Attività motoria nella disabilit
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Attività motoria nella disabilità

Programmare un’attività motoria per soggetti disabili significa “adattare” le unità didattiche a situazioni disomogenee e talvolta imprevedibili.

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Attività motoria nella disabilità

Il progetto di attività motoria adattata e anche ludico-motorio, ha riguardato un piccolo gruppo di sei adulti disabili composto da quattro maschi e due femmine che alloggiano in comunità presso la casa famiglia “SeicomeSei” della Cooperativa Perla Onlus.

Le unità didattiche sviluppate a ogni lezione sono state “adattate” al fine di poter coinvolgere tutti i partecipanti considerando che il gruppo è costituito da adulti con età media di anni cinquantadue, con disabilità non omogenee e gli incontri si sono svolti in un contesto non organizzato come può esserlo una palestra o studio fisioterapico; infatti, sono state svolte presso una sala, abbastanza grande, adattata a palestra di una Parrocchia di Roma del II Municipio.

Nella Programmazione dell’attività motoria la metodologia che si è deciso di utilizzare è stata il metodo globale, (dando maggior enfasi all’azione nella sua globalità, ad esempio far eseguire una camminata con piegamenti degli arti inferiori senza insistere sulla coordinazione del movimento) visto che la maggior parte dei soggetti aveva una sufficiente motricità. Ovviamente con il procedere degli incontri si è passati ad inserire nell’unità didattica degli esercizi progredendo dal facile al difficile. Inoltre non ho potuto utilizzare programmi individualizzati, con un tipo di lezione cosiddetta frontale e partecipata, ma programmi che principalmente dovevano coinvolgere emotivamente il gruppo, tale da renderlo il protagonista del momento. Nella struttura delle unità didattiche sono stati sempre tenuti presente:

  • Obiettivi generali: il mantenimento dello stato di buona salute, raggiungere e/o mantenere un buon grado di autonomia personale.
  • Obiettivi specifici: la stimolazione, miglioramento, consolidamento, mantenimento dei fattori della motricità e miglioramento delle capacità psicomotorie.
  • Obiettivi cognitivi/relazionali: la capacità di socializzazione tra loro e con gli altri, l’integrazione, la capacità di collaborazione e la gestione autonoma delle attività.

Programmazione dell’attività motoria

Nel contesto in cui è stata svolta l’attività motoria, si è dovuto considerare che:

  • il gruppo non ha disabilità omogenee;
  • non si sono avute informazioni sanitarie aggiuntive in merito ad eventuali paramorfismi, disformismi e/o esami funzionali, ma solo in relazione al tipo di disabilità;
  • non svolgendo le lezioni presso una palestra attrezzata e avendo poco tempo a disposizione, si è preferito evitare eventuali indagini funzionali su ogni soggetto (ad es. il bending test); sono stati anche esclusi i test motori quali la flessibilità della colonna vertebrale, la forza degli addominali e la resistenza cardio-respiratoria;
  • non è stato possibile far svolgere esercizi specifici, in rapporto uno ad uno, relativamente alla scarsa mobilità articolare soprattutto per le articolazioni di anca-ginocchia-caviglia-dita dei piedi, ovvero per quelle articolazioni che più frequentemente tendono ad irrigidirsi, ma ogni esercizio proposto è stato eseguito da tutti in funzione delle loro capacità motorie.

Di tutti i soggetti coinvolti, per uno in particolare affetto da tetraparesi spastica e insufficienza mentale grave, non è stato possibile svolgere i test e le rispettive valutazioni. Insieme alle operatrici ha però svolto le attività secondo le sue possibilità (es. manipolando i palloni o la palla soffice, ecc.), partecipando laddove è stato possibile anche al percorso motorio. Questo gli ha permesso sempre di rimanere integrato nel gruppo.

Struttura dell’attività motoria e valutazioni

Al fine di avere una valutazione di eventuali progressi in termini di efficienza fisica e miglioramento della forza sono stati proposti i test Eurofit (Test Europei di Attitudine Fisica) e in particolare la scelta è stata di avvalersi dei test di forza per gli arti superiori (lancio palla medica) e degli arti inferiori (salto in lungo). Il test di salto in lungo, per mancanza di capacità motorie e coordinazione, è stato escluso in quanto dal risultato delle prove eseguite non risultava essere per nulla attendibile.

