Ivan Klasnic: doppia sfida al trapianto di rene
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Ivan Klasnic: doppia sfida al trapianto di rene

Testimonianza di Ivan Klasnic, calciatore croato, che nonostante il rigetto del rene, per ben due volte, si è rialzato e ha ripreso a giocare.

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Ivan Klasnic: doppia sfida al trapianto di rene

Sono note, anche attraverso i media, le esperienze di campioni ritornati a svolgere attività professionistiche ad alti livelli dopo un trapianto di rene:Jonah Lomu (rugby), Alonzo Mourning (basket), Ivan Klasnic (calcio). Pazienti con un trapianto di fegato hanno scalato vette di seimila metri e pazienti con un trapianto di cuore hanno completato manifestazioni di alto impegno agonistico, quali l’Ironman Triathlon (3,8 km di nuoto, 180 km di ciclismo, 42,2 km di corsa).1
Annualmente, vengono organizzate manifestazioni sportive quali i Campionati Nazionali o i Campionati Mondiali dei Trapiantati. Nell’ambito dei pazienti trapiantati che partecipavano agli U.S. Transplant Games del 1996 Painter ha evidenziato un livello di fitness cardiorespiratoria (VO2) prossimo a quello previsto nella popolazione generale di pari età (94,7±32,5%).

A partire dalla fine del 2008, il Centro Nazionale Trapianti, in collaborazione con l’Istituto Superiore di Sanità, con la Facoltà di Medicina dell’Università di Bologna e con il Gruppo Medico Isokinetic di Bologna, ha dato vita al programma “Trapianto... e adesso sport” che si propone di favorire la diffusione della cultura dell’attività sportiva nella popolazione di pazienti trapiantati. Una prima fase è consistita nella valutazione funzionale e psicologica dei pazienti trapiantati, già impegnati in un’attività sportiva, che partecipavano ai Campionati Nazionali Italiani organizzati da ANED Sport (anni 2009-2010).

Mediante sensori portatili (Sensewear Armband), in grado di definire il dispendio energetico, si è dimostrata, in 20 pazienti con un trapianto di rene da 103±79 mesi, la capacità di mantenere livelli di attività fisica >3 METs per un prolungato periodo di tempo (>3 ore); la durata e l’intensità dell’esercizio dipendono, come nella popolazione generale, dall’età e dal grado di allenamento. Nel corso di una competizione di sci alpino, in 16 pazienti trapiantati (11 rene, 4 fegato, 1 cuore), è stata evidenziata una correlazione tra la performance sportiva e la forza esplosiva degli arti inferiori (jumping test), oltre che con i livelli di lattacidemia post-competizione; i dati sono sovrapponibili a quelli della popolazione generale che pratica un’attività sportiva amatoriale.2

Sempre nell’ambito del programma “Trapianto... e adesso sport” è stato realizzato il primo Italian Transplant Trekking che ha visto la partecipazione di 6 pazienti con un trapianto di rene da 10±4 anni a un trekking nel deserto (altitudine 1500-1700 m sul mare) della durata di 5 giorni, con escursioni giornaliere di 15-20 km. I pazienti hanno mostrato una capacità di adattamento cardiocircolatorio del tutto sovrapponibile a quella del gruppo degli accompagnatori (8 persone). L’insieme dei dati sulle performances sportive nei pazienti trapiantati porta a riflessioni circa l’importanza di un buon livello di attività fisica pre-trapianto (campioni sportivi) e le potenzialità di miglioramento legate a un allenamento regolare e personalizzato (atleti amatoriali).

Nel 1978 fu istituita la Federazione Mondiale dei Giochi per Trapiantati che si dividono in Giochi Estivi e Giochi invernali e si alternano di anno in anno. Oggi questa federazione comprende circa 70 stati membri. L’obiettivo principale è quello di sensibilizzare l'opinione pubblica sull'importanza e sui benefici della donazione di organi dimostrando la salute e il fitness che si possono ottenere dopo il trapianto. Allo stesso modo, si incoraggiano tutti i destinatari a rimanere in forma e in salute dopo il trapianto.

