Storia della danza, dalla preistoria al 2011
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Storia della danza, dalla preistoria al 2011

Alla fine del regno di Luigi XIV gli spettacoli di danza erano già diventati una forma teatrale autonoma. La semplice interazione del corpo con la musica diviene l'essenza del nuovo balletto neoclassico

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Storia della danza, dalla preistoria al 2011

In origine, ogni danza era un'insieme di riflessi motori rispondenti a una emozione viva e ad un'attività intensa. Per questo motivo, la danza a solo, va senz'altro collocata accanto alla danza collettiva che rappresenta la reazione emotiva organizzata di una società.

Successivamente il ballo, supera questi elementi istintivi necessari e acquista un carattere più riflesso e strutturato; è il momento in cui una ben definita attività individuale cerca di esprimersi sul piano coreografico. Tuttavia, quando diventa un'azione cosciente d'impronta magico-religiosa, anche la danza a solo rientra nel dominio della comunità. Allo stato primitivo non è vi opposizione tra individuo e società; l'individuo e la comunità, per natura, fanno un tutt'uno.

Ritmo e melodia non sono stati i primi accompagnamenti sonori. È opinione comune far risalire l'unione fra la danza e musica a data preistorica ma si tratta di una generalizzazione che, in questo caso, deve essere accettata con estrema cautela in sede di indagine scientifica. Allo stato attuale delle conoscenze, un'effettiva unità natia, sembra quasi non esista. Tuttavia, intere danze potrebbero derivare dalla cellula di un motivo ritmico.

Originariamente il tempo si segnava battendo il piede a terra; a volte anche con il gomito e il ginocchio. Il suono sordo provocato dal piede sul suolo, si accompagnava al rumore prodotto battendo la mano su una qualsiasi parte del corpo: avambraccio, fianchi, ventre, natiche, cosce… forgiando così, altrettanti strumenti musicali.

Questo non avveniva in civiltà più avanzate, poiché l'uso sempre più diffuso delle vesti, annullava in gran parte il prodursi di questi suoni. Successivamente, nelle prime civiltà tribali, vi fu un'evoluzione del battere le mani e del pestare i piedi: al posto delle mani si battevano l'uno contro l'altro due bastoni, ma, fatto più importante, gli antichi popoli di tipo matriarcale inventarono il tamburo.

Continuiamo a stupirci del fatto che nessuna storia della cultura, non discuta, ma neanche menzioni la danza come forma d'arte. Ma si possono davvero dedicare tante pagine a Luigi XIV e al suo tempo, senza un cenno al balletto? Dopo tutto Luigi XIV ebbe l'epiteto di Re Sole dal Ballet de la nuit in cui appariva nelle vesti del Sole, ovvero il Dio greco Apollo, il Dio dei tutte le arti.

Danza tre

A partire dal ‘300 e per tutto il 1600, la danza, con la sua grazia e con il suo modo elegante di proporsi, divenne il segno distintivo della classe nobiliare che non esitò a circondarsi dei migliori insegnanti.

Furono proprio gli italiani a proporre quella forma di spettacolo (che poi sidiffuse in tutta Europa) che prevedeva, come intermezzi nelle feste di corte, quelli che furono i primi "balletti". I ballerini non erano professionisti, bensì gli invitati alla festa che si esibivano su piattaforme mobili e carri decorati. Qualsiasi fosse stata la locazione dell'evento, il palcoscenico non esisteva e "i dilettanti" danzavano nei saloni del palazzo.

Alla fine del regno di Luigi XIV gli spettacoli di danza erano già diventati una forma teatrale autonoma. I coreografi, stimolati dalla presenza di un pubblico sempre più numeroso e attento, iniziarono a inventare passi sempre più difficili e così, fu inevitabile la nascita della figura del ballerino professionista.

Dobbiamo aspettare l'800 per assistere a un secolo particolarmente felice per la danza. Il romanticismo, diffuso in tutte le arti, dettava l'uso di scenografie notturne e atmosfere fortemente sentimentali e sofferte. Si respirava un aria "magica" e fu così che diventano protagonisti delle coreografie, creature soprannaturali, ninfe e silfidi.

