Educare attraverso il gioco
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Educare attraverso il gioco

Approfondito anche nelle Indicazioni Nazionali per il curricolo della scuola dell’infanzia e del primo ciclo di istruzione del 2012, il gioco è descritto come il mezzo principale che il bambino utilizza nei rapporti con gli altri. Il gioco, in tutte le sue forme simboliche, drammatiche, individuali, costruttive, scientifiche, assume un valore educativo determinante nel processo di sviluppo della persona, dall’infanzia all’età adulta.

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Educare attraverso il gioco

Il gioco come strumento didattico

Insegnare utilizzando il gioco significa usare l’attività ludica per trasmettere i saperi e le conoscenze ai bambini; ogni gioco è strumento didattico, quindi è importante imparare a usarlo nel modo giusto e al momento giusto. Sulle spalle di un insegnante pesa un compito assai gravoso e difficile: quello di provvedere all’istruzione dei bambini con un bagaglio di conoscenze vasto e in continua evoluzione.1 A questo proposito è importante analizzare il Decreto Ministeriale n.253 del 2012 in cui vengono fornite precise indicazioni sulle misure di accompagnamento relative alle “indicazioni nazionali per il curricolo della scuola dell’infanzia e del primo ciclo di istruzione”. L’apprendimento avviene tramite l’azione, l’esplorazione, il contatto con gli oggetti e con l’ambiente esterno in una dimensione ludica intesa come forma di relazione e di conoscenza.

Nel gioco, nello specifico in quello simbolico, il bambino si esprime, si racconta e rielabora in modo creativo le proprie esperienze. In ambito educativo, gli insegnanti fungono proprio da mediatori e da facilitatori e sollecitano i bambini a pensare, a riflettere meglio, a osservare attentamente, a narrare, dare e chiedere spiegazioni in contesti cooperativi e di discussione: accolgono, valorizzano ed estendono le curiosità e le proposte dei bambini e favoriscono l’apprendimento dell’alunno. L’esperienza diretta, il gioco, le prove ad errori, permettono un approfondimento da parte del bambino di tutti gli apprendimenti, sotto la guida dell’insegnante.

Nell’ambito dell’educazione fisica scolastica, le attività motorie e sportive permettono agli alunni di riflettere sul proprio corpo, sui cambiamenti a cui esso va incontro per accettarli come segnali di maturazione e crescita della persona; offrono inoltre occasioni di confronto della propria immagine di sé con il resto del gruppo. L’educazione fisica quindi promuove esperienze cognitive, sociali, culturali ed affettive.

Attraverso il movimento l’alunno acquisisce nuove abilità motorie e questo incentiva la gratificazione e una maggiore autostima, sperimenta la vittoria o la sconfitta, contribuisce all’acquisizione della capacità di modulare le proprie emozioni. Inoltre l’attività motoria favorisce l’espressione e la comunicazione di disagi di vario genere che non riesce a esprimere attraverso il linguaggio verbale, utilizzando l’espressività corporea, la mimica e i linguaggi non verbali. Partecipare alle attività motorie significa condividere le proprie esperienze con gli altri membri del gruppo, promuovendo l’inserimento e l’integrazione di alunni con diversità all’interno del gruppo ed esaltando il valore della cooperazione e del lavoro di squadra.

Nello specifico, il gioco è uno dei più importanti mediatori relazionali: insieme allo sport, promuove il rispetto delle regole e dei valori etici che sono alla base della convivenza civile, il rispetto per sé e per l’altro, la lealtà, il controllo dell’aggressività e la propria responsabilità. È un’esperienze positiva per l’alunno in quanto riesce ad esprimere la sua capacità di “fare”, rendendolo protagonista di queste attività e più consapevole delle competenze motorie acquisite.2

L’uso del gioco a scopo educativo ai fini dell’apprendimento e dello sviluppo del bambino non è affatto un fenomeno recente. Infatti alla base vi è una metodologia attualmente molto utilizzata nella scuola primaria: la metodologia del “GAME BASED LEARNING” (cioè dell’apprendimento basato sul gioco). Il Game Based Learning consiste nella proposta di giochi “con risultati di apprendimento definiti”. Di solito questa metodologia presume l’utilizzo del gioco elettronico, ma questo non è il nostro caso; il Game Based Learning promuove l’autonomia, dando la possibilità a chi gioca di controllare le proprie azioni e di poter gestire la propria esperienza. Pochi potrebbero contestare che i giochi sono ottimi strumenti di apprendimento con caratteristiche che differiscono molto da altre metodologie per l’apprendimento.

Alcuni sostenitori vanno anche oltre e affermano che l'apprendimento basato sul gioco coinvolge processi che differiscono dalle altre forme di apprendimento (ad esempio lezioni in classe, compiti a casa), a tal punto che dovrebbero essere descritti come un modello unico o come un'unica teoria dell'apprendimento. Una vasta gamma di giochi esistenti conferma, tuttavia, che l'unicità del game based learning può difficilmente essere definita a livello epistemologico. Cercando di sviluppare un modello di game based learning si arriverebbe alla costruzione di un modello generale di apprendimento che incorpora tutti i modelli esistenti in un unico modello meta-teorico.