Fare attività fisica dopo il trapianto è fortemente consigliato ma si deve tener conto anche dei rischi legati all’eccessivo allenamento.
Un’esatta quantificazione dei problemi riscontrati nel corso dell’esercizio fisico nei pazienti con un trapianto risulta difficile, in considerazione della scarsa disponibilità dei dati relativi al drop-out. Sono stati riportati problemi muscolo-tendinei e articolari (contratture, distorsioni, tendinopatie) soprattutto nelle persone che hanno partecipato a programmi di intenso esercizio fisico senza un’adeguata preparazione; una maggiore incidenza di problemi muscolo-tendinei è riportata nei pazienti in terapia steroidea.
Viene segnalato un sanguinamento spontaneo sottocapsulare renale dopo un’intensa e prolungata attività fisica (episodio di oliguria risolto con l’evacuazione dell’ematoma). In considerazione delle mutate difese anatomiche (p. es., trapianto di rene) sono sconsigliati sport di contatto con un elevato rischio di traumatismo. Non sono stati segnalati problemi cardiaci acuti di rilievo. Questo specifico aspetto merita, peraltro, alcune considerazioni.

Nella popolazione generale, gli studi epidemiologici indicano che, nel corso di un’attività fisica o sportiva, l’incidenza annua di eventi coronarici acuti e/o di morte improvvisa (prevalentemente su base aritmica) è più bassa di quella che si riscontra negli individui sedentari; la probabilità di insorgenza risulta minore nei soggetti che praticano con regolarità un’attività fisica di intensità lieve-moderata.

L’intensità dello sforzo fisico costituisce un importante elemento discriminante; un’intensit<80% di quella massima raggiungibile da un individuo non sembra esporre a un incremento del rischio. Una valutazione preliminare, con indagini cardiologiche ed ergometriche, può consentire una riduzione della probabilità di eventi avversi (individuazione di eventuali cardiopatie silenti), una stratificazione del rischio e una personalizzazione dei carichi di lavoro. In tutti i pazienti, è importante impostare sempre un programma graduale, evitando intensità >80% della massima potenza aerobica; un utile parametro di riferimento è costituito dal monitoraggio della frequenza cardiaca con cardiofrequenzimetri.

Ivan klasnic: il ritorno al calcio dopo ben due trapianti di rene

Ivan Klasnić nasce ad Amburgo il 29 gennaio 1980, da genitori croati ma di origini bosniache, e sin da piccolissimo risulta tremendamente ammaliato dal pallone che rotola. Muove i suoi primi passi a 4 anni, nell’Union 03, dove resterà fino ai 12.
La svolta nella sua carriera calcistica si ha nell’estate del 2001, in cui Ivan si trasferisce al Werder Brema, militante nella Bundesliga tedesca.

Per quanto riguarda la sua malattia l’estate 2006 sarà lo spartiacque della sua carriera. Per lui, la stagione è partita il 13 agosto ed è finita il 17 dicembre: la rete contro l’Energie Cottbus è stato il picco più alto di un grafico che fa davvero effetto. D’ora in poi, la carriera di Klasnić si sposterà dal campo al letto d’ospedale. Nella sosta invernale tra 2006 e 2007 sono infatti emersi dei problemi ai reni. I comunicati dell’epoca sono stati scarni: parlavano di un rene che non funzionava, di un intervento chirurgico a questo punto necessario, di complicazioni relative ad un intervento all’appendice che il giocatore aveva subito nel novembre 2005. L’intervento è stato dunque effettuato, i medici hanno evidenziato come fosse riuscito con successo, ma qualcosa ha cominciato a non andare. Perché quella straordinaria macchina che è il corpo umano risulta tanto organizzata quanto complicata, e purtroppo quella di Ivan non aveva riconosciuto il rene impiantatogli. Il rigetto in forma acuta aveva convinto i medici ad asportarlo di nuovo, tenendo sott’osservazione il calciatore che nel frattempo compariva nella lista d’attesa per un nuovo organo.

