Omero: analisi anatomica e articolare
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Omero: analisi anatomica e articolare

Anatomia delle ossa della spalla: l'omero. Descrizione dell'omero (faccia anteromediale, faccia posteriore), delle articolazioni (sterno-clavicolare, acromion-clavicolare, gleno-omerale) e dei legamenti

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Omero: analisi anatomica e articolare

È un osso lungo che forma lo scheletro del braccio. Si articola superiormente con la scapola e inferiormente con le due ossa dell'avambraccio, radio e ulna. È formato da un corpo e da due estremità, prossimale e distale.

Il corpo dell'omero ha forma quasi cilindrica in alto, prismatica triangolare in basso. Presenta una faccia anteromediale, una faccia anterolaterale e una faccia posteriore che sono divise da tre margini, anteriore, mediale e laterale.

La faccia anteromediale ha nella sua parte di mezzo il foro nutrizionale al di sopra del quale è visibile un'impronta per l'inserzione del muscolo coracobrachiale; nella parte alta di questa faccia si trova il prolungamento inferiore del solco bicipitale.

La faccia anterolaterale presenta, nel suo terzo medio, una parte rugosa a forma di V, la tuberosità deltoidea sulla quale si inserisce il muscolo deltoide.

La faccia posteriore è percorsa dal solco del nervo radiale, una scanalatura elicoidale che ha inizio in alto presso il margine mediale e si porta in basso e in fuori, dividendo la faccia stessa in due parti, una al di sopra del solco, donde origina capo laterale del tricipite, e una, sotto al solco, dalla quale nasce il capo mediale dello stesso muscolo.

Il margine mediale percorre tutto il corpo dall'alto in basso terminando all'epitroclea.
Il margine laterale, che è interrotto dal solco del nervo radiale, termina all'epicondilo.
Il margine anteriore si biforca in basso delimitando la fossa coronoidea.

L'estremità prossimale dell'omero è ingrossata e fa seguito al corpo in corrispondenza del collo chirurgico (così definito per l'elevata incidenza di fratture a tale livello). Presenta un'ampia superficie articolare quasi emisferica, con un raggio di curvatura di circa 2,25cm, rivestita di cartilagine, la testa dell'omero; questa volge medialmente e in alto e il suo asse forma con quello del corpo un angolo di circa 135°.

È stato notato che più grande è la testa omerale, maggiore è quest'angolo, e viceversa. Quindi la dimensione della testa omerale, cioè il raggio di curvatura, è strettamente correlata con la statura dell'individuo.

La testa è delimitata sul suo contorno, da un leggero restringimento, il collo anatomico, che la individua rispetto a due rilievi situati nelle sue vicinanze. Questi sono la grande e la piccola tuberosità.

La grande tuberosità volge posteriormente e lateralmente e presenta, nel suo contorno superiore che confina con il collo anatomico, tre faccette distinte in superiore, media e inferiore su cui prendono rispettivamente inserzione i muscoli sovraspinato, infraspinato e piccolo rotondo.

A causa della sua distanza dal centro di rotazione, la grande tuberosità allunga il braccio di leva del sovraspinato quando l'elevazione supera i 30°. Agisce inoltre come una puleggia aumentando il braccio di leva del deltoide al di sotto dei 60°.

La piccola tuberosità volge anteriormente e medialmente e dà attacco al muscolo sottoscapolare.

I muscoli ed i legamenti che assicurano la stabilità articolare devono la loro azione al fatto che circondando la testa omerale prendono attacco su questi rilievi ossei, per cui il loro tensionamento produce una forza frenante verso il centro dell'articolazione.

Dalle due tuberosità si distaccano, portandosi in basso, due creste, della grande e della piccola tuberosità, che si perdono rispettivamente sul margine anteriore e sulla faccia anteromediale del corpo. Tra le tuberosità e le due creste è compreso il solco bicipitale dell'omero che dà passaggio al tendine del capo lungo del muscolo bicipitale; le due creste pertanto formano i labbri del solco bicipitale che possono anche distinguersi in mediale e laterale. Sul labbro laterale si inserisce il muscolo grande pettorale, sul labbro mediale prendono attacco i muscoli grande dorsale e grande rotondo.

