Fisiologia del surfista
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Fisiologia del surfista

Il surf è uno sport che coinvolge differenti parti del corpo. Qual è il miglior allenamento per un surfista? I maggiori studi sulla fisiologia del surfista

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Fisiologia del surfista

Il surf è un'attività che coinvolge differenti parti del corpo, caratterizzata da esercizi intermittenti di diversa intensità e durata, intervallati da lunghi periodi di riposo. La durata della pratica del surf varia da 20 minuti durante una competizione, fino a 4-5 ore durante una sessione di surf ricreativo.

L'allenamento e le competizioni possono essere praticati in un'ampia gamma di condizioni ambientali (diverse dimensioni d'onda, tipo di onda, situazione di line-up). Queste variabili hanno un impatto sulle esigenze fisiologiche della pratica del surf.

Per far fronte alle richieste dell'oceano, i surfisti devono svolgere allenamenti di tipo intermittente estensivo, prestando maggior attenzione alla parte superiore del corpo (remata) rispetto a quella inferiore (tempo di surfata).

La pratica del surf richiede inoltre grandi capacità cognitive e mentali. Tuttavia, durante gli allenamenti in acqua, la maggior parte dei surfisti non sono consci del fatto che si stanno allenando: molti di loro, infatti, considerano il tempo passato in acqua come divertimento piuttosto che come allenamento.

Di conseguenza poca attenzione è stata dedicata agli adattamenti fisiologici attribuibili alla pratica del surf. Tuttavia, si dovrebbe comprendere che la pratica del surf è uno sport che richiede eccezionali abilità fisiche, tecniche e attitudine mentale; la forma fisica da sola non sarebbe in grado di compensare il pieno sviluppo di queste abilità. La figura 14 mostra molte delle variabili che possono influenzare la pratica del surf.

Figura 14
Figura 14: diagramma schematico degli aspetti fisiologici rilevanti per la performance nella pratica del surf. Il successo nelle competizioni dipende dall'interrelazione tra le capacità fisiologiche, tattiche, cognitive, tecniche/biomeccaniche e psicologiche (Mendez-Villanueva & Bishop, 2005).

Gli studi sui movimenti del surfista

Meir et al. hanno analizzato un'ora di surf ricreativo, cioè non in competizione. I movimenti dei surfisti sono stati classificati come segue: remata in posizione prona sulla tavola; posizione stazionaria, ovvero seduto; surfata e movimenti miscellanei come il duck dive (manovra che si effettua per passare sotto l'onda). Le percentuali del tempo speso in ogni attività sono le seguenti:

  • remata: 44% del tempo - attività maggiormente rappresentata
  • posizione stazionaria: 35%
  • la surfata rappresenta il 5% del tempo totale
  • movimenti miscellanei il 16%

Uno studio più recente ha effettuato un'analisi video durante una competizione internazionale di surf. (Mendez-Villanueva, 2003). Quarantadue surfisti professionisti di sesso maschile sono stati filmati durante 42 heat di 25 minuti ciascuna.

L'analisi video ha rilevato che i surfisti in media remano e stanno seduti sulla tavola rispettivamente per il 51% (25 – 70%) e per il 42% (23 – 72%) del tempo totale. L'attività principale, ovvero surfare l'onda rappresenta solo il 3.8% del tempo (2 – 7%), mentre i movimenti miscellanei rappresentano il 2.5% (0.1 – 6%).

Le piccole differenze tra i due studi, ovvero tra il surf ricreativo e quello competitivo, potrebbero semplicemente riflettere le richieste specifiche delle due diverse situazioni di surf. Un'altra possibile causa delle differenze potrebbero essere le diverse condizioni ambientali: le correnti, la dimensione, la consistenza, la frequenza e la lunghezza delle onde. Inoltre, durante le competizioni gli atleti mettono in atto tattiche differenti secondo gli avversari e le condizioni delle onde. In conclusione sembra che il 45/50% del tempo totale sia impiegato dai surfisti per remare; il 35/40% invece è impiegato nella posizione stazionaria. Il resto del tempo è diviso tra la surfata vera e propria e i movimenti miscellanei.

È stato ipotizzato che i valori medi non rappresentano tutti i modelli di attività fisica delle competizioni di surf. Quindi, le condizioni estremamente variabili dell'ambiente/campo di gara fanno in modo che la durata e la frequenza delle diverse attività eseguite durante una competizione di surf sia variabile anch'essa.

L'identificazione di periodi caratterizzati da elevate richieste fisiche può essere in grado di fornire dati rilevanti per poi comprendere meglio le esigenze specifiche di questo sport: l'obiettivo è quello di avere a disposizione sempre più informazioni al fine di sviluppare un protocollo di allenamento e test mirato per questo sport (Mendez-Villanueva et al. 2006).

Sono presenti altri studi in letteratura; alcuni trattano le caratteristiche antropometriche dei surfisti, paragonandole a quelle dei nuotatori. (Lowdon BJ. The somatotype of international surfboard riders. Aust J Sports Med 1980; 12: 34-9)

Altri hanno eseguito test in laboratorio per valutare la forza della remata dei surfisti. (D. J. Loveless et al. Journal of Sports Sciences, May 2010; 28(7): 797–803)

È presente, inoltre, uno studio il cui obiettivo è quello di analizzare le caratteristiche aerobiche e anaerobiche dei surfisti; i dati ottenuti sono stati rilevati in laboratorio, non sul campo. (Olly R. L. Farley, et al. Journal of Strength and Conditioning Research Publish Ahead of Print)