Può l’attività fisica migliorare lo stile di vita degli anziani?
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Può l’attività fisica migliorare lo stile di vita degli anziani?

Attraverso lo studio di un campione di anziani si è potuto dimostrare che l’attività fisica non può che dare benefici alla quotidianità dei soggetti che rientrano nella “terza età”.

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Può l’attività fisica migliorare lo stile di vita degli anziani?

Elaborazione dei dati

Dall’elaborazione dei dati si evince che, sia da un punto di vista quantitativo che qualitativo, il protocollo motorio ha sortito effetti positivi in termini di mobilità articolare e forza degli arti inferiori. È possibile affermare che la combinazione di esercizi aerobici, di forza, d’equilibrio e di flessibilità proposti nel protocollo motorio è una valida strategia d’intervento al fine di ottenere miglioramenti dal punto di vista performante. Inoltre, la tecnologia utilizzata ha permesso di eseguire in maniera attendibile le valutazioni e considerando i risultati registrati, si può affermare che l’attività motoria deve far parte dello stile di vita di ogni individuo e nello specifico degli anziani.

Il campione analizzato per il protocollo di lavoro è stato di 21 soggetti, tutte donne di età compresa tra 49 e 77 anni. La partecipazione alla sperimentazione è stata del 59,73% (± 0.23). È stato necessario rilevare le caratteristiche del campione preso in esame, come mostrato nella tabella 4.

tabella_campione_antropometria

Per l’esposizione dei risultati è stato opportuno eseguire una distinzione tra l’analisi qualitativa e quella quantitativa.

Risultati Analisi Qualitativa

Per l’analisi qualitativa è stata presa in considerazione la differenza dei punteggi ottenuti nella scala di valutazione, del test clinico SPPB tra le valutazioni iniziali e finali. (Guralnik et al., 1994; Guralnik et al., 2000). Il protocollo ha avuto durata di 12 settimane, per un totale di 24 lezioni. Considerando i punteggi ottenuti, come mostra la tabella 5, si può affermare che tutti i partecipanti sono riusciti a eseguire il test, completando con successo le tre prove a cui sono stati sottoposti: equilibrio, gait e sit-to-stand.

frequenza_punteggi

La scala dei punteggi riportati nella tabella 5 va da 8 a 12 in quanto il punteggio più basso ottenuto in ambedue le valutazioni non scende al di sotto di 8. I dati riportati nella tabella 5 permettono di confermare come, nella fase iniziale, il 52,38% ha ottenuto un punteggio inferiore o uguale a 10 e solo 4 soggetti hanno ottenuto il massimo punteggio di 12. Osservando, invece, le percentuali della valutazione finale si nota subito che solamente il 23,81% ha ottenuto un punteggio inferiore o uguale a 10 e i soggetti che hanno ottenuto il massimo punteggio si è raddoppiato rispetto alla valutazione iniziale. Nonostante gli evidenti miglioramenti, la tabella 6 mostra nel dettaglio, la differenza dei punteggi ottenuti dai singoli soggetti in entrambe le valutazioni, se c’è stato o no un miglioramento nella loro performance, messo in evidenza dalla percentuale di partecipazione alle lezioni.

punteggio_singolo

Osservando i dati riportati nella Tabella 6, si può notare che cinque soggetti abbiano peggiorato la loro performance ottenendo un punteggio inferiore rispetto alla fase iniziale di 1 punto, tre soggetti hanno mantenuto lo stesso punteggio, mentre tredici soggetti hanno migliorato notevolmente la loro performance. C’è da dire che, dei soggetti che hanno ottenuto punteggi negativi, solamente tre hanno frequentato per più del 50% delle lezioni, (rispettivamente il 75%, 70,83%, e 62,50%); le altre due hanno invece frequentato rispettivamente il 29,14% e il 4,17%. Di contro, i soggetti che hanno frequentato rispettivamente l’88,33% e il 33,33% delle lezioni, hanno avuto un miglioramento pari a 3 punti in più rispetto alla valutazione iniziale. Di seguito, è stato elaborato un grafico che mostra, in maniera dettagliata, l’andamento dei punteggi ottenuti nelle diverse fasi: iniziale e finale (Grafico 1).