L'estremità distale dell'omero è slargata e appiattita dall'avanti in dietro. Su ciascuno dei lati di questa estremità si trovano due rilievi rugosi; quello mediale è detto epitroclea e quello laterale è detto epicondilo. L'epitroclea è più voluminosa dell'epicondilo e presenta sulla sua superficie dorsale il solco del nervo ulnare. Tra epicondilo e l'epitroclea si localizzano le superfici articolari per le ossa dell'avambraccio;medialmente si trova la troclea dell'omero, per l'articolazione con l'ulna e lateralmente il condilo dell'omero, per l'articolazione con il radio.
La troclea ha la forma di puleggia mentre il condilo è un rilievo emisferico. Sulla faccia anteriore dell'estremità distale si trova la fossa coronoidea nella quale, durante la flessione dell'avambraccio sul braccio, si pone il processo coronoideo dell'ulna. Sulla faccia posteriore della stessa estremità si trova la fossa olecranica che accoglie l'olecrano ulnare durante l'estensione dell'avambraccio. Un'ultima fossetta, denominata radiale, si trova anteriormente, al di sopra del condilo; vi si porta il capitello del radio nella flessione dell'avambraccio.

Articolazione sterno-clavicolare

L'articolazione sterno-clavicolare, composta dal terzo superiore dello sterno e dalla estremità prossimale della clavicola, è la sola articolazione tra l'arto superiore e lo scheletro assiale.

Questa articolazione, costituita da capi articolari di forma ineguale e con netta discrepanza di superficie, è una diartrosi. Tra le due faccette articolari, c'è un menisco fibrocartilagineo che si modella sulle contrapposte superfici.

La superficie articolare mediale, o sternale, è oblunga e diretta in alto e lateralmente. Il suo diametro trasversale è mediamente di 18mm e quello sagittale di 14 mm. Inferiormente, e non costantemente, c'è una piccola faccetta triangolare per l'articolazione con la prima costa.

La superficie articolare clavicolare è costituita da due faccette: la prima ovalare, in senso sagittale, l'altra, molto più piccola, è angolata di circa 90° rispetto alla precedente. Lo spessore delle contrapposte cartilagini articolari è al massimo di 1 mm.

La poca stabilità ossea dell'articolazione è compensata da una robusta struttura legamentosa, costituita dai legamenti sternoclavicolari anteriori e posteriori, o legamenti capsulari, che scorrono superiormente dalla loro inserzione sternale fino all'inserzione clavicolare; il legamento interclavicolare, che si estende da una clavicola all'altra con un'inserzione sternale; ed infine i legamenti costo-clavicolari anteriori e posteriori che si inseriscono sulla prima costa e sulla superficie inferiore della clavicola.

I movimenti di elevazione e depressione avvengono, nell'articolazione, tra clavicola e disco, mentre i movimenti anteroposteriore e rotatorio si realizzano tra il disco e lo sterno. Il grado di mobilità corrisponde ad una elevazione approssimativa di 30-35°, in senso anteroposteriore di circa 35° e ad una rotazione di 44-50°. La maggior parte dell'elevazione sternoclavicolare avviene tra i 30° e i 90° di elevazione del braccio; la rotazione ha luogo dopo 70°-80° di elevazione; infine l'artrodesi dell'articolazione limita l'abduzione a 90 gradi.

Articolazione acromion-clavicolare

L'articolazione acromion-clavicolare è l'unica articolazione tra clavicola e scapola. La superficie articolare ossea della clavicola è ovalare, posta all'estremità laterale dell'osso ed è rivolta verso il basso. Quella dell'acromion è ovalare o a forma di goccia, posta sul margine anteromediale dell'acromion. La distanza tra la faccetta articolare e l'estremità anteriore dell'acromion è variabile. Le due faccette sono rivestite da cartilagine, il cui spessore è maggiore sull'acromion, in particolare sulla sua estremità apicale. Un menisco fibrocartilagineo è posto tra le faccette articolari. Studi anatomici hanno evidenziato variazioni individuali del menisco che può essere fuso con entrambe, una o nessuna delle cartilagini articolari. Nel caso di una parziale o totale indipendenza del menisco, possono formarsi due distinte cavità articolari, delle quali la più ampia è sempre quella del lato clavicolare. Altre volte il menisco è presente alla periferia, ma non al centro dell'articolazione. L'articolazione è rivestita da una capsula, che è particolarmente spessa anteriormente e superiormente.