Tale tentativo è stato fatto e il modello risultante non è specifico per i giochi, ma piuttosto può essere usato per descrivere l'apprendimento indipendentemente dal genere di ambiente utilizzato per l’implementazione dell’apprendimento. Invece di una teoria globale dell'apprendimento, possiamo quindi considerare un semplice modello che descrive la struttura basilare che tutti i giochi sembrano avere. Questa struttura è composta da tre elementi chiave: una sfida, una risposta e il feedback.

Questo “cerchio” viene generato quando il feedback costituisce una nuova sfida o richiede al giocatore di fornire una risposta diversa alla sfida originale, in modo tale da ottenere un coinvolgimento maggiore del giocatore che avrà come conseguenza un rinforzo e quindi l’acquisizione di ulteriori competenze. La teoria dell’apprendimento di uno specifico gioco si riflette nel tipo di sfida, il tipo di risposte e il feedback che il gioco fornisce. Ad esempio, un gioco comportamentista fornirebbe una sfida con un insieme limitato di scelte a cui il giocatore può rispondere, e il feedback ricevuto sarebbe un messaggio giusto/sbagliato. Al contrario, un gioco basato su un approccio costruttivista può permettere ai giocatori di fissare i propri problemi, rendere disponibili gli strumenti con cui fornire una risposta, e dare una risposta definitiva. Il modello mostra come nel gioco le caratteristiche della progettazione sono al centro della esperienza di apprendimento, che permettono quindi la sfida, la risposta e il feedback.

Il carattere giocoso di ciascuno di questi tre elementi fondamentali hanno portato a grosse trasformazioni all’esperienza di apprendimento. Il gioco, considerato come ottimo ed efficace strumento per l’apprendimento, ha come obiettivi:

  • La MOTIVAZIONE
  • L’IMPEGNO DEL GIOCATORE:
  • L’ADATTIVITÀ: l’impegno dell’allievo è facilitato anche dall’adattamento e dalla personalizzazione del gioco; è la capacità dell’allievo di impegnarsi nel gioco in base alla sua situazione specifica
  • Il FALLIMENTO GRATIFICANTE: piuttosto che un risultato indesiderato, il fallimento è anche necessario nel processo di apprendimento; incoraggia il rischiare, il provare nuove esperienze e l’esplorazione.3

Quindi nel gioco, visto come momento educativo, sono presenti tre elementi caratterizzanti:

  • il MOVIMENTO
  • COMPETIZIONE
  • le REGOLE (in quanto è inconcepibile un gioco senza regole).

Il gioco deve essere visto come l’insieme di situazioni o di azioni legate a regole ben precise; la disciplina e la regolamentazione sono i fattori educativi del gioco e vengono liberamente accettati da chi le esegue.4

Il ruolo del gioco per l’inclusione della persona e l’integrazione culturale

La nostra società è stata sempre caratterizzata da significativi mutamenti sociali e culturali che hanno alimentato la sua complessità, ripercuotendosi sull’organizzazione sociale e sui comportamenti delle persone. Si perdono infatti le certezze tradizionali ed è più facile essere costretti a vivere condizionati da molte insicurezze.

Così, la scuola deve assumere un’identità ben definita, assicurando un ottimo servizio sia sul piano sociale sia sul piano culturale, salvaguardando le diversità. Una scuola intesa come ambiente di apprendimento non può semplicemente limitarsi alle acquisizioni disciplinari, ma deve favorire la progressiva maturazione del bambino e l’acquisizione delle capacità di base di un comportamento autonomo.

La principale finalità dell’educatore è proprio quella di rendere la persona autonoma, cioè in grado di fare scelte ed utilizzare mezzi e strategie per il conseguimento di ciò che egli ritiene possa essere il proprio bene nel rispetto del bene collettivo. Tutto ciò sarà possibili se la persona sia in grado di porsi positivamente in relazione con gli altri, integrandosi e partecipando alla vita sociale, nella libertà di essere CRITICI (nei confronti delle degenerazioni della nostra società, che provocano omologazione e controllo, limitano la libertà e l’autonomia della persona), APERTI (verso le altre culture e religioni) e FLESSIBILI all’interno della società (nell’utilizzare conoscenze e saperi per favorire una crescita individuale e collettiva).

Perciò la scuola deve fare in modo che le diversità non si trasformino in barriere di apprendimento o disagi, provocando disuguaglianze a livello sociale e civile; Per garantire questa parità a livello educativo, occorre attuare una “educazione interculturale” che predisponga per gli alunni stranieri dei percorsi di recupero del dislivello linguistico-sociale e che promuova occasioni formative utili. Quindi l’INTEGRAZIONE CULTURALE richiede al sistema scolastico un volto eco-sistemico, multi-etnico, capace di rispettare sia lo sviluppo dell’allievo sia la sua cultura, intesa come insieme di valori e delle modalità con cui vengono trasmesse. In un mondo sempre più multi etnico, ricco di culture, linguaggi, suoni ed immagini, l’educazione interculturale rappresenta una necessità con il suo nuovo modo di impostare l’educazione.

