Rischio di infortunio
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Rischio di infortunio

Un allenamento effettuato in condizioni di disequilibrio porta a miglioramenti nella performance dell'agility Test. Il test di resistenza isocinetica viene utilizzato nella pratica clinica come strumento primario di valutazione per determinare la forza di

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Rischio di infortunio

Le Asimmetrie bilaterali si sospetta che accrescono il rischio di infortuni e hanno un impatto negativo sulle prestazioni (; Impellizzeri, et al., 2007; Lawson et al., 2006; Newton et al.,2006; Stephens et al., 2005; Skelton et al., 2002; Croisier et al., 2002). Per confermare che l'asimmetria funzionale è associata all'aumento del rischio di infortunio e all'influenza negativa che questa può avere sulla prestazione, sono necessarie ulteriori ricerche future ( Wrigley, T and Strauss , 2000; Bennell, et al., 1998). Rappresentando tale squilibrio un fattore di rischio per l'insorgenza di infortuni, come affermato nella letteratura, i vari metodi di intervento e prevenzione devono essere attivati quando lo squilibrio è superiore al 15%, con l'obbiettivo di ridurre tale asimmetria (Noyes et al., 1991). Infatti i valori di asimmetrie inferiori a tale percentuale vengono considerate tollerabili mentre come già ribadito, quando il valore è superiore al 15% , c'è un aumento del rischio di infortunio (Petsching et al., 1998). Knapik et al. ( Knapik et al., 1991) ha scoperto che gli atleti avevano un più alto tasso di infortunio quando presentavano uno squilibrio tra i due arti a livello del flessore del ginocchio o dell'anca uguale o maggiore del 15% . Tale squilibrio è risultato essere un fattore di rischio per le lesioni al crociato anteriore in atleti del sesso femminile (Myer et al., 2004; Cowley et al., 1996; Hewett et al., 1996). L'identificazione precoce del deficit potrebbe ovviamente essere la chiave per la prevenzione dei problemi agli arti inferiori associata alle asimmetrie di forza nel quadricipite e nel bicipite.

E 'stato proposto dai medici che il deficit di forza nella gamba più debole deve essere ripristinato entro il 10% di quella della gamba sana ( Sherry et al., 2004; Kannus et al.,1994).

In ambito sportivo soprattutto la prevenzione degli infortuni viene spesso trascurata o quanto meno non viene attribuita ad essa la sua reale importanza. Negli ultimi anni si è osservato un incremento del numero di infortuni di qualsiasi tipo, a livello di qualsiasi segmento corporeo ed in qualsiasi fascia d'età. Per queste ragioni, nell'ambito della prevenzione è stata inserita la cosiddetta valutazione funzionale ovvero un'insieme di test e valutazioni che forniscono informazioni sulle condizioni fisiche del soggetto che consentiranno quindi all'atleta e al preparatore fisico di adottare opportune strategie allenanti o riabilitative.

Uno dei test utilizzati per valutare nello specifico la forza negli arti inferiori, è rappresentato dal test di resistenza isocinetica, che è comunemente usato perché permette di misurare la tensione muscolare per tutta la gamma del movimenti ad una velocità costante (Nunn et al., 1988; Hislop et al.,1967).

Il test di resistenza isocinetica viene utilizzato nella pratica clinica come strumento primario di valutazione per determinare la forza di un paziente, la capacità di compiere attività più difficoltose, e la capacità di tornare al massimo livello funzionale (Andrews et al., 1991; Shelbourne et al., 1990).I ricercatori hanno utilizzato i test di forza isocinetica in atleti sani per mettere in relazione il deficit di forza al loro rischio di infortuni.

Proprio per ridurre gli eccessivi costi e per ridurre il tempo e lo sforzo necessario per l'attuazione di questa serie di test tra cui appunto ritroviamo la resistenza isocinetica, per consentire allo stesso tempo l'identificazione dei deficit di forza sono stati impiegate prove sul campo, economiche e rapide. E 'stato dimostrato che i test sul campo sono mezzi affidabili ed efficaci per misurare forza e potenza degli arti inferiori (Hamilton et al., 2008). Pertanto, alcuni studi si sono dedicati all'individuazione di questi specifici test sul campo per consentire la misurazione della potenza verticale e orizzontale, e per determinare l'eventuale presenza di deficit negli arti inferiori.

E' stato infatti constatato che è possibile valutare la forza degli arti inferiori, ed eventualmente la relativa asimmetria, con una serie di test presenti in letteratura fornendo ai professionisti un'alternativa semplice e conveniente; tra i test ritroviamo: il test del salto verticale su singolo arto, il test del salto verticale con contro movimento, hop test ed il triplo hop test.

