Prevenzione e trattamento dell’obesità infantile
NonSoloFitness: divulgazione, formazione, consulenza
Corsi di formazione Corsi di formazione per Personal Trainer, Istruttori Fitness
06 40403925

Prevenzione e trattamento dell’obesità infantile

La percentuale di obesità infantile è in continuo aumento. Si cerca di arginare questo fenomeno/patologia attraverso la trasmissione di uno stile di vita salutare. Questo significa intervenire sull’aspetto comportamentale, sull’educazione alimentare e sull’inserimento dell’attività fisica nella vita del bambino.

Autore:
Ultimo aggiornamento:

Prevenzione e trattamento dell’obesità infantile

Il primo approccio da attuare davanti a una condizione di obesità infantile, sarà prendere in considerazione il contesto familiare e sociale all’interno del quale il bambino vive. L’obiettivo principale di un trattamento terapeutico prevede l’induzione di cambiamenti radicali e stabili nel comportamento alimentare e nello stile di vita del bambino. Questo tipo di approccio, definito comportamentale, verrà integrato da altri tipi di interventi terapeutici.

Il terapeuta dovrà entrare in sintonia con il bambino e con la sua famiglia per poter affrontare il programma terapeutico previsto. Inizialmente andrà ad affrontare eventuali problematiche familiari e situazioni di disagio esterne al contesto familiare, che possono riguardare il rapporto del bambino con i suoi compagni di scuola e coetanei nell’ambiente extrascolastico.
Successivamente, attraverso la comunicazione verbale, sarà possibile osservare atteggiamenti e comportamenti sia del paziente che dei componenti della famiglia. In seguito, attraverso diverse metodiche, verrà effettuata un’inchiesta alimentare per capire quali siano effettivamente i consumi giornalieri di cibo da parte del bambino e per verificare se siano presenti atteggiamenti anomali nell’alimentazione.

Per effettuare il passo successivo, il terapeuta dovrà usare discrezione per evitare di suscitare il senso di vergogna e timore che spesso mostrano i soggetti obesi. Verranno quindi rilevati i dati antropometrici del peso e della statura per avere la misura di quanto l’adiposità ecceda i valori normali. Infine, per avere un quadro completo della situazione, il terapeuta verificherà la possibile presenza di sintomi che possono indirizzare la diagnosi verso forme di obesità secondarie, per le quali si ricorre a trattamenti specifici. In base all’acquisizione degli elementi acquisiti, verrà valutata la necessità di un intervento psicologico.

Trattamento del bambino obeso: anamnesi, interviste e terapia comportamentale

Di seguito i dati anamnestici da rilevare e i metodi di valutazione dei consumi alimentari del bambino:

dati_anamnestici_1
dati_anamnestici_2

Attraverso l’uso di metodi di valutazione dei consumi alimentari, il terapeuta non solo sarà in grado di rilevare con certezza le abitudini del bambino e la quantità esatta del cibo consumato giornalmente, ma potrà comprenderne anche la qualità di quest’ultimo e il modo in cui viene preparato.1

Tra questi ne ricordiamo alcuni:

  • Recall delle 24 ore: Tale metodo consiste nella registrazione degli alimenti consumati durante le ultime 24 ore. Il terapeuta dovrà riportare tipo e quantità di alimenti consumati dal paziente.
  • Diario dietetico: In questo caso si tratta di una registrazione simultanea della qualità e della quantità degli alimenti, mediante l’uso di una bilancia.
  • Intervista dietetica: Comprende l’accertamento delle frequenze medie dei consumi alimentari, nonché la modalità di preparazione.
  • Frequenza dei consumi: Attraverso questo metodo sarà possibile accertarsi della frequenza con cui un bambino consumi cibo durante la giornata.

Precedentemente abbiamo accennato alla cosiddetta “terapia comportamentale” . Attraverso quest’ultima, il terapeuta cercherà di eliminare o minimizzare gli aspetti negativi del comportamento alimentare, mediante alcune raccomandazioni.