I legamenti acromioclavicolari e la fascia trapezio-deltoidea contribuiscono a rinforzarla.

Il legamento acromioclavicolare superiore è costituito da un insieme di fasci fibrosi trasversali che si inseriscono lateralmente e medialmente, sulla faccia superiore dell'acromion e della clavicola, rispettivamente. Un secondo legamento acromioclavicolare è teso tra le due facce inferiormente. Dei due legamenti, quello superiore è il più robusto e costante. Nella quasi totalità dei casi, il menisco fibrocartilagineo intra-articolare è adeso al legamento acromioclavicolare superiore.

Legamenti coraco-clavicolari

I legamenti coraco-clavicolari sono due: il trapezoide ed il conoide. Essi contribuiscono a rinforzare l'articolazione acromio-clavicolare opponendosi alle traslazioni verticali; le orizzontali sarebbero invece controllate dai legamenti acromioclavicolari.

Legamento trapezoide

Il legamento trapezoide ha la forma di una lamina quadrilatera, disposta sagittalmente tra la porzione posteriore del margine mediale della coracoide e la linea trapezoide della faccia inferiore del terzo laterale della clavicola. Rispetto al legamento conoide, esso è più anteriore e laterale. Al legamento trapezoide è stata attribuita anche la funzione di limitare le sollecitazioni in compressione.

Legamento conoide

Il legamento conoide, rispetto al trapezoide, è più mediale e posteriore. Si inserisce sulla base del processo coracoideo e, allargandosi a ventaglio, si porta sull'apofisi coronoide della clavicola. L'inserzione clavicolare può essere larga fino a 3 cm. Il margine laterale del conoide è a stretto contatto, o addirittura fuso, con quello mediale del trapezoide. La dissezione tra i due legamenti è più facile alla loro base, dove sono separati da un batuffolo adiposo.

Il movimento verso l'alto e verso il basso permette una rotazione di circa 20° tra l'acromion e la clavicola, che avviene nei primi 20° e negli ultimi 40° di elevazione.

Articolazione Gleno-omerale

L'articolazione Gleno-omerale è una enartrosi, le cui superfici articolari sono date dalla testa dell'omero e dalla cavità glenoidea della scapola.

I loro rapporti geometrici permettono un notevole grado di movimento, il che rappresenta un fatto importante ai fini della funzione prensile; ma una motilità eccessiva comporterebbe una concomitante perdita della stabilità biomeccanica. La larga superficie sferica della testa omerale si articola contro, e non con, la piccola e poco profonda cavità glenoidea: la stabilità è, quindi, affidata all'azione di freno, statica e dinamica, operata dai tessuti molli che attraversano l'articolazione.

Testa omerale

La testa omerale è una larga struttura globulare di osso la cui superficie articolare è formata da un terzo di sfera irregolare che punta medialmente, superiormente e posteriormente. La testa forma con la diafisi un angolo che va dai 130° ai 150° ed ha un angolo di retroversione, sempre rispetto alla diafisi, di 20°-30°. L'epifisi prossimale dell'omero è costituita dunque da una porzione articolare mediale e da due tuberosità, una posterolaterale e l'altra anteromediale, separate da un solco intertuberositario. Il confine tra la superficie articolare e le tuberosità è delimitato dal collo anatomico, il quale appare ben distinto nel tratto anterosuperiore. Distalmente alle tuberosità, il collo chirurgico separa la testa dalla diafisi omerale.

