L'Alvaro Vitali del Fitness
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L'Alvaro Vitali del Fitness

BroScience, famolo strano, eccessi e illusioni di corpi perfetti vendute a colpi di like agli illusi del fitness, si credono dei guru ma sono gli Alvaro Vitali del fitness

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L'Alvaro Vitali del Fitness

Luglio: caldo afoso, ferie ancora distanti, ronzio di condizionatori a fare da colonna sonora, in TV riprende la consolidata abitudine delle repliche mandando in onda, quando va bene, i film degli anni '90.
Proprio riguardando uno di questi sorrido durante una delle scene finali quando Carlo Verdone e Claudia Gerini vivono nell'ossessione di fare qualcosa di nuovo, qualcosa che non sia ancora stato fatto ma, scorrendo l'elenco delle varie opzioni, concordano che ogni possibile variante sia già stata percorsa, non resta quindi che esclamare tra l'interrogativo e l'esortativo "'o famo strano?!"
Il film, lo dico per i post-millenials è "Viaggi di nozze".

Più ripenso a questa scena più mi risulta difficile non accostarla al fitness, un settore in cui a forza di frenetiche rivoluzioni (alcune fondamentali altre -la maggior parte- assolutamente demenziali), si è finito col fare tutto, il contrario di tutto, la rivisitazione di entrambi, la negazione del tutto e l'esaltazione del nulla, salvo ripartire scoprendo che buona parte delle persone sono rimaste ai nastri di partenza.

Dalla coltura fisica (con la "o", non è un errore di digitazione) e dall'aerobica di Jane Fonda sino ad arrivare alle interazioni dell'asse insulina-leptina con interferenze della proteina kinasi adenosina monofofato dipendente (AMPK per chi ha fretta di fare il bagno mentre legge sotto l'ombrellone).
Nel frattempo se andate al parco troverete lo stesso numero di persone di 20 anni fa che corre sotto al sole dentro una tuta nera in acetato. Me ne vergogno a citarli, perché ogni volta che lo faccio penso di essere banalmente monotono, dico a me stesso che esagero e che si tratta di una quota residuale di persone con disagio che corrono in quel modo, ma poi mi affaccio dal balcone del mio ufficio che, non lo avessi mai fatto, affaccia su un parco dove le persone corrono, per vedere greggi di paonazzi signori ancheggiare goffamente e stremati dal caldo, incerti ad ogni passo se proseguire o cadere esanimi per un colpo apoplettico.

Non che vada meglio in palestra dove il ronzio dei condizionatori è sovrastato solo dal rumore dei tapis roulant, con pendenze da montagne russe e individui avvinghiati all'impugnatura mentre camminano verso un infausto destino. Questi ultimi però hanno l'alibi che ignorare cosa sia un sistema inerziale è molto più probabile che conoscere la sudorazione. Non mi azzardo a spiegarlo in questa sede perché, pur avendo fiducia nel potenziale intellettivo delle 4 persone che mi leggono, non vorrei in ogni caso abusare della loro immeritata e benevola pazienza.

In un mondo apparentemente variegato, ma di fatto abitato in prevalenza da un unico sottobosco di persone che non amano il fitness, non amano l'allenamento, non amano mangiar sano, non amano loro stessi, ma provano a espiare i peccati in un ultimo tardivo allenamento, non possono mancare i social guru del fitness.
Sono una specie interessante, in parte stercorari, molto più spesso avvoltoi. Hanno capito con chi hanno a che fare e agevolmente si adeguano solleticandone gli istinti, pubblicando 6000 videotutorial su come far venir fuori tartaruga e mandolino che no, nulla hanno a che vedere con bestie e strumenti musicali, ma più emblematicamente con addominali e glutei.

In fin dei conti è questo che la gente vuole, un video al giorno che spieghi loro come ottenere ciò che non avranno mai, ma che potranno ambire ad ottenere guardando il prossimo video, insultando nel frattempo quelli che non mettono in pratica quanto spiegato. Il colesterolo poco importa, quello non si vede in spiaggia, il crollo del metabolismo neppure, una ectasia aortica figurarsi, se tutto va bene quando diverrà grave non sarà più tempo di andare in spiaggia.

Sulla scia ora della pigroscience (le follie da raccontare ai pigri su come ottenere risultati in pochi like), e ora facendo leva sulla broscience (la scienza dei "bro", dove ogni aspetto fisiologico viene sovvertito, ogni dinamica biochimica viene inventata di sana pianta ma ripetuta con una sicurezza da fare invidia ai venditori di tisane detox), si intasa e si aggrava il generale tasso di ignoranza che gravita nel settore del fitness.

Mai tante informazioni a disposizione con un uguale tasso di analfabetismo funzionale (funzionale nel senso dell'allenamento). In questo girone infernale restano invischiati anche quelli che le competenze le possiedono davvero, e magari ne hanno tante e si vede, ma che per stare al passo dei like sono costretti (o ben volentieri scelgono) di divulgarle con un linguaggio da osteria, che attrae non tanto per le parti scientifiche, quanto per tutto il resto. Lasciando di conseguenza tutto invariato, salvo il proprio (legittimo) desiderio di visibilità.

Ma sulla visibilità due parole occorrerebbe spenderle perché le modalità comunicative, e ciò che si comunica, fanno una grande differenza tra essere l'Alvaro Vitali o lo Stanley Kubrick del fitness, il primo (ne sono certo) conosciuto da tutti il secondo (se siete già al mare potete chiedere al vicino di ombrellone) molto, molto, molto meno.
Se quest'ultimo si fosse preoccupato di raggiungere o superare la notorietà del Pierino nazionale, forse oggi capolavori come "2001 Odissea nello spazio", "Arancia meccanica" e tanti altri non li avremmo mai avuti, o forse avremmo visto "Banana meccanica", ma dubito con i medesimi risultati.

Se Kubrick lo avesse fatto sarebbe stato uno spreco di talento e lo spreco dei talenti, per chi ha la fortuna o l'ingenuità di essere credente, è anche un peccato anzi per dirla con le parole del portavoce terreno "il peccato di sprecare il proprio talento, è la colpa più grande dell’uomo, forse la sola colpa degna di questo nome. Non è questa la responsabilità dei Proci che scatena l’ira di Ulisse? Fare della propria vita niente".

In questo caso fare della propria vita un like forse è un peccato un po' meno grave, nel dubbio torno a lavorare.