QUANDO SI MANGIA…

  • Sapere bene ciò che si mangia.
  • Analizzare il vostro modo di mangiare.
  • Evitare l’alimentazione automatica.
  • Identificare cosa vi spinge a mangiare.
  • Non fare nient’altro mentre si mangia.
  • Mangiare in un luogo preciso.
  • Non pulire il piatto.
  • Poggiare la forchetta tra un boccone e l’altro.
  • Apprezzare l’odore, il gusto, il colore, la consistenza del cibo.
  • Fare la spesa a stomaco pieno.
  • Comprare i cibi da una lista senza improvvisare.
  • Comprare cibi che richiedono preparazione.
  • Trovare alternative al cibo (fare altro invece di mangiare)

Dopo aver attuato questa tecnica e aver raggiunto determinati risultati, è fondamentale che il bambino venga premiato. In questo modo egli verrà maggiormente incoraggiato a proseguire il programma terapeutico previsto.

Cambiamenti nello stile di vita: l’attività fisica e la dietoterapia

L’inizio di un lavoro muscolare determina cambiamenti, in quanto si verifica un incremento dell’apporto di ossigeno che si ottiene mediante uno shunt del sangue dai muscoli a riposo e dai distretti epatico e gastrointestinale ai muscoli in attività motoria. Questo è reso possibile grazie a un aumento del tono simpatico che causa vasocostrizione e vasodilatazione a livello dei muscoli in attività. Un successivo adattamento al lavoro muscolare è rappresentato dall’aumento della gittata cardiaca che progredisce con l’aumentare dell’esercizio fisico.

Nel momento in cui un soggetto compie esercizio fisico, utilizzerà inizialmente, come fonte di energia, il glicogeno muscolare. Successivamente, quando le scorte di quest’ultimo si esauriscono, verrà utilizzato il glucosio ematico, seguito poi dall’utilizzo della glicogenolisi epatica e della gluconeogenesi.

Se lo svolgimento dell’attività fisica continua, il substrato energetico verrà fornito dagli acidi grassi liberi nel sangue. Questi processi sono regolati dall’insulina, dalle catecolamine, dal cortisolo, dal glucagone e dal GH.

In sintesi, quindi, potremmo affermare che l’esercizio fisico, svolto con una certa regolarità, porta a una riduzione nella produzione insulinica, favorendo processi quali la glicogenolisi, la gluconeogenesi e la lipolisi. Questi garantiscono l’apporto del substrato energetico necessario al muscolo e consentono di poter mantenere un livello glicemico normale.

Se un soggetto obeso coinvolto in un programma terapeutico inizi a praticare 30 minuti di esercizio al giorno, sarà possibile notare un considerevole dispendio energetico e quindi, un corrispettivo decremento dell’adiposità.

Nell’assegnazione di un’attività fisica a un bambino obeso bisogna fare molta attenzione, in quanto non sarà necessario indirizzare la scelta verso sport specifici, ma verso sport facilmente eseguibili. A questo proposito è importante ricordare alcuni criteri da rispettare nella prescrizione di un’attività: tali accorgimenti riguardano, infatti, il massimo consumo di ossigeno e la frequenza cardiaca massima che non dovranno superare una determinata soglia. Nel primo caso, il VO2max non sarà superiore al 60%, mentre nel secondo caso, la frequenza cardiaca non supererà i 145 battiti al minuto. In questo modo, il soggetto andrà a svolgere un’attività aerobica e di bassa intensità, che favorisce l’utilizzo di acidi grassi come substrato energetico e quindi una diminuzione dell’adiposità.

All’interno di un programma terapeutico, lo svolgimento di attività fisica o di uno sport produce effetti favorevoli.

Innanzitutto, un cambiamento nello stile di vita sedentario di un bambino obeso, porta a un maggior controllo del peso, aumentando così il dispendio energetico. Successivamente si verificheranno miglioramenti a livello dello sviluppo delle strutture osteo-articolari e muscolari, nonché delle capacità di coordinamento e delle funzionalità respiratorie e cardiocircolatorie.

Inoltre sarà possibile riscontrare variazioni positive a livello pressorio e insulinemico, riducendone i valori, oltre a determinare miglioramenti nel rapporto HDL/LDL.

Sarà possibile, inoltre, riscontrare miglioramenti anche a livello psicologico: il bambino inizierà a credere maggiormente nelle sue possibilità. Il suo umore, nonché la sua autostima, che fino ad allora erano nascosti in un angolo dal senso di vergogna e timore, miglioreranno sempre di più. Infine, i rapporti con i propri coetanei subiranno dei cambiamenti, in quanto il bambino inizierà a interagire maggiormente con il mondo che lo circonda, grazie a una nuova consapevolezza di se stesso.

