusto personale; spesso non è questione di essere "bravi" ma piuttosto di essere il tipo di ballerino che il direttore vuole avere nella sua compagnia; assumere e licenziare è a discrezione del direttore stesso ed è per questo che questa figura gioca un ruolo molto importante nella vita dei ballerini. I direttori quindi, non solo sono i "capi" della compagnia ma dato che spetta loro l'ultima parola, della loro opinione ne va potenzialmente l'opportunità di ammissione di ogni singolo candidato.

A prescindere dai pareri del corpo giudicante, c'è sempre da far fronte il fattore "competizione con noi stessi", provare a essere migliori, puntare sempre più in alto e sentire che si sta crescendo professionalmente.

Nessun artista vive in uno spazio vuoto dunque è auspicabile imparare l'uno dall'altro. La miglior influenza proviene dai pari, dal partner, dagli amici o da altri membri della compagnia con i quali condividi il ruolo.

L'insegnante incoraggia un sano senso di competizione per favorire unatteggiamento di costante impegno verso il miglioramento ma allo stesso tempo, il maestro sa che la comparazione con gli altri è un metodo futile e che gli artisti continuano a svilupparsi per un lungo periodo anche dopo essere diventati professionisti. Il più importante modo in cui i danzatori competono con loro stessi è quando si allenano. Le possibilità attraverso le quali il corpo si può esprimere sono le pietre miliari di questa forma d'arte e i ballerini hanno bisogno di essere tanto allenati e quanto affinati per poter esprimere ogni sfumatura dell'emozione umana. Qualcuno potrebbe pensare che ciò che rende un ballerino migliore di un altro sia il suo corpo: perché possiede un più ampio en dehors, maggior estensione delle linee, più collo del piede… ma nel professionismo non è proprio così. Inevitabilmente ci sono dei pre-requisiti fisici che un ballerino deve avere (corpi non adatti e non allenati non saranno in grado di donare gli stessi standard di performance dei corpi allenati e adatti) ma, ad alti livelli, tutti i ballerini sono così estremamente raffinati e competenti (se non lo fossero non sarebbero semplicemente dei ballerini), che ogni singolo soggetto è differente ma allo stesso tempo ugualmente prezioso. Spesso i ballerini, avvolti nelle minuzie del corpo, sono capaci di discutere ore sui meriti di un paio di gambe che assomigliano del tutto alle gambe di tante altre persone. Il corpo di un ballerino, non può veramente contare di avere le caratteristiche necessarie per o contro sé stesso in una competizione. Ogni danzatore è unico e apparirà leggermente differente da un altro pur eseguendo lo stesso passo. Ci sono anche diversi tipi di movimento che mostrano ogni danzatore sotto luci completamente diverse: un cha cha cha sarà sempre visto da una prospettiva diversa rispetto ad un walzer viennese.

All'interno dei canoni del balletto, l'esplosività di un pas de deux di Don Chisciotte sarà in netto contrasto con la lirica e il romanticismo di un passo a due sul balcone di Romeo e Giulietta. Messi a confronto, possono essere valutati in maniera diversa in base all'aspettative, ottenendo un giudizio non tecnicamente corretto.

Dance

Concludendo: è possibile giudicare un pezzo di danza di un ballerino professionista come migliore di un altro? No, perché per sua natura ogni arte è soggettiva e ogni opinione è valida.

Studi condotti nelle compagnie americane descrivono il ballerino classico come estremamente devoto alla professione , incline a una ferrea disciplina e a un forte autocontrollo alimentare, del movimento e del peso corporeo, con un'accentuata capacità di negare le proprie esigenze e i propri desideri