Il wellness dei nostri figli
NonSoloFitness: divulgazione, formazione, consulenza
Corsi di formazione Corsi di formazione per Personal Trainer, Istruttori Fitness
06 40403925

Il wellness dei nostri figli

Alla valutazione clinica si dovrebbe aggiungere la valutazione del suo benessere psicofisico.Non concediamo ai bambini nessuna autonomia perché abbiamo paura.L'educazione motoria rimane la Cenerentola del curriculum scolastico e del tempo libero.

Autore:
Ultimo aggiornamento:

Il wellness dei nostri figli

La maggior parte dei bambini che nascono nel mondo occidentale sono desiderati, amati, curati e protetti. Vorremmo immunizzarli dalle malattie, sottrarli al dolore, garantire loro una vita lunga e felice. Appena nati, prima ancora di essere accolti tra le braccia dei genitori, vengono sottoposti a rigorosi controlli, a test di efficienza che, misurano la validità dei processi vitali, valutati sia a un minuto, sia a cinque minuti dalla nascita: frequenza cardiaca, attività respiratoria, tono muscolare, reazione agli stimoli, colorito della pelle. La prima accoglienza sociale, il primo atto di benvenuto, si traduce così in una pagella che, con voti da 0 a 10, valuta l'adeguatezza del piccolo ai parametri di buona salute stabiliti dalla neonatologia. (11)

Nessuna attenzione invece per le espressioni complessive, per la qualità del venire alla luce e cioè se il neonato si trova in uno stato di benessere o di disperazione, se si sente protetto o minacciato, se prova piacere o soffre. Per cui alla valutazione clinica si dovrebbe aggiungere la valutazione del suo benessere psicofisico.

Nella società della fretta i bambini odono in ogni circostanza risuonare le ingiunzioni: "vieni, dai, andiamo, sbrigati!". Ordini che inducono azioni meccaniche prive di sapere e di piacere. Eppure, quando riusciamo a seguire i loro tempi senza imporre i nostri, vediamo riemergere l'incanto dell'infanzia, la curiosità, la meraviglia, la felicità del poco e del niente. L'apprendimento quando non è addestramento, è sempre complessivo, globale. Il piccolo sale e scende mille volte lo stesso gradino, afferra e lascia un oggetto, si abbandona al dondolio, salta un ostacolo, esplora il suo corpo e lo spirito. La funzionalità, fine a se stessa, non strumentale, costituisce un'insostituibile fonte di conoscenza di sé e del mondo. Riprendendo un antico proverbio cinese: "Se ascolto imparo, se vedo ricordo, se faccio capisco." Per la maggior parte dei nostri piccoli il piacere di fare si trasforma ben presto in una condotta trasgressiva perché, in uno spazio che non prevede la loro presenza, muoversi vuol dire mettere in disordine, rompere, sporcare. E dove depositare i bambini, per farli star fermi e zitti, se non davanti alla tv? Il piccolo schermo, con le sue ombre in movimento, diviene così il vero mondo, dove il virtuale sostituisce il reale.

La maggior parte dei genitori sono ben consapevoli di non stare abbastanza accanto ai figli, e, mossi dai sensi di colpa, adottano comportamenti di permissività poiché non intendono rovinare le poche ore che trascorreranno insieme con divieti e dinieghi. I bambini, avrebbero bisogno di giocattoli che interagiscono con il loro corpo, che si prestino a essere scalati, attraversati, saltati, schiacciati, gettati e ripresi, e soprattutto di spazi ludici che possa consentire ai bambini la possibilità di sviluppare i loro corpi, la loro mente e la loro fantasia. Ma non trovano posto in appartamenti piccoli, in nidi d'infanzia ricavati da locali impropri, in scuole materne affollate di bambini oltre ogni limite. Un tempo i bambini si allontanavano da casa poco per volta, a piccoli gruppi, facendosi coraggio l'un l'altro, si spingevano sempre più in là perlustrando lo spazio circostante. In campagna il gioco era particolarmente avvincente perché l'ambiente cambiava a seconda delle stagioni e delle ore del giorno. In primavera si raccoglievano i fiori, in estate e autunno la frutta, in inverno si scivolava sul ghiaccio e si battagliava a colpi di palle di neve. In città lo spazio consentito ai bambini era invece costituito dai giardini pubblici e dal percorso casa-scuola. La mappa mentale era disegnata intorno a "punti di esperienza": l'abitazione dei nonni, dell'amico, del dottore, l'oratorio, la gelateria, e i bambini potevano, allungando progressivamente il cammino, percorrere i segmenti che separavano la loro abitazione dalle varie stazioni. Durante le perlustrazioni i ragazzini esercitavano competenze diverse: la memoria, il senso dell'orientamento, lo spirito di osservazione, il controllo del tempo, la capacità di elaborare nuove strategie. Nulla di simile accade ora nè in campagna nè in città, le loro giornate sono organizzate dagli adulti che li accompagnano, spesso in macchina, a scuola, in piscina ,dal dentista, non c'è niente di meno libero del tempo libero. Non concediamo ai bambini nessuna autonomia perché abbiamo paura del pedofilo, del traffico, degli zingari….