A questo punto è necessario fare chiarezza riguardo a una fase fondamentale di questo programma, ossia la prescrizione di una dieta.

Come prima cosa, bisogna far comprendere al paziente e al nucleo familiare che lo accompagnerà in questo intervento terapeutico, che la dieta rappresenta una componente di quest’ultimo e che, per questo motivo, non sarà in grado di indurre la riduzione ponderale desiderata, se non accompagnata da tutte quelle avvertenze che sono state citate fino a questo momento. Successivamente è opportuno che la sua famiglia focalizzi l’attenzione sulle reali esigenze nutrizionali del bambino in età evolutiva, epoca in cui deve essere salvaguardata la crescita. Nel momento in cui verrà prescritto un piano alimentare adeguato, il paziente non dovrà perdere peso in breve tempo, perché in questo modo si potrebbe verificare un calo ponderale rapido, in cui la perdita di peso è dovuta prevalentemente alla perdita di acqua e della massa magra e solo successivamente della massa grassa. È invece importante che il bambino inizi a perdere peso in maniera progressiva, associando questa fase a una adeguata attività fisica.

Succede spesso che, durante un programma terapeutico che preveda una perdita di peso sostenuta, il bambino si ritrovi in una condizione in cui un suo iniziale calo ponderale sia seguito da un ritorno alla situazione precedente. Questa sindrome, che prende il nome di Weight Cycling Syndrome, è riconducibile a due fattori: da una lato la riduzione del fabbisogno energetico che consegue a ogni ciclo di calo ponderale e dall’altro l’instaurarsi di un comportamento alimentare che oscilla tra la restrizione e la disinibizione.

Quando si verifica una perdita maggiore di massa magra, dovuta a un calo ponderale rapido, si riscontrano profonde modificazioni a carico del bilancio energetico, ovvero una riduzione del fabbisogno calorico. Per tale motivo, durante la fase di rialimentazione, sarà più facile il recupero del peso con un aumento nell’accumulo di tessuto adiposo. Queste modificazioni si presenteranno ogni qualvolta si verifichi ciclicamente una perdita e un riacquisto del peso che porta a una ridistribuzione del grasso corporeo viscerale, correlato a un maggior rischio di danno cardiovascolare.

Infine, nella prescrizione della dieta a un bambino obeso, non dovrà essere ammesso l’uso di farmaci anoressizzanti, in quanto il paziente dovrà essere in grado di raggiungere il proprio obiettivo attraverso la terapia dietetica, l’attività fisica e la terapia comportamentale. Questo periodo servirà al paziente e alla sua famiglia per rivalutare l’importanza di un’alimentazione sana.

Nella prescrizione di un corretto piano alimentare, risulta essere idonea una dieta ipocalorica bilanciata, caratterizzata da una riduzione dell’apporto di energia e da una sua ripartizione giornaliera rappresentata per il 50/60 % dai carboidrati, per il 28/30% dai grassi e per il 10/15% dalle proteine. Questa tipologia di dieta prevede la divisione del cibo in 5 pasti quotidiani e un adeguato numero di variazioni degli alimenti che li compongono, in modo da renderli più vari e meglio accetti al paziente obeso.2

Diversi studi hanno ritenuto opportuno elaborare 3 schemi dietetici corrispondenti a tre distinte fasce d’età. Di seguito verrà riportato un esempio di quest’ultimi.

Età tra 2 e 5 anni

Colazione: 100 g di latte vaccino parzialmente scremato + 30 g di cornflakes;

Spuntino del mattino e merenda del pomeriggio: 125 g di yogurt parzialmente scremato;

Pranzo: 50 g di pasta integrale + 80 g di carne bianca + 10 g di olio extravergine di oliva + 30 g di pane integrale + 200 g di frutta;

Cena: 1 uovo + 300 g di zucchine + 10 g di olio extravergine di oliva + 30 g di pane integrale + 200 g di frutta.

Età tra 6 e 10 anni

Colazione: 100 g di latte vaccino parzialmente scremato + 30 g di pane integrale + 20 g di marmellata alla frutta;

Spuntino del mattino e merenda del primo pomeriggio: 30 g di crackers integrali;

Pranzo: 50 g di pasta integrale + 1 uovo + 110 g di spinaci + 15 g di olio extravergine di oliva + 30 g di pane integrale + 200 g di frutta;

Cena: 120 g di merluzzo o 80 g di vitello magro + 100 g di carote + 15 g di olio extravergine di oliva + 30 g di pane integrale + 200 g di frutta.

