I Meridiani Miofasciali
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I Meridiani Miofasciali

Anatomia dei meridiani miofasciali in tutte le sue sfaccettature.

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I Meridiani Miofasciali

I muscoli operano tramite continuità funzionali integrate in tutto il corpo all’interno della rete fasciale. Gli strati e le linee che compongono questa rete seguono la trama del tessuto connettivo corporeo, formando dei meridiani o linee tracciabili di miofascia.

Il modello proposto prevede che ogni abitudine posturale, sforzo, tensione, fissazione, compensazione e la maggior parte dei movimenti siano tutti distribuiti lungo queste linee. Pertanto eventi particolarmente stressanti per una determinata regione possono provocare una reazione a distanza.

Il concetto di “meridiano” deriva originariamente dalla medicina tradizionale cinese, in cui i meridiani sono i canali energetici in cui scorre l’energia vitale (KI o QI). Questi canali presentano una serie di punti, detti agopunti, che vengono abitualmente stimolati mediante shiatsu (shi=dito atsu=pressione) o agopuntura per favorire e agevolare lo scorrimento energetico.1

I meridiani miofasciali non corrispondono ai canali energetici dell’agopuntura ma sono vere e proprie linee di trazione, basate sull’anatomia studiata nella tradizione occidentale.
I meridiani trasmettono ogni sforzo, tensione e movimento attraverso la miofascia corporea intorno allo scheletro.

L’idea di chiamare “meridiani miofasciali” queste linee di tessuto miofasciale, deriva dall’intenzione dello studioso Thomas W. Myers di paragonarle ai meridiani della latitudine e longitudine che circondano la terra. Proprio nello stesso modo, questi meridiani circondano il corpo, delineando la geografia e la geometria all’interno della miofascia.

L’anatomia tradizionale si basa sullo studio e l’analisi dei muscoli come unità separate nel corpo. Questo modello, che porta a considerare le singole unità muscolari come separate le une dalle altre, è così affermato nella mentalità medica occidentale che spesso riesce difficile accettare e pensare in un’altra maniera.

Di fatto però è stato dimostrato come tutti i tessuti muscolari, i tendini e i legamenti siano fusi e legati gli uni agli altri grazie alla singola e onnipresente rete fasciale della matrice extracellulare (MEC). Infatti, il muscolo può terminare con la sua componente tendinea nel punto di attacco con l’osso, ma la fascia continua ancora il suo percorso attraverso la MEC, connettendosi con altri muscoli in una catena che unisce regioni del corpo anche molto distanti.

Pertanto, il concetto di meridiano miofasciale indica l’insieme di unità di tessuto miofasciale o connettivo che si trovano in continuità direzionale tra loro oppure sono connesse indirettamente attraverso l’inserzione ossea, mediante la rete di collagene che la riveste.

Per semplificare ulteriormente il concetto, è possibile paragonare i meridiani ai binari del treno: la linea di tensione delle unità miofasciali deve andare dritta o curvare molto dolcemente per garantire continuità agli elementi che la compongono.

Inoltre la fascia corporea è organizzata in piani e pertanto non sono possibili interruzioni, cambiamenti radicali di direzione o salti di profondità all’interno di ciascuna linea di trazione.

Esistono realmente queste continuità miofasciali che scorrono da un capo all’altro del corpo umano?

Lo studioso Thomas Myers ha dimostrato l’esistenza delle connessioni fasciali sopra teorizzate. Nel 2006, presso i “Laboratories for Anatomical Enlight-ment”, in seguito alla dissezione di alcuni cadaveri, Myers ha ricavato numerose immagini anatomiche, che testimoniano l’esistenza della fascia. Il contributo fondamentale di questo studioso sta nel fatto che egli sia riuscito a sezionare e isolare la rete fasciale e connettivale dai tessuti molli circostanti. Di seguito è proposta una breve rassegna dei principali meridiani o linee miofasciali, documentata sia da figure ricostruite al computer, sia da immagini provenienti direttamente dalla dissezione eseguita in prima persona da Thomas Myers.2

La Linea Superficiale Posteriore (LSP)

La Figura 1a è una riproduzione della trama di rete fasciale che scorre sul lato posteriore del corpo, connettendo in continuità le dita dei piedi con il bordo frontale del sopracciglio.La funzione peculiare della LSP è quella di supportare in modo costante il corpo nella completa estensione, opponendosi alla tendenza di curvarsi durante il movimento di flessione.

