Discussione sui risultati della ricerca sulla capacità fisica dei ballerini
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Discussione sui risultati della ricerca sulla capacità fisica dei ballerini

La massa cellulare attiva rapportata all'altezza del gruppo professionale è minima rispetto a quella degli altri tre gruppi.Troviamo riscontri nella letteratura dove si afferma che l'apparato muscolare dei ballerini costituisce solo due quinti del peso

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Discussione sui risultati della ricerca sulla capacità fisica dei ballerini

Composizione corporea

Alla luce dei dati raccolti, risulta evidente che uno dei requisiti fondamentali per poter essere una ballerina professionista è la magrezza che talvolta è perseguita anche a scapito della salute, come è dimostrato soprattutto dai valori statisticamente rilevanti. Ne è un esempio il BMI che, nel gruppo élite, supera di poco il limite minimo per rientrare nella categoria dei normopeso (18) con una media di 19,2 con deviazione standard di 1,1. Nonostante i valori molto bassi del BMI, la massa grassa di tali soggetti, si aggira intorno ai 12,3 Kg ± 2,6 e rappresenta il 23% della massa corporea totale. Quanto appena detto può risultare in contrasto con gli alti valori di resistenza registrati nel gruppo EC: 672,1±0,1 ohm contro i 648,7±66,9 ohm del gruppo PG che presenta quasi il 6% di massa grassa in più. Questa apparente discrepanza è spiegata dal fatto che il tessuto osseo, quasi totalmente anidro come quello adiposo, al passaggio della corrente elettrica, oppone la stessa resistenza del grasso, così, persone magre e con pochi muscoli (e dunque pochi liquidi) quali sono le ballerine, possono presentare livelli di resistenza paragonabili a quelli di una persona grassa. Il rapporto tra massa grassa (kg) e altezza, concorre ancora una volta a confermare quanto appena detto: il gruppo delle ballerine professioniste, pur presentando resistenza maggiori, dispongono di un indice minore di quello del gruppo PG: 7,4±1,5 contro 10,9±4,2. Un parametro importante anche dal punto di vista statistico è la BCM ovvero la componente del corpo metabolicamente attiva responsabile del consumo di ossigeno. Attraverso un semplice calcolo (altezza in cm – 100 x 0,3) è possibile rilevare i kg minimi di BCM che un individuo deve possedere in rapporto alla sua altezza. Se applichiamo questa formula ai singoli soggetti che prendono parte al gruppo professionale, possiamo notare come il valore della BCM di ogni ballerina sia borderline rispetto al rispettivo parametro minimo consentito.

Dunque, non parliamo ancora di malnutrizione ma sicuramente le abitudini alimentari di questi individui non sono del tutto adeguate alle richieste metaboliche dell'organismo. Da un punto di vista statistico, l'indice BCM/H ci mostra, a sostegno della nostra tesi, che EC risulta ancora una volta il gruppo con i valori più bassi. La massa cellulare attiva rapportata all'altezza del gruppo professionale è minima rispetto a quella degli altri tre gruppi.

Fedeli all'interpretazione letteraria dell'angolo di fase, il valore 6,1° di EC risulta rientrare nei parametri di normalità dei soggetti poco muscolosi. In ogni modo, nessun gruppo ha registrato, in media, valori superiori a 6,6°.

Dunque, la ballerina professionista risulta essere un normotipo con una percentuale di massa grassa nella norma: bassi valori di BMI e "alti" valori di adipe potrebbero essere giustificati dall'inadeguato introito calorico associato alla mancanza di esercizio aerobico che porta conseguentemente alla carenza di combustione di grassi. La mancanza di una voluminosa massa muscolare è comprovata dagli alti valori di resistenza (Rz), dai ridotti gradi dell'angolo di fase e dal BCM costretto ai minimi termini. Troviamo riscontri anche nella letteratura dove si afferma che l'apparato muscolare dei ballerini costituisce approssimativamente solo due quinti del peso totale del corpo.

Pesare le ballerine per consentire il normale svolgimento della misurazione impedenziometrica non è stato semplice. Molte ragazze non hanno preso parte allo studio proprio perché, terrorizzate dalla bilancia, non si sono volute pesare.

Mobilità

I risultati dei test sulla mobilità ci hanno fornito un quadro chiaro e in parte previsto. Le ballerine di élite sono dotate di una grado nettamente maggiore di escursione articolare e di flessibilità rispetto alle altre ragazze. La nostra può essere una dimostrazione "scientifica" che conferma che certe caratteristiche imprescindibili dal balletto classico, denotano la ballerina di livello.

Le differenze sostanziali si notano soprattutto nella flessione del busto in avanti e nell'abduzione degli arti inferiori mentre, per quanto riguarda la mobilità scapolo omerale, i divari tra i gruppi pur percentualmente elevati non raggiungono significatività statistica.

