La concentrazione
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La concentrazione

L'influenza della psiche sulla prestazione atletica, il ruolo della mente nelle performance di velocità.

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Notoriamente sono le gare di mezzo fondo quelle in cui l'approccio tattico può determinare la vittoria o la sconfitta. Altrettanto non si può dire delle gare di velocità, dove non ci sono tatticismi, furbizie o "calcoli"; bisogna partire forte e arrivare forte, senza possibilità di rimediare agli errori. Questo non significa certo, come alcuni ancora credono, che l'aspetto mentale sia meno determinante nelle gare veloci. Tutt'altro.

Tralasciando per il momento ovvi discorsi riguardanti la grinta, le motivazioni e la carica agonistica, diviene determinante la capacità di concentrazione. In una gara dove non vi é possibilità di errore, dove il margine tra vittoria o sconfitta può essere di centesimi di secondo, é assolutamente importante la concentrazione dell'atleta al fine di esprimere al meglio le sue qualità fisiche e tecniche.

Partendo dall'inizio, il primo aspetto che la concentrazione "controlla", sin dai blocchi di partenza, é il tempo di reazione. Non perché si possa ridurre tale tempo, ma perché una maggiore attenzione può far si che l'atleta reagisca allo sparo nel minor tempo possibile limitatamente alle proprie capacità.
Se un velocista al massimo della concentrazione e della tensione nervosa può reagire in un tempo, ad esempio, di 1,5 decimi di secondo, tale tempo può anche raddoppiare se questo aspetto della gara non é curato adeguatamente.

Anche una volta lasciato il blocco di partenza é necessario mantenere il livello di attenzione al massimo, giacché un tempo di reazione molto basso non significa necessariamente buona partenza, né tanto meno vittoria (come disse una volta il mio ex allenatore, vince chi arriva per primo, non chi per primo parte!).
Un corretto assetto di corsa, un corretto rapporto tra frequenza e ampiezza, una corretta esecuzione tecnica dell'uscita dal blocco e dell'accelerazione, sono imprescindibili da una concentrazione massima, così come il prosieguo della gara.
Anche negli allenamenti la concentrazione deve essere alta, al fine di eseguire e quindi memorizzare i movimenti tecnicamente corretti, evitare infortuni dovuti a distrazione (quindi come norma preventiva attiva) e migliorare le proprie capacità con la giusta concentrazione e il giusto impegno, senza i quali l'atleta sicuramente si fermerebbe prima negli allenamenti non appena raggiunta la soglia della fatica, nei lavori particolarmente stressanti!

In ultima analisi (non certo per importanza) c'è da valutare l'importanza della concentrazione nel controllo emotivo dell'atleta.
In tutte le gare, e forse per l'assoluta mancanza di margine d'errore, ancor più nelle gare di velocità, c'è ovviamente da considerare l'aspetto emotivo e nervoso, che da un lato può essere determinante in positivo nelle sue accezioni positive quali la carica agonistica, la motivazione, la grinta; ma può anche essere un fattore limitante nel caso che il nervosismo divenga eccessivo e si trasformi in paura di sbagliare, di non essere all'altezza degli avversari (la così detta "ansia da prestazione"). In tali casi, solo un assoluto controllo da parte dell'atleta può assicurare la massima efficienza (assolutamente non facile da raggiungere, aggiungo!), grazie ad una concentrazione elevata che ci permetta di "incanalare" le giuste energie ed eliminare stress emotivi eccessivi.

In una intervista a Pietro Mennea, indimenticato velocista barlettano recordmen per quasi vent'anni sui 200m piani con quello strepitoso 19"72 ottenuto a Città del Messico, gli si chiedeva di raccontare i momenti immediatamente precedenti la partenza di una gara importante.
Mennea rispose raccontando i lunghi minuti di concentrazione in cui "ripassava" mentalmente i gesti da compiere, come in un film rivisto alla moviola, andando col pensiero all'attimo dello sparo dello starter, la reazione, la distensione dell'arto di spinta, l'azione coordinata dell'arto superiore opposto, le spinte, la forza, la frequenza e così via, ponendo l'accento sull'estraniazione da tutto quanto gli stava attorno, avversari, pubblico, rumore, al fine di ottenere la massima concentrazione.

Alla luce di quanto detto, esprimo il mio parere da appassionato, studioso ed ex atleta: quegli attimi precedenti la gara, in cui ognuno, in maniera comunque soggettiva, cerca la concentrazione, sono fondamentali per la buona riuscita della gara.
Durante la gara di velocità sembra di correre nell'ovatta, insensibili a qualsiasi rumore esterno, capaci però allo stesso tempo di sentire i passi dell'avversario al fianco