Inoltre per avere un riscontro circa il carico di lavoro via via proposto si è utilizzato la scala di percezione dello sforzo (o del carico di lavoro) modificata, denominata FRPE (Facial RPE) . La scala FRPE ha la stessa correlazione della scala RPE CR10.

Sempre per avere un riscontro più dettagliato circa eventuali progressi o meno, si è ritenuto opportuno consegnare un questionario alle operatrici della casa famiglia, da utilizzare dopo qualche giorno dallo svolgimento della lezione.

Infine nell’elaborare le unità didattiche sono stati tenuti presente i fattori della motricità, quali:

  • le capacità senso percettive, stimolando gli analizzatori sensoriali, cinestetico, tattile, visivo, acustico;
  • lo schema corporeo e posturale, sollecitando il controllo dell’equilibrio, la coscienza del proprio corpo, il controllo della respirazione e l’organizzazione spazio-temporale;
  • lo schema motorio di base, come camminare, rotolare, afferrare, lanciare, correre, traslocare in quadrupedia, saltare (sono considerati dei prerequisiti per l’autonomia motoria personale e sociale);
  • le capacità organico-muscolari (condizionali) , determinate prevalentemente da processi energetici e neuromuscolari; la forza (nelle varie espressioni e in particolare la forza massima e resistente) è la capacità che subisce il minor sviluppo in quanto generalmente nei disabili sono presenti deficit di forza spesso collegati ad un ipotono.

Gli esercizi svolti hanno tenuto conto delle capacità motorie residue, ossia di quello che i ragazzi sono stati in grado di fare.

Test forza arti superiori - lancio della palla medica di 2 kg con una mano

Dalle prove eseguite nei primi incontri, il test di forza per gli arti superiori è stato quello che veniva eseguito abbastanza correttamente se consideriamo in linea generale la scarsa coordinazione motoria e le rigidità articolari.

Il test è stato eseguito due volte per valutare la forza degli arti superiori.

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Modalità di esecuzione:

Il tiro si esegue con l'arto superiore più forte. Il soggetto si posiziona a gambe divaricate con l'arto inferiore opposto all'arto superiore che esegue il tiro. La palla poggia sul palmo dell'arto che esegue il tiro ed è sostenuta dall'altra mano.

La palla va tirata il più lontano possibile raddrizzando in modo dinamico l'arto superiore, con contemporaneo movimento del busto in avanti. La linea di tiro non può essere sorpassata. Dopo il tiro i piedi devono stare in contatto col suolo. E' vietata la rincorsa. La palla va spinta e non lanciata. La prova si ripete due volte.

Nello svolgimento del test, i lanci non sempre sono stati eseguiti secondo procedura. Questo è dovuto al fatto che tutti hanno avuto difficoltà a lanciare con un solo arto correttamente (anche se era quello predominante), a mantenere la posizione dei piedi corretta dopo la linea e a coordinare il movimento. Rimane il fatto che lo hanno eseguito con impegno e contenti di poterlo fare.

Scala FRPE (Facial RPE)

La scala FRPE (scala RPE modificata con le faccine) è stata da me scelta dopo aver letto quanto descritto nello studio scientifico che ho preso a riferimento (Journal of Science and Medicine in Sport - A rating of perceivedexertion scale usingfacialexpressions for conveyingexerciseintensity for children and youngadults), dove la scala FRPE è stata utilizzata in bambini con difficoltà di comprensione delle parole scritte, per cui l’interpretazione del carico di lavoro con la scala di Borg CR10 a valori numerici non trasmetteva la reale percezione dello sforzo.

Considerando che anche i ragazzi potessero avere difficoltà a percepire i valori della scala CR10 ho preferito utilizzare la FRPE per avere una quantificazione dello sforzo percepito rispetto alla lezione svolta. Questo si è rivelata una scelta idonea in quanto hanno compreso quanto richiesto e mi ha consentito di avere un feed-back immediato sulcarico di lavoro via viaproposto.

