Metodi di insegnamento della danza
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Metodi di insegnamento della danza

I principali metodi di insegnamento della danza classica sono:Metodo russo Vaganova, Metodo inglese RAD, Metodo italiano Cecchetti, Metodo danese Burnonville, Metodo americano Balanchine, Metodo Vaganova, Agrippina Yakovlevna Vaganova

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I principali metodi di insegnamento della danza classica sono:

  • Metodo russo Vaganova
  • Metodo inglese RAD
  • Metodo italiano Cecchetti
  • Metodo danese Burnonville
  • Metodo americano Balanchine

Metodo Vaganova

Agrippina Yakovlevna

Agrippina Yakovlevna Vaganova (San Pietroburgo - 6 luglio 1879, ivi - 5 novembre 1951) è stata una delle più riconosciute insegnanti russe di danza classica. Analizzando il metodo e la tecnica usati nel periodo di massimo splendore della vecchia Scuola Imperiale di Balletto, diretta dal celeberrimo maître de ballet Marius Petipa, Vaganova sviluppò un proprio metodo di insegnamento dell'arte del balletto classico articolato in uno specifico programma.

Il suo libro "I principi fondamentali della danza classica", pubblicato nell'allora Leningrado nel 1934, rimane un libro di testo importantissimo contenente le istruzioni per la tecnica del balletto.

Dopo la Rivoluzione d'Ottobre, il futuro del balletto in Russia sembrava difficile, ma Vaganova lottò per la sopravvivenza di quest'arte che amava così tanto e per la preservazione dell'eredità di Marius Petipa.

Nel 1934 diventò anche direttrice del Khortekhnikum, la scuola che ora porta il suo nome: l'Accademia di Balletto Vaganova.

Alcuni dei graduati dell'Accademia di Balletto Vaganova sono tra le più alte personalità del balletto. Basti citare Rudolf Nureyev, Irina Kolpakova, Mikhail Baryshnikov, Natalia Makarova, Yuri Soloviev, Altynai Asylmuratova, Diana Vishneva e Svetlana Zakharova.

Il merito di Vaganova è stato quello di analizzare in modo dettagliato e decomporre nei singoli elementi tecnici, tutti i passi della tradizione accademica, elaborando un sistema di esercizi caratterizzato da un crescendo di difficoltà tecnica e di complessità compositiva, graduato in otto anni di studio e organizzato in modo da assicurare uno studio progressivo e privo di rischi per gli allievi, in relazione all'età e al livello di sviluppo psico-fisico.

Questa elaborazione assolutamente sistematica ed esauriente, ha costituito una base solida e un punto di riferimento sicuro per gli insegnanti. Il suo metodo di studio della danza mette in evidenza l'importanza che deve avere per un ballerino, il centro del corpo (core stability) dal quale si originano tutti i movimenti. Il corpo del danzatore deve infatti essere un supporto forte, potente, sicuro ed una base solida tale da consentire con facilità l'esecuzione altamente virtuosistica dei passi. L'insegnamento della danza applicato all'intero corpo, permette dunque allo studente di acquisire maggiore armonia nei movimenti ed espressività artistica. Lo stile trae origine da un miscuglio tra l'artisticità e la fluidità nei movimenti delle braccia proprie dei francesi e la bravura nei giri e nei salti degli italiani.

Metodo Royal Academy of Dance

Royal academy

La Royal Academy of Dance (RAD) è un'accademia di danza fondata il 31 dicembre 1920 a Londra e diffusa a livello internazionale.

Nasce con il nome di Association of Operatic Dancing in Great Britain dalla riunione dei rappresentanti dei cinque metodi con preciso intento di contribuire all'elevazione degli standard di insegnamento.

