Incidenza della razza negli sport di potenza
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Incidenza della razza negli sport di potenza

Relazione tra morfologia e costituzione tipiche delle razze umane e risultato agonistico negli sport di potenza.

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Le differenze morfologiche e costituzionali tra le varie razze presenti nel globo, ha indotto gli studiosi e gli osservatori, a rendersi conto dell'effettiva influenza delle stesse negli sport.

In particolare, negli sport di potenza e quindi anche nella velocità, la razza nera sembra non avere rivali (da quanti anni non si vede un bianco in una finale olimpica o mondiale dei 100m? Per non parlare, doping a parte, del fatto che mai nessun bianco ha corso i 100m sotto i 10").

Ai classici ceppi afro-americano, francese e inglese, negli ultimi anni si sono imposti, sempre con maggiore incidenza, i nigeriani e africani in genere, i cubani e il ceppo dei latino-americani, isolette pacifiche comprese (Barbados, Bahamas, Repubblica Dominicana, Trinidad & Tobago).

I motivi della supremazia di tali ceppi in alcuni sport é da ricercare in vari motivi. Costituzionali innanzitutto: la razza nera ha percentualmente una maggior quantità di fibre bianche (le così dette "fibre veloci") nei muscoli, che consentono l'espressione di una maggiore forza esplosiva e quindi determinante per eccellere negli sport di potenza.

Un altro motivo é di natura geografica. I caldi climi africani e latino-americani, non solo consentono allenamenti "più efficaci" perché il calore favorisce la decontrazione muscolare diminuendo la viscosità, ma soprattutto é provato che tali climi caldi favoriscono una maggior produzione di ormoni androgeni (primo fra tutti il testosterone); ormoni che, come risaputo, sono fondamentali per la forza.
Un'ultima considerazione é di natura storica. Nei tanti anni di quella ignobile pratica che fu la schiavitù, non sembra tanto assurdo azzardare che queste popolazioni abbiano sviluppato e forse migliorato le proprie capacità fisiche per poter sopravvivere a condizioni di vita disumane.

Inoltre, i deboli e i malati, furono ovviamente i primi a morire, mentre i più forti riuscirono a procreare nuove generazioni sia in America, sia in Africa per quelli che riuscirono a tornare a casa, dando luogo alla proliferazione di uomini e donne geneticamente forti. In pratica, la reale applicazione della legge di Darwin sulla sopravvivenza del più forte, ossia l'evoluzione della specie in base alla selezione naturale, in questo caso forzata come selezione artificiale.