Industria del fitness: chi è competente scagli la prima pietra!
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Industria del fitness: chi è competente scagli la prima pietra!

Per ogni metodo allenante e regime alimentare scientificamente validato, esistono 10 alternative che sono delle assolute idiozie, tuttavia più celebri, richieste e remunerative. Il vero problema non è scegliere da che parte stare, ma che ciascuno è convinto che il metodo corretto sia il proprio, mentre nel 90% dei casi è vero il contrario

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Industria del fitness: chi è competente scagli la prima pietra!

Settembre è tempo di ripresa per l'industria del fitness, mi piacerebbe dire che lo è per il mondo del fitness, per il settore del fitness, ma in realtà il fitness è diventato una industria senza transitare per livelli intermedi, è passato dall'essere un ambito in cui ci si auto-ghettizzava chiusi in uno scantinato maleodorante a spostare “la ghisa”, direttamente ad una industria standardizzata che lavora con le logiche e le dinamiche di una catena di montaggio. Poche realtà intermedie, ne parlerò a breve.

Riparte naturalmente il battage pubblicitario di palestre e affini e, accanto ad offerte da discount per allenarsi a prezzi sempre più bassi, non mancano le cialtronate di manifesti pubblicitari in cui si promettono perdite di X kg, di Y cm, passando per le immancabili discipline brucia grassi, degne della credibilità di un cartomante.
Fin qui va certo malissimo, ma siamo ai normali livelli del fitness trash anni '80 fatto di guaine e creme sciogli pancia (vedi anche Se le creme brucia grassi funzionassero, dovreste avere il fiatone… o l'aterosclerosi).

Il vero delirio lo si raggiunge con una nuova frontiera del marketing fai da te, la promozione da disperati dei propri servizi (si tratti di centri sportivi o personal trainer) indegni perfino del mercato del pesce.
Tutti a strillare nelle piazze virtuali non quanto siano buoni i propri servizi, ma quanto siano pessimi quelli degli altri. Non la corsa a offrire sempre un livello di servizio e competenza maggiore, quanto a denigrare ciò che fanno gli altri, quello che non sono in grado di offrire, quanto fallace sia la formazione altrui. È un continuo che non esiste in alcun altro settore se non nell'agone politico che rappresenta in Italia il gradino più basso dell'etica, della moralità e della competenza, dove ciascuna forza politica in campo si limita a elencare i fallimenti di una forza politica opposta, lasciando di fatto immutata la condizione socio-economica che, conseguentemente, sprofonda sempre un po' più in basso.
Nessuno capace di elencare i propri successi (al massimo sono palesemente inventati) ma tutti pronti a indicare i disastri altrui che, non serve lo chiarisca, sovrabbondano.

L'industria del fitness come poche altre ha saputo far proprio questo modus operandi, lanciandosi in campagne urlate sui deficit della concorrenza, senza mai scomodare i propri punti di forza, le proprie competenze, che evidentemente sono ai minimi storici e che si riverberano nella condizione media degli utenti finali: iscritti che pagano direttamente e indirettamente, che ignari scelgono abbonamenti più o meno costosi per poi ritrovarsi a camminare su un tapis roulant, a ricevere “schede” fotocopia, ad allenarsi con l'evergreen dei 3 giorni a settimana e 3 serie da 10 “con la schiena dritta”.
Tutti felicemente fuori forma a settembre come ad agosto dell'anno successivo, dopo essere stati ulteriormente spennati dai venditori di integratori, spesso gli stessi istruttori, quasi mai formati nel campo della nutrizione e quasi sempre con muscolature che di integratori ne hanno visti, ma solo tra un ciclo dopante e l'altro.
Guai a farlo notare ovviamente, hanno tutti in mano il solito Rosario dove ogni 10 “si, ma il doping da solo non basta” recitano un immancabile “ma i medici non capiscono queste cose” , e si conclude con “siete solo dei secchi invidiosi” (che ha il valore di un amen). Competenze al solito assenti, non pervenute, superflue, anzi disprezzate e denigrate.

In questo marasma non mancano i frustrati del titolo di studio preso per sfinimento, quelli che lo hanno raggiunto a suon di esami improbabili (per contenuti e modalità di svolgimento), che ignorano la teoria e mai hanno affrontato la pratica e quindi pretendono di insegnare entrambe.
Sono figli dell'italico “lei non sa chi sono io” e si scagliano contro chi, forte di una passione, cerca di uscire dai confini della semplice pratica provando ad allargare i propri confini culturali. Questi ultimi sono subito additati come coloro che “rubano il lavoro” di bassa manovalanza cui i primi (in quanto incompetenti) ambiscono. E vi ambiscono perché non solo ignorano l'ambito che dovrebbero padroneggiare, ma anche il reale ruolo che dovrebbero e potrebbero ricoprire. Greggi di frustrati mossi da capipopolo che trovano in questa mansione la loro unica collocazione.

Alla fine tutti sembrano aver paura delle competenze altrui, e invece di migliorare e accrescere le proprie, invece di promuovere se stessi indicando cosa si è capaci di fare, da dove derivano le proprie acquisizioni, qual è il livello di competenze nel settore del fitness e della nutrizione sportiva, si preferisce strillare su quanto siano inadeguati gli altri.

Tutto da buttare? Certo che no, vi sono tante interessanti eccezioni fatte di persone preparate e che nell'umile insicurezza che la cultura genera, continuano a formarsi e studiare per offrire un servizio sempre migliore e all'altezza delle aspettative della propria utenza. Persone che meritatamente hanno trovato collocazione anche di alto livello, ma la cui individuale visibilità stenta a prevalere sul vuoto pneumatico creato dagli altri!

Ogni giorno di più si distrugge quella che una volta era definita (anche) cultura fisica, segno di un rispetto e di una ambizione che almeno alle origini cercavano di esserci pur con i limitati mezzi di cui si disponeva. Oggi che l'accesso alle informazioni è divenuto fruibile e facile per tutti, nessuno sembra davvero interessato ad acquisirne. Viviamo in quelle situazioni paradossali dove, dopo una alluvione, ciò che inaspettatamente inizia a mancare è proprio l'acqua potabile.

Per ogni metodo allenante e regime alimentare scientificamente validato, esistono 10 alternative che sono delle assolute idiozie, tuttavia più celebri, richieste e remunerative. Il vero problema non è scegliere da che parte stare, ma che ciascuno è convinto che il metodo corretto sia il proprio, mentre nel 90% dei casi è vero il contrario. In questa alluvione di informazioni, ciò che scarseggia sono le competenze.

Scienza e MovimentoEditoriale apparso sul numero 16 della rivista Scienza e Movimento, se non sei abbonato e vuoi ricevere la rivista o saperne di più clicca qui