Newton et al., ( Newton et al.,2006) hanno suggerito che attraverso test funzionali come salti verticali e squat bilaterale si potrebbero rilevare tutte le differenze significative tra arto dominante (D) e arto non dominante (ND) . Per arto dominante si intende l'arto che esprime le migliori capacità tecniche, ad esempio nel caso dei calciatori, l'arto che esprime al meglio il tiro e il passaggio. E' stato realizzato un ulteriore studio e approfondimento a riguardo delle asimmetrie funzionali nei giovani calciatori. Lo scopo di questo studio era di valutare alcune delle variabili di forza prodotte negli arti inferiori dei giovani calciatori durante l'esecuzione del salto verticale; sono stati valutati sul salto contromovimento (CMJ). Anche in questo caso è emerso che le differenze esistenti tra i due arti inferiori devono essere riconosciuti come fattori di rischio in quanto possono essere causa di danni. il CMJ è risultato essere un buon predittore di carenze muscolo-scheletrico che possono portare a lesioni. un obiettivo chiave del personale medico e tecnico quindi deve essere quello di controllare e monitorare tali asimmetrie attraverso la valutazione specifica. anche al fine di ridurre il rischio di lesioni nello sport giovanile, perché il suo impatto sulla salute pubblica è grande (Piccinno et al., 2011).

Al fine di determinare negli atleti l'eventuale asimmetria funzionale degli arti inferiori la letteratura evidenzia come l'Hop test e il triplo Hop test costituiscono validi ed attendibili strumenti di valutazione (Shmitz et al., 2009; Hamilton et al., 2008; Augustsson et al., 2006) in grado di restituire differenze significative tra i due arti inferiori.

L'hop test in particolare è un test utilizzato come strumento predittivo per identificare i pazienti che possono avere problemi o patologie in futuro a livello del ginocchio e come strumento di valutazione la risposta del paziente al trattamento.

La valutazione del salto è stata finora associata più frequentemente alla determinazione dell'elevazione del centro di gravità ( dal 1921 si utilizza il Seargent Test, dal 1938 l'Abalakov test). La valutazione del salto in ambito sportivo non si limita però alle sole componenti che influenzano la performance, ossia all'elevazione del centro di gravità ma può riguardare altre rilevanti componenti quali il reclutamento muscolare ( Mrdakovic, 2008), il controllo posturale ( Riva et Trevisson, 2000), la direzione del salto (Wikstrom, 2008), e le relazioni tra instabilità di caviglia e tempo di stabilizzazione nella presa di contatto al suolo( Ross, 2005).

L'utilizzo dei test di salto scaturisce dalla convinzione che l'attività muscolare implica nel gesto del saltare riproduce tutti i pattern di attivazione neuromuscolare e presenta una fase che riveste un elevato margine di rischio di infortunio, ossia la presa di contatto al suolo (Bisciotti,2007; Elias, 2001).

Da alcuni studi è inoltre emerso che ci sono differenze di stabilità in relazione alla direzione del salto stesso; infatti si è notato che il controllo posturale dinamico in una popolazione sana è influenzato dalla direzione di atterraggio del salto sul piano frontale e sul piano verticale. Per questa ragione effettuare salti verticali o orizzontali in modalità bi podalica sarebbe utile esclusivamente per accertare la forza esplosiva negli arti inferiori piuttosto che per valutare l'eventuale asimmetria funzionale tra i due arti (Maulder et Cronin, 2005; Hopper et al., 2002). Per queste ragioni hanno assunto rilevanza metodologica tutti i lavori che hanno messo in relazione i livelli di forza reattiva con la gestione del disequilibrio ( Sannicandro et al., 2007 e 2004)., quelli che hanno tentato di descrivere differenti livelli di controllo in appoggio monopodalico di atleti praticanti sport di situazione ( Sannicandro, 2009°, 2009b, 2009c, 2008).

Tuttavia, i risultati di questi studi presentano una quadro poco chiaro e sono state segnalate alcune contraddizioni.

Si è riscontrato che i risultati ottenuti nel hop test, ovvero salto orizzontale su un solo arto non sono rispecchiano i risultati ottenuti con la valutazione isocinetica (O ¨sterberg et al., 1998; Petschnig et al., 1998; Greenberger et al., 1995); tuttavia il suo uso è stato suggerito (Petschnig et al., 1998; Greenberger et al., 1995). Il triplo hop è risultato essere un ottimo test per valutare l'espressione di forza e potenza (O ¨sterberg et al., 1998; Petschnig et al., 1998), ma ha dimostrato di avere bassa ( O ¨sterberg et al., 1998;) e moderata (Petschnig et al., 1998;) correlazioni con la valutazione isocinetica. Infine, anche prove come 5- hop e salto verticale non sono stati correlati con valutazione isocinetica ( Newton et al., 2006; O ¨sterberg et al., 1998; Petschnig et al., 1998).