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Figura 1a e Figura 1b

La Figura 1b rappresenta una dissezione della cosiddetta Linea Superficiale Posteriore LSP da cui è possibile osservare che i tendini dei flessori corti delle dita e la fascia plantare sono in continuità con la copertura connettivale che avvolge il calcagno e si inserisce nel tendine d’Achille. La porzione distale dei tendini del bicipite femorale e semimembranoso è interconnessa fascialmente con i tendini prossimali del gastrocnemio formando una struttura a “nodo quadro”. Inoltre i tendini prossimali dei muscoli della coscia sono in continuità con il legamento sacrotuberoso. La fascia sacrolombare e i muscoli erettori della colonna, collegano il sacro con la cresta occipitale; da qui attraverso la galea aponeurotica, o fascia dello scalpo, la Linea culmina sul bordo frontale del sopracciglio.

Questo lunghissimo elemento fasciale può avere al suo interno singoli muscoli, ma agisce anche come una singola unità, convogliando la tensione o lo stiramento in modo globale lungo tutta la Linea Superficiale Posteriore.

La Linea laterale (LL)

La Linea Laterale (Figura 2a) riveste ciascun lato del corpo partendo dal punto medio-laterale del piede, proseguendo intorno ed esternamente alla caviglia e salendo in direzione craniale lungo la porzione laterale della gamba e della coscia. Prosegue poi lungo il tronco con un andamento a intreccio fino ad inserirsi in prossimità dell’orecchio.

La sua funzione è di bilanciare il piano anteriore con il posteriore e bilateralmente di bilanciare la destra con la sinistra. La Linea partecipa ai movimenti di flessione laterale del tronco, abduzione di coscia ed eversione del piede.

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Figura 2a e Figura 2b

Dalla Figura 2b si può osservare che la LL origina dai tendini distali dei muscoli peronieria e prosegue cranialmente lungo la fascia ileotibiale della coscia, fino ai muscoli tensore della fascia lata e glutei. A sua volta, la fascia dei glutei attraversa la cresta iliaca, la SIAS e la SIPS connettendosi agli strati dei muscoli addominali, tra cui si distinguono in particolare obliqui interni ed esterni.

Lungo il margine esterno delle coste, la fascia decorre sugli intercostali interni ed esterni, e culmina sulla 1ª e 2ª costa con il triangolo dei muscoli scaleni. All’altezza del collo la Linea Laterale culmina formando una “X” i cui capi sono costituiti dal muscolo sternocleidomastoideo e dallo splenio del capo.

La linea Superficiale Frontale (LSF)

La LSF connette l’intera superficie anteriore del corpo e decorre dall’estremità distale delle dita dei piedi ai lati del cranio Si può suddividere in una parte inferiore che collega le dita dei piedi alla pelvi e in una parte superiore, che decorre dalla pelvi al capo (Figura 3a).

La funzione posturale della LSF è di bilanciare la Linea Superficiale Posteriore e proteggere le parti molli e più delicate situate nella parte anteriore del corpo umano. La forza tensiva della miofascia della LSF protegge inoltre i visceri della cavità ventrale.

Per quanto riguarda la funzione motoria della LSF, essa è responsabile dei movimenti di flessione del tronco e delle anche, estensione delle ginocchia e dorso-flessione dei piedi.

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Figura 3a e Figura 3b

La Figura 3b rappresenta una dissezione della parte superiore della LSF.

Si può osservare in basso, l’inserzione distale del retto dell’addome sull’osso pubico, e quella prossimale sulla 5ª costa, nella parte centrale della figura.

Dalla 5ª costa la miofascia prosegue cranialmente attraverso i due muscoli sternali e sul margine anteriore dello sterno. Seguendo la LSF sopra questi tessuti attraverso i bordi mediali dei muscoli grandi pettorali, si giunge all’estremità prossimale del manubrio sternale.
In alto, i due muscoli sternocleidomastoideo sono legati l’uno all’altro grazie alla fascia epicraniale che decorre lungo la parte posteriore del capo e collega i due lati del cranio.

