Tecnica di appoggio ed uscita dai blocchi, errori comuni - seconda parte
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Tecnica di appoggio ed uscita dai blocchi, errori comuni - seconda parte

Gli errori comuni nella tecnica di appoggio ed uscita dai blocchi nelle gare di velocità in atletica leggera.

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Altri errori ancora possono derivare da posizioni errate della testa (troppo estesa per l'eccessiva contrazione dei muscoli erettori della nuca): questo determinerà quasi certamente innalzamento repentino del busto dopo lo sparo e quindi inefficiente accelerazione.

Errato posizionamento delle braccia dietro la linea di partenza (troppo larghe o troppo strette, non estese).
Appoggi non saldi sui poggiapiedi. L'allenatore dovrà avere quindi un ottimo spirito di osservazione per notare tali eventuali posizioni errate e correggerle.

Allo sparo e quindi all'uscita dal blocco, si possono altresì commettere molti errori, dovuti alla fretta, ad una precedente posizione errata, ad una tecnica approssimativa.
Capita spesso con velocisti non evoluti, che questi sollevino il busto subito dopo la prima spinta o addirittura allo sparo. Questo può dipendere da una carenza di forza nei quadricipiti o da una tecnica errata che impedisce il loro giusto impiego. Nel primo caso si dovranno rinforzare i quadricipiti, nel secondo sarà compito dell'allenatore curare l'accelerazione con esercitazioni come partenze da stazione eretta con sbilanciamento del busto in avanti, partenze in "caduta" con sbilanciamento, dai blocchi con zavorra (giubbottino o cintura zavorrata).

Altro errore che può dipendere da una scarsa forza nei quadricipiti o spinte comunque non completate, é la sensazione di "perdere appoggi", come se le ginocchia si piegassero autonomamente, impedendo la completa distensione dell'arto dietro e quindi la spinta.
La correzione consiste in quest'ultimo caso nell'abituare l'atleta a spingere sui blocchi fino a distensione degli arti completa. Un esempio: balzi in lungo da fermo, mezzo d'allenamento della capacità alattacida, ma che può rilevarsi utile anche in questo caso, sia con blocchi che senza; oppure stesso esercizio dai blocchi, con caduta sui materassoni; oppure ancora uscita dai blocchi in corsa balzata (dove al contrario dei balzi, la gamba dietro deve distendersi fino a completamento della spinta).
Esecuzioni non corrette possono derivare dalla errata ampiezza degli appoggi, troppo brevi nel tentativo di ricercare una esasperata frequenza. Questo errore, oltre a non consentire un'adeguata accelerazione, si ripercuoterà inevitabilmente anche nella fase lanciata, dove il declino anticipato della capacità di massima espressione del sistema nervoso sarà la risultante di un calo negli ultimi metri di gara.

Il tecnico, oltre a curare il potenziamento per le spinte, dovrà lavorare sulla tecnica, ad esempio disegnando con un gessetto i punti in cui l'atleta dovrà arrivare con i piedi, costringendolo a spingere e ad aprire il passo.
Il velocista tuttavia a volte si sbilancia troppo in avanti non completando le spinte e "perdendo" le gambe dietro, anche qui per carenza di forza o errore tecnico. I metodi di correzione sono simili a quelli esposti nella "perdita degli appoggi", o ad esempio con un compagno che poggiando le mani sulle spalle, si opponga all'avanzamento, costringendo l'atleta a spingere di più.
Infine, altri errori possono essere quello di un'azione delle braccia con escursione molto scarsa (si dovranno rinforzare gli arti superiori e abituare l'atleta ad ampie escursioni e coordinamento con gli arti inferiore fin dai preatletici); eccessivo divaricamento sul piano frontale degli arti inferiori con perdita delle spinte lateralmente; piedi non a martello (rinforzare i muscoli tibiali anteriori e abituare l'atleta nei preatletici e nelle ripetute ad innalzare la punta del piede); azione delle braccia che oscilla sul piano frontale; atto eccessivo del calciare dietro (flessione della gamba sulla coscia) che impedisce le giuste spinte; ginocchia troppo basse; azione pendolare della gamba in avanti per il mancato richiamo alla coscia del piede.