La pedagogia culturale non deve essere considerata come una semplice disciplina a se stante, ma il suo obiettivo è la formazione di persone capaci di rispettare le diversità tramite la costruzione di un pensiero critico capace di valutare le diverse situazioni.5 Lavorando in un’ottica interculturale, si dovranno realizzare obiettivi come PERMEABILITÀ nei confronti delle opinioni e delle convinzioni di altri contesti; l’INTERAZIONE STRATEGICA, che consenta il confronto tra le varie mentalità. Così l’EDUCAZIONE INTERCULTURALE è:

  • ACCOGLIENZA: superamento di preconcetti razzisti; riconoscimento culturale e non assimilazione; rimozione di ostacoli che impediscono di accedere ai servizi educativi; reazione tra culture.
  • INSERIMENTO: senza alcun sostegno linguistico; ricorso a risorse esterne alla scuola; ricorso a soluzioni interne alla scuola; facilitatori di apprendimenti linguistici.
  • DECENTRAMENTO: de-centrarsi dal proprio punto di vista ,accettare i propri limiti, i propri errori; considerare il proprio punto di vista non l’unico possibile, ma uno fra molti.
  • GIOCO: Essere disponibili all’ascolto e alla collaborazione; confrontarsi con altri per accettare la parzialità della propria verità.

Questo è un progetto, è la costruzione di una società basata sulle interazioni fra gruppi di persone di diversa cultura. Così si crea un clima affettivo-relazionale positivo e fornendo gli strumenti utili a facilitare gli scambi di pensiero, di abilità, di competenze e di potenzialità della persona. In presenza di alunni con difficoltà o stranieri, occorre agire concretamente: così l’educazione motoria ritrova l’anima del gioco, dello stare insieme, dell’azione, dell’agire per uno scopo. Con il suo linguaggio universale, l’educazione fisica stimola la persona alla partecipazione e all’azione senza barriere linguistiche, etniche o religiose. La C.M. n°73 del 1994 afferma che: “L’elaborazione di progetti interdisciplinari consente un ampliamento di prospettive e una convalida del discorso interculturale con un approccio a più voci, coinvolgente per gli alunni. Collegamenti utili anche in funzione interculturale possono essere sviluppati tra gli insegnamenti relativi ai linguaggi non verbali che, nella terminologia dei programmi per la scuola elementare, assumono la denominazione di Educazione all’immagine, Educazione al suono e alla musica ed Educazione motoria. È anche da valorizzare l’ulteriore riferimento dell’educazione motoria alle attività ludiche”.6

L’attività ludica, per le sue caratteristiche, permette di trovare punti di incontro importanti tra somiglianze e diversità. Nella prospettiva interculturale, relazionarsi attraverso il gioco, facilita l’accoglienza e l’integrazione. Infatti il gioco e il movimento rappresentano uno strumento privilegiato di conoscenza, relazione, integrazione, inclusione. Nel gioco il bambino ha una maggiore percezione di sé, grazie al rapporto che stabilisce con gli altri. Infatti all’interno del gruppo il bambino scopre le proprie abilità e i propri limiti, impara a scegliere la strategia motoria più efficace in base alla situazione, al contesto e al comportamento dei compagni; impara a cooperare e a giocare con gli altri rispettando le regole e comporta alla nascita di un sano e positivo spirito di competizione.
Cultura e tradizione costituiscono un’esperienza sociale con cui si creano vincoli e legami di amicizia. Il gioco si caratterizza proprio per il suo spirito unificante al di là di tutte le differenze e le diversità. Per questo dialogare attraverso il gioco permette a bambini di culture e etnie diverse di conoscersi e si stabilire rapporti prima di utilizzare la stessa lingua.

Scoprire il patrimonio ludico dell’altro è una delle chiavi fondamentali per riconoscere la sua ricchezza e superare pregiudizi e stereotipi.7 Inoltre l’attività ludica è “un importante veicolo per la continuità dell’identità personale” 8. Il gioco rappresenta un linguaggio universale, uno strumento privilegiato di socializzazione; è semplice svago e divertimento per bambini e adulti e rappresenta i valori della loro civiltà. Ancor prima del gioco, l’attività motoria mette in relazione l’uno con l’altro, consentendo di instaurare un rapporto al di là del linguaggio verbale: tramite il linguaggio corporeo, l’attività motoria e il gioco possono essere inseriti in una programmazione interculturale per l’integrazione di bambini stranieri nel gruppo classe.9 Gran parte della pratica motoria e psicomotoria passa così da un uso terapeutico a un uso educativo: l’educazione attraverso il corpo e il movimento rappresenta un importante strumento di crescita, di compensazione, di superamento dell’handicap. L’attività ludico motoria e sportiva si basa su ciò che si possiede e non su ciò che manca; si enfatizzano cosi le dis-abilità e si valorizzano le abilità e le competenze di ognuno. 10