I membri fondatori furono alcuni famosi artisti dell'epoca: Adeline Genée(Danimarca) direttrice della RAD dal 1920 al 1954, anno in cui fu affidata la presidenza a Margot Fonteyn, per molto tempo partner di Rudolf Nurayev, Tamara Platonovna Karsavina (Russia), Lucia Cormani (Italia), Phillis Bedells (Inghilterra) ed Edouard Espinosa (Francia).

Nel 1935, diventa la Royal Academy of Dancing, un'associazione a scopodidattico classificata nel Regno Unito quale Ente Morale e che gode del patrocinio di Sua Maestà Britannica Regina Elisabetta II. Nel 2000 assume definitivamente il nome di Royal Academy of Dance.

Il metodo di base RAD si articola in due corsi di propedeutica: pre-primary e primary e cinque corsi elementari: dal 1° al 5° grado, attraverso i quali, mediante un'attività ludica, si insegnano i principi base della danza ed i primi passi. Attraverso il free-movement (movimento libero), i bambini hanno la possibilità di migliorare le loro capacità espressive e interpretative e sono stimolati e incoraggiati alla ricerca naturale e libera del movimento, non costretti dalla sola tecnica. Con la sezione di carattere presente dal 1° grado, oltre alla pratica mirata a stimolare il senso del ritmo, gli allievi ricevono anche le prime nozioni sulle danze tradizionali, per esempio quella russa.

I successivi 6°, 7° e 8° livelli di corso sono rivolti a coloro che intendono proseguire gli studi secondo le proprie capacità fisiche e la propria volontà. Basati su programmi teatrali, sono dedicati a coloro che intendono proseguire gli studi a livello amatoriale e a coloro che non possiedono le doti necessarie per studiare i programmi Vocational.

Infine, ai gradi seguono i livelli superiori Vocational, Majors: Intermediate foundation, Intermediate, Advanced foundation, Advanced 1, Advanced 2 e Solo seal (al quale ha accesso solo chi ha superato con una votazione di DISTINCTION l'esame di Advanced 2). Questi sono corsi più impegnativi, adatti a coloro che hanno particolari possibilità fisiche, musicali ed espressive e che tendenzialmente vogliono proseguire gli studi verso la vera e propria professione del danzatore. Richiedono una frequenza giornaliera e lo studio della tecnica classica, punte, repertorio e sbarra a terra.

Royal academy due

La rigida e selettiva competenza tecnica degli insegnanti RAD garantisce la corretta preparazione di giovanissimi allievi e bambini, proteggendoli da grossolani (ma frequenti) errori dovuti ad una errata impostazione di base, salvaguardandone, il corretto sviluppo della struttura muscolare ed ossea. Ogni anno gli allievi possono sostenere un esame ufficiale per ogni livello, al cospetto di un esaminatrice della Royal Academy e conseguire un diploma di riconoscimento internazionalecorrispondente al livello raggiunto.

Metodo Cecchetti

Cecchetti

Enrico Cecchetti, figlio d'arte, nacque a Roma il 21 giugno 1850, precisamente in un camerino del Teatro Apollo e morì il 13 novembre 1928 a Milano.

Anche se il padre avrebbe desiderato un futuro diverso per lui, Cecchetti voleva danzare e fu così che viene tutt'ora considerato il ballerino più raffinato e virtuoso del suo tempo.

Interpretando la strega Carabosse e il ruolo dell'Uccellino Azzuro nella prima rappresentazione de La Bella Addormentata di Petipa nel 1890, dimostrò anche eccezionali qualità di mimo.

Dal 1907 al 1910 fu maestro privato di Anna Pavlova. Dal 1910 al 1918, fece parte della compagnia dei Ballets Russes di Sergei Diaghilev. Pare che nessuno dei ballerini che Diaghilev voleva nella sua compagnia avrebbe mai accettato di lasciare il maestro con il quale studiava: Enrico Cecchetti; così Diaghilev, assunse maestro e allievi.