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Questionario somministrato dalle operatrici dopo la seduta di motoria

Il questionario che è stato redatto è composto di alcune domande al fine di avere dei riscontri in merito alle loro sensazioni circa un miglior stato di efficienza fisica, la consapevolezza del coinvolgimento emotivo e anche se l’attività motoria potesse essere causa di malesseri post lezione.

Ad ogni domanda viene assegnato un punteggio da 1 a 5, in modo da avere nel tempo una statistica circa i riscontri auspicati.

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Unità Didattica

Contenuti U.D.

  • Frequenza – 1 volta a settimana.
  • Intensit– medio-lieve.
  • Durata – 60 minuti.
  • Esercizi: a corpo libero, con percorsi motori, con attrezzi, percorsi motori con attrezzi.
  • Materiali utilizzati: palloni, palla soffice, palla da rugby, palla zavorrata da 2 kg, bastoni Jäger, conetti, step fitness.
  • Obiettivi primari: schemi motori di base, osservazione capacità condizionali, senso percettive e orientamento spaziale.
  • Obiettivi secondari: coordinazione, lateralità, schemi posturali e socializzazione.
  • Percorso motorio: il percorso motorio inserito nella parte centrale della U.D. non ha avuto l’ambizione di essere un test psicomotorio, ma quello di poter stimolare la capacità di equilibrio, la coordinazione, la lateralità e la percezione spaziale.

Ad ogni lezione, utilizzando i piccoli attrezzi come step, conetti, palle e cerchi, il percorso variava nella difficoltà (ad es. inserendo uno step in più oppure facendo ruotare la palla intorno ai fianchi prima del lancio, ecc.) e nella variabilità. In questo modo si è rivelato uno strumento efficace non solo per creare sempre nuovi stimoli motori nel complesso della lezione, ma ha reso il percorso sempre attraente e, dal loro riscontro, ha suscitato entusiasmo nella partecipazione.

Struttura

Le unità didattiche sono state elaborate a ogni lezione seguendo il principio dal facile al difficile e sempre utilizzando la metodologia globale. In genere alcuni esercizi che avrei voluto proporre nella successiva lezione li facevo provare a fine lezione in corso, in modo da proporre esercitazioni che non avessero elevate difficoltà tali da creare un disagio nello svolgimento delle stesse. In particolare si è preferito porre maggiore enfasi agli schemi motori di base, alle capacità organico-muscolari (stimolando la forza) e alla coordinazione motoria.

Le fasi dell’U.D. hanno seguito questo schema:

  • Fase uno: riscaldamento a corpo libero;
  • Fase due: condizionamento con esercizi con/senza utilizzo piccoli attrezzi;
  • Fase tre: percorso motorio;
  • Fase quattro: esercizi a terra - schemi crociati;
  • Fase cinque: defaticamento con esercizi di respirazione o piccoli passi di ballo.

Esempio di Unità Didattica

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Esempio di percorso motorio

Immagine creata da computer

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Esempio schema motorio crociato da supino (immagine presa da internet.)

Si è preferito evitare le posizioni in quadrupedia in quanto non tutti volevano partecipare, alcuni non riuscivano a mantenere la posizione e/o la posizione provocava fastidio. Gli esercizi per gli schemi crociati sono stati svolti in posizione supina come da esempio:

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Da supini arto superiore sinistro tocca arto inferiore destro piegato.

Respirazione addominale a fine lezione

In posizione supina, ginocchia flesse e piedi a terra, una mano sull’addome e l’altra lateralmente sulla regione bassa della gabbia toracica (immagine presa da internet).

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Respirazione addominale: inspirare inviando l’aria al ventre ed espirare sgonfiando il ventre grazie alla contrazione dei muscoli addominali (retrazione della pancia). Fare in modo che il coinvolgimento sia totale, quindi a livello visivo (visualizzare il ventreche prima sigonfia e poi si sgonfia), tattile (la mano sull’addome che ne avverte il movimento), propriocettivo (pressione della mano che aumenta o diminuisce anche con l’aiuto dell’insegnante).

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