Bioenergetica e fisiologia della contrazione muscolare
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Bioenergetica e fisiologia della contrazione muscolare

Bioenergetica e fisiologia della contrazione muscolare applicata alla preparazione atletica degli sport di potenza.

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Il meccanismo energetico utilizzato negli sport di potenza, dove cioè prevalgono quei movimenti rapidi, che esprimono massima potenza in tempi limitati, è il meccanismo anaerobico alattacido. Nelle gare di velocità, tuttavia, è limitativo ridurre a questo unico meccanismo bioenergetico tutte le gare. È infatti il meccanismo anaerobico lattacido che assume rilevanza maggiore in specialità come i 200m e soprattutto i 400m (con ostacoli e non). In minima percentuale, è anzi anche presente nella gara dei 100m (vedi figura).

Infine, nell'allenamento generale del velocista, importante è anche la cura del meccanismo aerobico, cioè quello dell'ossidazione dei substrati nutritivi tramite l'utilizzo dell'ossigeno.
Tuttavia è indubbio che, limitatamente alla sola partenza e relativa accelerazione, ossia fino ad un massimo di 40-50m, il solo meccanismo utilizzato è quello anaerobico alattacido.

Questo meccanismo energetico è quello utilizzato in sforzi massimali, ma che hanno in quanto tali, una durata molto limitata, di circa 7-8 sec massimo. Essenzialmente, avviene per la scissione delle molecole di ATP (adenosintrifosfato), le quali perdendo un radicale fosforico - Pi, liberano energia utilizzata dal muscolo per la contrazione, diventando ADP (adenosindifosfato).

Questa reazione é resa possibile dalle riserve di ATP e CP proprie del muscolo.
Nei primi due secondi del gesto, infatti, il muscolo utilizza le proprie riserve di ATP, che vanno peraltro incontro a rapido esaurimento. È a questo punto che interviene la fosfocreatina (CP), dando luogo ad un processo che scinde le molecole di CP, le quali perdono il loro radicale fosforico-P, che servirà a reintegrare l'ATP trasformatosi in ADP.

Tutto questo processo, come già detto, ha una durata massima di 7-8 secondi per espressioni massimali, ma dipende in larga misura dal soggettivo contenuto di ATP e CP nei muscoli del velocista, il quale solitamente, a seguito dell'allenamento specifico, ne ha un contenuto più alto rispetto ad un soggetto normale.