Nel 2005, infatti, Ivan aveva accusato forti dolori addominali. Il che aveva indotto i medici a valutare le sue condizioni, prima di optare per l’intervento di appendicectomia. Nei mesi successivi all’intervento (ma questo uscirà fuori più tardi) Ivan aveva messo su peso e talvolta il suo volto aveva assunto una colorazione giallastra. Ulteriori esami medici più approfonditi hanno poi evidenziato come fosse in corso una forte insufficienza renale, e nell’autunno del 2006 la scelta era stata quella di andare sotto i ferri: l’obiettivo, manco a dirlo, era quello di evitare che un 27enne vivesse il resto della sua esistenza da paziente in dialisi (ossia, che avrebbe dovuto per forza presentarsi più volte in ospedale per l’emodialisi). Sarebbe poi emerso come la sua insufficienza renale fosse in gran parte prevedibile. “Klasnić dovrà prendere più medicine con una vasta gamma di effetti collaterali nei confronti di un rigetto, e non si deve dimenticare che stiamo parlando di un atleta competitivo che gioca a calcio ad alti livelli. Probabilmente vi sarà una pausa di sei mesi”.
Le prime previsioni, ovviamente caute, parlavano di un anno e mezzo di recupero. Ma la sua carriera non sarebbe stata a rischio. Parallelamente allo shock, ecco che il suo club, il Werder, non aveva fatto mancare la solidarietà anche sul piano pragmatico: in fondo, Ivan era comunque un calciatore e la sua degenza stava causando non pochi problemi in vista della sua sostituzione. “Ci auguriamo che Ivan giochi ancora per noi”, il commento del direttore sportivo Klaus Allofs, “gli offriremo un prolungamento del suo contratto con le attuali condizioni”. E il tecnico Schaaf non era stato da meno: “Prima di tutto è importante che Ivan sia sano di nuovo e gli diamo tutto il tempo, ci auguriamo che la procedura possa avvenire senza problemi e che torni presto a giocare a calcio”.

Il primo trapianto e il suo rigetto

L’operazione è stata svolta giovedì 25 gennaio 2007. All’attaccante era stato trapiantato un rene. Ma su chi fosse il donatore, o tantomeno sul suo stato di salute, ancora non si sapeva nulla. Horndasch aveva solo detto che il donatore sarebbe provenuto dall‘ambiente personale del giocatore (“strettamente legato a Klasnić”). Si pensava al fratello, poi alcuni avevano parlato della madre. In ogni caso, quando era arrivato l’annuncio sull’esistenza di un donatore compatibile, tutti gridavano al miracolo: normalmente, ci si impiegano in media 6 anni. Eppure non tutto aveva funzionato. Proprio parallelamente alla notizia della vittoria del Werder (3-0 sull’Hannover 96), ecco il diffondersi di voci relative a complicazioni. “Non è in pericolo di vita”, la prontissima smentita di Horndasch. Ma di certo qualcosa non era andato come previsto. Si scoprirà, l’organo proveniente dalla madre era stato respinto. Rigetto acuto, dunque. Il sistema immunitario non aveva accettato il nuovo rene (poi rimosso il venerdì pomeriggio), rendendo assai preoccupanti le sensazioni emerse dalla cartella clinica del giocatore. E allora, erano stati dati sei mesi per indagare sulle cause e approfondire la situazione sanitaria del paziente.

Di nuovo la caccia al rene. Di nuovo la paura. Di nuovo le preghiere per Ivan e la sua famiglia. In più, il tempo che remava palesemente contro l’equipe medica. E un nuovo donatore, se trovato, sarebbe dovuto provenire dalla più ristretta cerchia di Ivan (parente di primo o secondo grado, coniuge o comunque persone con cui vi era uno stretto legame): così vuole il codice etico, in relazione alle donazioni viventi, per scongiurare il traffico di organi. Niente sconti. E soprattutto, altri 9000 pazienti nella sola Germania che erano in dialisi aspettando la compatibilità di un nuovo rene. E oltre al danno pure la beffa: la carriera di Klasnić improvvisamente diventava appesa ad un filo.