La Linea Frontale Profonda (LFP)

La LFP si trova interposta tra le Linee Laterali di destra e di sinistra sul piano frontale, tra la Linea Superficiale Frontale e la Linea Superficiale Posteriore sul piano sagittale e inoltre circondata dall’elica delle Linee a Spirale (Figura 4a). Se confrontata con le linee prima analizzate, la LFP ha un vero e proprio volume coprendo uno spazio tridimensionale e non una semplice linea di tensione.

La linea ha inizio in profondità nella pianta del piede, decorre posteriormente a tibia e perone, posteriormente all’articolazione del ginocchio e lungo il margine mediale della coscia. Prosegue passando anteriormente all’articolazione dell’anca, alla pelvi e al tratto lombare della colonna vertebrale e continua poi cranialmente attraverso i visceri del torace, terminando lateralmente al cranio.

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Figura 4a e Figura 4b

Più nel dettaglio la dissezione in Figura 4b mostra in basso i tendini dei muscoli flessori delle dita, in continuità con i muscoli posteriori della gamba, il tibiale posteriore e il popliteo e alla parte posteriore della capsula articolare del ginocchio. Qui prosegue verso l’alto medialmente e anteriormente seguendo il decorso dei muscoli adduttori e da questi al complesso dello psoas (psoas iliaco, pettineo e quadrato dei lombi). Lo psoas e il quadrato dei lombi si connettono direttamente al diaframma, intimamente legato al pericardio mediante il tendine centrale. A sua volta, dal pericardio, la fascia prosegue verso l’alto connettendosi a laringe e faringe fino al muscolo della lingua e ai muscoli masticatori.

La Linea a Spirale (LS)

La linea a Spirale avvolge il corpo formando un’elica, collegando ogni lato posteriore del cranio alla spalla opposta e poi attraversando anteriormente il fianco, il ginocchio e l’arco plantare dello stesso lato, tornando posteriormente per riunirsi alla fascia sul cranio (Figura 5a).

La sua funzione è quella di avvolgere il corpo in una doppia spirale che aiuta a mantenere il bilanciamento tra tutti i piani così da mediare movimenti a spirale, torsioni, spostamenti laterali e rotazioni del corpo. Inoltre ha il ruolo fondamentale di collegare l’arco plantare con l’angolo pelvico, stabilizzando e sostenendo il ginocchio nella deambulazione.

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Figura 5a e Figura 5b

La Figura 5b rappresenta una dissezione della porzione inferiore della Linea a Spirale.La LS Inferiore origina dalla cresta iliaca e dalla SIAS e decorre caudalmente lungo il tensore della fascia lata, inserendosi sul tratto ileo-tibiale anteriore. Prosegue poi distalmente sul muscolo tibiale anteriore sino ad avvolgere l’arcata plantare, inserendosi alla base del 1° metatarso e sull’osso cuneiforme mediale.

Dopo aver avvolto la pianta del piede, ritorna cranialmente ricoprendo il margine laterale della gamba e della coscia mediante i tendini del peroneo lungo, e del bicipite femorale fino ad inserirsi sulla tuberosità ischiatica e sul sacro mediante il legamento sacro-tuberoso.Nella parte terminale del meridiano, la fascia sacro-lombare ed i muscoli elevatori della colonna connettono il sacro al bordo occipitale.

Le Linee del Braccio

Le Linee del Braccio sono quattro meridiani miofasciali che decorrono dallo scheletro assiale al braccio e alla mano rispettivamente su pollice, mignolo, palmo e dorso della mano. Al contrario di questa apparentemente facile suddivisione simmetrica, le Linee del Braccio presentano tra loro innumerevoli incroci e connessioni miofasciali. Ai segmenti corporei braccio, avambraccio e mano è consentita notevole mobilità per questo esistono percorsi della fascia più variabili che ne consentono il controllo e la stabilizzazione.

