Il vostro identikit
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Il vostro identikit

Il meccanismo perverso delle diete. Come e perché modificare il proprio approccio al grasso superfluo e all'iperfagia.

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Il vostro identikit

Siete una persona con qualche chilo da smaltire. Vorreste perdere peso per l'estate, per entrare in quel favoloso vestito il mese prossimo. Capita che vi mettiate a regime, ma poi succede qualcosa che vi impedisce di portare a termine i vostri buoni propositi: un invito a cena inaspettato, un attacco di fame improvviso. Ogni volta vi dite che sarà l'ultima, che da domani sarete un'altra persona, più scrupolosa ed attenta all'alimentazione. Ma questi buoni propositi pare che con voi funzionino fintanto ché il vostro stomaco è pieno.

Quando i primi languorini si fanno sentire, ecco qui che rischiate di cedere alla prima tentazione. Ma sia come siate, in realtà la vostra giornata tipo ruota attorno al cibo:

"Che mangio stasera?"
"Mi piacerebbe proprio quella merendina, ma ci rinuncio"
"Senti che profumino di pizza che viene da quel negozio… Se solo potessi, entrerei!"
"Ah se fossi un po' più magra potrei sfoggiare quei pantaloni"
"Ma perché la mia amica riesce ad essere così in forma?"
"Quando dimagrirò quei 4 kg, potrò comprarmi quel vestito…"
"Sabato c'è la festa di Carla e voglio perdere quei 2 chili"
"Ora mi iscrivo in palestra, così tra 4 mesi al mare sarò un figurino…"
"La prossima estate voglio avere il corpo che ho sempre sognato!"

Quante volte vi siete ripetuti una o più di queste frasi?

Ma non vi siete stancati di tutto questo?

Da quanti anni cercate disperatamente di cambiare, senza successo? Quanti di voi hanno seguito una dieta con buoni risultati e poi hanno ripreso tutti i chili in poco tempo? Quante volte vi è capitato di sentirvi impotenti rispetto al vostro peso che anziché diminuire, aumentava?
Tutto ciò può finire partendo da voi. Basta decidere di volerlo. E con questo non sto dicendo che dipende tutto dalla vostra forza di volontà. Ci sono – e le vedremo insieme – tutta una serie di cause e freni psicologici che ostacolano la forza di volontà. È per questo che sempre più spesso la gente si affida a pillole e creme dimagranti che promettono (illudendovi) risultati immediati e senza sforzo. Molti di voi avranno sperimentato l'insuccesso nel campo alimentare, eppure continuano a perseverare nella stessa direzione, ricominciando sempre con le stesse rinunce alimentari o lo stesso tipo di sport. In effetti tutti quanti percorrete sempre la stessa strada, cioè tentate di dimagrire applicando sempre lo stesso metodo che non vi ha mai dato successi in passato. E davanti all'ennesimo fiasco, finite per dare la colpa alla vostra mancanza di volontà.

La verità è che la forza di volontà c'entra molto poco col vostro dimagrimento. Il problema del grasso superfluo o dell'iperfagia, cioè il mangiare troppo, ha altre cause. Il mangiare troppo è solo un sintomo di un problema sottostante e finché non conoscerete e risolverete questo, non riuscirete a debellare il peso in eccesso. È proprio perché la gente non si conosce a sufficienza, non conosce a fondo il proprio modo di funzionare, le proprie emozioni, che cosa la spinge a mangiare anche quando in effetti non ha fame, che le impedisce di ottenere risultati tangibili e duraturi.
Credo che sia giunto il momento di dire basta, affrontando il vostro problema con un approccio diverso dai precedenti. Per queste ragioni, non vi dirò cosa mangiare e cosa no. Non vi suggerirò diete o faticose sedute in palestra. Vi svelerò semplicemente alcune delle tecniche che si impiegano nella terapia cognitivo-comportamentale per aiutare le persone a risolvere i propri problemi legati al cibo. Passeremo, inoltre, in rassegna le principali cause di fallimento di qualsiasi programma teso alla riduzione ponderale. Sappiate che non esistono ricette magiche: nessuno può in buona fede offrirvene. Per avere risultati bisogna avere pazienza, non porsi obiettivi irraggiungibili e soprattutto usare la testa sia quando si sceglie di seguire un'alimentazione controllata, sia quando si acquista un prodotto dimagrante.