La dimensione media verticale della superficie della porzione articolare è di 48 mm, con 25 mm di curvatura radiale. La larghezza trasversale media è di 45 mm con 22 mm di curvatura radiale.
La grande tuberosità (trochite) è posta posterolateralmente. Su di essa, si riconoscono tre faccette su cui, dall'alto in basso, si inseriscono, rispettivamente, i tendini dei muscoli sopraspinoso, sottospinoso e piccolo rotondo. Il tendine del muscolo sottoscapolare si inserisce, invece, sulla piccola tuberosità (trochine) che è posta anteromedialmente. Insieme al trochite, la piccola tuberosità contribuisce a delimitare la doccia bicipitale, situata 30° medialmente alla linea che unisce la diafisi con il centro della testa omerale. La grande tuberosità forma dunque il muro laterale di questa doccia, mentre la piccola tuberosità ne forma quella mediale. All'interno di questa doccia decorrono il tendine del capo lungo del bicipite brachiale e l'arteria arcuata, branca della circonflessa omerale anteriore. La doccia bicipitale è larga e profonda prossimalmente e si perde, progressivamente, sulla faccia anteriore della diafisi, confondendosi con la rugosità ossea corrispondente all'area inserzionale del grande rotondo.

I dati relativi alle caratteristiche morfologiche e morfometriche della doccia, ottenuti da studi su omeri secchi, hanno evidenziato che il valore medio dell'angolo totale di apertura del solco è di 102° (estremi 28°-160°), mentre quello dell'angolo mediale è di 46° (estremi 16°-78°). La profondità e la larghezza media della doccia sono, rispettivamente, di 4,3 mm e 12,2 mm. Differenze statisticamente significative tra i due sessi sono state rilevate solo tra i valori della larghezza media (13,1 M-10,2 F).

Cavità glenoidea

La cavità glenoidea, unita al corpo della scapola mediante il collo, ha la forma ovalare o a pera (virgola rovesciata) con la parte prossimale (coda) ristretta, mentre la parte inferiore è ampia. Una linea trasversa tracciata tra queste due parti corrisponde grossolanamente alla linea epifisaria della cavità glenoidea, la quale ha una superficie articolare leggermente concava ricoperta da cartilagine ialina. Nel centro della cavità glenoidea spesso si osserva un'area più assottigliata, correlata al maggior contatto con la testa omerale che all'età. Il margine anteriore della cavità glenoidea presenta, nella sua parte media, un'incisura che dà passaggio ai vasi.

anatomia omero

Il diametro verticale medio della glena è di 35 mm e quello trasversale 25 mm. In diversi studi condotti da Saha, è stato notato che la glena può essere sia antiversa che retroversa rispetto al piano scapolare. Saha ha, inoltre, riscontrato che il 75% delle spalle da lui esaminate aveva la superficie glenoidea retroversa mediamente di 7,4° e che il 25% invece aveva un'antiversione tra i 2 ed i 10°.

Per ciò che concerne l'inclinazione verticale, il margine inferomediale della glena è angolata medialmente di circa 15° rispetto al piano scapolare, rendendo così la superficie glenoidea, su cui poggia la testa omerale, relativamente orizzontale. Sulla base della analisi della superficie di contatto, Saha ha classificato tre tipi di superficie articolare gleno-omerale:

  1. Tipo A: in cui l'omero ha un raggio di curvatura minore di quello della glena, pertanto la testa dell'omero risulta più curva della glena e determina una piccola area circolare di contatto
  2. Tipo B: in cui l'omero e la glena hanno curvature simili ed una superficie di contatto più ampia
  3. Tipo C: in cui la superficie omerale ha un raggio di curvatura più ampio di quello della glena. Il contatto in questo caso è limitato alla zona periferica e la superficie, in cui il contatto avviene, ha la forma di un anello

Lungo tutto il margine della cavità glenoidea troviamo il cercine glenoideo, un orlo di tessuto fibroso a sezione triangolare che contribuisce così ad aumentare la concavità della stessa. Ai due poli, superiore ed inferiore, presenta delle salienze rugose (tuberosità sopra- e sottoglenoidea). La superficie glenoidea è rivestita da cartilagine articolare il cui spessore è assai ridotto al centro. Le sue dimensioni sono inferiori a quelle della testa omerale; infatti la glenoide può accogliere solo un terzo o un quarto della contrapposta superficie articolare.
Studi anatomici e radiografici hanno dimostrato che la glenoide è retroversa di 4°.