riepilogo_punteggi

È stata elaborata successivamente una che mostrasse nel dettaglio i punteggi ottenuti nelle singole prove, e in quale delle tre sono stati riscontrati miglioramenti, se ci sono stati (Tabella 7).

caratteristiche_prove

La tabella 8 pone l’attenzione su come tutti i soggetti, in entrambe le fasi, abbiano ottenuto il massimo punteggio nella prova di equilibrio; mentre nella prova di gait, ha avuto un decremento nella prestazione; analizzando nel dettaglio, il soggetto corrisponde alla stessa persona che ha partecipato alle lezioni per il 4,17%. Il task che merita maggiore attenzione, a giudicare dai dati, è il STS, nel quale i punteggi ottenuti sono notevolmente evidenti.

differenza_punteggi

Risultati Analisi Quantitativa

Prima di procedere all’elaborazione dei dati, è stato necessario verificare la loro somministrazione e distribuzione; in particolar modo sono stati eseguiti dei test per verificare l’asimmetria e la curtosi delle variabili prese in considerazione. Dopo aver verificato, quindi, che i valori degli indici di curtosi e asimmetria erano compresi all’interno dei valori di normalità, e che i dati erano distribuiti normalmente, sono state esaminate le differenze delle medie ottenute nella valutazione iniziale e finale, utilizzando il test di Student per campioni appaiati. Analogamente all’analisi qualitativa, la durata complessiva è stata di 12 settimane, per un totale di 24 lezioni. Per completare le informazioni, ai fini della valutazione dello STS, sono stati presi in esame i risultati ottenuti dall’elaborazione dei parametri nella fase di Standing e i risultati dei parametri nella fase di Sitting.

parametri_temporali

I dati della Tabella 8, relativi ai risultati dei parametri della fase di Standing, riportano la differenza delle medie delle singole variabili temporali e cinetiche, il valore del t test e la significatività delle singole variabili. Confrontando i valori di p ottenuti per le singole variabili, si può dire che per la fase di sitting l’allenamento non abbia prodotto miglioramenti poiché per la fase di Preparazione (Fase 1) T=-1,734 e p=,100; per la Fase 2, si hanno T=0,793 e p=,438; per la vGRF invece T=-1,587 e p=,130. I dati riportati nella Tabella 9 mostrano, invece, le differenze concernenti, le variabili del sitting. Le differenze rilevanti tra valutazione iniziale e finale si hanno per la fase di preparazione (Pre_T) con T=3,198 e p=,026; la fase di propulsione/salita (Stand_P) con T=3,098 e p=,009; la vGRF con T=-3,216 e p=,007; l’Overshoot con T=-2,593 e p=,024. La fase di stabilizzazione (Stab_P) presenta un livello di significatività oltre il valore stabilito (p=,053).

differenza a coppie

CONCLUSIONI

L’efficacia dell’attività fisica, indirizzata a quella fascia di popolazione proiettata verso l’ultima fase della vita, è testimoniata da forti evidenze scientifiche, le quali sostengono la sua importanza proprio nel contrastare il decadimento strutturale e funzionale tipico di quell’età. L’obiettivo dello studio è stato quello di valutare, su un campione di 21 soggetti sani, se il protocollo di esercizi proposto, avesse apportato dei miglioramenti (o peggioramenti), o se i risultati fossero rimasti sostanzialmente uguali dopo tre mesi di allenamento. In virtù dell’analisi della letteratura effettuata, sono pochi gli studi che propongono un protocollo motorio multi-componente, nella quale, appunto, sono inserite parti di esercizio per l’allenamento aerobico, della forza, di equilibrio e di flessibilità1-2-3.

Obiettivo è stato anche quello di mettere a confronto la letteratura con il protocollo, verificando nel concreto se quanto studiato trova riscontro. Pertanto, è possibile affermare che in base all’analisi bibliografica effettuata, non sono stati eseguiti studi su soggetti sani, utilizzando come strumento di valutazione lo SPPB test. Tuttavia, l’utilizzo della Wii Balance Board per la valutazione del sit-tostand, è stato già sperimentato da Sgrò e colleghi su soggetti residenti in comunità4.