Al di là dei risultati ottenuti, è doveroso sottolineare che durante la mera esecuzione del test, tutti i soggetti hanno riscontrato non poche difficoltà. Riferendoci a EC, CML e NC, indipendentemente dal livello e dallo stile di danza, l'articolazione della spalla è sempre molto poco sollecitata; gli stimoli a cui è sottoposta non sono sufficienti per migliorarne il ROM. Inoltre, non sono richiesti virtuosismi o passi che necessitino tanta articolarità della spalla tale da giustificarne un allenamento.

Esplosività degli arti inferiori

Il gruppo EC è emerso come migliore anche dal punto di vista dell'elevazione. È necessario ricordare che i salti sulla pedana di Bosco non sono stati eseguiti in modo fedele alla tecnica del balletto, ma partendo dalla posizione canonica del CMJ, questo per permettere un confronto quanto più appropriato tra i gruppi EC e CML, conoscitori della tecnica e NC e PG del tutto profani. In questo modo tutti i soggetti sono partiti dallo stesso livello ed è stato possibile constatare l'autenticità della loro forza esplosiva degli arti inferiori.

Mettendo a confronto EC e CML, parte del merito sulle capacità di salto del gruppo élite va al suo sviluppo muscolare di piedi, gambe, cosce, anche e fascia addominale, di gran lunga migliore rispetto a quello di coloro che non sono professionisti, come si evince anche dalla letteratura. Così, come all'interno di una compagnia, le ballerine soliste vanno incontro ad un incremento della forza muscolare rispetto a quando erano nel corpo di ballo, l'aumento delle abilità muscolari inteso come dislivello tra amatrici e professioniste, comporta un incremento della forza nelle seconde, riscontrabile, in questo caso, nella capacità di salto.

Per quanto riguarda i salti su di un arto, il merito delle altezze migliori va anche all'esperienza e alla pratica di una tecnica più avanzata. I salti da e su un arto sono inseriti in un secondo momento e non sempre sono affrontati approfonditamente, soprattutto nelle lezioni amatoriali. Per le ballerine donne, soprattutto per le non-professioniste, la tecnica del salto rappresenta un tasto dolente. Generalmente, in mancanza di tempo, o si tende ad affrettare l'ultima parte della lezione (ovvero quella dedicata ai salti) o la si omette del tutto per consentire l'uso delle punte. Come si evince dalle rilevazioni fatte con la pedana di Bosco, l'arto inferiore "più forte" del gruppo EC risulta essere il destro. Apparentemente può sembrare un controsenso in quanto, per eseguire gli equilibri, è stato dichiarato dai singoli ballerini che il loro arto "più forte" è il sinistro (giustificato infatti dall'attitudine di eseguire le pirouette a destra). Dal momento che non usa somministrare ai ballerini un allenamento specifico per il salto, le disparità che emergono dalle rilevazioni sono imputabili alla tecnica dello stile di appartenenza piuttosto che alle caratteristiche genetiche di un singolo soggetto.

Forza degli arti superiori

Circa l'esecuzione del test, la difficoltà riscontata è stata elevata per ogni singolo soggetto. Come precedente affermato nel capoverso riguardante la mobilità (9.6.2), le braccia, a maggior ragione nella loro componente di forza, non sono sollecitate da nessuno dei passi del balletto classico (fa eccezione l'uomo nel ruolo di porter). Diverso è se prendiamo in considerazione il gruppo NC. Negli stili come jazz e contemporaneo il lavoro sul pavimento che comporta l'uso degli arti superiori è d'obbligo e questo, alla luce dei risultati ottenuti, non è un particolare trascurabile. Nonostante la tendenza ad utilizzare o meno gli arti superiori, nessuno dei partecipanti ha eseguito il test, dall'inizio alla fine, come da protocollo. Solo durante le primissime ripetizioni i gomiti erano del tutto addotti al busto e il naso sfiorava effettivamente il pavimento.

In più, le ragazze del CML tendevano a spezzare la linearità del busto a livello del bacino, aspetto che conferma ancora una volta l'ipotesi che le amatrici manchino della forza a livello della core stability. Solo un soggetto nella complessità degli individui testati ha eseguito la prova in modo impeccabile e, come eccezione che conferma la regola, fa parte proprio del gruppo CML.