Dovete sapere che ogni anno, in Germania, avvengono circa 2200 trapianti di reni (ma il numero potrebbe quintuplicarsi, considerate tutti i pazienti che non riescono a trovare organi adatti al proprio corpo). Ormai, al pari di altre, si può dire che siano diventate quasi operazioni di routine: la sola Università di Medicina di Hannover, in media, impianta un rene al giorno. Normalmente, le cause di insufficienza renale sono diabete, ipertensione e infezioni degli stessi reni. “Il primo anno dopo l’intervento, abbiamo in gran parte tutto sotto controllo” afferma il capo del Dipartimento di Nefrologia locale, Hermann Haller. Oltre a ciò, ecco che le statistiche mostrano come oltre il 90% dei pazienti sia ancora in vita un anno dopo l’intervento. Solo in pochissimi casi sorgono episodi di rigetto acuto. Klasnić, sfortunatamente, è uno di questi. I problemi, semmai, continua Haller, vengono col tempo: più della metà dei pazienti con un nuovo rene muore di infarto o ictus. “Un paziente su due o tre sviluppa il diabete, più della metà un disturbo del metabolismo dei lipidi”. Questo conferma come chi viene sottoposto al trapianto subisca conseguenze all’intero sistema di organi, anche se va detto come in certi casi esse si possano in qualche modo limitare mediante l’assunzione di farmaci. Il discorso di Ivan è ancora più complicato, perché è stato costretto ad agire contro il suo sistema immunitario, mediante immunosoppressori, così da arginare il rigetto. E gli effetti collaterali di questi tipi di sostanze sono devastanti. Non solo agiscono totalmente contro il sistema immunitario esponendo a rischi enormi, ma sono più che mai sconsigliate anche nel caso di atleti qual è Ivan. L’unico lato positivo della faccenda è che, sopprimendo le funzioni immunologiche, salgono all’82% le probabilità che il nuovo rene sia ancora funzionante cinque anni dopo l’intervento. La percentuale aumenta se il donatore è vivente e cresce ulteriormente nel caso in cui si tratti di un parente stretto. I rischi per chi offre il proprio organo, in casi come questo, non sono così elevati come si potrebbe pensare perché col tempo il restante rene impara a “funzionare per due” .

“Dio ha voluto che accadesse che esso non funzionasse la prima volta” il commento di un Klasnić triste ma non certamente rassegnato. Troppo forte la voglia di tornar in campo, per mollare. E tanta, tantissima speranza: “Per la nuova stagione, proveranno di nuovo”. Allo stato di allora poteva solo far qualche piccolo giro in moto, spingere il passeggino della figlia Fabiana per qualche breve passeggiata, o magari recarsi in visita ai compagni. Il fatalismo: “Sono venuto a patti con il fatto che mi ha preso tutto il resto, ma non mi aiuta…”. La sfortuna era entrata prepotentemente nella sua vita: nel 95% dei casi il trapianto funziona correttamente. E dal mondo dello sport, ecco due esempi di chi ce l’aveva fatta: il cestista Alonzo Mourning e il rugbista Jonah Lomu. Entrambi avrebbero dovuto continuare la loro carriera con una speciale protezione in fibra di vetro, ma erano tornati ad una normalità. “Se loro sono tornati, posso farlo anch’io” dirà Ivan.

“Come nuovi donatori, due persone provenienti dall’ambiente più vicino a Klasnić sono disponibili”. Alle 10,41 del 30 gennaio 2007, il dottor Horn Dasch lanciava così un nuovo barlume di speranza: i due individui erano la moglie Patricia e il fratello Josip. Quello che tutti speravano, si era materializzato. Dopo Pasqua sarebbe avvenuta l’operazione: del resto, aveva già interrotto la dialisi.

Il secondo trapianto e il suo rigetto

Nel 2007, Pasqua è stata il 7 aprile. Operazione conclusa, questa volta con successo: il rene del padre aveva permesso a Ivan di sopravvivere. Già l’8, dall’ospedale, Klasnić aveva annunciato di voler quanto prima riprendersi quanto gli era stato tolto dai problemi di salute. Il problema principale, ora, era improvvisamente diventato il rinnovo del contratto col Werder. “Sto bene, voglio tornare, il mio nuovo rene mi fa più veloce. Ho toccato la palla per la prima volta, una bella sensazione”. Certo è che la ripresa dell’attività agonistica, a maggior ragione dopo le complicanze, sia stata super controllata dai medici. Per i primi tempi, il massimo a cui Ivan ha potuto aspirare è stata qualche brevissima seduta di jogging in modo leggero.