A tal proposito, a giudicare dai risultati ottenuti in questo studio, si può confermare che in generale il protocollo ha sortito degli effetti positivi. Questo si evince intanto dalla differenza dei punteggi totali ottenuti all’inizio e alla fine del protocollo; infatti, il 61,90% dei soggetti ha migliorato la propria performance (da un minimo di 1 ad un massimo di 3 punti); il 14,30% ha mantenuto lo stesso punteggio; mentre il 23,80% ha peggiorato la performance di 1 punto.

Alcuni soggetti, due in particolare, hanno peggiorato la propria performance per non aver frequentato assiduamente le lezioni, ottenendo rispettivamente il 29,17% e il 4,17% come percentuale di partecipazione; pertanto è intuibile che la riduzione del punteggio sia stata dovuta all’elevato numero di assenze. L’osservazione dei dati ha fatto emergere che delle tre prove (equilibrio, gait e STS), i risultati più evidenti, in termini di miglioramento della performance, riguardano il task del Sit-to-Stand, in altre parole l’alzarsi e sedersi da una sedia per cinque volte. Infatti, all’inizio dello studio, la percentuale dei soggetti che ha ottenuto punteggi inferiori o uguali a 10 era pari al 52,38%, nel dettaglio il numero di soggetti erano 11, mentre i soggetti erano 10 ad avere ottenuto un punteggio maggiore o uguale a 11.

Alla fine del protocollo i risultati si sono in qualche modo ribaltati, giacché solamente il 23,81% ha ottenuto un punteggio uguale o inferiore a 10 (con solo 5 soggetti); mentre il 76,19% ha ottenuto punteggi tra 11 e 12, nello specifico, il numero di soggetti è stato rispettivamente 7 e 9. Pertanto, è abbastanza evidente come i numeri si siano completamente invertiti. Volendo focalizzare ancor di più l’attenzione sui progressivi miglioramenti ottenuti, da un punto di vista quantitativo, si può altresì affermare che gli effetti positivi dell’allenamento si siano riscontrati maggiormente nella fase di standing, in altre parole quella fase nella quale i soggetti devono esprimere maggiore forza per riuscire ad alzarsi dalla sedia; ne consegue che a distanza di tre mesi, l’allenamento della forza degli arti inferiori abbia sortito degli effetti sorprendenti.

A conferma di ciò vi sono anche i risultati ottenuti dall’analisi statistica, la quale mostra che i miglioramenti ottenuti nelle variabili dello standing, più che nel sitting, conferma che la parte di esercizi mirati all’allenamento della forza, abbia prodotto effetti notevoli. L’analisi statistica quindi, rafforza ancor di più l’ipotesi che proprio la combinazione di esercizi, proposta in questo protocollo di allenamento, sia stata il motivo principale di miglioramento della prestazione, piuttosto che essere stata prodotta dal caso. In conclusione, sull’argomento “anziano” e “terza età” è opportuno esprimere qualche considerazione.

Nella nostra società, si è soliti circoscrivere ambienti, gruppi, appartenenze etc., con il solo scopo di poter utilizzare un termine che identifichi una fetta di popolazione. Ebbene, uno fra questi è la “terza età”, termine con il quale s’identifica l’ultima fase del normale processo della vita che termina con il decesso. A ragion del vero, bisogna anche dire, che con il termine “terza età” s’indentifica chi vive in uno stato di emarginazione sociale, ma anche e soprattutto, chi è un peso e un freno per chi pensa sia opportuno liberarsene presto.

Naturalmente, non si può essere d’accordo con questo pensiero, e per meglio risaltare il centrale ruolo della “terza età” si è voluto sviluppare questo progetto iniziando proprio dal ruolo che essi ricoprono nella nostra società. Non si può essere d’accordo con coloro che si confrontano con gli “anziani” credendo e manifestando differenze culturali e tecnologiche, perché oggi, molti di essi continuano gli studi e altri si dilettano con i pc e altri ancora sono impegnati nel sociale, oppure nel volontariato.

Insomma, il tema della “terza età” deve essere affrontato nel giusto modo /con l’obiettivo finale di riportare i “nonni” al centro delle famiglie così come avveniva un tempo in cui era affidato loro nelle comunità il ruolo del “saggio” . Considerate gli ottimi risultati conseguiti in applicazione del protocollo motorio, ma soprattutto valutati i miglioramenti del soggetto, in termini di qualità della vita, auspico una maggiore attenzione all’intera problematica della terza età.