La velocità nel DNA - seconda parte
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La velocità nel DNA - seconda parte

Implicazioni genetiche nell'espressione e nel miglioramento della velocità in un atleta, la qualità delle fibre muscolari, la coordinazione e la tecnica, le riserve energetiche, le leve.

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Qualità delle fibre muscolari

Come la fisiologia ci insegna, esistono vari tipi di fibre muscolari.
Ci sono infatti le così dette fibre rosse "lente", o slow twitch così chiamate per il loro alto contenuto di mioglobina, pigmento respiratorio simile all'emoglobina, che conferisce un particolare colorito rosso; esse sono ricche di enzimi ossidativi e mitocondri e sono capaci di contrazioni non molto potenti ma durature.

Vi sono poi lefibre bianche "veloci" o fast twitch, più grandi delle rosse, con un contenuto di mioglobina minore, metabolismo prevalentemente glucidico e la capacità di contrarsi e rilassarsi più rapidamente con maggiore espressione di forza ma per tempi notevolmente inferiori.

Tra le due si interpongono le fibre "intermedie", con caratteristiche intermedie alle due (si ritiene che, mentre una fibra rossa non potrebbe mai assumere caratteristiche da fibra bianca e viceversa, allenamenti specifici possano invece incidere sulle caratteristiche delle fibre intermedie rendendole più simili alle rosse o alle bianche, anche se mai completamente, a seconda della tipologia di allenamento svolto nel tempo; questo implica che in larga misura il miglioramento di caratteristiche e capacità dato dall' allenamento sia in buona percentuale determinato dagli adattamenti a carico di suddette fibre).

Alla luce di quanto detto risulta quindi evidente che la percentuale di fibre bianche diviene essenziale nel determinare la qualità di uno scattista.

La coordinazione e la tecnica

La coordinazione é la capacità del sistema nervoso che misura intensità, tempo, ampiezza, direzione e ritmo del movimento, e che determina quindi la fluidità e l'armonia del movimento stesso; é quindi strettamente legata alle capacità tecniche. La coordinazione inoltre, consente di effettuare un movimento corretto, senza movimenti associati che possano minare l'efficacia del gesto e determinare un affaticamento maggiore dovuto a movimenti superflui e anzi dannosi al fine del movimento stesso.
Si tratta di una capacità migliorabile ma che comunque é diversa per ogni individuo.

Riserve energetiche del muscolo

In qualsiasi movimento fulmineo, il passaggio dallo stato di quiete a quello di azione é garantito dall'energia fornita dall'ATP presente nei muscoli. Per i successivi secondi di sforzo massimale, fino ai 7-8 secondi, come detto nel capitolo dedicato alla bioenergetica, l'ATP é garantito dalla scissione della fosfocreatina CP grazie all'enzima ATPasi. Se lo sforzo si prolungherà si utilizzerà il sistema del glicogeno con formazione di acido lattico.

Risulta quindi evidente, che una maggiore riserva di ATP e CP nei muscoli, determina un più alto valore di energia nell'unità di tempo.

Le leve

Non c'é dubbio che il corredo genetico, oltre a fornire un sistema nervoso più o meno rapido, una piccola o grossa quantità di fibre bianche, capacità di coordinazione e riserve energetiche nei muscoli, determina anche l'aspetto e la struttura fisica di un soggetto, quello che in biologia viene definito fenotipo.
Questa implica anche la lunghezza delle leve costituite dagli arti. La lunghezza delle leve può assumere grande importanza in quanto certamente diversa sarà l'azione di un longilineo da quella di un brevilineo.

A parità di risultati tecnici nella gara e quindi uguale tempo, quasi sicuramente l'atleta dalle leve più corte e baricentro più basso avrà maggiore facilità nella "messa in moto" e quindi nel passaggio dalla posizione raccolta a quella eretta e maggiore frequenza iniziale mentre l'altro potrà sfruttare la maggiore ampiezza consentita dalle sue leve più lunghe, anche se, limitatamente a partenza ed accelerazione, le condizioni del primo appaiono più vantaggiose.

In realtà anche questo è opinabile, in quanto mediamente è vero che a parità di tempo l'atleta dalle leve più corte avrà effettuato un maggior numero di passi nell'unità di misura che è la distanza, ma l'atleta dalle leve più lunghe potrebbe avere una maggiore forza (non sempre, il mio caso ne fu testimone, un atleta longilineo ha una partenza difficoltosa ed un lanciato migliore)