L’obesità e l’attività fisica
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L’obesità e l’attività fisica

Sovrappeso e obesità sono causa di disabilità fisica, ridotta capacità lavorativa e predispongono l’insorgenza di numerose patologie croniche tra le quali disturbi cardiovascolari ed endocrino-metabolici, riducendo notevolmente l’aspettativa di vita. La soluzione per affrontare tale patologia è costituita dalla collaborazione tra una dieta opportuna, ricca di cibi sani e completi ed esercizio fisico continuo nel tempo, che permetta all’organismo di smaltire le calorie e i lipidi in eccesso.

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L’obesità e l’attività fisica

L'obesità è una condizione medica caratterizzata da un eccessivo accumulo di massa adiposa che può comportare effetti negativi sulla salute con una conseguente riduzione dell'aspettativa di vita.

Il termine obesità deriva dal termine latino obesitasche indica la condizione di chi è grasso, grosso o paffuto.

In linea generale si parla di obesità quando il peso corporeo supera quello ideale di una quantità pari almeno al 20%, oppure quando l'indice di massa corporea o più comunemente chiamato Body Mass Index BMI è superiore a 30.Il calcolo del BMI consiste nella divisione del peso di un soggetto, espresso in kg, per il quadrato della sua statura espressa in metri.

In funzione di questo calcolo, la popolazione è stata generalmente divisa in cinque classi di peso: normopeso, sottopeso, sovrappeso ed obesa.

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Il calcolo del BMI però presenta anche dei limiti, cioè è un indice pratico ed affidabile per valutare il peso corporeo della popolazione generale, ma perde del tutto affidabilità in alcuni specifici casi come ad esempio in individui muscolosi/robusti (il soggetto viene classificato come sovrappeso sebbene presenti una massa grassa normale o addirittura inferiore ai valori normali); o in individui esili (il soggetto viene classificato come normopeso sebbene presenti una massa grassa eccessiva); in soggetti di Statura molto alta (il soggetto, ad esempio, viene classificato come sovrappeso sebbene presenti una massa grassa normale o addirittura inferiore alla norma); al contrario, ma stesso problema in soggetti di statura molto bassa.

Per superare questi limiti nel calcolo del BMI, i ricercatori della Oxford University hanno studiato una nuova formula matematica valutando in maniera più precisa la quantità di grasso effettiva anche negli individui molto alti (> 2 m)o molto bassi (< 152 cm): 1,3 x peso (Kg) / (Altezza (m)) alla 2,5.

Purtroppo anche la nuova formula non può essere precisa nel calcolo del Body Mass Index in ogni singolo individuo, ma sicuramente ha ridotto i limiti legati alla statura del soggetto.

Il fenomeno dell’obesità è prerogativa tipica, anche se non esclusiva, dei Paesi occidentali, dove circa 1/3 degli abitanti è sovrappeso.

Secondo i dati ISTAT, nel 1999, gli Italiani in sovrappeso erano circa il 33,6% della popolazione, mentre gli obesi erano "solamente" il 9,1%. Oggi il dilagare dell'obesità non ha accennato rallentamenti, tanto che ha ormai raggiunto la soglia del 10%. Cresce anche il numero di Italiani in sovrappeso, passati dal 33,6% all'attuale 34,2%. Il dato più allarmante però riguarda la diffusione del problema tra i bambini, di cui l'Italia detiene, assieme a Grecia e Spagna, il triste primato. Oltre 1/3 dei bambini italiani di età compresa tra i 6 e i 9 anni è infatti in condizioni di sovrappeso o obesità (34,1%).

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Fig. 1: Percentuale obesità nel mondo (Fonte: World Health Organization, 2005.)
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Fig2: Percentuale di obesità infantile in Italia. (Fonte: Istituto superiore di sanità “OKkio alla salute”, 2008)

Sovrappeso e obesità sono causa di disabilità fisica, ridotta capacità lavorativa e predispongono l’insorgenza di numerose patologie croniche tra le quali disturbi cardiovascolari ed endocrino-metabolici, riducendo notevolmente l’aspettativa di vita.

La diffusione di questo disordine ha ormai raggiunto un carattere epidemico in numerosi paesi nel mondo, soprattutto in quelli più sviluppati o in via di sviluppo.

Le principali cause di questa espansione sono da ricercarsi specialmente nelle abitudini alimentari contraddistinte da un consumo di cibi altamente energetici, cibi-spazzatura, fast-food e nella sedentarietà (sempre più crescente).Vi sono anche innegabili cause organiche o genetiche come ipotiroidismo, ereditarietà ed altre, le quali predispongono il soggetto all'obesità, ma complessivamente sono i fattori comportamentali ed alimentari che favoriscono la maggiore incidenza del fenomeno e delle patologie croniche secondarie alle alterazioni fisio-metaboliche presenti nel sovrappeso: diabete, infarto, osteoartrite, sindrome da apnee del sonno e alcune forme di tumore.

Il controllo del peso corporeo rappresenta una misura indispensabile nei soggetti obesi e la riduzione intenzionale si accompagna ad un indiscusso miglioramento della qualità di vita.