Il cercine glenoideo ha dimensioni variabili sia in grandezza che in spessore e talvolta somiglia al menisco del ginocchio con un margine interno libero che si proietta nell'articolazione e che talora, però, può non essere presente. Il cercine può inoltre formare l'origine del capo lungo del bicipite e dei legamenti gleno-omerali. Anche se Moseley e Overgaard hanno dimostrato che il cercine è privo di fibrocartilagine, eccetto che in una piccola area di transizione nel punto di inserzione sull'osso, la gran parte del cercine è in realtà formata da tessuto fibroso denso con poche fibre elastiche. Esso permette di approfondire solo di poco l'articolazione ed aumentare così la stabilità della spalla, a meno che non sia integralmente adeso al complesso legamentoso gleno-omerale inferiore.

I mezzi di unione della articolazione gleno-omerale sono dati dalla capsula articolare, rinforzata da fasci fibrosi e da un legamento a distanza, il legamento coraco-omerale.

La capsula della spalla è ampia ed ha un'ampiezza pari a due volte la superficie articolare della testa omerale. Normalmente contiene da 10 a 15 ml di liquido articolare; questa quantità può, tuttavia, variare in condizioni patologiche.

Lo strato fibroso della capsula articolare si presenta come un manicotto conoide il cui apice tronco si fissa al contorno della cavità glenoidea e alla faccia esterna del labbro glenoideo; in alto essa si estende fino al processo coracoideo e in basso si fonde con il tendine del capo lungo del tricipite brachiale. Nei soggetti con lassità capsulo-legamentosa, l'inserzione è più medializzata. Superiormente, l'inserzione avviene alla base del tubercolo sopraglenoideo, a ridosso del tendine del capo lungo del bicipite.

La faccia interna della capsula è formata da una sottile membrana sinoviale, la quale forma anche la guaina del bicipite nel suo tragitto intracapsulare e fino all'inserzione omerale del grande dorsale e del grande pettorale. Per tale motivo, il dolore durante un processo infiammatorio intra-articolare si irradia lungo il decorso del tendine bicipitale.

Superficialmente, la capsula trae rapporti con la faccia "articolare" dei tendini della cuffia dei rotatori. Questi contribuiscono a stabilizzare l'articolazione gleno-omerale creando un effetto "concavità-compressione". Laddove la capsula non è rinforzata dai tendini, o dai legamenti gleno-omerali, è relativamente sottile. Attraverso una di queste aree di minor resistenza (forame di Weitbrecht), la membrana sinoviale protrude spingendosi fino alla faccia profonda del sottoscapolare (borsa sottoscapolare).

Al contrario di quella di altre articolazioni, la membrana sinoviale dell'articolazione gleno-omerale è scarsa di villi intra-articolari. Ce ne sono alcuni in prossimità dell'area inserzionale del tendine bicipitale (àncora bicipitale) e a ridosso della borsa sottoscapolare.

La base del manicotto fibroso prende attacco sul collo anatomico dell'omero e, in avanti, raggiunge il collo chirurgico dell'omero. Pertanto, sebbene non rivestita da cartilagine, l'area anteroinferiore della testa omerale è intra-articolare. Tale area ha una forma di mezzaluna con la concavità rivolta verso l'alto. L'ampiezza della concavità è variabile. Quando l'arto è in posizione anatomica, la porzione inferiore della capsula è ridondante e lassa (tasca ascellare).

A livello del solco bicipitale, la capsula passa a ponte dalla piccola alla grande tuberosità e si prolunga in basso tra le due creste, chiudendo così un tragitto osteofibroso intertuberositario nel quale passa il tendine del capo lungo del bicipite che fuoriesce dall'articolazione. Inoltre, la capsula spesso si estende e si inserisce superiormente al processo coracoideo (attraverso il legamento coraco-omerale), e alla parte anteriore e posteriore del corpo della scapola (attraverso i recessi anteriore e posteriore).

Gli ispessimenti più importanti e costanti della capsula sono i legamenti che mostrano una grande variabilità di grandezza, forma, spessore e sede di inserzione.