Equilibrio

Indipendentemente dal livello, la difficoltà con cui si sono dovute misurare le ballerine classiche è stata quella di mantenere nel tempo una posizione incongrua rispetto alla loro "normalità". Generalmente, nel balletto, gli equilibri vengono sostenuti in una posizione di passé en dehors e sulla massima elevazione sull'avampiede. Non a caso le ballerine professioniste, lige alla tecnica, hanno riscontrato maggiori disagi nell'esecuzione di questo tipo di test rispetto a CML, NC e PG. Sempre per lo stesso motivo enunciato a riguardo del test per l'esplosività degli arti inferiori, non abbiamo potuto adattare la prova alle esigenze tecniche per non svantaggiare troppo NC e PG. Nonostante la difficoltà ad attenersi scrupolosamente al protocollo di esecuzione, EC risulta avere una capacità di equilibrio migliore degli altri gruppi. Ancora una volta l'arto inferiore destro risulta essere il più "forte" anche se ogni singola ballerina professionista aveva dichiarato precedentemente al test di sentirsi più stabile sull'arto inferiore sinistro. Ciò è forse giustificato dal fatto che generalmente, si tendono ad eseguire con più facilità le pirouettes verso destra, ruotando quindi attorno all'asse sagittale dell'arto inferiore sinistro. Considerando ancora una volta la prova ad occhi aperti sulla gamba destra, risulta evidente come il balletto classico influisca in modo rilevante sulla capacità di equilibrio statico dei soggetti. Il tempo di mantenimento della posizione va a diminuire drasticamente da EC a CML, degradando poi in NC fino a PG (che registra valori quattro volte inferiori a quelli di EC).

Manca in tutti i gruppi la componente sensomotoria che permette il mantenimento dell'equilibrio in assenza di riferimenti visivi.

Ciò significa che la danza classica in sé e per sé non basta per migliorare l'aspetto propriocettivo dell'equilibrio e che lo svolgimento o meno di esercitazioni di balletto, non influisce sulla capacità di mantenimento dell'equilibrio statico ad occhi chiusi. Ci troviamo dunque a ribadire quello che era emerso in uno studio francese del 2010: i ballerini, forse anche a causa della loro abitudine a lavorare di fronte allo specchio, sono fortemente influenzati dai riferimenti visivi. Altri dati che incidono sui risultati ottenuti sono l'esperienza e le ore di allenamento, basti pensare che quelle di EC sono all'incirca quattro volte superiori a quelle di CML. Lievi turbamenti dell'equilibrio, si avvertono anche quando la posizione è mantenuta ad occhi aperti ma in assenza dello specchio, situazione che si riscontra quando un pezzo coreografato in sala è riportato per la prima volta sul palco.

Capacità aerobica

Come si evince dalla letteratura, le ballerine di ogni età e astrazione mancano di preparazione aerobica. La nostra ricerca non fa eccezione.

In base alla tabella per il ricavo dell'indice di recupero immediato (IRI) confrontata con la tabella del giudizio dell'efficienza fisica, gli unici due gruppi che raggiungono valori entro la sufficienza sono l'élite e il Non Classico. Il primo con 60,16±18,12 si colloca a cavallo tra sufficiente e discreto, il secondo con 50,36±8,85 è comunque pienamente sufficiente. Nonostante i valori appaiano mediocri, il gruppo EC risulta comunque il più condizionato. Al di là del livello, della durata e dell'intensità dell'allenamento che, come sappiamo, non sono adeguati a stimolare un incremento della capacità aerobica, ciò che probabilmente influisce (sebbene di poco) sullo sviluppo del sistema aerobico è la frequenza con cui vengono eseguiti gli spettacoli.

Probabilmente il susseguirsi delle performance (che rappresentano gli unici momenti in cui il consumo della VO2max sale a tal punto da poter provocare anche un leggero incremento del sistema aerobico) è sufficiente per contribuire a quel sottile miglioramento che fa sì che il gruppo EC risulti più condizionato degli altri che infatti si esibiscono massimo due volte all'anno.

Quindi, dal momento che l'aerobico si allena solo negli spettacoli, l'élite ha ottenuto il miglior risultato grazie alla frequenza delle performance e non grazie all'allenamento proprio del balletto classico.

Al di là dei risultati, eseguire il test attenendosi fedelmente al protocollo è stato problematico per tutti i soggetti. Il primo ostacolo è stato quello di portare semplicemente a termine la prova, successivamente mantenere per tre minuti consecutivi il ritmo di 120 bpm (quasi mai rispettato) e qualora i soggetti fossero stati in grado di superare le prime due difficoltà, hanno dovuto far fronte all'insistente "bruciore" del quadricipite sinistro che li ha obbligatati, di tanto in tanto, ad aiutarsi con le braccia. Per qualche ragazza il problema effettivo non è stato tanto il fiato quanto il "bruciore" delle gambe.

Tabella calcolo IRI
TABELLA PER IL CALCOLO DELL'IRI
Tabella giudizio
GIUDIZIO DI EFFICIENZA FISICA

Scala di Borg

La scala di Borg è stata somministrata solo alle ballerine professioniste in quanto risultano le uniche che si sottopongono ad un allenamento quotidiano. La media della percezione della fatica appartenente all'intero gruppo si aggira attorno a 3,50 in riferimento all'intera settima. Questa cifra conferma i bassi valori di VO2max raggiunti durante la lezione.