Finalmente, martedì 20 giugno 2007, il ritorno si è palesato. Il primo allenamento coi compagni, un traguardo incredibile. Klasnić, che aveva completato il recupero facendo passi da gigante e riducendo notevolmente i tempi, era stato comunque assistito da un fisioterapista. Ma poco importa. Si era detto felicissimo e, anche se nessuno aveva osato stimare il suo rientro ufficiale in gruppo, pareva che il peggio fosse solo un bruttissimo ricordo. Che tutto l’incubo fosse alle spalle. Che il nuovo contratto fosse pronto per esser firmato, a condizioni invariate. Che Ivan potesse finalmente tornare su quel campo da gioco tanto sognato, per difendere i colori del suo Werder e ricominciare a segnare. Il Killer era finalmente pronto a sparare nuovamente.

15 settimane dopo il trapianto, con un contratto esteso fino al 2008: la rinascita era ufficialmente partita. “Ci auguriamo che Ivan vada di nuovo gol per noi, come siamo abituati da lui” le parole brevi ma significative del direttore sportivo Allofs, accompagnate dal monito a non metter sotto pressione il giocatore. Il sogno sarebbe stato quello di vederlo in campo l’11 o 12 agosto contro il Bochum. In ogni caso, era preventivato come vi fossero rischi per la salute ancor più notevoli dopo l’operazione. E non mi riferisco solo alla protezione per il rene, quanto ad alcuni valori da sottoporre a continuo controllo.

Il 9 agosto, un’altra batosta: Wilfried Kindermann aveva infatti vietato a Klasnić di allenarsi. E Ivan, come da copione, nemmeno allora aveva mollato: “Naturalmente questo non significa che ora mi arrendo, ma devo andare alla sostanza. Se devo essere onesto, non ho alcun desiderio di formazione individuale”. La grinta, la forza, la determinazione, la rabbia: tutte componenti fondamentali di una lotta per tornare alla normalità. Che gli era stata donata, poi tolta, poi fatta annusare prima che potesse assaporarla e infine portatagli via di botto. Il target, manco a dirlo, è sempre stato il ritorno in campo. Nel settembre, dichiarava “è come una seconda vita” dopo che i medici avevano finalmente dato il loro okay. Si avvicinava sempre di più il suo debutto: l’attesa era snervante ma allo stesso piacevolissima per quanto superato precedentemente da Ivan. In un match di giovedì 25 ottobre 2007, Ivan è tornato in campo contro il Wüsting Altmoorhausen e ha bagnato il suo ritorno con una doppietta prima di esser sostituito alla fine del primo tempo.

“E’ stato il momento più difficile della mia vita” dichiarava, voltandosi indietro a rimirar il calvario con la mente lucida di chi sapeva di aver finalmente superato tutto. E in effetti, sabato 24 novembre 2007, il suo nome era tra quelli della panchina in occasione della partita contro l’Energie Cottbus. La prima da titolare è avvenuta il 15 dicembre, contro il Bayer Leverkusen: in campo è stata una furia, intento a sfogare su quel rettangolo verde tutta la voglia di giocare a calcio che i problemi gli avevano represso. Tutto quel desiderio si era riversato quel giorno al Weserstadion: una doppietta e un assist del croato nel 5-2 finale.

Il rigetto del secondo rene trapiantato

Primi giorni di ottobre 2016. Di nuovo Klasnić all’interno delle cronache. Come avrete già immaginato, anche in questo caso le notizie sono state tragiche. Si era presentata la necessità di un terzo trapianto di rene, dopo che quello donatogli dal padre aveva smesso di funzionare, cedendo e dunque costringendo Ivan a sottoporsi alla dialisi per 3 volte a settimana.

Si sarebbe trovato in condizioni critiche. Un nuovo incubo: i tempi di attesa erano di 7 anni in media (per effettuare l’operazione dall’organo di una persona deceduta però: se ricordate, prima avevo evidenziato come sarebbe meglio per molteplici ragioni effettuarlo da un donatore vivente). L’ultimo capitolo, in ordine cronologico, riguarda il terzo trapianto. E purtroppo è una parte di storia ancora da scrivere.

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