Il legamento coraco-omerale è una striscia piuttosto robusta che origina dalla base e dal margine laterale della coracoide appena al di sotto dell'origine del legamento coraco-acromiale. Esso si dirige trasversalmente e si inserisce sulla grande tuberosità. Il margine anteriore è spesso distinto, in quanto esso è più mediale e si fonde con la capsula lateralmente. Il margine posteriore è solitamente indistinto dal resto della capsula. Alcuni Autori credono che esso rappresenti dal punto di vista filogenetico la primitiva inserzione del piccolo pettorale; inoltre nel 15% della popolazione una parte del piccolo pettorale attraversa il processo coracoideo per inserirsi sulla testa omerale.

Sebbene il contributo biomeccanico di questo legamento non sia ancora del tutto chiaro, esso sembra avere una funzione statica di sospensione della testa omerale nella cavità glenoidea quando il braccio è mantenuto lungo il torace. Durante l'abduzione esso si rilascia e perde la capacità di sostenere l'omero. Recenti osservazioni hanno dimostrato che il legamento coraco-omerale è la prima barriera alla lussazione del tendine bicipitale.

Il legamento trasverso omerale consiste di alcune fibre trasversali della capsula che si estendono tra le due tuberosità aiutandole a contenere il tendine del capo lungo nella sua doccia. Su tutti i lati ad eccezione della sua parte inferiore, la capsula della spalla è rinforzata e irrobustita dai tendini dei muscoli della cuffia dei rotatori: sovraspinoso, sottospinoso, piccolo rotondo e sottoscapolare. I tendini si fondono con la capsula ad una lunghezza variabile, in genere di circa 2,5 cm. La parte più prominente di questi tendini è rappresentata anteriormente dal sottoscapolare. Essi formano la cuffia muscolo-tendinea o capsulo-tendinea.

Legamenti gleno-omerali

I legamenti gleno-omerali sono delle strutture collageniche di rinforzo della capsula e non sono visibili dall'esterno. Essi possono essere ben visualizzati in artroscopia anche senza distensione dell'articolazione con aria o soluzione salina. Vengono considerati degli stabilizzatori statici dell'articolazione gleno-omerale. La loro funzione però dipende dall'integrità della componente collagenica, dal loro sito di inserzione e dalla posizione del braccio.

I legamenti gleno-omerali vengono distinti in:

  1. Superiore
  2. Medio
  3. Inferiore

Quest'ultimo viene suddiviso a sua volta in banda superiore ed inferiore.

Legamento gleno-omerale superiore (LGOS)

Il legamento gleno-omerale superiore (LGOS) comunemente presenta tre variazioni di inserzione a livello glenoideo. Esso, infatti, può avere origine comune con il tendine del bicipite, formarsi direttamente dal cercine appena anteriormente al tendine del bicipite, oppure originare insieme al legamento gleno-omerale medio. Il legamento si inserisce poi sulla fovea capitis appena al di sopra della piccola tuberosità.

Esso è parzialmente coperto dal legamento coraco-omerale. De Palma lo ha riscontrato in oltre il 90% delle dissezioni e constatato un aumento del suo spessore con l'età. Il LGOS costituisce la porzione profonda del tendine bicipitale (puleggia di riflessione del tendine); il legamento coraco-omerale rappresenta invece la porzione superficiale. L'inserzione è anche in diretto contatto con quella più mediale del tendine del sottoscapolare.

Ciononostante, sia la sua grandezza che la sua integrità sono del tutto variabili. Lo si può, infatti, ritrovare sia come un sottile fascio di tessuto capsulare sia con un aspetto simile a quello dei legamenti femoro-rotulei del ginocchio. Recenti studi biomeccanici hanno dimostrato poi che esso contribuisce solo in minima parte alla stabilità statica dell'articolazione gleno-omerale. Una sua resezione selettiva, infatti, non causa significative traslazioni anteriori o posteriori della spalla abdotta; il suo contributo alla stabilità si esplica, invece, quando il braccio è mantenuto lungo il torace poiché mantiene la testa omerale sospesa (insieme al legamento coraco-omerale ed alla cuffia dei rotatori). Il LGOS è teso quindi solo durante l'adduzione ed è il principale stabilizzatore durante la traslazione inferiore dell'omero a braccio addotto. Queste proprietà dipendono dal suo spessore e dalla sua integrità.