Non a caso nel 1832 Filippo Taglioni debuttò a Parigi con La Silphyde che vedeva Maria Taglioni, sua figlia, nel ruolo principale. Il modello di bellezza femminile era incarnato da una donna pallida, quasi trasparente che volteggiava leggiadra sulle "nuove" scarpe da punta, con indosso un candido tutu che lasciava scoperte il collo e le braccia. Mentre la versione originale di La Sylphyde è andata perduta con gli anni, Giselle, apice del balletto romantico, è giunta a noi quasi immodificata tanto è stato il successo che riscosse in quegli anni.

Danza quattro

Nel corso degli ultimi tre decenni dell'Ottocento Marius Petipa, celebre coreografo francese, grazie alla disponibilità della compagnia del teatro Mariinsky di San Pietroburgo (ricca proprietà dello zar), mise in scena cinquanta coreografie tra cui Lo Schiaccianoci (1892), Il Lago dei Cigni (1895), ma il suo capolavoro è stato La Bella Addormentata del 1890. L'eccezionale longevità di questi balletti, divenuti difatti "di repertorio", è dovuta in parte alle musiche di Pyotr Ilyich Tchaikovsky, il quale, non scrivendo partiture su misura al balletto, si differenziava dai musicisti meno noti che fino ad allora componevano musiche sotto precise indicazioni di Petipa.

La sua indipendenza gli permise di scrivere musica di alta qualità.

Mentre in Russia il balletto gode del suo massimo splendore in America Loie Fuller, Isadora Duncan e Ruth Saint-Denis si dissociano dall'idea di una danza decorativa e sfarzosa legata a rigidi principi accademici.

La loro concezione di danza, del tutto libera da codifiche e schemi, è ispirata solo e soltanto alla loro personale visione della vita.

Per Isadora Duncan, la ballerina doveva incarnare un essere umano che vive sul pianeta Terra e non una creatura immateriale. Per questo motivo nelle sue coreografie ricercava il naturale contatto con il suolo usando tecnicamente semplici corse e piccoli salti e danzando a piedi nudi con indosso solo una comoda tunica che si adattava alla forme del corpo

Danza cinque

Altri nomi che si opposero al corpo etereo e verticalizzato della danza accademica sono: Martha Graham, Doris Humprey e José Limon, tutt'ora celebri coreografi di quella che è la danza contemporanea.

Danza sei

A metà Novecento, negli USA, George Balanchine - pseudonimo o meglio francesizzazione del suo vero nome Georgi Balanchivadze - coreografo di origine russa, rinnovò quella che era l'estetica della danza classica accademica: nelle sue coreografie più geometriche, non esistono né trame, né personaggi, né scenografie e i suoi ballerini abbigliati in modo "minimal" (spesso con indosso solo la mise tipica della lezione di tecnica) danzano "liberamente" su di un palcoscenico "decorato" esclusivamente dalle luci dei proiettori.

La semplice interazione del corpo con la musica diviene l'essenza del nuovo balletto neoclassico.

Danza sette

Balanchine, grande rinnovatore della danza per la sua tendenza verso la danza astratta seppur sempre strettamente collegata a quella accademica, ribalta nel balletto il rapporto tra la forma e il contenuto dando la massima importanza al movimento piuttosto che alla narrazione; secondo lui è la forma che determina il contenuto e non il contenuto che condiziona la forma.

Danza otto

La sua importanza nella storia della danza è immensa: è stato rinnovatore ma anche valorizzatore delle qualità del ballerino e la sua opera, oltre che ad arricchire il repertorio del balletto mondiale con oltre quattrocentosessanta coreografie, ha contribuito alla crescita di coreografi validi e culturalmente preparati.

Esso stesso chiarisce nei suoi scritti cosa intende per balletto:

Il balletto non si compone unicamente di danza: è combinazione di danza e di musica. Il loro rapporto però non è letterale. Non si tratta per la danza di seguire la musica nota per nota, battuta per battuta senza preoccupazioni librettistiche. Al contrario la danza è un completamento della musica, un'interpretazione data attraverso la coreografia di ciò che il coreografo ascolta e prova.