In seguito, Cecchetti aprì una propria scuola a Londra frequentata dai più grandi ballerini del momento e qui Cyril W. Beaumont (noto storico e critico della danza), con l'aiuto di Stanislas Idzikowski, e la supervisione dello stesso Cecchetti, pubblicò, nel 1922, il manuale del metodo Cecchetti dal titolo A Manual of the Theory and Practice of Classical Theatrical Dancing e promosse la formazione della Cecchetti Society confluita in seguito nella Imperial Society of Teachers of Dancing (ISTD).

Nel 1925, il Maestro, fu chiamato da Arturo Toscanini a dirigere la scuola del Teatro alla Scala. Era la realizzazione di un sogno quella di tornare in Italia ad insegnare e Cecchetti, benché già vecchio e malato, accettò.

Cecchetti due

Il Metodo Cecchetti è considerato scientifico perché si basa sui principi tecnici ed estetici che sviluppano nel danzatore fluidità, ampiezza ed armonia di movimento, purezza di linea, forza, stabilità coordinazione e velocità. Tra i principi tecnici ricordiamo il suo "sistema dei giorni della settimana", ovvero la ripartizione degli esercizi in microcicli settimanali cambiandone i passi e l'intensità dello sforzo di giorno in giorno, in maniera equilibrata e secondo una precisa logica, evitando così lesioni. I principi estetici riguardano il movimento e stabiliscono delle forme precise che il corpo deve assumere durante il suo tragitto nello spazio, il tutto seguendo rigorosamente regole di anatomia e di equilibrio delle linee.

Il metodo è sempre aggiornabile poiché si limita a insegnare al ballerino come sfruttare la cinetica a suo vantaggio e come adoperare il proprio corpo correttamente, libero da limiti tecnici. In questo modo il ballerino di talento sarà in grado di eseguire con intelligenza artistica il vocabolario classico e contemporaneo trasmettendo allo spettatore, ogni volta, le proprie emozioni.

Metodo Bournonville

Bournonville

Il metodo Danese fu ideato nel XIX secolo dal grande danzatore coreografo danese August Bournonville (Copenaghen 1805 - Copenaghen 1879). Egli studiò al Balletto Reale Danese sotto la direzione del padre del quale, alla fine delle sua carriera, ne divenne il degno successore.

Contrariamente alla tendenza del balletto romantico dell'epoca, Bournonville non mette in secondo piano la danza maschile, ma dà al ballerino la stessa importanza della ballerina. Questa scelta, sia sociale che estetica, è ancor oggi percepibile: la scuola danese ha fama di formare grandi interpreti maschili.

Bournonville due

Lo stile Bournonville è rimasto pressoché intatto fino ai giorni nostri ed è considerato il vero discendente dello stile francese dell'Ottocento. Tra le principali caratteristiche di questo stile vi è il veloce lavoro dei piedi e l'elevazione. Questo dovuto al fatto che in Danimarca i palcoscenici erano molto piccoli e il coreografo sviluppò al massimo il salto verso l'alto e i cambi di direzione veloci ed improvvisi.

Molto importante il lavoro sulla mezza punta (elevazione sull'avampiede) a volte più importante di quello in punta (contrariamente alle mode del periodo romantico).

Metodo americano

Balanchine

Il metodo americano deriva dalla scuola russa importata in America da George Balanchine. Arrivato negli Stati Uniti, Balanchine insistette per realizzare il suo primo progetto: la creazione di una scuola di balletto.

Così il 2 gennaio 1934 aprì i battenti la School of American Ballet (SAB).

Balanchine due

Il Metodo Balanchine è una tecnica di balletto usata nella compagnia da lui creata insieme a Lincoln Kirstein (storico della danza), ovvero il New York City Ballet e nella School of American Ballet, la scuola da lui appositamente istituita allo scopo di formare danzatori con le qualità di musicalità, velocità, dinamica e purezza di linee necessarie ad interpretare i suoi balletti.

