Sport e fascismo

L'intuizione di Mussolini, le iniziative fasciste volte alla diffusione dello sport ed il suo impiego anche a fini di propaganda.

Il nome fascismo deriva dai fasci littori (in latino fasces lictoriae), un fascio di verghe di betulla bianca portato da speciali servitori chiamati Littori che accompagnavano e proteggevano i magistrati dotati di imperium. Il nome non è certo casuale: il movimento di Benito Mussolini trasse larga ispirazione dall'Antica Roma e dai sui simboli. Lo stesso dittatore prese a farsi chiamare Duce, dal latino Dux, guida. Perfino il saluto romano venne ripreso e, i ragazzi appartenenti alle associazioni fasciste, venivano ordinati secondo i modelli che erano stati dei romani.

Il passo di marcia (a gambe tese) aveva radici nell'esercito dell'antica Roma. La camicia nera si ispirava agli arditi della prima guerra mondiale e, il canto, era motivo di aggregazione, incitava lo spirito di gruppo, come lo sport.

L'idea del canto fu di D'Annunzio. Il fascismo fece propri tutti gli ideali che ritenne giusti e utili al fine di fondare un regime forte, e non esito per questo a innalzare ad esempio gli eroi della prima guerra mondiale ed il sacrificio per la patria sino alla morte. Grande importanza fu data alla propaganda, eseguita con manifesti di facile lettura ed interpretazione anche per la gente comune, ed anche li stessi film e cinegiornali che li precedevano.

Mussolini fu il primo politico a dare un'immagine di se da uomo sportivo, invitando a questo tipo di insegnamenti ed abolendo quanto dal fascismo non previsto. Nonostante Mussolini si fosse dichiarato ateo dovette sposare la donna dalla quale aveva avuto i figli e battezzare questi ultimi. Con il Papa strinse i patti lateranensi nel 1929 con i quali il matrimonio in chiesa ebbe anche valenza civile, molti beni furono donati alle autorità vaticane, e molte associazioni cattoliche poterono proseguire le loro attività culturali.
La cura del corpo era vista anche come strumento per incrementare la natalità, poiché una grande e numerosa popolazione era vista come sinonimo di potenza. La sua politica a favore dell'incremento demografico non ebbe però i risultati sperati a causa della povertà degli Italiani. La contraccezione era vietata già dalla Chiesa e, l'aborto, era considerato illegale e punibile come crimine contro la stirpe italica.

L'Opera Nazionale Maternità Infantile offriva aiuto ed assistenza, abbassando perlomeno il tasso di mortalità infantile. Arrivati ad un'età più adulta, ad occuparsi dei giovani, era l'ONB, con il compito di educarli moralmente e fisicamente. Dal 1927 l'ONB si occupa dell'educazione fisica anche a scuola. Il fascismo utilizzò l'educazione fisica come mezzo di propaganda attribuendo meriti pari, se non superiori, alle altre discipline.

Ciò si protrae durante la seconda guerra mondiale ma, con il crollo del regime, le istituzioni legate alla GIL vengono soppresse per regio decreto dell'agosto del 1943. Il generale Badoglio ripristina la situazione precedente riconferendo al ministero della pubblica istruzione le sue facoltà. Le Case del Balilla vennero adibite a case alloggio ed aule. La scarsità di palestre permase sino agli anni '50, e l'educazione fisica veniva praticata in aule molto piccole. Nel clima generale di ricostruzione, nel '48 gli insegnanti di educazione fisica costituiscono l'associazione nazionale di educazione fisica (ANEF), ottenendo dal ministero della pubblica istruzione un ruolo transitorio speciale, con trattamento giuridico ed economico uguale a quello degli insegnanti delle scuole medie. Nel 1958 il ministro A. Moro equiparerà gli insegnanti di educazione fisica agli altri.

Il primo Isef sorge a Roma presso il foro italico su iniziativa del prof. Gotta e di altri docenti dell'ANEF.
Le lezioni per la preparazione dei docenti continuarono comunque ad essere insufficienti ed il sistema di reclutamento piuttosto vago.

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