La diminuzione dei depositi di tessuto adiposo permette infatti di arginare una serie di complicazioni metaboliche che possono determinare l’insorgenza di queste pericolose patologie, le quali, come abbiamo visto in precedenza, rappresentano molte delle principali cause di mortalità nel mondo.

La terapia fondamentale per curare e prevenire il sovrappeso e l’obesità è costituita dalla collaborazione tra una dieta opportuna, ricca di cibi sani e completi ed esercizio fisico continuo nel tempo, che permetta all’organismo di bruciare le calorie e i lipidi in eccesso.

Ogni tipo di trattamento dovrebbe essere accompagnato anche dalla valutazione del profilo psicologico del paziente, per comprendere quali fattori comportamentali abbiano determinato il sovrappeso e per valutare la capacità di attuare le modifiche comportamentali e alimentari richieste per raggiungere i migliori risultati.

Per quanto riguarda i dati allarmanti che ci sono pervenuti sui livelli di obesità infantile, hanno mobilitato anche lo stesso Ministero della Salute, il quale ha stilato un programma con una serie di punti attraverso cui bisogna abituare i bambini ad uno stile di vita sano, in poche parole è necessario educare il ragazzo sia dal punto di vista dell’alimentazione che dell’esercizio fisico.

Il documento è stato denominato "Strategie di educazione alimentare e nutrizione" e comprende: abituare il bambino a tre pasti regolari più due spuntini giornalieri; evitare di premiarli con troppe merendine, specialmente se ricche di zuccheri; non insistere nel farli mangiare a tutti i costi forzandoli anche quando sono sazi (errore che molto spesso si va a commettere); limitare l'apporto proteico alternando carne, uova e formaggi e preferendo il pesce; abituarli ai giochi all'aperto, all'attività fisica per bruciare calorie e per un corretto sviluppo fisico.

L’ultimo punto è di particolare importanza. Oggi, purtroppo per vari motivi, quali per esempio la mancata o pochissima educazione fisica nelle scuole, la diffusione dei videogiochi con la scomparsa di quelli all'aperto, sta venendo a mancare sempre più il cosiddetto “gioco di strada” , cioè tutte quelle attività che fino a qualche anno fa venivano svolte dai bambini quando si riunivano nei luoghi all'aperto, nei campetti, nelle parrocchie delle chiese, nelle piazze e rappresentate dal correre, dallo strisciare, dal saltare, dal rotolare, dal lottare, dall'arrampicarsi, dal lanciare, cioè quelle semplici attività motorie di base importantissime per lo sviluppo armonico del bambino.

Spesso e volentieri il gioco manca perché i genitori con troppa facilità rimproverano i propri figli mentre corrono, saltano, giocano e questo fa sì che il bambino invece di essere attivo (con consumo di calorie), diventi passivo (vedere la televisione, giocare con i videogiochi) e pian piano inizia a diventare un "motore fermo" che riceve solo carburante (cibo) .

Il gioco è fondamentale, rappresenta l’allenamento che aiuta a bruciare, a crescere e ad interagire con tutto ciò che ci circonda. Secondo Freud, l’attività ludica, permette l'elaborazione e l'espressione di vissuti emotivi ed inconsci.

Weineck lo ha definito come un vero e proprio metodo di allenamento perché capace di favorire lo sviluppo delle capacità motorie, la conoscenza delle possibilità personali e di quelle del compagno attraverso il reciproco adattarsi alle esigenze e capacità dell'altro; l’aumento delle interazioni tra i partecipanti perseguendo così obiettivi di socializzazione; la focalizzazione dell'attenzione non solo su ciò che avviene nel proprio corpo, ma anche su quanto succede all'esterno; l’instaurazione di rapporti di collaborazione e di emulazione fra i partecipanti; la motivazione dei soggetti alla partecipazione; la stimolazione delle capacità creative se vengono incentivate soluzioni personali a problemi motori.

Grazie all’ “allenamento-gioco", sarà dunque possibile allenare sia le capacità condizionali che quelle coordinative. La resistenza ad esempio può essere allenata attraverso dei percorsi con salite, discese, ostacoli, oppure cercando di afferrare un compagno come nel gioco di "guardia e ladri"; sarà possibile allenare la forza arrampicandosi, facendo giochi di lotta, oppure giocando con il "tiro alla fune"; si potrà allenare la rapidità attraverso le staffette, facendo lo "slalom tra i compagni"; ma soprattutto sarà possibile allenare la coordinazione neuromotoria, la quale purtroppo è tra le capacità che si stanno sempre più smarrendo.

Quindi, attraverso l'“allenamento-gioco”, sarà possibile allenare correttamente in maniera ludica rispettando il corretto sviluppo fisico del bambino.

Il dovere più importante però spetta ai genitori, i quali hanno il compito di abituare i propri figli ad evitare le cattive abitudini alimentari, al troppo tempo speso davanti alla tv o di fronte al pc, ai videogiochi, ma soprattutto devono porre l'attenzione al raggiungimento di obiettivi che puntano al miglioramento dello stato di salute e allo sviluppo armonico del bambino, consentendogli di giocare ed allenarsi attraverso un'estesa varietà di attività ludico-sportive per il conseguimento di risultati legati alla salute psicofisica.

Il gioco, dunque, può e deve essere inserito come metodo di allenamento, utile nella prevenzione e nella cura dell'obesità infantile.

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