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Figura 6a e Figura 6b

Linea Profonda Frontale del Braccio (LPFB)

La LFPB (Figura 6a, in alto a destra) origina sul margine anteriore della 3ª, 4ª e 5ª costa dal muscolo piccolo pettorale; questo muscolo è inglobato nella fascia clavicolo-pettorale che si trova al di sotto del gran pettorale, scorrendo dalla clavicola al cavo ascellare e include sia il piccolo pettorale che il succlavio. La LFPB prosegue sul processo coracoideo, e da qui si dirama lungo il braccio seguendo il decorso del bicipite brachiale e del coraco-brachiale. Dall’inserzione radiale del bicipite passa lungo tutto il periostio del radio fino al processo stiloideo, allo scafoide e al trapezio fino al pollice stesso.

Linea Superficiale Frontale del Braccio (LSFB)

Come suggerisce il nome, la LFSB (Figura 6a, in alto a sinistra) si trova sopra la Linea Frontale Profonda del Braccio. I fasci del gran pettorale, che ha numerose inserzioni dalla clavicola alla porzione mediale delle coste, danno inizio alla linea nella parte frontale. Anche il bordo antero-laterale del gran dorsale partecipa alla LFSB; questo si incontra con i tendini del grande rotondo e del gran pettorale e insieme si inseriscono in prossimità del tubercolo minore dell’omero. Le bande di fascia discendenti circondano e connettono la parte mediale dell’omero, proseguendo poi per il setto intermuscolare mediale sino all’epicondilo mediale dell’omero. La Linea prosegue lungo l’avambraccio, mediante il tendine del flessore comune delle dita e attraverso il tunnel carpale, passando sotto il retinacolo dei flessori, termina sulla superficie palmare della mano e delle dita.

Linea Profonda Posteriore del Braccio (LPPB)

Il ramo più prossimale della LPPB (Figura 6a, in basso a sinistra) origina dalla base dell’occipite con il retto laterale del capo, prosegue con l’elevatore della scapola lungo i processi trasversi delle prime quattro vertebre cervicali. La linea si inserisce distalmente sull’angolo superiore della scapola in corrispondenza dell’inserzione dei muscoli romboidei e si connette medialmente con il sovraspinato sul tubercolo maggiore dell’omero. Il ramo più distale origina dai processi spinosi delle vertebre toraciche superiori e dalla 7ª vertebra cervicale, prosegue sui romboidei e lungo la superficie posteriore della scapola, comprendendo il sovraspinato e il piccolo rotondo. Questi ultimi due muscoli si inseriscono sul tubercolo maggiore dell’omero, che rappresenta il punto di unione tra i due rami di origine del meridiano. La Linea prosegue distalmente lungo i tre capi del tricipite brachiale verso il processo olecranico del gomito, sino al periostio dell’ulna e attraverso il bordo esterno del polso termina sui muscoli dell’eminenza ipotenare e sul mignolo.

Linea Superficiale Posteriore del Braccio (LSPB)

La LSPB (Figura 6a, in basso a destra) origina dall’ampia origine mediale del trapezio, dal bordo dell’occipite fino al processo spinoso di T12. Le diverse inserzioni convergono verso la spina della scapola, l’acromion e il terzo laterale della clavicola.

La Figura 6b rappresenta una dissezione della LPSB, sovrapposta a uno scheletro da laboratorio, attraverso cui è stato possibile osservare che le fibre toraciche del trapezio si collegano alle fibre posteriori del deltoide, le fibre cervicali sono collegate con il deltoide medio e le fibre occipitali del trapezio si collegano con il deltoide anteriore. Tutte le linee trapezio-deltoidee convergono sul tubercolo deltoideo dell’omero, dove la connessione fasciale passa inferiormente al muscolo brachiale per incrociare le fibre del setto laterale intermuscolare. Dal setto, che divide i flessori (parte anteriore del braccio) dagli estensori (parte posteriore), prosegue distalmente fino all’epicondilo laterale dell’omero e mediante il tendine dell’estensore comune delle dita e dei muscoli che giacciono dorsalmente al complesso membranoso interosseo radio-ulnare, si collega alla parte dorsale del carpo e alle dita della mano.

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