Murphy e Wilson (1997) hanno inoltre sottolineato l'importanza di tali test funzionali che sono in grado di valutare i cambiamenti nella performance muscolare dopo un allenamento o un intervento di riabilitazione.

In sintesi, i loro risultati supportano l'uso di test sul campo volte ad individuare la forza asimmetrica degli arti inferiori, permettendo ad allenatori o fisioterapisti di determinare rapidamente se un atleta ha bisogno di un programma per migliorare lo squilibrio bilaterale.

E' fondamentale quindi progettare tecniche e metodologie per diminuire il deficit osservato.Le evidenze scientifiche individuano gli aspetti predominanti di una corretta preparazione atletica: miglioramento del gesto tecnico; correzione degli squilibri neuromuscolari; costante analisi biomeccanica da parte del tecnico durante e dopo l'allenamento.

Negli ultimi anni la metodologia dell'allenamento ha intuito la necessità di sollecitare le componenti propriocettive dell'atleta e pertanto ha introdotto nuove forme di esercitazione che fanno largo uso di strumenti e pedane che aumentano l'instabilità dell'appoggio ( Sannicandro et al., 2009a & 2009b).

Questa nuova metodologia di allenamento, basata sul miglioramento della propriocezione è la cosiddetta balance training.La propriocezione presenta due differenti espressioni: il senso del movimento o sense of movement e la propriocezione della posizione articolare altresì detta joint position sense. Si traducono, in termini motori, rispettivamente nella capacità di riprodurre un movimento ad una velocità assegnata e nella capacità di riconoscere e/o riprodurre una determinata posizione articolare. La funzione propriocettiva è in rapporto all'attività di un elevato numero di recettori nervosi, situati in diversa misura su pelle , capsule, muscoli e legamenti, che consentono il costante controllo motorio e monitoraggio spaziale – motorio. In caso di eventi traumatici questi recettori subiscono danni, determinando alterazioni propriocettive e funzionali ( Pasqualotto, 2002; Lephart et al., 1997).

Il balance training, al contrario, si identifica con tutti i compiti motori che vengono richiesti in condizioni di equilibrio precario sia su superfici convenzionali che su supporti instabili, codificati e non ( Sannicandro et al., 2009b).

Quindi l'equilibrio è definibile come il continuo adattamento della nostra muscolatura a modificazioni della postura, mentre la propriocezione corrisponde al senso della posizione del corpo nel campo gravitazione, della posizione reciproca e del movimento dei singoli segmenti corporei.

I criteri principali per l'allenamento della capacità d'equilibrio o di disequilibrio, sono: la riduzione della base di appoggio, l'elevazione della base di appoggio, e la riduzione o eliminazione delle informazioni visive.

È stato dimostrato come un programma di balance training, effettuato con tavole propriocettive, potrebbe ridurre gli squilibri tra gli arti omologhi (Heltkamp et al., 2001).

Per esempio,si è scoperto che i giocatori di calcio professionisti con squilibri muscolari non trattati erano 4-5 volte più a rischio di infortunio al bicipite femorale rispetto ai loro omologhi con forza muscolare simmetrica ( Croisier et al.,2008 ).

Un allenamento effettuato in condizioni di disequilibrio porta a miglioramenti nella performance dell'agility Test (Cressey et al., 2007) e sull'espressione di forza nel salto verticale (Myer et al., 2006).

Anche uno studio sperimentale effettuato su ginnasti, conferma l'effettivo miglioramento delle capacità di gestione del disequilibrio in relazione all'incremento dell'esperienza sportiva e all'aumento del training propriocettivo che permette nello sport specifico l'adattamento continuo ai particolari gesti tecnici (Bringoux et al., 2000).

A conferma dei vantaggi ottenibili con la sollecitazione delle componenti propriocettive e di balance training, un ulteriore studio, ha quantificato i guadagni ottenuti anche in termini di forza muscolare oltre che in termini di gestione di compiti in situazioni instabili, rispetto ad un semplice allenamento di forza ( Heitkamp et al., 2001).

Da questa ricerca si è notato che, il gruppo sottoposto a training propriocettivo, una diminuzione dell'imbalance muscolare tra arto dominante e non; ciò è stato attribuito probabilmente allo sviluppo delle componenti coordinative nella coordinazione intra e inter muscolare ( Heitkamp et a., 2001)