La maggior parte delle persone in sovrappeso, quelle che si lamentano e vorrebbero fare qualcosa per cambiare la propria forma fisica, sono convinte che il proprio problema sia di non conoscere i segreti delle diete, di non riuscire a smettere di mangiare quando sono sedute a tavola, o – peggio – di non resistere tra un pasto e l'altro a merendine e spezza-fame. È davvero così? La risposta è no!

Rispondete a questa domanda: quando state svolgendo un'attività divertente o per voi piacevole, non vi capita di dimenticare di ingozzarvi almeno per un po'? Se non ci credete o non ci avete mai fatto caso, sperimentate e vi accorgerete che è esattamente così: durante una piacevole conversazione con un'amica, quando siete concentrati su un lavoro, quando passeggiate mano nella mano col vostro partner, quando fantasticate ad occhi aperti ed in altre mille situazioni quotidiane, come per magia non state lì a pensare a cosa potreste o vorreste mangiare. Semplicemente il vostro pensiero è altrove. Solo quando ritornate con la mente alla vostra routine, il pensiero del cibo torna imperante alla vostra attenzione. Perché? La soluzione sta proprio nell'analisi di questo meccanismo.

Il meccanismo che vi fa mangiare

Ognuno di noi è programmato per alimentarsi in modo corretto, cioè ingerendo quantità di cibo coerenti con le proprie necessità e scegliendo anche i nutrienti che servono in quel momento al proprio corpo. I vostri animali domestici si alimentano quando ne hanno veramente bisogno e gli animali non in cattività ne sono un esempio ancora migliore. Come fanno? Qual è il loro segreto? I neonati mangiano solo quando hanno fame. I vostri figli sono capaci di lasciare a metà la merenda se hanno mangiato a sufficienza. Poi crescendo qualcosa in quest'equilibrio si spezza. Com'è possibile? All'improvviso ci ritroviamo sovrappeso o sottopeso, senza massa muscolare, con dolori articolari appena muoviamo un passo. Non in buona salute. Perché?

Le cause sono veramente numerose, ma portano tutte ad una stessa conclusione: abbiamo smesso di seguire la nostra natura, non siamo più capaci di ascoltare il nostro sistema di auto-regolazione interno. Potremmo essere tentati di dare la colpa all'abbondanza di cibo che ci circonda, ma non è questa la strada giusta. Se fosse vero, il mondo sarebbe privo di persone in buona forma fisica e salute, ed esisterebbero solo individui in sovrappeso.

In realtà succede qualcos'altro. Accade che nel corso della nostra vita impariamo a gratificarci attraverso il cibo. Impariamo – o ci insegnano da piccoli – che quando siamo giù di morale, il buon sapore di un dolcetto può aiutarci. Impariamo che quando raggiungiamo un traguardo (un bel voto a scuola, il diploma, la patente di guida, il compleanno) è d'obbligo sottolinearlo con qualcosa di buono da mangiare. E così, in modo lento ed inconsapevole plasmiamo le nostre abitudini nei confronti del cibo. Sarà facile appena siamo tristi, o delusi da qualcosa gratificarci con un po' di cioccolata. Fino ad alcuni individui che hanno fatto di questa pratica un vero e proprio eccesso.

E poi il cibo si presta più di ogni altra cosa esistente al mondo a questo giochetto: per esempio è la prima forma di relazione con nostra madre che si prende cura di noi alimentandoci. Impariamo così che il cibo ci dà una certa sicurezza, un certo tepore emotivo. Il cibo poi – come spiegherò più avanti – ha un alto potere sedativo. È dimostrato: riesce a calmarci i nervi, quindi lo useremo anche quando ci sentiamo irrequieti o agitati, oltre che tristi. Inoltre, pensate a quando siete arrabbiati: divorate il cibo con grandi bocconi ed energiche masticate quasi senza sentirne il sapore. Come se al suo posto ci fosse il motivo della vostra arrabbiatura.

Quindi il motivo per eccellenza per cui mangiamo ben oltre le nostre reali necessità è che:

  • utilizziamo il cibo come gratificazione
  • utilizziamo il cibo per consolarci e/o tranquillizzarci da qualcosa di spiacevole di cui (spesso) non siamo nemmeno consapevoli
  • scambiamo per appetito altri stati mentali ed emotivi, come rabbia, noia, tristezza e ansia
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