Più che un metodo di insegnamento vero e proprio dedicato alla formazione dei giovani allievi, come ad esempio il Metodo Vaganova, il metodo americano risponde a particolari esigenze tecniche e stilistiche derivanti dall'estetica balanchiniana e si rivolge quindi esclusivamente al danzatore professionista o comunque di livello avanzato.

Diversi particolari tecnici basilari sono stati rivisitati, e costituiscono oggetto di esercizi specifici, ribaditi in ogni forma:

La postura.

La postura generale del corpo è molto eretta, a prescindere dall'altezza raggiunta dall'elevazione delle gambe; il peso del corpo è portato molto in avanti e distribuito sugli avampiedi, in modo che i talloni rimangano "leggeri". Il danzatore è sempre pronto a muoversi all'istante, vigile e sospeso come un pugile sul ring.

Postura

L'apertura del fianco nei movimenti dell'arto inferiore all'indietro.

In tutti movimenti dell'arto inferiore all'indietro (battement tendu, jeté, grand battement, arabesque, attitude...) il fianco corrispondente viene lasciato libero di aprirsi con una leggera torsione del rachide, in modo da raggiungere il massimo en dehors possibile dell'arto stesso pur mantenendo rigorosamente l'impostazione del fianco dell'arto portante. Questa peculiarità contribuisce alla particolare linea dinamica dell'arabesque: corpo molto eretto e fianco corrispondente all'arto inferiore dietro, molto aperto.

Le punte.

Appassionato dalle punte sin dalla sua prima giovinezza, Balanchine ha raffinato ogni dettaglio del loro uso, in modo da evitare tutti i possibili inconvenienti estetici derivanti dalla particolare struttura rigida della scarpetta (compreso il rumore spesso provocato dalla discesa a terra del gesso). Per questo, seguendo il metodo Balanchine, si sale sulle punte e se ne discende senza saltelli o scatti, come se si lavorasse con le scarpe di tela. Sia il relevé sulle punte che la discesa dalle stesse, avvengono mediante una completa mobilitazione di tutte le articolazioni del piede, in modo morbido ed ininterrotto, senza alcun passaggio brusco.

Balanchine tre

L'idea è quella di ottenere un movimento che sembri del tutto naturale e fluido, ma al tempo stesso molto sofisticato. In altri tipi di passi sulla punta (salti sulle punte o passi che richiedono comunque un certo dinamismo) il necessario "saltello" viene comunque effettuato con precisione e delicatezza maggiori di quelle delle altre tecniche.

L'atterraggio nei salti.

Salti

Lo stesso concetto del lavoro in punta ispira il modo di atterrare dai salti. Si trattiene il peso del corpo e si ammortizza la discesa con caviglie e ginocchia, prima ancora che i talloni tocchino terra, articolando completamente il piede.

L'uso del tallone nel plié.

Tallone

Un particolare che colpisce l'attenzione dell'osservatore di una lezione-tipo è l'abolizione del principio tradizionale per cui il tallone debba sempre restare pienamente poggiato a terra nel demi-plié.

Per Balanchine il tallone è poggiato a terra, ma non vi si sofferma, in quanto il plié è concepito in modo molto dinamico, come un accorgimento per accumulare la massima energia necessaria per il passo che segue, come una vera e propria spinta contro il suolo che non deve quindi fermarsi in nessuna delle sue fasi.

Appoggiare il tallone, secondo Balanchine, equivale ad un arresto, seppure breve, del movimento. Conseguentemente, a seconda della sua particolare conformazione fisica e precisamente in caso di scarsa elasticità e lunghezza dei tendini e della muscolatura posteriore dell'arto inferiore, il singolo danzatore potrà preferire di non appoggiare per niente il tallone ed eseguire il plié come una spinta rapida contro il pavimento che coinvolga tutte le strutture anatomiche dell'arto inferiore ma che non comporti necessariamente un pieno contatto a terra del tallone (ci si rifà a una sorta di movimento pliometrico).