DOMS ed acido lattico
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DOMS ed acido lattico

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DOMS ed acido lattico

Nel giorno successivo all'allenamento con sovraccarichi, si può avvertire del dolore intenso, localizzato principalmente a carico dei muscoli utilizzati durante la sessione di training.
Questo dolore spesso si manifesta con gonfiore muscolare, che incrementa nelle ore successive l'allenamento, avendo il proprio culmine il giorno successivo, mentre a distanza di 48 ore tende a decrescere gradualmente fino a scomparire.

Le cause di questo dolore vengono attribuite da tanti "istruttori ed atleti" all'acido lattico. In realtà non è così, dato che il lattato prodotto, viene smaltito o riutilizzato (cfr. meccanismi energetici) completamente pochi minuti dopo la sua produzione ad opera dei muscoli stessi, del cuore e del fegato.

Il motivo dunque di questo dolore è da attribuire al DOMS (delayed onset muscle soreness), cioè al cosiddetto dolore muscolare a comparsa ritardata. Il DOMS è dovuto dunque al danno che subisce la struttura muscolare, a carico del sarcomero.

Questo danno che il muscolo subisce attraverso l'allenamento, avviene principalmente durante la fase eccentrica dei movimenti, infatti il muscolo durante l'azione frenante si trova esteso mentre si contrae e come conseguenza alcune sue strutture non riescono a reggere l'eccessiva tensione e si lacerano.

La comparsa ritardata del dolore, è da attribuirsi al fatto che tale processo impiega diverse ore per svilupparsi pienamente, infatti attraverso le microlesioni muscolari, fuoriescono diverse sostanze che fanno innescare il processo infiammatorio.

Nella fase finale del processo infiammatorio, avviene il cosiddetto rimodellamento, cioè il muscolo inizia ad adattarsi all'esercizio eccentrico, modificando la struttura muscolare, in maniera tale da avere una capacità maggiore di sopportazione allo sforzo.

Muscolo scheletrico

Il tessuto muscolare è un tessuto biologico con capacità contrattile. L'insieme dei muscoli (circa 374) costituiscono l'apparato muscolare, che fa parte insieme al sistema scheletrico ed a quello articolare, dell'apparato locomotore.

Esistono tre diversi tipi di muscoli con caratteristiche diverse:

  • Muscoli scheletrici, presentano delle striature dovute alla disposizione regolare degli elementi contrattili; la loro contrazione è volontaria in quanto vengono contratti in seguito ad impulsi nervosi
  • Muscoli miocardici, costituiscono la componente muscolare del cuore (per l'appunto il miocardio), presentano delle striature ma la loro contrazione è involontaria
  • Muscoli lisci, costituiscono la componente muscolare dei visceri (organi interni), ma non presentano striature e la loro contrazione è involontaria

Il muscolo scheletrico è formata da una macrostruttura (Fig. 1.2) che risulta rappresentata da un ventre muscolare racchiuso nell'epimisio, al suo interno troviamo i vari fascicoli muscolari (fasci di fibre muscolari) avvolte dal perimisio.
All'interno dei fascicoli troviamo le varie fibre muscolari, divise a loro volta in miofibrille formate dai filamenti contrattili di actina e miosina.

I muscoli attraverso i tendini (parte passiva del muscolo) presentano due estremità di collegamento con le ossa, l'origine e l'inserzione.
L'origine è la zona ossea dove trae origine il muscolo, durante la contrazione questa zona rimane fissa.

L'inserzione è invece la zona ossea dove si inserisce il muscolo che attraverso la sua contrazione ne causa uno spostamento.

Ogni fibra muscolare è innervata da un motoneurone (neurone motorio), attraverso il quale con uno stimolo sufficientemente intenso fa contrarre il muscolo. L'aumento della tensione muscolare è il risultato del reclutamento di più unità motorie o dall'aumento della frequenza degli stimoli (sommatoria).

La contrazione del muscolo scheletrico ha inizio quando il segnale elettrico proveniente dai motoneuroni del sistema nervoso centrale arriva ai bottoni sinaptici, che liberano acetilcolina nel citoplasma delle fibre muscolari, che agendo sui recettori presenti nella placca neuromuscolare, determinano il potenziale d'azione che si propaga lungo il sarcolemma determinando l'apertura dei canali di calcio (Ca+2).

Dai mitocondri della fibra muscolare viene liberata l'adenosintrifosfato (ATP) e da altri organuli la troponina. L'ATP agirà sui filamenti spessi, mentre la troponina su quelli sottili. In questo modo le teste della miosina si legheranno a quelle dell'actina, che scorrendo tra di loro causeranno la contrazione muscolare.

Le fibre muscolari (chiamate anche fibrocellule) in base alla loro funzione vengono suddivise in due tipi:

  • di tipo I o rosse (a scossa lenta, ST)
  • di tipo II o bianche (a scossa rapida, FT)

Quest'ultime, non sono un gruppo omogeneo ma si suddividono in altri 3 sottogruppi: fibre IIa (FTa), fibre IIb (FTb), fibre IIc (FTc).

Fibre di tipo I

Sono di piccole dimensioni, dal colore rosso intenso per via dell'elevata concentrazione di mioglobina, ricche di ATPasi e dotate di elevata irrorazione capillare. Le caratteristiche di queste fibre consentono di lavorare adeguatamente con il sistema aerobico.

Quando contratte producono poca forza e una velocità di contrazione molto ridotta che può essere mantenuta molto a lungo nel tempo senza che avvenga la comparsa di fatica muscolare.

Fibre di tipo IIa

Sono una via di mezzo fra le fibre del tipo I e quelle del tipo IIb, infatti posseggono dimensioni e concentrazione ATPasica intermedia. Queste fibre sono in grado di produrre contrazioni muscolari di notevole intensità, ma si affaticano in maniera ridotta rispetto a quelle IIb.

Fibre di tipo IIb

Di grandi dimensioni e dal colore pallido per via della scarsa presenza di mioglobina. Contengono infatti pochi mitocondri e risultano scarsamente irrorate. Le caratteristiche di queste fibre consentono di lavorare adeguatamente con il sistema anaerobico. Quando attivate producono contrazioni veloci ed estremamente intense, ma di durata relativamente breve, infatti tendono ad affaticarsi molto rapidamente per via dello scarso apporto sanguigno.

Fibre di tipo IIc

Fortemente colorate e poco differenziate, di difficile classificazione, sono cellule che possono essere convertite in qualcuno degli altri tipi di fibre muscolari.