Inutile parlare di fitness con gli 'amanti' del fitness
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Inutile parlare di fitness con gli 'amanti' del fitness

Com’è difficile parlare di fitness con gli amanti del fitness, convinti di essere appassionati perché urlano sotto una panca piana alternando il petto al petto di pollo, vanno in giro col berretto di lana anche in estate, l’occhiale avvolgente anche di sera, la maglia scollata sino all’ombelico anche in gennaio. Si credono amanti ma sono poco meno che eunuchi che stuprano il fitness nei loro onanistici sogni

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Inutile parlare di fitness con gli 'amanti' del fitness

Com’è difficile parlare di fitness con gli amanti del fitness. Nella malsana quanto diffusa abitudine di aggiungere utenti a gruppi e pagine social di ispirazione fitness, mi trovo mio malgrado inserito in decine di comunità virtuali il cui livello è già esplicitato dal nome, tra malati del fitness, odiatori dei grassi, paranoici della ghisa, insofferenti dei secchi, e compagnia cantante. Cambiano i nomi dei gruppi, ma restano uguali gli utenti, le discussioni (nei livelli e nei toni) e, comincio a credere, anche nel modello di cellulare posseduto (ve lo spiegherò tra breve).

Cambiano i nomi dei gruppi dicevo, ma non gli utenti perché presto o tardi chiunque sia stato aggiunto ad una di queste community, segnato dal fatto che in famiglia non gli affiderebbero mai neppure la responsabilità di estrarre i numeri della tombola, sogna un riscatto digitale e aspira a diventare amministratore almeno di un gruppo su Facebook.
E siccome per parafrasare un celebre Lorenzo

“la gente sui social è sempre la stessa, e ci si conosce tutti, come in un paese”

alla fine ciascun gruppo è forzatamente popolato dal suo amministratore che aggiunge con un click tutti i suoi contatti, gli stessi che ha tra gli amici, conosciuti tramite discussioni lette nei gruppi di cui fa parte.
Voilà quindi, lo stesso gruppo replicato quasi identico a se stesso decine, centinaia di volte, con la differenza nel nome e nell’amministratore. Lo stesso Comune con decine di nomi differenti e ciascuno che si proclama sindaco.

In questi gruppi in cui tutti sono convinti di essere appassionati di fitness perché urlano sotto una panca piana alternando il petto al petto di pollo, vanno in giro col berretto di lana anche in estate, l’occhiale avvolgente anche di sera, la maglia scollata sino all’ombelico anche in gennaio (insomma tutti uguali per sentirsi diversi), si può leggere ogni sorta di invettiva contro la scienza del fitness.
È un continuo darsi di gomito a colpi di like su foto che ritraggono piatti di riso e tonno al naturale, tonno al naturale e riso, integratori, modelle che nella realtà hanno photoshop come personal trainer, inni al rispetto e commemorazioni per i defunti del doping. Il tutto condito con astruse prese di posizione riguardo l’allenamento e l’immancabile foto-gallery di chi ha il bagno più bello a casa della nonna (coincidenza tutti lo fotografano col cellulare mentre sono in mutande davanti allo specchio).

Guai a far notare gli errori clamorosi, le lacune scientifiche, il ritardo lessicale (sempre attribuito ad un T9 che, essendo ormai scomparso da ogni smartphone, mi porta a credere che tutti abbiano conservato appositamente qualche Nokia 3310 col quale riescono a scrivere con quel ricercato effetto “mi hanno bocciato 33 volte in 3a elementare con la media del 3” che fa tanto scioglilingua).

Questi raccoglitori del fitness nostrano sono degni di quei quotidiani che hanno il termine “sport” nel nome della testata, ma di fatto parlano solo di calcio. Anche nella variante social il fitness è poco più che accennato negli intenti, ma è latitante nella sostanza. Discutere di fitness in questo modo è come parlare di aromi e corpo di un vino in un ritrovo per alcolizzati, dove il vino è solo mezzo e metodo per alienarsi dal resto del mondo.

Gli appassionati del buon vino non commetterebbero mai un simile errore, figuriamoci gli enologi, quelli del fitness purtroppo si, e anche coloro che si proclamano professionisti di tale scienza ammiccano senza argomentare, e talvolta riportano concetti folli come se fossero dati reali anche dal di fuori dei social.
Giungono a situazioni paradossali ma vere come quella di qualche settimana fa quando, durante un colloquio per l’assunzione, uno dei candidati (alla richiesta di indicare un libro che secondo lui potesse essere una valida base scientifica del settore) ne cita uno che però non aveva mai letto e mai neppure acquistato ma del quale, a suo dire, in questi gruppi se ne parlava bene.

Tanti like tanto onore (qui mi astengo dall’attribuire la parafrasi essendosi da poco concluso l'impegno elettorale con i risultati che peraltro conosciamo).

Questa è la condizione del fitness di massa, che trascina con se quello che dovrebbe essere il punto di vista dei professionisti ma che colpevolmente da questa risma di appassionati sono ispirati.

In fin dei conti si credono amanti ma sono poco meno che eunuchi, ció malgrado il fitness riescono a stuprarlo nei loro onanistici sogni.