Molti disturbi del comportamento (disordini alimentari, turbe del sonno, ipermotricità, deficit di attenzione, crisi di panico) sono da rapportare a un sostanziale squilibrio tra il bambino e l'ambiente. I nostri figli hanno tanto, troppo di tutto, ma restano sedentari e passivi perché gli oggetti non colmano la mancanza di esperienze. A Natale chiedono quattro giocattoli e puntualmente ne ricevono undici, ma per giocare, i giocattoli non bastano se mancano lo spazio, il tempo, gli amici. I più fortunati hanno due o tre pomeriggi impegnati in attività sportive o espressive ma, per la maggioranza, dopo le ore sedentarie trascorse a scuola, non resta altro che stare ulteriormente seduti per fare i compiti o guardare la televisione, con il risultato paradossale che una società quanto mai attenta alla forma fisica sta allevando dei piccoli obesi. In Italia gli obesi sono circa 5.000.000 e l'incremento dell'obesità infantile è del 50% negli ultimi dieci anni (12).

L'arma più efficace è la prevenzione, mirata a cambiare le abitudini scorrette e a introdurre un regime quotidiano che difenda la salute e promuova il benessere. E' vero che si mangia troppo, ma è altrettanto vero che ci si muove troppo poco. Acquisire la capacità di inibire e controllare i movimenti involontari e di comandare e modulare quelli volontari previene, migliorando l'autocontrollo, la violenza compulsiva. Nella società odierna le carenze di palestre che siano non solo contenitori di corpi in movimento, ma centri educativi nel senso più completo del termine, è una delle cause del disagio infantile e giovanile. L'allenatore è di solito un personaggio distante dai ragazzi, che propone a tutti, indistintamente, lo stesso compito senza cogliere le differenze e differenziare i percorsi. L'educazione motoria rimane così la Cenerentola del curriculum scolastico e del tempo libero.

Le conseguenze psicologiche di queste deprivazioni non sempre si colgono subito. Emergono per lo più nell'adolescenza quando ragazzi e ragazze si confrontano con i mutamenti indotti dallo sviluppo sessuale. La metamorfosi dell'età inducono allora un senso di estraneità che, per essere superato, richiede una ridefinizione dell'identità corporea. Ma non è facile accettarsi e valorizzarsi quando si è tempestati da immagini ideali, da veri e propri idoli di giovinezza, salute, felicità e bellezza, come quelli imposti dai mass media. Serpeggia infatti tra i giovani un sentimento di inadeguatezza che spesso esita in sensi di colpa e di vergogna. Ragazzi e ragazze normali, o anche molto belli, rifiutano il loro corpo perché non corrisponde agli esigenti canoni estetici richiesti dalla società. Anoressia e bulimia (mangiare troppo poco o troppo) rappresentano al tempo stesso il rifiuto depressivo e l'affermazione maniacale di sé. Anche il body-building esasperato dagli anabolizzanti, in quanto tentativo di gonfiare i muscoli per celare la propria debolezza dietro una grottesca esibizione di forza. Vi è, nel dominio eccessivo del corpo, qualcosa di innaturale, di pericoloso, un elemento di malessere.

  • 11Cfr. Silvia Veggetti Finzi, Il Wellness dei nostri figli. Crescere in qualità nell'epoca della quantità in Wellness storia e cultura del vivere bene, Clen
  • 12Cfr. Silvia Veggetti Finzi, Il Wellness dei nostri figli. Crescere in qualità nell'epoca della quantità in Wellness storia e cultura del vivere bene, Clen