Età tra 11 e 18 anni

Colazione: 150 di latte vaccino parzialmente scremato + 150 g di banana oppure di pera + 25 g di fette biscottate anche integrale;

Spuntino del mattino e merenda del pomeriggio: 50 g di pane bianco + 30 g di prosciutto crudo magro;

Pranzo: 70 g di pasta integrale + 10 g di parmigiano + 1 uovo + 15 g di olio extravergine di oliva + 210 g di broccoletti + 50 g di pane integrale +200 g di frutta;

Cena: 70 g di bistecca di maiale magra + 15 g di olio extravergine di oliva + 170 g di broccoli + 50 g di pane integrale + 200 g di frutta.

Dopo aver seguito uno di questi programmi e aver raggiunto una condizione di normopeso, è importante che il paziente continui a seguire un determinato regime alimentare.

Una dieta di mantenimento rappresenterà, da questo momento in poi, una linea guida che il soggetto dovrà fare propria e dovrà integrare in maniera duratura e stabile all’interno del proprio stile di vita.

Questo tipo di piano alimentare avrà un contenuto energetico adeguato al fabbisogno e rispetta il bilanciamento per quel che riguarda la ripartizione energetica nei tre nutrienti.

Di seguito ne verrà riportato un esempio per ogni fascia di età:

Età tra 2 e 5 anni

Colazione: 125 g di yogurt parzialmente scremato anche alla frutta + 25 g di fette biscottate anche integrali;

Spuntino del mattino e merenda del pomeriggio: 30 g di pane anche integrale + 60 g di pomodoro + 3 g di olio extravergine di oliva;

Pranzo: 50 g di pasta o riso + 1 uovo o 80 g di vitello + 380 g di finocchi + 15 g di olio extravergine di oliva + 30 g di pane integrale + 250 g di frutta;

Cena: 100 g di spigola + 300 g di zucchine + 15 g di olio extravergine di oliva + 30 g di pane integrale + 200 g di frutta.

Età tra 6 e 10 anni

Colazione : 125 g di yogurt parzialmente scremato anche alla frutta + 40 g di biscotti secchi + 5 g di zucchero o miele + 10 g di marmellata;

Spuntino del mattino e merenda del primo pomeriggio: 40 g di biscotti tipo wafers;

Pranzo: Pasta di semola integrale 70 g + 10 g di parmigiano + 30 g di mozzarella + 15 g di olio extravergine di oliva + 200 g di lattuga + 200 g di frutta;

Cena: 40 g di prosciutto cotto + 15 g di olio extravergine di oliva + 150 g di pomodori pelati + 50 g di pane integrale + 200 g di frutta.

Età tra 11 e 18 anni

Colazione: 200 g di tè + 50 g di pane bianco +30 g di marmellata + 10 g di burro;

Spuntino del mattino e merenda del pomeriggio: frullato con latte parzialmente scremato 100 g + 1 pera media;

Pranzo: Pasta di semola integrale 80 g + 10 g di parmigiano + 70 g di bistecca di maiale magra + 20 g di olio extravergine di oliva + 150 g di spinaci + 80 g di pane integrale + 250 g di frutta;

Cena: 70 g di bresaola + 20 g di olio extravergine di oliva + 330 g di zucchine + 80 g di pane integrale + 250 g di frutta.

Nel momento in cui il bambino intraprende una dieta di mantenimento, deve essere consapevole che il suo percorso di educazione alimentare non sia terminato. Nello stesso tempo, il terapeuta si impegnerà a effettuare controlli periodici per verificare se i suoi consigli siano realmente presi in considerazione.

Solitamente nei primi periodi che seguono un percorso rieducativo, si assiste a riduzioni ponderali abbastanza soddisfacenti che devono essere valorizzate agli occhi del paziente e della sua famiglia, in modo tale che diventino strumento di incoraggiamento a proseguire nel programma dietoterapico. La durata del programma varia in base ai risultati che si ottengono: potrebbe durare qualche mese o anche più di un anno. Attraverso diverse indagini svolte all’interno dei centri che si occupano di tale problema, è stato possibile rilevare l’alta percentuale di insuccessi in un percorso di educazione alimentare. In casi simili sarà necessario richiedere la figura di uno psicologo, che seguirà il paziente e il suo nucleo familiare durante l’intero programma.