Legamento gleno-omerale medio

Il legamento gleno-omerale medio è il più variabile come dimensione fra tutti i legamenti gleno-omerali, spesso esso non è neanche presente. È stato ipotizzato che più l'inserzione glenoidea si allontana dal cercine, per portarsi sul collo scapolare, maggiore è la possibilità che la spalla sia instabile anteriormente. Il decorso dei LGOS e LGOM delimita un'area triangolare a base omerale detta "forame di Weitbrecht". Esso può originare dal cercine subito al di sotto del legamento gleno-omerale superiore oppure dal collo della glena. Si inserisce sull'omero medialmente alla piccola tuberosità, al di sotto del tendine del sottoscapolare cui aderisce. Il suo contributo alla stabilità statica è variabile. Tuttavia, quando è abbastanza spesso esso agisce come un importante freno alla traslazione anteriore, in presenza di un danno della porzione anteriore del legamento gleno-omerale inferiore, e la rotazione esterna durante l'arco di movimento di abduzione compreso tra 0° e 45°.

Legamento gleno-omerale inferiore

Il legamento gleno-omerale inferiore è una struttura complessa e rappresenta il principale stabilizzatore statico nella spalla abdotta. Originariamente descritto come una struttura triangolare il cui apice era il cercine e la base era fusa con la capsula nell'area tra il sottoscapolare ed il tricipite, Turkel e coll. hanno ampliato la sua anatomia descrittiva ponendo l'attenzione sul margine antero-superiore di questo legamento che risultava essere molto spesso e che hanno denominato banda superiore del legamento gleno-omerale inferiore. Inoltre, essi hanno denominato la regione tra la banda superiore ed il legamento gleno-omerale medio recesso ascellare e la restante parte della capsula situata posteriormente alla banda superiore, recesso ascellare posteriore.

Con l'avvento dell'artroscopia, si è potuto evidenziare come il legamento gleno-omerale inferiore sia molto più complesso di quanto supposto. Infatti, tale legamento è una struttura simile ad un'amaca che origina dalla glena e si inserisce sul collo anatomico dell'omero. Esso è formato da una banda anteriore, una posteriore ed un recesso ascellare tra loro interposto. È stato pertanto chiamato "complesso legamentoso gleno-omerale inferiore". La banda anteriore e quella posteriore possono essere meglio visualizzate con il braccio abdotto. Durante l'abduzione e l'extrarotazione, la banda anteriore si allarga per sostenere la testa, mentre la posteriore diventa tesa come una corda. Il contrario avviene durante l'intrarotazione dove il fascio posteriore si allarga per sostenere la testa e quello anteriore assume le sembianze di una corda.
Ad un esame macroscopico, il complesso legamentoso gleno-omerale inferiore origina sia dal cercine che dal collo glenoideo, e si inserisce sul collo anatomico dell'omero.

A livello omerale, il legamento si inserisce formando un arco di circa 90° appena al di sotto del margine articolare della testa omerale. Sono state osservate a riguardo due modalità di inserzione: in alcuni casi un'inserzione di spessore variabile a forma di collare, appena al di sotto del margine articolare; in altri, il legamento si inseriva a V con le bande anteriore e posteriore ben inserite sulla superficie articolare e con il recesso ascellare situato sull'omero, all'apice della V, in posizione più distante dal margine articolare. Il legamento gleno-omerale inferiore è più spesso rispetto al resto della capsula anteriore e posteriore.

Il fatto che il complesso legamentoso gleno-omerale inferiore sia una struttura di supporto della testa omerale, strutturato simile ad un amaca, fornisce un'unica chiave di spiegazione per capire i problemi dell'instabilità anteriore e posteriore nella spalla e permette di comprendere come una lesione in una sola parte della capsula crei problemi anche al lato opposto. Ciò riveste un'importanza clinica nel trattamento delle patologie da instabilità della spalla.