Potenza alattacida
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Potenza alattacida

Potenza alattacida, caratteristiche proprie e proposte per il suo allenamento.

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Con potenza alattacida si intende la "quantità" dell'energia espressa nell'unità di tempo con il meccanismo anaerobico alattacido. È implicita nella stessa definizione di potenza, la rapidità di esecuzione di un gesto che é comunque massimale.
Si allena con diversi mezzi e attraverso diverse esercitazioni.

1. Il primo dei mezzi adoperati é ovviamente quello degli sprint o accelerazioni, che si effettuano con velocità massimale e distanze brevi, generalmente i 30m e comunque mai oltre i 60m. A differenza della capacità alattacida, qui andremo ad incidere maggiormente sulla qualità, ragion per cui non solo la velocità dell'accelerazione sarà massimale, ma le ripetizioni meno numerose e con recuperi più ampi. Vengono di conseguenza eseguiti maggiormente nel periodo preagonistico e agonistico.

Esempi: 2 x 4/5 ripetizioni 30m recuperi 4/5'
Oppure
2 x 20m recupero 3' e 5' tra le serie
+
2 x 40m recupero 4' e 5'/6' tra le serie
+
2 x 60m recupero 5'

2. Le accelerazioni possono essere effettuate anche in salita, con pendenze del 10-15%. In questo caso, l'atleta sarà costretto ad accentuare le spinte e quindi ad adoperare maggiormente la forza e ad alzare le ginocchia. Si possono adoperare distanze brevi dai 10 ai 60m e quindi lavorare sulla potenza vera e propria, o distanze maggiori ed andare quindi ad incidere anche sulla resistenza con distanze anche fino ai 100m ed oltre.

I recuperi saranno leggermente superiori a quelli precedentemente esposti nelle accelerazioni sul piano.
Queste esercitazioni sono solitamente inserite nel periodo fondamentale, ossia quel periodo che segue la preparazione generale ma precede il periodo speciale e quello pre-agonistico.3. Le corse col traino seguono generalmente nel tempo quelle in salita e vengono quindi inserite nel periodo speciale. Anche in questo caso si inciderà sulla accelerazione e sulla forza veloce, con accentuazione delle spinte.
Una fondamentale differenza con la salita è però quella che a differenza di questa, in cui l'impegno diventa sempre più gravoso man mano che si procede nella distanza, nel traino, una volta vinta l'inerzia iniziale, il traino tende, più o meno a seconda del suo peso, del materiale e della superficie su cui scorre, a scivolare e quindi a permettere maggiori frequenze.

Un'altra annotazione riguarda una tecnica di corsa con il traino che con alcuni atleti e il prof. Francesco Siracusa allo Stadio della Palme di Palermo abbiamo ideato e sperimentato sul campo: si tratta di un traino con un apposito dispositivo di sgancio ad una distanza prestabilita, che una volta sganciato costringe l'atleta ad una "supervelocità", in quanto passerà da una fase di spinte elevate con accentuazione dell'ampiezza del passo, ad una improvvisa situazione di "vantaggio" , in quanto il peso si staccherà e l'atleta si troverà proiettato in avanti; costretto a compensare con frequenze elevatissime.

Il peso del traino ovviamente varia a seconda del grado di allenamento dell'atleta e dalla sua forza, dagli 8 ai 15 kg in media; le ripetizioni potranno essere effettuate in serie da 4 o 5 su distanze dai 10 ai 60m, con recuperi di 3/4', e 5/6' tra le serie, anche intervallate da prove senza traino.