John Locke e Jean Jaques Rousseau

John Locke e Jean Jaques Rousseau ed il loro ruolo nel processo educativo.

Nel processo evolutivo della disciplina dell'educazione fisica altri due personaggi segnarono un momento importante.
John Locke è inglese, visse nella seconda metà del 17° secolo, in un periodo turbolento della storia di Inghilterra. Studiò all'università di Oxford, dove, una volta terminati gli studi insegnò egli stesso con il grado di "maestro delle arti". Si dedicò anche agli studi di medicina. La sua fama è legata però all'opera "Saggio sull'intelletto umano" del 1960, nel quale egli dichiara di voler accertare "l'origine, la certezza e l'estensione della conoscenza umana".

Con questo saggio Locke si proponeva di dimostrare, che tutto ciò che noi conosciamo e le nostre idee, di qualsiasi specie esse siano, nascono dall'esperienza sensibile. È ritenuto un predecessore della pedagogia moderna.

Scrisse "Pensieri sull'educazione", un piccolo libro commissionatogli da una giovane donna inglese. In questo egli traccia le linee guida su come i genitori debbano educare i figli in maniera pratica e scorrevole. Egli non ritiene il Greco ed il Latino materie indispensabili, attribuendo una maggiore importanza alla conoscenza delle lingue attuali. Latino e Greco possono essere apprese come ulteriore bagaglio culturale. Al contrario indispensabile era ritenuto lo studio della ragioneria, per mezzo della quale, un giovane avrebbe potuto meglio amministrare i propri beni. La stenografia, la lingua inglese, e la storia e la politica erano molto importanti. Al pari erano importanti gli hobby, da coltivare per far meglio apprendere le varie tecniche al giovane, da lui paragonato ad una "tabula rasa" pronta per essere incisa. Secondo Locke l'uomo deve essere libero ed in grado di auto disciplinarsi, l'unico obbligo è quello del dormire. Per il resto l'ideale da lui perseguito era il modello Spartano, con prospettive politiche altamente democratiche.
Jean Jacques Rousseau vive nel periodo precedente la rivoluzione borghese, è un soggetto al di fuori delle righe ed un anticipatore dei temi del romanticismo, è Ginevrino ed è particolarmente sfortunato nella vita personale, nella quale trascura anche la famiglia. Jean-Jacques nacque a Ginevra nel 1712, in un caldo mese di luglio. Sua madre morì quando aveva pochi giorni di vita. Suo padre era un orologiaio e gli insegnò a leggere, cosa molto importante per quei tempi. Saper leggere faceva già la differenza. Egli denuncia la società in cui vive non ritenendo la disuguaglianza sociale come inevitabile conseguenza della civilizzazione dell'uomo.

Nella sua ricerca volta all'appianamento delle differenze, egli arriva a prendere in considerazione l'uomo primitivo e da qui il titolo del suo libro: "Il buon selvaggio". L'idea che la società sia la causa fondamentale della corruzione e della degenerazione umana è ovviamente vera nel senso che essa sovrasta comunque l'individuo, ed anche se non lo 'educa', nel senso che non gli insegna, lo esclude dalla scuola delle materie e non gli inculca il sapere, comunque lo educa ai rapporti sociali consolidati, alle proprie credenze ed alle proprie abitudini. Dunque lo costringe ad agire 'male', potremmo dire scorrettamente, 'falsamente', in modo inautentico, non genuino. I ruoli erano ricoperti dalle persone più valide e non trasmessi per discendenza, le leggi non scritte governavano le tribù, vi era un più alto senso di solidarietà, rispetto per le donne altrui, per il divino. Il tempo avrebbe dovuto fermarsi in quell'epoca.

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