Tecnica di appoggio e uscita dai blocchi - seconda parte
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Tecnica di appoggio e uscita dai blocchi - seconda parte

Tecnica di appoggio ed uscita dai blocchi di partenza nelle competizioni di atletica leggera.

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Nella prima fase dell'accelerazione, la frequenza prevarrà sull'ampiezza, non perché si debba ricercare la frequenza, ma perchè partendo da fermo l'ampiezza dei passi sarà minore e aumenterà nel "lanciato".

Avanzando nel proseguio della gara, ci si sposterà sempre più dalla forza esplosiva da quella elastica come mostra il grafico in figura, ed il velocista comincerà man mano a rialzare il busto dopo 30-40m. Gli appoggi dei piedi, di conseguenza, saranno adesso leggermente avanti al bacino.

Ma quello che è forse il parametro più importante è il rapporto tra frequenza ed ampiezza, ossia tra dimensione temporale e spaziale. Il velocista che parte da velocità zero, aumenterà la stessa grazie ad un aumento di entrambi i parametri. Per raggiungere la massima velocità, l'atleta dovrà ricercare la massima "velocità di equilibrio", ossia il migliore rapporto tra frequenza ed ampiezza, con tempi di appoggio al suolo via via più brevi e movimenti sempre più rapidi ed ampi.

Grafico delle qualità di forze adoperate in una gara di 100m

Grafico delle qualità di forze adoperate in una gara di 100 metri

Col proseguire della gara dopo l'accelerazione, nella quale prevarrà nettamente la forza esplosiva, avremo l'aumento della velocità, a carico di un aumento della frequenza ed a scapito delle spinte.

Nella fase lanciata avremo, in base alle caratteristiche dell'atleta, un passaggio graduale ad un più marcato impiego della forza elastica (come mostrato nel grafico).

Il limite dell'incremento della velocità risiede nelle capacità del velocista.

Riassumendo, i parametri che varieranno dall'uscita dal blocco in poi, saranno:

  • impiego delle forza esplosiva
  • capacità di accumulo e impiego della forza elastica man mano che dall'accelerazione si passa alla fase lanciata
  • tempi di appoggio dei piedi, dal più alto iniziale ai più bassi del lanciato
  • frequenza dei passi, che aumenta progressivamente in relazione anche alla diminuzione dei tempi di appoggio
  • lunghezza dei passi che nell'accelerazione aumenta gradualmente, sia per il progressivo innalzamento del bacino, sia per il sempre maggiore impiego di forza elastica, sia per l'aumentata velocità
  • un ultimo parametro da prendere in considerazione é la posizione dei piedi, che nei primi passi saranno "sotto-leggermente dietro" rispetto al bacino, per poi sopravanzarlo nel lanciato disponendosi "sotto-leggermente avanti"

Ultima considerazione da fare, alla luce di quanto finora esposto, é che la tecnica di corsa varia molto dall'accelerazione alla fase lanciata, per il variare dei parametri nella maniera illustrata. Il risultato visivo, sarà quello di una frequenza ed un'ampiezza maggiori nel lanciato, il busto eretto, le ginocchia alte.

Non bisogna dimenticare il calo di velocità degli ultimi 20m, più o meno marcato o anticipato, a seconda dall'atleta e del suo grado di allenamento. Tale diminuzione di velocità é da attribuire ad una riduzione della frequenza riconducibile alla limitata autonomia del sistema nervoso centrale nella produzione di stimoli ad alta frequenza prolungati nel tempo; esso in media è capace di prodursi in uno sforzo massimale per non più di 8 secondi.