Danza nove

Balanchine rinnova la composizione coreografica combinando i passi in maniera originale e modernizza il movimento allungando le linee del corpo, utilizzando posizioni angolate e giocando con disequilibri e figure acrobatiche. Il suo stile si caratterizza per la purezza delle linee, il dinamismo, l'estrema vivacità dei movimenti: una danza di virtuosismo, senza pause e di un livello di difficoltà assai elevato sia per i gruppi che per i solisti.

Balanchine trova la sua fonte di ispirazione nei corpi dei suoi interpreti, in particolare quelli femminili, sui quali sperimenta le sue innovazioni. Sceglie ballerine esili, giovani, con lunghe gambe che valorizzano la purezza formale da lui ricercata. Per favorire la leggibilità dei movimenti, predilige scenografie spoglie e costumi spesso essenziali.

Il suo interesse per il movimento di danza in sé stesso, lo ha portato a privilegiare balletti non narrativi che portano il titolo della partitura musicale. Non a caso, lui che soleva dire "guardate la musica e ascoltate la danza", coreografava in totale comunione con il compositore.

Utilizzò musiche classiche, moderne e jazz ma amava più di qualsiasi altro Chaikovski. Nutriva un rapporto privilegiato con Stravinski, la cui modernità gli stimolava la creatività e gli ispirò più di trenta balletti. Lo stesso Stravinski gli tributò un omaggio eccezionale, dichiarando di aver scoperto taluni aspetti della propria musica guardando proprio le sue coreografie.

Danza dieci
Fig. Stravinski e Balanchine

Balanchine riveste un ruolo fondamentale nello sviluppo della danza classica degli Stati Uniti, adattandola alla fisicità sportiva e piena di energie dei ballerini che scopre al suo arrivo a New York. Riesce a sviluppare un vero e proprio stile americano di danza classica.

Come suddetto, il preconcetto che danza e musica siano imprescindibilmente legate fin dagli albori della società, è smontato anche da Merce Cunningham - classe 1919 - che con le sue coreografie nonnarrative dimostra il contrario. Per lui, la danza è creata separatamente dalla musica (che funge solo da sottofondo) e non dipende da essa per la sua dinamica.

Danza undici

Tutti gli elementi che compongono le coreografie di Cunningham sono dunque abbinati in modo casuale e spesso poco prima che si apra il sipario.

Intorno al 1940 la danza si integra in una nuova forma di spettacolo onnicomprensivo che non tende all'astrazione ma all'espressione dei forti disagi emotivi dell'uomo contemporaneo.

Danza dodici
Pina Bausch

Si vengono così a creare degli spettacoli dal forte impatti visivo pieni di parole, recitazione, uso di oggetti, scenografie simboliche e particolare illuminazione.

Ne è un esempio l'opera di Pina Bausch (1949-2009)che componeva crudi affreschi di vita quotidiana dai temi ricorrenti: dell'isolamento, alla felicità, dall'incomprensione fra l'uomo e la donna, alla violenza nascosta dai tabù sociali.

Le esigenze attuali di scena hanno fatto sì che le forme dolci e rotondeggianti della ballerina romantica siano diventate più spigolose e geometriche. Oggi si ricerca una donna alta e perfetta sia nelle linee che nelle forme e una muscolatura tonica e scolpita su di un corpo estremamente esile. L' evoluzioni tecniche sempre più complesse portano alla stregua qualsiasi forma di equilibrio e richiedono una mobilità articolare oltremodo sviluppata, così, la pressante evoluzione e del balletto e della danza in generale, conduce a continui adattamenti fisico-tecnici sul danzatore, sui costumi e sulle scenografie.

È difficile tracciare uno schema riassuntivo dell'attuale danza del XXI secolo, tanto è diventata vasta e sempre più innovativa questa arte espressiva.

Danza tredici